capitolo 5
Hanamichi non aveva ancora avuto modo, ma soprattutto
il coraggio per parlare con Kaede e magari anche scusarsi con lui.
Decise ugualmente di tornare a casa lasciandolo alle amorevoli cure
del vice capitano. Uscendo però dalla palestra assistette involontariamente
al dialogo tra il capitano e Ayako:
« … è una vera sfortuna che Rukawa si sia infortunato,
così domani non potrà disputare l’amichevole …».
Il resto della conversazione Hanamichi non lo sentì neanche
perché quelle parole gli continuavano a rimbombargli insistenti
nel cervello. “ non avevo idea … non ho nemmeno pensato
che probabilmente a causa di quell’infortunio domani non potrà
giocare. Porca paletta … questa volta l’ho combinata grossa,
quando imparerò?! … adesso mi odierà per questo
e ha ragione, lui vive per giocare a basket. … … devo
parlargli, non posso andarmene come se nulla fosse successo. Lo aspetterò
qui, quando esce troverò un modo per farmi perdonare o almeno
ci provo!”
Kaede era ancora negli spogliatoi, anche se tutti
ormai se n’erano andati, perché il male al ginocchio
gli rallentava i movimenti. Quando finalmente uscì, si diresse,
zoppicano, direttamente alla sua bicicletta, senza nemmeno accorgersi
della presenza del compagno che lo stava aspettando appoggiato al
muretto.
Quando ebbe raggiunse, a fatica, la bicicletta udì
la voce di Hanamichi che, pur avendolo visto appena uscito dalla palestra,
non aveva avuto prima il coraggio di rendere nota la sua presenza.
« ma se non riesci nemmeno a camminare come pretendi di tornare
a casa in bici?»
« … mhhh …»
« perché non prendi il treno, la bici la puoi lasciare
qui e riprenderla domani!»
«Perché non ci sono fermate vicino a casa mia …
e in ogni modo a te cosa importa, scusa?»
« mhhh…» Hanamichi stava per riempirlo di botte,
serrò i pugni pronti a scagliare un violento gancio. “io
mi preoccupo e sono relativamente gentile con lui e in cambio ricevo
solo risposte scorbutiche da quell’idiota!”.
Riuscì però, ugualmente, a mantenere la calma e, anche
se aveva tanta voglia riandarsene lasciandolo solo con i suoi problemi,
fece una proposta che sconvolse anche lui. Quando le parole, uscite
in fretta e senza la supervisione del cervello dalla sua bocca, raggiunsero
le sue orecchie e comprese il loro vero significato si sconvolse.
Sentimento condiviso pienamente da Rukawa. Mai Hanamichi avrebbe potuto
immaginare di fare una simile proposta al suo peggior nemico:
«Beh … allora vieni dormire da me! Domani quando starai
meglio potrai tornare a casa tua!»
“cos’ho fatto?!beh ormai non posso più
tirarmi in dietro, così imparo a parlare senza riflettere!
… poi non mi dispiace più di tanto ospitarlo a casa mia,
potrebbe essere un’occasione per conoscerci meglio … …ma
cosa m’importa … io non ho mai voluto conoscerlo meglio
e certo non comincerò stasera. Comunque ormai glielo ho detto!”
Rukawa era rimasto immobile, paralizzato dallo shock,
incredulo, titubante, dubbioso, sconvolto e piacevolmente colpito.
Non sapeva cosa rispondergli, certo gli faceva estremamente piacere
che fosse gentile e premuroso con lui ma era dubbioso sul perché
lo facesse.
«Beh … lo prendo come un si! Forza andiamo,
casa mia non è molto lontano! La bici la prendo io!»
… … « dai forza muoviti non ho intenzione di rimanere
qui ad aspettarti … … guarda che anche se non ce la fai
a camminare non ti porto certo in braccio quindi datti una mossa».
Hanamichi, visto il volto sconvolto e stupito del compagno cercò
di minimizzare la stranezza di quella proposta facendogli intendere
che non gli interessava nulla di lui e del suo dolore anche se non
era completamente vero.
Durante tutto il tragitto nessuno dei due ragazzi
ebbe il coraggio di aprir bocca, ma entrambi pensarono molto a quello
che gli stava succedendo.
“ accidenti che situazione! Ma perché
l’ho invitato a casa? Quella baka kitsune mi fa fare cose strane
che non avrei mai pensato di fare, come ad esempio negli spogliatoi
qualche giorno fa, cosa mi era saltato in mente … per fortuna
che a lui non sembra importargli tanto … lo ha definito uno
stupido incidente! … … beh è da quando lo conosco,
anzi da quando l’ho visto sul terrazzo la prima volta, che provo
qualcosa per lui non so cosa, ho sempre pensato che fosse odio ma
adesso non ne sono più così certo … ma allora
cosa può essere? Invidia, gelosia, rancore, rabbia o cos’altro?…
…”
Lentamente arrivarono alla casa di Hanamichi, una
casa modesta simile alla maggior parte delle case giapponesi. Quando
furono davanti alla casa Hanamichi disse, rompendo il muro di silenzio
che era sceso tra loro: « eccoci, siamo arrivati. Maglio entrare!
Forza non rimanere lì impalato!». Aprì il cancello
ed entrò nel giardino, ma si era accorto di non essere seguito
da Rukawa. Kaede, infatti, era troppo immerso nei suoi pensieri, e
forse era anche un po’ addormentato, come il suo solito, per
accorgersi che Hanamichi lo stava invitando ad entrare.
Si riscosse solo quando una mano forte e calda gli
si posò sulla spalla. « cosa fai dormi? Se vuoi rimanere
qui fuori fai pure, io però non ti farò certo compagnia»
« A…arrivo …» quel contatto lo aveva sconvolto
più di quanto potesse immaginare ed era conscio che situazioni
di quel tipo avrebbero potuto ripresentarsi durante la serata dato
che avrebbero dovuto ‘vivere’ insieme e questo lo inquietava
e angosciava perché non era più molto sicuro di poter
celare a lungo i sentimenti che lo legavano al suo do’hao.
Certo all’esterno sembrava sempre il solito Rukawa freddo, cinico,
egoista, vanitoso, scontroso e altezzoso (nda perdonami Rukawa non
volevo offenderti ma mi serve per la storia …scusa …),
ma in realtà lui non era così, fin da piccolo aveva
imparato a proteggersi dagli altri e dalla sofferenza che gli altri
gli potevano provocare. Aveva trovato rifugio nel basket e nella freddezza.
Inizialmente questo gli faceva male ma ben presto si abituò
alla solitudine in famiglia e fuori.
capitolo 6
Rukawa ed Hanamichi entrarono in casa, si tolsero
le scarpe e si diressero direttamente nella camera di Hanamichi. Rukawa
lo seguiva senza dire una parola. Hanamochi aprì la porta ed
entrò mentre Kaede rimase qualche istante sulla soglia e osservò
attentamente la camera.
Sulle pareti non c’era nulla ad eccezione di
qualche poster raffigurante i personaggi dei manga più famosi.
C’era una scrivania abbastanza ampia con accatastati alla rinfusa
dei fogli, dei libri scolastici e dei manga sportivi di cui alcuni
numeri erano accatastati sul pavimento ai piedi della scrivania. C’erano
vestiti sparsi per tutta la camera, l’ordine non era certo il
suo forte. Sul pavimento c’era anche una rivista di basket aperta
che probabilmente Hanamichi stava leggendo coricato per terra, a Rukawa
sembrava di vederlo lì coricato sul pavimento. La sua attenzione
fu poi attirata dall’ampio letto posto al centro della stanza,
era molto grande ma molto in disordine. La sua immaginazione cominciò
a volare libera e veloce nel cielo sereno della fantasia.
