Titolo: Amato nemico
Autore: ki_chan
Numero capitoli: 10
Pairing: Rukawa x Hanamichi
Raiting: pg13
Anno: 2001

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conclusa

Amato nemico

capitolo 1

Il caldo sole estivo di giugno aveva appena occupato il posto della candida e serafica luna, mostrando il suo volto ancora rosso agli abitanti della prefettura di Kanegawa. I suoi raggi illuminavano la terra come una mano carezzevole scacciando la desolante oscurità.

Le sue candide mani avevano raggiunto anche un ragazzo dai capelli corvini e dalla bellezza quasi inumana, forse più adatta ad un dio. Il corpo snello si ergeva in tutta la sua perfezione, avvolto da una camicia bianca e un paio di pantaloni neri, baciato dal tepore del sole mattutino.

Era sulla sua bicicletta quando una strana sensazione, che ormai gli attanagliava lo stomaco da qualche tempo e a cui non sapeva ancora dare un nome ma soprattutto una spiegazione, si fece più imponente nella sua mente e soprattutto nel suo cuore gettandolo in uno stato d’inquietudine mai provata. Totalmente assorto nei suoi pensieri e nel cercare di capire cosa gli stava capitando da qualche tempo, non prestò attenzione a quella piccola e apparentemente insignificante stradina che sbucava sulla via che stava percorrendo in sella alla sua bici.

Altrettanto distratto era un altro ragazzo che camminava proprio in quella via pensando al basket e al suo amore, la cara e dolce Aruko. Ma occupò il posto di quei dolci pensieri un altro forse più sconvolgente. Hanamichi si era reso conto, infatti, che Haruko ormai non era più così importante per lui e che il suo grande interesse era il basket e … e … “scemo, ma perché ogni dannatissima volta che penso al basket mi deve sempre venire in mente ….”

Ma i suoi turbolenti pensieri furono bruscamente interrotti da qualcosa, o meglio qualcuno che gli era venuto addosso e che ancora era sopra di lui. L’impatto non era stato forte ma ugualmente i due ragazzi per qualche istante non avevano aperto gli occhi, forse anche per paura di spezzare quel momento tanto inusuale quanto piacevole per entrambi, se pur inconsciamente.

Aprirono gli occhi quasi contemporaneamente. Rukawa aveva la testa dolcemente appoggiata sul muscoloso torace di Hanamichi e per questo non poté vedere lo stupore, e forse anche qualcos’altro, di Hanamichi. Lo stupore però si fece sentire molto bene: «brutta volpe…. Staccati immediatamente da me!».

Solo al suono di queste parole dette con tanta foga dal suo compagno di squadra, Kaede comprese finalmente quello che era accaduto e bruscamente si allontano da quel dolce tepore emanato dal corpo di Hanamichi.

Ora i due ragazzi si trovavano in piedi l’uno di fronte all’altro. Hanamichi ansimava per la rabbia e l’imbarazzo, visibile anche dal suo rossore diffuso sul volto, mentre Rukawa manteneva il suo aspetto freddo e distaccato, anche se l’interno della sua mente e del suo corpo erano pervase da un turbine di numerose emozioni non ben definite.

Rimasero in quella posizione per qualche secondo, quando il silenzio fu interrotto dalla voce di Hanamichi: «la prossima volta guarda dove vai, baka!»… queste parole volevano essere dette con rabbia ma stranamente quelle parole esprimevano tutto tranne la rabbia.

Durante lo scontro Kaede si era ferito alla fronte, era solo un piccolo taglio ma da quest’ultimo aveva cominciato uscire del sangue formando una delicata linea scarlatta sul suo viso perfetto, simile a quello di un dio. L’attenzione di Hanamichi fu istintivamente attratta da quel dolce segno rosso e preso un fazzoletto, quasi inconsciamente lo pose delicatamente sulla ferita del compagno per tamponarla. “ ma che cavolo sto combinando lui è il baka kitsune che mi ha rubato il cuore di Haruko…. lui è il mio rivale .. il mio nemico…”.

Improvvisamente ritrasse la mano, spaventato dalle sue azioni e dal contatto con la pelle liscia e setosa di Rukawa. Cerco anche di dire qualcosa ma riuscì solo a mugugnare parole incomprensibili e diventare ancora più rosso.

A quel gesto Kaede, destatosi dal torpore che avvolgeva la sua mente e il suo corpo, si girò, prese la bicicletta e si allontanò velocemente senza dire nulla.