“Kaede piantala adesso stai proprio esagerando,
pensare di fare certe … però … … ahhhh smettila
adesso stai proprio esagerando!” Rukawa fu riscosso dai suoi
pensieri dalla voce calda di Hanamichi: « appoggia la borsa
dove vuoi, scusa c’è un po’ di disordine!»
Rukawa zoppicando entrò nella stanza e pose
la borsa vicino al muro e raggiunse Hanamichi senza dir nulla. A parlare
ci pensò Hanamichi che chiese: «bene cosa mangiamo per
cena? Cosa vuoi? Vediamo le volpi mangiano in suchi?»
« si, va bene »
« beh ma allora ce l’hai la lingua! In
ogni modo io vado a prendere il sushi al negozio qui all’angolo,
tu fai quel cavolo che vuoi!»
« non c’è bisogno che esci per
andare a prendere da mangiare, non serve…». Ma non riuscì
a terminare la frase che Hanamichi lo interruppe bruscamente dicendo:
« senti stupido volpino chi ti credi di essere?
Non lo faccio mica per te, di te non mene frega niente!»
« certo ». Poi, voltandosi con aria di
sufficienza aggiunse « sei ancora qui? Guarda che ho fame, datti
una mossa».
Hanamichi, sentite queste parole, divenne rosso di
rabbia ma ugualmente non volle controbattere e uscì velocemente
facendo sbattere la porta, un po’ turbato.
“ accidenti finiamo sempre per litigare noi
due e questo non mi piace, ci soffro… non posso più negarlo
…ci soffro perché dimostra quanto mi … mi odia.
Beh devo ritenermi fortunato almeno non gli sono del tutto indifferente!”…
… “finalmente sono arrivato al negozio … chissà
cosa sta facendo … che domande! Starà sicuramente dormendo,
non fa altro, si sveglia solo per giocare a basket! Si! … starà
dormendo ma dove? Magari sul mio letto” e a quel pensiero un
brivido gli corse fugace sulla schiena.
Il sole stava tramontando e lui si sentiva strano
e incompleto, avrebbe tanto voluto trascorrere quel magico momento
con la persona che amava … con la sua Harukina cara …
o no, forse non era lei la persona che avrebbe potuto farlo sentire
completo appagato e felice e lentamente se ne rendeva conto anche
lui. Prese il sushi e si diresse verso casa.
Rukawa, diversamente dal solito e da come pensava
Hanamichi, non stava dormendo, ma si era coricato sul pavimento a
leggere la rivista di basket che Sakuragi aveva abbandonato in camera
sua. Lesse numerosi articoli tra cui uno che riguardava l’NBA:
I Los Angeles Lakers fanno il bis. La squadra californiana
di Shaquille O'Neal ha vinto, per il secondo anno consecutivo, il
campionato Nba, la massima serie della pallacanestro statunitense,
battendo i Filadelfia '76 per 108 a 96 in gara cinque delle finali
per il titolo.
Gli L.A.Lakers si sono aggiudicati quattro gare di fila, dopo avere
perso la prima in casa. Nella quinta decisiva gara, disputata a Filadelfia,
i Sixers sono partiti bene chiudendo in testa di tre punti (27 a 24)
il primo quarto. Poi i Lakers, malgrado qualche imprecisione offensiva
e una percentuale bassissima dalla lunetta, hanno preso il controllo
della partita e l'hanno mantenuto fino alla fine.
Solo una fiammata di Iverson nel terzo quarto (due centri consecutivi
da tre punti) ha ravvivato, per pochi secondi, un incontro che appariva
segnato.
L’america … era il suo sogno. Lui voleva trasferirsi negli
Usa per migliorare il suo stile di gioco. Solo qualche settimana prima
aveva chiesto all’allenatore Anzai il consenso per partire.
Dopo il suo rifiuto ma soprattutto dopo il racconto fattogli dalla
moglie, vedeva l’america e l’NBA in modo diverso, come
un traguardo da raggiungere, una meta più distante. Il suo
interesse per quel mondo lontano ed attraente lo interessava ancora
di più e lo affascinava ma ugualmente quando pensava alla possibilità
di trasferirsi in quel paese lontano una morsa di nostalgia gli stringeva
dolorosamente il cuore. Il pensiero di abbandonare il Giappone e soprattutto
Hanamichi lo faceva soffrire.
Era tanto impegnato nella lettura che non sentì
l’arrivo di Hanamichi che, dopo essere entrato in casa, si era
diretto in camera convinto di trovare il compagno addormentato sul
suo letto. Aveva pensato di entrare in camera senza far rumore, avvicinarsi
al letto e svegliarlo bruscamente gridandogli nell’orecchio.
Quando, però, arrivò sulla porta i suoi propositi svanirono
come neve al sole vedendo Rukawa.
Rimase dolcemente affascinato da quel corpo coricato
sul pavimento. Il respiro gli morì in gola, il suo cuore cominciò
a battere velocemente nel suo petto, le mani cominciarono a tremargli
per l’agitazione. Spalancò come se in questo modo potesse
osservare e catturare i lineamenti perfetti del corpo di Rukawa. Il
suo sguardo corse su tutto il corpo. I nerissimi fili di seta che
ricadevano delicatamente sul volto che gli nascondevano i profondi
occhi neri come il carbone, seguì i tratti perfetti del suo
viso, esitando qualche istante sulla sua bocca chiarissima come la
sua pelle, perfetta come dipinta dalla mano abile di un pittore. Scese
lentamente sul collo accarezzando con lo sguardo la pelle liscia e
vellutata, candida come la neve. Proseguì lungo le forme del
corpo, incantevoli e attraenti anche se velate da sottili abiti. Assaporò
ogni instante e ogni centimetro di quel corpo come se dovesse svegliarsi
da un momento all’altro da un sogno.
Si scoprì a contemplarlo inconsciamente, riscosso
dal rumore provocato dallo sfogliare delle pagine della rivista. Decise
allora di rendere nota la sua presenza a Rukawa che non si era ancora
accorto di essere osservato da Hanamichi (non so come ha potuto non
accorgersene. Provate a chiederlo all’autore … …
ops sono io … scusate ma davanti alla bellezza soffocante del
mio dolce kaede perdo la testa J). Hanamichi disse: «sono arrivato!
Se vieni in cucina mangiamo!» poi si voltò e con gli
occhi ancora sognanti si diresse in cucina cercando di scappare dalle
proprie e emozioni e dai propri desideri, che non voleva ancora accettare
e che cercava in ogni modo d’ignorare.
Hanamichi, con il cuore che batteva ancora velocemente,
entrò in cucina senza mai voltarsi per guardare se il suo ospite
lo stava seguendo. Non aveva il coraggio di guardalo negli occhi,
ugualmente percepiva la sua presenza dai lievi rumori di passi alle
sue spalle.
Rukawa, infatti, dopo lo spavento iniziale per l’arrivo
improvviso di Hanamichi (si è preso un mezzo infarto, con il
cuore che non ha battuto per svariati secondi) si era alzato e aveva
seguito, senza fiatare il compagno attirato dalla prospettiva del
cibo.
Hanamichi aveva ormai raggiunto il tavolo della cucina
quando sentì un insolito rumore, un grido soffocato e trattenuto
a stento proveniente dal corpo alle sue spalle. Voltatosi di scatto,
vide Kaede inginocchiato al suolo con un ginocchio appoggiato sul
pavimento mentre si teneva con le mani l’altro infortunato e
con le tracce del dolore provato ancora sul volto, nascosto in parte
dalle lunghe ciocche nere che ricadevano leggere sul volto, avendo,
Rukawa, il capo reclinato in avanti.
Hanamichi, vedendo il compagno dolorante accasciato
al suolo, si avvicinò preoccupato posandogli, senza pensare,
affettuosamente la mano sulla schiena e informandosi sulle sue condizioni:
«Rukawa cos’hai? Ti fa male il ginocchio?
Forza siediti!».
Ma non fece in tempo a finire la frase che Rukawa
aveva indossato nuovamente la sua maschera di porcellana bianchissima
che impediva ai suoi sentimenti di manifestarsi sul suo volto. Lo
scansò bruscamente con il braccio e con tono duro ma ugualmente
rotto dal dolore che gli vessava il corpo ma soprattutto il cuore,
disse: « sto bene … benissimo! Sono solo inciampato, capito!»
In realtà Rukawa non era inciampato ma aveva
provato un dolore insopportabile, come se mille spilli fossero dolorosamente
penetrati nel suo ginocchio e non riuscì più a stare
in piedi accasciandosi sul pavimento. Ma quando aveva sentito il tono
preoccupato di Hanamichi la paura gli pervase la mente e inconsciamente
lo aveva allontanato, gli aveva mentito senza pensarci. Ormai per
lui era diventata un’abitudine, allontanare da se tutti colore
che tentavano d’avvicinarsi al lui, al suo cuore. Ormai lo faceva
quasi senza pensarci senza rendersene pienamente conto. Era così
fin da quando era piccolo o forse addirittura da quando era nato.
La sua, però, era solamente paura di essere abbandonato, ferito,
tradito. Credeva che se non si fosse mai affezionato a nessuno no
avrebbe potuto soffrire e allora allontanava tutti da se con il suo
bel caratterino arrogante e altezzoso, con la sua freddezza e insensibilità,
ma tutto questo era solo una maschera che indossava quasi costantemente
fin da quando era piccolo, quando veniva costantemente affidato a
una governante perché i suoi genitori erano sempre in viaggio
per lavoro e quando erano a casa non volevano stare con lui, da quando
a scuola passava tutte le pause da solo perché non aveva amichi.
Allora l’unica cosa che gli rimaneva era il basket, la sua vita,
quello per cui viveva e lottava. Fino a quel momento non esisteva
nulla e nessuno per lui a eccezione del basket. Ma ora … …
c’era lui … però era troppo tardi … era troppo
impaurito per poter accettare un’altra persona nella sua vita
eppure soffriva ugualmente.
Hanamichi anche se aveva tantissima voglia di decorare
quel volto già perfetto con numerosi lividi, si trattenne e
non rispose poiché si era ripromesso di non litigare con lui.
Così senza dire nulla si sedettero al tavolo e cominciarono
a mangiare entrambi in religioso silenzio.
*** ***
Terminata la cena si trasferirono entrambi in nella
camera di Hanamichi dove il padrone di casa propose a Rukawa di farsi
una doccia, ma il compagno declinò l’invito spiegando
che la aveva già fatta negli spogliatoi.
«fai un po’ quello che vuoi! Io ho proprio
bisogno di una bella doccia rinfrescante e tonificante!»
*** ***
Hanamichi si tolse lentamente i vestiti ed entrò
nella doccia aprendo il getto dell’acqua. Lasciò che
l’acqua fresca accarezzasse le sue membra, stanche e febbricitanti
ma soprattutto turbate per gli ultimi eventi che gli hanno movimentato
la giornata. L’acqua lambiva il suo corpo tonico e muscoloso
come mani carezzevoli che Hanamichi per qualche istante aveva desiderato
che fossero mani vere, quelle di Rukawa. Il calore si impossesso del
suo corpo e lievi brividi correvano velocemente sulla schiena facendolo
tremare, mutando la velocità dei battiti del cuore che si contorceva
a un ritmo incalzante battendo profondamente nella sua cassa toracica.
Il torace si sollevava velocemente accompagnato dal rumore profondo
del suo respiro che si univa al costante scroscio delle gocce che
si infrangevano sulle piastrelle bianche e sul vetro della doccia.
Velocemente scacciò quell’inconsueta
fantasia della sua mente ma non certo dal suo corpo che di quel tocco
delicato aveva reagito. Quando Hanamichi si accorse della sua erezione
divenne rosso per la vergogna e fu invaso dalla paura. Scosso, rimase
irrigidito sotto il getto fresco dell’acqua cercando di calmare
i suoi bollenti spiriti e di fare chiarezza nel groviglio dei suoi
sentimenti senza però riuscire a capirci granché.
“che cosa mi sta succedendo … …mi
sono eccitato per lui … ma cosa sto dicendo non è possibile
lui è un ragazzo …è kitsune, il mio nemico …
… …e allora sentiamo e come lo spieghi lo stato del tuo
basso ventre? Piantala non lo ammetterò mai … anche se
devo dire che capisco perché tutte le ragazze gli corrano dietro.
Vuoi dire che il suo corpo è tanto bello che sembra solo un
bellissimo miraggio perché non è possibile che esista
un essere umano tanto bello? No! … non ho mai detto una cosa
del genere!! Certo perché stai pensando e non puoi negare che
l’ho hai pensato!! No! Non l’ho neanche pensato e non
rompere! Ho solo detto che è molto bello … beh …
ha un corpo attraente …una bellissima voce, per non parlare
dei suoi occhi color ebano profondi come il buco dell’inferno
e forse anche più pericolosi … ma ugualmente è
bellissimo perdersi nella loro immensità … … quanto
darei per poter conoscere cosa viene custodito così gelosamente
nel loro interno … vorrei conoscerlo e … … beh non
è molto diverso da quello che ho detto ti piace da impazzire!!
No! No! E no! Ho solo detto che vorrei conoscerlo non che lo amo,
non potrei mai provare un simile sentimento per lui! Certo tu lo odi
… non hai fatto altro dalla prima volta che lo hai visto è
per questo che sei agitato quando ti è vicino, ti sei preoccupato
per lui e lo hai invitato a passare la notte a casa tua, ti sei eccitato
e gli hai fatto un attento esame del corpo mentre era coricato sul
pavimento … … perché lo odi! Si! È perché
lo odio e poi scusa tu dovresti saperle tutte queste cose dato che
sei una vocina fastidiosa nella mia mente! Sì ma io sono la
parte intelligente! Piantala io lo odio! E allora perché lo
vuoi conoscere, generalmente non si vuole conoscere il proprio nemico!
Lo voglio conoscere meglio perché … … perché
così potrò odiarlo ancora di più e perché
in questo modo potrò umiliarlo svelando a tutti com’è
in realtà! Ne saresti veramente capace? Adesso basta mi stai
rompendo le palle! Non voglio più stare a sentire le tue affermazioni
senza fondamento e offensive! La verità certe volte fa male
se uno non la vuole accettare! Piantalaaaaaaaaaaa!!!”.
Ormai esausto e impaurito dai suoi stessi pensieri,
pose lentamente la mano sul rubinetto dell’acqua e fece cessare
il fresco flusso e uscì dalla doccia avvolgendosi attorno alla
vita un morbido asciugamano di spugna color crema.
Si asciugò velocemente e indosso un paio di
boxer, dei pantaloncini neri abbastanza attillati e una maglietta,
anch’essa nera, senza maniche. Facendosi coraggio, uscì
dal bagno e andò in camera dove sapeva avrebbe trovato la causa
della sua inquietudine.
Nel frattempo Rukawa era rimasto in camera a riflettere
seriamente a quello che era accaduto durante quella lunga giornata
e in quelle precedenti, ad Hanamichi e al basket.
Quando Hanamichi lo aveva lasciato solo con se stesso
per cercare sollievo alla calura estiva con una doccia fresca aveva
visto chiudere la porta dietro la schiena del compagno. Non appena
il corpo di Sakuragi sparì dalla sua vista accompagnato dal
rumore della maniglia che si chiudeva, Kaede fu invaso dall’angoscia
che lo avvinghiavano quasi a soffocarlo ogni volta che non aveva accanto
il suo Do’hao. Ugualmente, però, provò molto sollievo
perché era conscio del fatto che non farebbe riuscito a celare
i suoi sentimenti ancora a lungo. Di solito era più facile
… Hanamichi era arrogante e scorbutico con lui ma quella sere
era tutto diverso … era così gentile e dolce da farlo
impazzire, fargli perdere la ragione, fargli fare cose che non avrebbe
voluto ed è di questo che Rukawa aveva più paura, non
se lo sarebbe mai perdonato.