«grazie»

Era l’unica cosa che Rukawa era riuscito a pronunciare, dopo essersi allontanato, pur sapendo che il destinatario delle sue parole era troppo lontano per poterlo udire, ma spaventato dalle sue stesse parole aumentò l’andatura come se in questo modo potesse scappare da se stesso e dai suoi sentimenti.

Hanamichi si era, invece, diretto, perplesso e confuso, velocemente a casa, cercando di non pensare troppo a Rukawa e a quello che era appena accaduto tra loro.

 

 

capitolo 2

Il giorno successivo passò tranquillo e così anche quelli seguenti. I problemi cominciarono per entrambi due settimane dopo.

La mattina era trascorsa senza grandi emozioni per Hanamichi. Rukawa, invece, non era proprio riuscito a chiudere occhi durante le lezioni, contrariamente al solito, perché il suo sonno era guastato dalla continua presenza, nei suoi pensieri, del volto, e non solo, di Sakuragi.

"ma perché cavolo continui a perseguitarmi con la tua faccia … … … " ma l'unico aggettivo che gli veniva in mente, adatto a descrivere il viso del suo compagno, era bella, attraente, ingenua, …

"ma che cavolo sto dicendo, è impossibile sto parlando di quel baka di Sakuragi. Ahhhhhhhhhh"

Non era molto convinto del suo ultimo pensiero ma, fortunatamente, il suono della campana sancì la fine della lezione, di cui lui non aveva ascoltato neanche una parola, e, soprattutto, dei suoi pensieri.

Prese la borsa e si diresse ancora un po' confuso in palestra per gli allenamenti.

Quando arrivarono gli altri giocatori dello shohoku trovarono l'asso della squadra che si allenava a tirare a canestro, questo non stupì i suoi compagni che sapevano bene quanto si allenasse anche da solo. L'unico ragazzo che rimase sorpreso fu Hnamichi che rimase per qualche minuto ad osservarlo, incantato dai suoi movimenti perfetti e sinuosi.

Appena si accorse di cosa stava facendo, ma soprattutto chi stava ammirando, divenne rosso fino alla punta dei piedi e, arrabbiato con se stesso, si diresse verso gli spogliatoi, bofonchiando parole senza senso. Questo comportamento, certo, non sfuggì a Rukawa che sembrava non dare mai importanza a niente, ma che in realtà era un ottimo osservatore. Ugualmente dopo qualche minuto di perplessità si riconcentro sul gioco, l'unica cosa che era in grado di scuotere il suo temperamento freddo e distaccato, almeno era quello che lui pensava e sperava.

«Forza ragazzi fra una settimana ci sarà l'amichevole con il Kainan. Alle finali ci a sconfitti ma questa volta dobbiamo vincere ! ci servirà come allenamento per le nazionali. … … … Shohoku fight!» la voce di Akagi risuono nella palestra.

Gli allenamenti terminarono e tutti si diressero verso gli spogliatoi per una doccia rilassante e rinfrescante. Kaede e Hanamichi, però, preferirono prolungare la loro permanenza in palestra per degli allenamenti individuali in vista dello scontro con il vincitore del torneo interscolastico.

Ormai tutti se n'erano andati quando i due giocatori dello shohoku, sfiniti, terminarono il loro allenamento supplementare. Kaede, per primo, si andò negli spogliatoi e poi alle docce, un po' infastidito dalla presenza del compagno che non era mai rimasto dopo gli allenamenti. Girò il rubinetto e si posizionò sotto il getto di acqua. " ma quel baka doveva proprio fermarsi ad allenarsi, non lo ha mai fatto, che scocciatore ! … … … ma perché sono così agitato è normale cambiarsi con i propri compagni di squadra !giusto???"

Rapidamente chiuse l'acqua e con l'asciugamano attorno alla vita si diresse verso la sua borsa. "per fortuna che non l'ho incontrato così sarà più facile … ma facile cosa?? Perché ho tutti questi problemi, accidenti a lui!!"

Ma proprio in quel momento, mentre usciva dalle docce incontro Hanamichi che nel frattempo aveva finito gli allenamenti e si stava anch'esso andando alle docce. Un brivido gli percorse tutta la schiena, ma ovviamente il suo aspetto esteriore rimase immutato e si limitò al proseguire verso gli spogliatoi per cambiarsi. "ma che cazzo mi sta succedendo, lui è il do'aho. Deve essere la stanchezza, non … non può essere che … … … no! E' la stanchezza!"

Hanamichi, invece, era impegnato a dissimulare lo strano rossore che gli aveva pervaso il viso non appena aveva visto e incrociato Rukawa.