Si era reso conto dei suoi sentimenti e li aveva
accettati, non senza difficoltà certo, aveva riflettuto a lungo
dopo quello che era accaduto negli spogliatoi, qualche sospetto lo
aveva avuto anche prima ma aveva sempre rinnegato tutto … quella
mattina nella strada, ma forse già la prima volta che lo aveva
visto era rimasto affascinato da lui.Adesso era sicuro. Adesso era
sicuro di amarlo, forse troppo, avrebbe voluto posare le labbra sulle
sue, assaporare il sapore della sua bocca, avrebbe voluto toccare
la sua pelle liscia ed invitante, avrebbe voluto sentire il calore
del suo corpo, poterlo abbracciare, baciare ogni centimetro del suo
corpo … “non devo fare certi pensieri … dovrei vergognarmi,
sono uno stupido, lui non mi ricambierà mai, non devo illudermi
soffrirò di più … lui mi odia, quante volte me
lo ha detto! Beh anch’io dico di odiarlo, è vero lo odio
per essersi preso il mio cuore senza nemmeno chiedermelo, ma ugualmente
lo amo … … … ma chi voglio illudere lui mi detesta
e basta … … come tutti d’altra parte … …”
sospirò profondamente intristito da quell’ultima constatazione.
Decise allora di fare quattro passi in attesa che
Hanamichi uscisse dal bagno. Una lunga passeggiata sotto i candidi
raggi della luna piena che da poco aveva occupato la sommità
della volta celeste, ma non appena tentò d’alzarsi dal
letto dove era seduto, provò un dolore acuto al ginocchio che
lo obbligò a desistere dai suoi propositi. Ricadde, allora,
delicatamente sul pavimento, appoggiando la schiena sul letto alle
sue spalle. Sconsolato, ricominciò a errare nel mare in tempesta
dei suoi pensieri.
Hanamichi, il basket, i suoi sentimenti per lui,
gli ultimi eventi, la partita, lo shohoku e tutta la sua vita lo investirono
come un’onda impetuosa colpendolo dritto al centro del suo cuore.
Lasciò che il turbinio dei suoi sentimenti
potesse fluire all’esterno concedendo all’angoscia di
dipingersi sul suo volto freddo e inespressivo. Era convinto che nessuno
potesse vedere il cambiamento della sua espressione scorgendo quel
lato di lui che aveva esiliato nella parte più remota del suo
cuore.
In realtà non si era accorto del sopraggiungere
di Hanamichi che, dopo aver esitato qualche minuto, era uscito dal
bagno e aveva raggiunto la stanza. Si trovava di fronte a lui, intenerito
e incredulo nel vedere Rukawa, l’uomo di ghiaccio che al confronto
il polo nord è caldo, davanti ha lui con il volto segnato dall’angoscia,
dallo sconforto e dalla più profonda inquietudine.
Credette di capire la causa dei problemi del compagno,
si avvicinò ancora, cercando delle parole adatte per consolarlo,
ma, proprio lui che aveva sempre parole da dire per tutte le situazioni,
in quel momento non riuscì a pronunciare nulla. Non sapeva
cosa dire ma desiderava consolarlo, vederlo in quello stato gli faceva
male al cuore.
Quasi senza pensarci getto le braccia al collo di
Rukawa, inginocchiandosi di fronte a lui. Voleva in questo modo fargli
sentire la sua vicinanza e il suo sostegno incondizionato e senza
limiti, se fosse servito gli avrebbe donato anche il cuore.
Rukawa si accorse del compagno di squadra solo quando
Hanamichi era a qualche centimetro di distanza dal suo corpo. Non
ebbe il tempo di capire cosa stava succedendo che si trovò
il corpo di Hanamichi avvinghiato al suo aderendo perfettamente alle
sue curve anatomiche.
Inizialmente rimase impietrito per l’incredulità
e lo stupore, ma ben presto, invitato dal tepore che emanava, rispose
all’abbraccio, avvolgendo le sue braccia forti e diafane attorno
alla vita del rossino.
Rimasero in quella posizione per molto tempo senza
muoversi. Il tempo sembrava essersi fermato, non restava nulla all’infuori
del corpo caldo dell’altro.Entrambi dimenticarono, per quel
breve lasso di tempo, i loro dubbi e i problemi.
Quel dolce e quasi irreale abbraccio fu interrotto
da Hanamichi che, dopo essersi allontanato leggermente dal corpo accogliente
di Kaede, disse: « accidenti! Mi sono dimenticato una cosa,
aspetta qui! ». Detto questo si diresse correndo verso la cucina.
Kaede, che da poco aveva superato lo stupore per
l’abbraccio di Hanamichi, adesso era ancora più perplesso
e spaesato per lo strano comportamento di Hanamichi. Fece come gli
aveva imperiosamente ordinato, aspettandolo incuriosito seduto sul
pavimento, volgendo lo sguardo verso la porta dove era scomparso il
suo oggetto del desiderio.
Quando Hanamichi riapparve teneva in mano in barattolo
rotondo e molto piccolo. Kaede non riuscì a capire cosa contenesse
il barattolo e per questo si allarmò, ma fu certo rassicurato
dalle parole di Hanamichi che, avvicinandosi a lui, disse: «
dai forza, togliti i pantaloni!».
Rukawa rimase immobile e divenne ancora più
pallido del solito e probabilmente avrebbe assunto l’espressione
da pesce lesso se non fosse sempre così inespressivo. Il cuore
per qualche secondo smise di battere, il sangue si raggelò.
“ ho capito bene? … mi ha detto di togliermi i pantaloni?!
… … no non può essere per fare quello che penso
io! … cosa vado a pensare … per quale altro motivo mi
avrebbe detto una cosa simile?! … … …”
Dopo qualche istante Hanamichi non capendo il comportamento
di Rukawa lo esortò ancora. « allora ti dai una mossa
a spogliarti, ti vergogni? … come faccio a metterti la crema
sul ginocchio se indossi i pantaloni? ». Hanamichi era troppo
ingenuo per poter accorgersi di quello poteva sottointendere quella
proposta e quindi non capì nemmeno perché Rukawa, dopo
in suo chiarimento, si sentiva più tranquillo e involontariamente
aveva emesso un sospiro di liberazione.
Certamente gli sarebbe piaciuto che lo invitasse
a togliersi i pantaloni per altri fini.
Hanamichi, qualche istante di perplessità,
continuò a parlare: « mentre ero fuori sono passato davanti
alla farmacia e ti ho preso una crema per il ginocchio!».
Rukawa era incredulo, perplesso, costernato, stupito
e diffidente ma ugualmente fece quello che glia aveva detto senza
fiatare. Con le lunghe e agili dita si slaccio i bottone e lentamente
abbassò la zip dei jeans ancora un po’ titubante. Si
tolse i pantaloni rimanendo in mutande davanti ad Hanamichi che di
fronte a quella paradisiaca visione arrossì clamorosamente
contro la sua volontà.
Rukawa, risedutosi sul pavimento come poco prima,
si accorse dell’imbarazzo di Hanamichi ma ugualmente non si
volle illudere riguardo la causa.
Hanamichi gli si inginocchi di fianco e, presa un
po’ di crema col dito, la spalmò delicatamente sul ginocchio.
La pelle era liscia, vellutata, morbida e calda, candida come quella
di un bambino. La sua pelle profumava … … di un profumo
delicato, avvolgente e invitante ma anche molto virile.
I due ragazzi sembravano trovarsi in un altro mondo
dove esistevano solo loro due e dove la sabbia non scorreva nella
clessidra che scandiva lo scorrere del tempo. Niente pareti, niente
mobili, niente letto, niente finestre, niente assolutamente niente
ad eccezione dei loro due corpo, dei loro respiri, dei loro cuori
che battevano insieme, come orologi sincronizzati e di quella piacevolissima
sensazione che li avvolgeva e li accarezzava.
Furono bruscamente riportati alla realtà dalla
goffaggine di Hanamichi. Aveva, infatti, fatto cadere il barattolo
di crema che teneva in mano, sul ventre di Kaede che sbuffando e scuotendo
leggermente il capo per il brusco risveglio, disse con la sua solita
freddezza « baka!».
Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Hanamichi,
alquanto alterato, cominciò a inveire e a gridare contro il
compagno che cercava disperatamente di pulirsi la maglietta, dicendo:
« come osi, kitsune, non ti devi permettere di parlarmi così!».
La risposta arrivò repentina come ogni volta che loro due litigavano.
Hanamichi fu accecato dalla rabbia e lo colpì
al volto con un violento gancio.
I due cominciarono una lotta furiosa. Tra loro certe
‘discussioni’ accadevano frequentemente [ cosa ci si può
aspettare da due teppisti? ]. Cominciavano a litigare per niente,
poi dopo gli insulti, passavano ai pugni,poi come erano cominciate
finivano, come se nulla fosse successo. Così accadde anche
quella sera, dopo qualche minuto passato a tirarsi pugni, tutto tornò
come prima, beh qualche livido ed escoriazione in più ma niente
di grave, ne erano abituati. Quello era il loro modo di comunicare,
l’unico che conoscessero.
capitolo 7
Hanamichi aveva steso due futon nella sua camera
e i due ragazzi ci si erano stesi sopra indossando solamente i boxer,
per cercare di alleviare il gran caldo di quei giorni.
I pallidi raggi della luna penetravano attraverso
la finestra aperta della camera e la illuminava di una luce tenue
e bianchissima. Accarezzava anche il corpo perfetto di Rukawa. La
sua pelle, già chiarissima assumeva un colore irreale. Il suo
torace era ampio e muscoloso, i capezzoli erano piccoli e rosei, i
muscoli dell’addome erano ben scolpiti sotto la pelle liscia
e candida, le gambe affusolate ma ugualmente molto muscolose, testimoniavano
i duri allenamenti. Sembrava una splendida statua di marmo bianco
raffigurante gli dei greci. Il volto era incantevole, la bocca sottile
e rosea, il naso piccolo e perfetto, i capelli neri segosi e morbidissimi,
gli occhi neri e profondi.
Erano ormai due ore che era coricato sul futon ma
non era ancora riuscito a addormentarsi, gli capitava ogni notte.
Amava lasciare che i suoi pensieri volassero liberi nella notte. Sua
madre diceva sempre che lui era come la notte: freddo, triste, impenetrabile
e malinconico. Forse era per questa somiglianza che lui amava tanto
quel particolare momento della giornata. Ma per lui la notte non era
composta solo dall’oscurità, esisteva anche un altro
lato, come anche in lui, più bello, più vivo …
la luna e le stelle. Spesso rimaneva ora ad osservare il magnifico
astro notturno che si ergeva nel cielo stellato. Bianca come la sua
pelle, enigmatico come il suo cuore e ammaliante come la sua persona.
I suoi occhi erano l’oscurità, neri e profondi.
Sentiva al suo fianco il respiro delicato e regolare
di Hanamichi che già da tempo era stato catturato da Morfeo.
Kaede si voltò verso di lui per guardarlo, come attirato da
una forza sovrannaturale. Fu incantato da quella splendida visione.
Rimase ad ammirarlo per un tempo incalcolabile fino a che i suoi occhi
non si chiusero lentamente, abbandonandosi ad un sonno tranquillo
e serafico costellato da dolci e sublimi sogni (non ci vuole molto
per immaginare che tipo di sogni possa fare un quindicenne che dorme
vicino all’oggetto del suo desidero! Nda).
*** ***
Si svegliò presto, come ogni mattina, aprendo
gli occhi, però, non vide la figura di Hanamichi accanto a
lui, come si aspettava. Si mise seduto guardò intorno alla
ricerca del compagno di squadra, ma nulla, la camera era deserta.
Allora, si alzò e si diresse verso il bagno.
Il ginocchio non gli faceva più molto male, così, riuscì
a raggiungere velocemente, senza zoppicare, il bagno dove si fece
una doccia veloce e si vestì. Una domanda, però, continuava
a tormentarlo: “Dove si sarà cacciato quel baka? Non
è certo il tipo d’alzarsi presto la mattina!”.
Ricevette la risposta alla sua domanda quando andò
cucina. Lì trovò Hanamichi che stava preparando la colazione.
Non si era ancora vestito e indossava solo i boxer. Sembrava preoccupato
ed era totalmente assorto nei suoi pensieri, così Rukawa poté
osservare, ancora lo splendido corpo di Hanamichi nella sua intera
bellezza senza farsi scoprire dal diretto interessato.
Poi raggiunse il tavolo della cucina, facendo molto
rumore, per farsi sentire dal ragazzo. Hanamichi era però troppo
preoccupato e angosciato per accorgersi della presenza di Kaede.
“fra meno di tre ore dovremo vedercela con
quelli del Kainan, accidenti a loro!! … … ahh ma di cosa
mi preoccupo, io sono il tensai, non devo temere una squadretta come
quella …però, l’ultima volta abbiamo perso per
colpa mia, se non avessi mai fatto quel dannato passaggio. Siamo arrivati
secondi agli interscolastici solo per colpa mia, anche se quel baka
kitsune afferma che è colpa sua … … a proposito
chissà dov’è, starà dormendo … …
stanotte ho pensato molto a lui e credo di … provare qualcosa
per lui …è pazzesco, forse sono pazzo, ma non posso negarlo
… …”
Hanamichi non riuscì a terminare le sue riflessioni
che fu avvolto da un dolce tepore. Era troppo perso nei suoi pensieri
per accorgersi degli spostamenti di Rukawa che, dopo aver raggiunto
il tavolo della cucina, si era alzato, ma soprattutto, non aveva notato
che Kaede si era avvicinato a lui e gli aveva messo un braccio attorno
alla vita aderendo col corpo alla sua schiena nuda. Hanamichi si perse
completamente nell’avvolgente tepore che emanava il corpo accanto
al suo.
Il ragazzo dai capelli corvini, dopo aver depositato
dei baci delicati sul collo di Hanamichi, lo fece voltare lentamente
e incontrò il suo sguardo.
Hanamichi aveva ormai perso ogni briciolo di controllo
sulle reazioni del suo corpo, incantato dalle seducenti movenze di
Rukawa e perso nella profondità di quegl’occhi nerissimi.
Il suo corpo sembrava rifiutarsi d’opporsi
a quella dolce violenza, ma la sua mente, dopo un primo momento di
smarrimento, aveva ricominciato a funzionare regolarmente. “ancora
questa piacevolissima sensazione, questo tepore intossicante, questo
profumo inebriante …”.
Kaede avvicinò il suo volto a quello della
sua preda e unì le loro labbra con un candido bacio.
Ben presto quel leggero e morbido tocco si trasformò
in un bacio appassionato. Gentilmente fece penetrare la sua lingua
nella morbida e accogliente bocca di Hanamichi, esplorandola puntigliosamente.
Hanamichi ricambiò il bacio travolto dall’impeto
del compagno, il quale, rassicurato dal suo comportamento, pose la
mano avida sul suo torace e la fece scivolare dolcemente fino al capezzolo,
stuzzicandolo con le dita, facendolo, così, inturgidire.
Rukawa terminò l’esplorazione della
bocca della sua vittima e si spostò a baciargli il collo, per
poi scendere sul suo capezzolo, lasciando una striscia d’umidi
baci sul suo cammino.