Kaede, ancora un po’ confuso, si diresse velocemente verso la sua borsa con l’intenzione di vestirsi rapidamente e abbandonare quel luogo, prima che Hanamichi tornasse dalla doccia. Ma, in questo, fu rallentato dal fatto che, pur avendo cercato per tutta la sacca, non era riuscito a trovare la sua tuta. Così quando Hanamichi tornò dalla doccia, Kaede indossava ancora solo l’asciugamano. Accortosi del suo arrivo, Rukawa, s’irrigidì e divenne ancora più scontroso del solito (non so se è possibile?).

« Hanamichi, io devo andare se no mio fratello mi sgrida, ciao » la voce di Haruko risuonò nella palestra. La ragazza, infatti, aveva insistito per assistere anche agli allenamenti solitari dei due giovani talenti dello Shohoku, anche se la sua attenzione era interamente rivolta ad uno solo dei due ragazzi. (provante ha indovinare chi è?)

« d’accordo Haru-chan, a domani » rispose un Hanamichi ormai totalmente rosso e con gli occhi a forma di cuoricini.

Ben presto una voce fredda e tagliente lo riscosse «come mai non gli corri dietro?… ma chissà perché perdo tempo con te poi?!»

Cominciò così tra i due un lungo e acceso discorso:

« cosa intendi dire, scusa?»chiese Hanamichi con la voce rotta dalla rabbia.

«Dico solo – continuò freddo – che di solito sei sempre dietro a quella sciocca e petulante ragazzina …» ma fu bruscamente interrotto dal compagno « cos’hai detto? Baka kitsune, rimangiati immediatamente quello che hai detto!»

« no!» la risposta fu secca, precisa e raggelante, secondo lo stile di Rukawa, impedendo all’interlocutore di poter replicare.

Hanamichi non ci vedeva più dalla rabbia, si scagliò violentemente contro il compagno. La rabbia, però, non era certo dovuta all'insulto nei confronti della sua amata Haruko, bensì perché le parole del suo eterno rivale e nemico, Rukawa; erano veritiere.

Kaede, stremato dai duri allenamenti supplementari, non riuscì a sostenere l'impeto e il peso del compagno, cadendo entrambi sul pavimento fresco degli spogliatoi. Si trovò così coricato sul pavimento con Hanamichi a cavalcioni su di lui che furente voleva riempirgli la faccia di pugni che Si limitò a parare con molta disinvoltura. Gli afferrò con forza i polsi, guardandolo con sguardo severo ma allo stesso tempo con un leggerissimo velo di tristezza. La stretta violenta fece calmare Hanamichi che liberatosi i polsi cominciò a contemplare il volto e il corpo dell'odiato rivale. Era praticamente la raffigurazione della perfezione, la sua pelle era liscia e chiarissima come quella di un bambino.

"sembra proprio un dio, capisco perché tutte le ragazze lo adorano" pensava Hanamichi mentre, inconsciamente, appoggiava la sua mano ancora umida, per la doccia, sul ventre muscoloso di Rukawa, sussultarono entrambi per il piacere di quel delicato contatto. Hanamichi cadde in uno strano tepore in cui non era in grado di capire bene ciò che stesse accadendo.

Rukawa, invece, concentro la sua attenzione sulle piccole goccioline che ricoprivano ancora dopo la doccia, corpo del compagno che era tanto vicino da farlo impazzire. Ma non appena la mano curiosa di Hanamichi cominciò a muoversi verso il basso in una dolce carezza, fu invaso dal piacere che era possibile riscontrare anche nello stato d'eccitazione del suo basso ventre. I due corpi erano talmente vicini che anche Hanamichi poté accorgersi dei sentimenti di Rukawa che a sua volta percepì l'eccitazione crescente che invadeva anche il corpo sopra di lui.

La mano aveva ormai raggiunto l'asciugamano e si accingeva a proseguire la sua esplorazione anche al di sotto quando il corpo di Kaede s'irrigidì e, nel suo sguardo, la durezza e la severità occuparono il posto del piacere che fino a qualche secondo prima albergava nei suoi occhi, rendendosi conto di ciò che stavano facendo. Questa reazione ridestò Hanamichi dal torpore e dall'incoscienza che lo avevano guidato nelle sue inibite azioni. Bloccò immediatamente e la ritrasse mentre il suo volto si tingeva di in rosso rubino.