Kaede aveva, ormai, perso il controllo, avere il
corpo di Hanamichi tra le sue braccia aveva fatto emergere il suo
lato più audace, facendogli perdere la razionalità.
“no! Aspetta non così in fretta, non
così, no! Per favore” Hanamichi cominciò a preoccuparsi,
intuendo cosa sarebbe successo, e a rifiutare Rukawa. Non riuscì,
tuttavia, ad opporsi energicamente alle audaci attenzioni del compagno.
Riuscì solamente, con la voce rotta dall’eccitazione
e dalla paura, a dire: « no …Ruk … Rukawa ti …
… pre … go … no!».
L’asso dello shohoku non sembrò, però,
dar molto peso alle proteste di Hanamichi e ricominciò a baciargli
affannosamente il collo, mordicchiandolo delicatamente. Poi, pose
la mano sul membro eccitato di Hanamichi che, però, era alquanto
riluttante anche se non riusciva a opporsi con decisione.
Kaede continuò, ugualmente, fino a quando
non sentì il corpo tra le sue braccia tremare come una foglia
a vento.
Allora, s’immobilizzò e timoroso alzò
il viso per vedere il volto di Hanamichi. ma quello che vide non gli
piacque per niente e sentì il suo cuore trafitto da mille lance
acuminate. Vide davanti a lui il volto di Hanamichi segnato dall’inquietudine
e rigato da una lacrima cristallina che, orfana, luccicava alla debole
luce dell’alba.
Si allontanò rapidamente da lui con gli occhi
colmi di tristezza. Hanamichi, però, non poté vedere
quell’espressione perché, per la vergogna, non osava
guardarlo negli occhi, fissando un punto indeterminato sul pavimento.
Rukawa gli voltò le spalle e senza dir nulla
uscì dalla stanza, assumendo il suo solito comportamento freddo
e scostante.
Hanamichi poco dopo sentì la porta d’ingresso
chiudersi e, solo allora, alzò lo sguardo e lasciò che
la frustrazione si trasformasse in lacrime che scesero copiose, rigandogli
il volto.
capitolo 8
“adesso mi odierà, non voglio che lui
mi odi, non volevo neanche … beh … fare l’amore
con lui … con un ragazzo. E poi lui è il mio nemico eppure
… io lo … lo … amo … … amo Rukawa …
amo il mio nemico! Però avevo paura d’ammetterlo, paure
dei miei sentimenti. Per quanto riuscirò a negarlo? …
… è ore di guardare in faccia alla realtà!”.
Fu un percorso mentale molto lungo ed estenuante
che lo tenne occupato per quasi due ore. Per poco non faceva tardi
alla partita. Però, adesso era felice e sollevato, lo sapeva:
lui amava con tutto il suo cuore la sua kitsune.
Un pensiero funesto però gli oscurò
la felicita che lo invadeva. “mi sono cacciato in un bel casino
… io l’amo ma lui? … mi odierà, non vorrà
più vedermi, non vorrai starmi vicino … mi considererà
un vigliacco, un … … adesso devo pensare solo alla partita
… devo vincere per lui. Forza andiamo!”.
Si precipitò in camera per vestirsi. Appena
entrò la vide, la borsa da basket di Rukawa, era ancora lì
nella sua camera. Il battito del suo cuore accelerò, sembrava
che volesse uscirgli dal petto. Poi, ebbe un lampo di genio, adesso
sapeva come convincerlo. Uscì allegro e speranzoso dalla casa,
dirigendosi verso la palestra dove si sarebbe tenuta la partita.
Lo stato d’animo di Rukawa era totalmente diverso.
Infatti, dopo aver abbandonato celermente la casa di Hanamichi si
era diretto nella palestra dello Shohoku sperando che fosse deserta.
Fece scorrere la grande porta verde, la palestra
era vuota e silenziosa. Il pavimento lucido di legno rifletteva perfettamente
l’immagine del pallone da basket che si trovava al centro del
campo rettangolare delimitato da linee bianche. Raggiunse il centro
del campo agevolmente perché il ginocchio non gli doleva. Con
una mano prese il pallone e lo fissò per qualche minuto, immerso
in tristi pensieri. Poi, all’improvviso, con un gesto fluido
e sinuoso lo lanciò a canestro imbucandolo perfettamente nel
cesto. La palla sfiorò il cerchio di metallo rosso e fu delicatamente
accarezzata dalla rete del canestro. Poi ricadde sul parquet rimbalzando
rumorosamente.
Canestro da centro campo, era quella la sua abilità:
far canestro da ogni luogo del campo di gioco.
Il basket, la sua vita, il suo rifugio, ancora una
volta. Il basket non lo aveva mai tradito e lui si fidava di lui,
gli era sempre stato fedele, nel campo di gioco aveva sempre trovato
un luogo sicuro dove ripararsi dai suoi problemi, ma adesso, in quel
caso, non era così, questa volta aveva esagerato e lui lo sapeva
bene e ci soffriva tremendamente, si sentiva trafitto da mille spilli
che gli laceravano la carne e sentiva il suo sangue rosso rubino uscire
dalle mille ferite del suo corpo.
“ cosa ho combinato, non avrei mai dovuto farlo.
Mi detesto e lui mi odierà più di quanto non facesse
già. Ma, soprattutto, avrà paura di me e questo proprio
non lo sopporto. … … sono proprio strano … dal primo
momento che l’ho visto, ho cercato di farmi odiare da lui, detestare,
ho desiderato che avesse paura di me … … e ora che ci
sono riuscito, fin troppo bene, non ne sono contento …”
A quei pensieri un sorriso amaro incurvò le
sue labbra sottilissime. Continuò a pensare a quello che aveva
fatto ad Hanamichi, maledendo quel dannato giorno di inizio estate
e, soprattutto, se stesso.
Decise, in fine, di andare alla palestra dove, a
breve, si sarebbe disputata l’amichevole. Non sapeva nemmeno
lui il motivo. Generalmente non gli interessava nulla della propria
squadra, tanto più era solo un’amichevole,fino a qualche
mese prima sarebbe sicuramente rimasto a casa mentre i suoi compagni
disputavano una partita, ma da quando era entrato nello Shohoku tutto
era cambiato. Senza dimenticare che avrebbe sicuramente visto Hanamichi
e in quel caso non avrebbe potuto sostenere il suo sguardo carico
di disprezzo e odio.
*** ***
Si fermò qualche istante davanti alla palestra,
titubante e indeciso se tornare a casa oppure entrare. Voleva andarsene
ma poi si fece coraggio ed entrò. Il corridoio per raggiungere
le tribune era molto lungo e monotono, tutto dipinto di bianco, sembrava
un ospedale.
A giudicare dalle grida provenienti dal fondo del
corridoio la partita doveva essere già cominciata. Raggiunse
finalmente le tribune, affacciandosi direttamente sul campo da gioco.
Si sedette, c’era molta gente ma riuscì ugualmente a
trovare un posto in prima fila.
Si stupì del gran numero di gente che era
accorsa per vedere la partita, per non parlare dei giocatori delle
altre squadre della prefettura che occupavano buona parte delle prime
file. Non c’era da stupirsi che ci fosse tanta gente perché,
anche se era solo un’amichevole d’allenamento in vista
delle nazionali, era uno scontro diretto tra le due squadre più
forti della prefettura.
Diede un’occhiata al tabellone e fu spiacevolmente
sorpreso da ciò che vide. Infatti, dopo soli cinque minuti
di partita lo svantaggio dello Shohoku era di ben 15 punti. “ma
cosa cavolo stanno combinando quei deficienti? Manco io e succedono
i casini!”.
Cominciò così a far attenzione al gioco
dei suoi compagni. Stavano giocando tutti male ma peggio di tutti
era Hanamichi che di fronte all’abile gioco di Nobunaga sembrava
quasi addormentato, incapace di fermare i suoi attacchi e tanto meno
di realizzare punti.
Al termine del primo tempo il distacco era aumentato
ulteriormente, avendo così, ben 25 punti di distacco. Si faceva
quasi fatica a credere che quella fosse la squadra che aveva messo
in difficoltà il Kainan alle finali.
Quando il suono dell’arbitro sancì la
fine del primo tempo Rukawa, senza nemmeno pensarci, lasciò
le tribune e raggiunse il corridoi che portava agli spogliatoi. Lì
incontrò Hanamichi. Appena il compagno gli fu davanti cominciò
ad ammonirlo con il suo solito tono freddo e scostante.
« ti sembra questo il modo di giocare –
in quel momento sembrava proprio il gorilla quando lo rimproverava
appena entrato in squadra – un bambino giocherebbe meglio di
te! Giochi da schifo! Che ne diresti di mostrare gli attributi e combattere
per vincere quella partita? Oppure hai paura di Kyota?»
Hanamichi non disse nulla, non fece nulla, non si
arrabbiò, si limitò ad abbassare lo sguardo e a raggiungere
i compagni nello spogliatoi, lasciando Rukawa attonito e sbalordito,
immobile in mezzo al corridoio, si era aspettato un’altra reazione
… più violenta.
Il discorso, in ogni modo, sortì i suoi effetti
e nel secondo tempo Hanamichi sembrava rinato, sapeva di avere gli
occhi di Rukawa puntati addosso e sapeva di dover vincere per lui
e per se stesso. Non aveva mai giocato così bene, ma non fu
abbastanza da poter vincere la partita, il distacco accumulato nel
primo tempo era uno spazio incolmabile per un unico uomo. Tuttavia
al termine della partita il Kainan riuscì a vincere solo con
cinque punti di vantaggio grazie alla maestria del suo capitano.
Appena terminati i saluti di rito con il Kainan,
Hanamichi si precipita sulle tribune dove sapeva, o sarebbe meglio
dire sperava, di trovare Rukawa che, però, nel frattempo si
era alzato e stava per abbandonare le tribune quando si trovò
di fronte la testa rossa.
«senti baka kitsune, hai lasciato la borsa
a casa mia quindi vedi di venirtela a riprendere perché io
non ho nessuna intenzione di portartela!… Aspetta qui! Poi andiamo.»
detto questo scomparve con la stessa velocità con cui era arrivato
e raggiunse correndo gli spogliatoi, non sembrava neppure che avesse
disputato una partita da tante energia aveva ancora in corpo. Si cambiò
in gran fretta e uscì dagli spogliatoi dove aleggiava un’atmosfera
tutt’altro che serena, tutti erano mesti per la sconfitta subita
tranne Sakuragi che cercava di non pensarci aiutato anche da un altro
pensiero, il suo nemico, il ragazzo che da poco aveva scoperto di
amare, il suo compagno di squadra, il suo Kaede (in realtà
Kaede è mio però per ragioni di copione ho dovuto cederlo
momentaneamente, ma rimane mio!!! NdA).
“quel ragazzo è strano! L’ho quasi
violentato, oggi l’ho trattato come un incapace, gli ho dato
del bambino e non mi sono neppure scusato, eppure si comporta così
… magari quella della borsa è solo una scusa, arrivati
a casa comincerà a picchiarmi, beh me lo meriterei, ma se crede
che mi lascerò picchiare da lui si sbaglia di grosso. Figuriamoci
se quel deficiente si fa tanti scrupoli a pestarmi in pubblico, dopo
tutto è quello che fa sempre … beh facciamo sempre.»
«finalmente pensavo non arrivassi più!
Forza muoviamoci» disse Rukawa, non appena il compagno lo raggiunse,
con tono freddo, cercando non far trasparire la sua leggera agitazione
e cercando di accorciare i tempi dato che non vedeva l’ora di
allontanarsi da Hanamichi che gli ispirava pensieri molto poco casti.
«senti un po’ baka kitsune vedi di non
parlarmi più in questo modo, io sono il grande tensai ricordatelo!»
«comunque non sei riuscito a vincere la partita,
quindi fammi il piacere di piantarla con queste cretinate.»
«… …»
“la partita … … no! non ci devo
pensare adesso il problema è un altro, devo trovare il modo
di dirglielo … si ma come? Quando? E come la prenderà?
Ah accidenti a lui perché mi devo sempre agitare e cacciare
nei casini con lui?…. potrei dirgli semplicemente che lo amo
o spiegargli i mie sentimenti ne suoi confronti con un giro di parole,
potrei cominciare a parlare di quello che accaduto stamattina e trovare
l’occasione per confessargli tutto … ma lui cosa prova
per me? Oddio! Ho dato per scontato che lui mi amasse, ma magari …
… si voleva solo divertire o … … umiliarmi. Accidenti
a questo non avevo ancora pensato. Adesso basta devi dirglielo non
puoi continuare così ti sta riducendo peggio di uno straccio
devi reagire. Si! Dovrei dirglielo adesso, qui in mezzo alla strada!»
Hanamichi tentò più volte di cominciare
il suo discorso ma senza risultato, dopo aver aperto la bocca per
parlare più volte la aveva subito richiusa senza far uscire
da essa alcun suono all’infuori di rumorosi respiri.
capitolo 9
Raggiunsero velocemente la casa di Hanamichi senza
che nessuno dei due parlasse. Entrarono.
« è in camera vero? »
Hanamichi fu colto alla sprovvista, ormai la borsa
se l’era completamente dimenticata, non era certo una cosa rilevante,
dopo tutto l’ha aveva utilizzata solo come scusa per passare
un po’ di tempo con lui e per riuscire a parlargli.
Il piano stava, però, fallendo miseramente
per sua incompetenza. Stava lasciando sfumare un'occasione dopo l’altra
e non gliene rimanevano ancora molte.
Senza aspettare troppo la risposta che tardava ad
arrivare, Rukawa, si diresse vero la camera che conosceva anche troppo
bene dopo l’attenta analisi della sera prima. Hanamichi lo seguì
come imbambolato, ipnotizzato, come una mosca che cerca la luce e
la segue fino anche a morire per raggiungerla e toccarla.
Prese la borsa e uscì dalla stanza, dirigendosi
all’ingresso per abbandonare definitivamente quella casa e per
non ritornarci più.
Hanamichi fu letteralmente preso dal panico, sentiva
gli ultimi granelli del suo tempo scivolare nella clessidra.
“no! Non puoi andartene via così, non
sono ancora riuscito a dirti quanto ho bisogno di te. Aspetta ti prego,
non solcare quella porta non negarmi la felicità, non mi gettare
nel baratro della solitudine. Se oltrepasserai quella soglia non avremo
più possibilità, io perderò già quel piccolo
frammento di coraggio che mi rimane, non farlo, rimani qui per me,
per noi ……”
Gli ultimi secondi che gli rimanevano stavano volando
via leggeri, contrassegnati dai lenti ma inesorabili passi di Rukawa
che ormai aveva raggiunto la porta. Con la mano sfiorò il metallo
freddo della maniglia. Ritrasse la mano come se scottasse. Il problema
era un altro, non voleva andarsene, non così, non in quel modo,
non voleva dire addio ad Hanamichi, ai suoi sentimenti, in quel modo
freddo e inespressivo, voleva riuscire a cambiare almeno una volta
per poterlo salutare. Lo sentiva, era dietro di lui, immobile e muto,
quanto avrebbe voluto girarsi e baciarlo, stringerlo fra le sue braccia
e non lasciarlo più. Sapeva che non era possibile, lui gli
aveva già dimostrato i suoi sentimenti e anche in modo molto
palese e la risposta era stata altrettanto chiara, un rifiuto.
Afferrò con forza la maniglia e cominciò
a girarla. Quella sarebbe stata la fine di tutto.
S'immobilizzò, sentiva il calore irradiarsi
dal suo braccio, il suo calore, il calore tanto sperato e cercato.
Bastava così poco per farlo impazzire? Una semplice mano che
gli stringeva il braccio?
Hanamichi con forza lo obbligò a voltarsi
verso di lui.
« che cosa vuoi, ho preso la borsa e me ne
vado! Non sei contento?»
« no! »
Un sussurro che si perse contro le labbra sottili
di Rukawa.
Kaede, inizialmente, si lasciò travolgere
da quel bacio appassionato, soffocato dal calore che lo avvolgeva,
che gli entrava nel corpo fino al cuore e oltre, nel suo essere, nella
sua anima. Il tepore si face strada in lui sbaragliando le sue difese,
travolgendo tutto ciò che incontrava sul suo passaggio, lasciando
scie di fuoco.
Ben presto però riprese il controllo di se.
Lo allontanò violentemente. La magia era spezzata. Il gelo
lo stava riconquistando. La paura lo aveva assalito e la stima per
se stesso era troppo fragile per resistere alla pressione.
« piantala di prenderti gioco di me! Non ti
permetto di deridere i miei sentimenti!»
« cosa? Mi credi così vile? …
non ti sto prendendo in giro, non potrei. Ho capito quanto io ti …
ti …»
“ perché non riesco a dirlo? È
così semplice. Ti amo ……ti amo e non posso fare
a meno di te”
« … …. Sei sicuro?»
Chiese Rukawa mosso dalla speranza, dalla paura,
dall’amore e dall’odio che scalpitavano nel suo cuore.
« si sono sicuro, ti voglio e ti desidero come
nessun altro al mondo»
Le ultime parole furono pronunciate con un filo di
voce, forse voleva essere solo un pensiero che si era trasformato
in parole contro la sua volontà o forse si vergognava solo
di ciò che quelle parole significassero.
Ugualmente Rukawa riuscì a sentirle. Quella
timida proposta aveva il tono di una supplica che proveniva direttamente
dal cuore. Un sussurro che aveva la potenza e l’intensità
di un grido perché non era solo la voce ma era tutto il suo
cuore, tutto il suo essere a chiederglielo e a volerlo.
Rukawa si avvicinò lentamente e gli avvolse
la vita con le sue braccia stringendolo a sé. Affondò
il volto nell’incavo delle spalle del compagno, lasciandosi
cullare teneramente dalla dolcezza di quell’abbraccio. In quel
momento esistevano solo loro due. Lui voleva assicurarsi che non fosse
uno dei tanti sogni che costellavano le sue notti travagliate, lo
stringeva forte per la paura che svanisse lasciandolo ancora solo,
orfano del suo stesso essere. Non era un sogno, il corpo che stringeva
era reale e soprattutto era suo. Aveva finalmente raggiunto la sua
chimera e certo se non fosse stato per il suo auto controllo qualche
lacrima avrebbe solcato quel pallido viso.
Fece un respiro profondo per ricacciare giù
le lacrime di gioia e sollevò il volto, guardandolo fisso negli
occhi con sguardo interrogativo. Ottenne un cenno d’assenso
col capo mentre il viso di fronte a lui assumeva una tonalità
rosso fuoco.
“ si! Sono sicuro, voglio farlo! ”
Rukawa ruppe l’abbraccio e gli afferrò
con decisione la mano trascinandolo in camera. Si fermò solo
davanti al letto, dove si voltò ricominciando a baciarlo appassionatamente
mentre le mani s'intrufolavano sotto la maglietta accarezzando la
pelle liscia e setosa si Hanamichi.
Gliela tolse lentamente baciando ogni centimetro
di pelle che scopriva. Lo spinse delicatamente sul letto mettendosi
a cav’alcioni su di lui.
Cominciò a depositargli dei lievi baci sul
collo per poi scendere verso il capezzolo. Glielo morse leggermente
provocando dei brividi di puro piacere nel corpo di Hanamichi che
ormai era in sua balia e incapace di fare altro se non mugolare di
piacere a quel caldo tocco.
Le mani di Kaede raggiunse i pantaloni neri della
tuta che Hanamichi indossava e, smettendo di baciarlo, glieli sfilò
e, contemporaneamente, gli accarezzò i fianchi, le cosce scendendo
fino ai piedi. Stessa sorte tocco ai boxer che caddero poco distanti
dal letto vicino ai pantaloni.
Kaede rimase qualche istante ad ammirare il corpo
nudo del compagno che aveva tante volte osservato e sognato e che
in quel momento si trovava sotto di lui eccitato per le sue attenzioni.
Sembrava totalmente assorto e rapito da quella visione.
Inaspettatamente, Hanamichi cominciò a spogliarlo
a sua volta. Gli sfilò la T-shirt per poi concentrarsi sulla
zip dei jeans, togliendoglieli con il suo aiuto insieme ai boxer.
Era bellissimo, lo sapeva, tutte le ragazze lo dicevano e spesso lo
osservava mentre si faceva la doccia negli spogliatoi, ma in quel
momento era diverso, poteva ammirare la sua bellezza senza vergognarsi,
senza negare a se stesso che quel corpo fosse dannatamente attraente.
Rukawa ricominciò a baciarlo aderendo con
il suo corpo a quello sotto di lui, sfiorando la sua pelle e sentendo
il suo calore. Avvertire l’eccitazione dell’amico premergli
sulla coscia, mentre questo spingeva il ventre verso di lui per trovare
un po’ di sollievo al desiderio, lo fece eccitare ulteriormente
e impazzire di soddisfazione.
Decise che era ora di dargli sollievo. Scese con
la bocca fino all'inguine lasciando sul suo percorso una lunga scia
di baci umidi. Raggiunta la sua destinazione, avvolse con la bocca
calda e umida il membro di Hanamichi che per lo stupore e la passione
si mise di scatto a sedere. Era una stranissima sensazione, nuova
per lui, ma avere la bocca di Rukawa, il suo calore e la sua lingua
che lo stuzzicava nella zona più sensibile del suo corpo lo
faceva impazzire dal piacere. Dopo un attimo di incertezza appoggiò
delicatamente la mano sul capo di Kaede intrecciando le dita ai suoi
finissimi capelli corvini e divaricò ulteriormente le gambe
per permettergli maggior libertà.
I gemiti divennero sempre più profondi fino
a trasformarsi in un grido quando, ricadendo spossato sul materasso,
si liberò nella sua bocca, avida di assaporare il suo sapore.
Rukawa ricominciò subito dopo a baciarlo e
a stuzzicarlo con le mani, avide, che gli accarezzavano tutto il corpo.
Hanamichi era di nuovo eccitato. Sdraiato sul letto, assecondava con
il corpo ogni singolo movimento delle mani del compagno. La pelle
era imperlata di sudore e il volto era voltato da un lato con gli
occhi chiusi quando disse con voce tremante:
« Kaede … ti prego!»
Non era certo il momento per pensare al fatto che
per la prima volta lo aveva chiamato per nome, non era poi così
strano che il suo amante lo chiamasse per nome, ma il suo amante era
Hanamichi e tutto cambiava. Sentire il suo nome uscire sinuoso dalle
labbra di Hanamichi gli faceva uno strano, se pur molto piacevole,
effetto. Erano pochi quelli che lo chiamavano per nome, solo i suoi
genitori che non c'erano mai, e a dir la verità erano pochi
quelli che lo chiamavano in genere.
« cosa c'è? Hai forse cambiato idea?»
« niente …»
Cosa gli poteva dire? Che per lui sentir pronunciare
il suo nome era inconsueto, non avrebbe certo capito. Lui non aveva
certo di questi problemi, sempre così vitale, espansivo, aveva
tanti amici che lo chiamavano per nome.
« … ne sei sicuro? Ti farò male?
»
« baka, ricordati che io non ho paura di niente,
non per niente mi chiamano il tensai, quindi muoviti.»
&laq