Contemporaneamente i due ragazzi si alzarono di scatto rimanendo per qualche istante immobili, l'uno di fronte all'altro con il fiatone dovuto all'eccitazione ancora presente nei loro corpi.

Kaede allora si diresse, imbarazzato, arrabbiato e sconvolto, verso la sua borsa, si cambiò velocemente e, indossando la divisa scolastica, non trovando la tuta, uscì non vedendo l'ora di allontanarsi dagli spogliatoi e dal ragazzo che poco prima gli aveva posato un'audace carezza sul corpo.

"mi stava toccando, e io ho acconsentito … … cosa aveva intenzione di farmi? O forse sarebbe più corretto dire cosa noi due stavamo per fare! Oddio no … …".

I pensieri che lo accompagnarono fino a casa e per tutta la notte, passata in pratica senza dormire, erano molto simili e, soprattutto, riguardavano una sola persona, lui, colui che odiava di più ma che durante la notte capì d'amare.

 

capitolo 3

Hanamichi era tornato a scuola dopo tre giorni d’assenza. Stava percorrendo il lungo corridoio che lo portava alla sua classe, sperando in cuor suo di non incontrare Haruko e tanto meno Rukawa, causa della sua lunga assenza. Le lezioni sarebbero cominciate dopo qualche minuto, ormai avrebbero dovuto essere tutti in classe, almeno così sperava Hanamichi.

Una voce richiamò l’attenzione di Sakuragi. « ciao Hanamichi come mai eri assente i giorni scorsi?». «Stavo male! Scusa ma devo andare ho fretta!» era stato un po’ freddo e le aveva mentito, ma cosa le doveva rispondere? Che era colpa del suo amato e ammirato Rukawa? Non era riuscito nemmeno a guardarla in faccia, si sentiva in colpa per averla tradita, come se tra loro ci fosse qualcosa di più che un’interessata amicizia.

"dove si sarà cacciato quell’idiota? Forse è assente anche oggi.” Questi pensieri popolavano la mente della giovane promessa del Basket che militava nelle file dello Shohoku con la maglia numero 11, che si era appoggiato davanti alla classe di Hanamichi ad aspettare quest’ultimo. Quando scorse nel corridoio quell’inconfondibile capigliatura rossa ebbe un doloroso tuffo al cuore e fu inconsciamente preso dalla paura, ma ovviamente nulla, nessun sentimento trapelò all’esterno.

Hanamichi, vistolo, si diresse rapidamente verso la sua classe senza neanche guardarlo. Rukawa, allora, irritato, gli si avvicinò e disse con voce fredda: «ti devo parlare! Durante l’ora di pranzo sul tetto … vedi di esserci do’hao». Hanamichi non ebbe il tempo di replicare perché Kaede sene era già andato lasciandolo lì come un’idiota.

« quello era Rukawa?! Ah … … è proprio un figone!» « oh si è bellissimo … … YYY!!!»

Hanamichi non si accorse nemmeno dei commenti che riecheggiavano nei corridoi perché era completamente sopraffatto dal terrore e dallo sconcerto. “ cosa vorrà da me? Vorrà ricattarmi con quello che è accaduto negli spogliatoi!? No!… non glielo permetterò, passerà la pausa pranzo più brutta della sua vita! Non vorrei fargli del male ma se mi costringe … … ma cosa sto dicendo non mi è mai interessato niente di lui, ho sempre sperato d’avere una scusa per picchiarlo e ora non voglio fargli male … oh …forse … forse lui mi … mi piace ahhhhhhhhhhhhhhhhh … no! Non è vero! Assolutamente no!

Ora di pranzo. “accidenti a lui, quell’adorabile idiota è in ritardo, speriamo che si dia una mossa. … non posso negare che quell’arrogante e idiota rossino ha uno strano effetto su di me, ho passato questi giorni e notti a pensare a lui, a quello che è successo, al nostro rapporto, a quello che provo per lui. Ora posso dire d’essere sicuro di quello che provo, io gli voglio bene, era da qualche tempo che avevo dei sospetti a riguardo ma ho sempre cercato di evitare l’argomento. Ma non è per questo che sono qui! Non può continuare ha comportarsi così da irresponsabile, sta sprecando il suo talento non venendo agli allenamenti qualcuno glielo deve dire, io glielo devo dire!”… “ fra due minuti me ne vado”

Erano passati già venti minuti da quando la campanella aveva sancito l’inizio della pausa pranzo quando finalmente si spalancò la porta che permetteva l’accesso al terrazzo. Hanamichi, finalmente, si presentò all’appuntamento con molto ritardo.

«Sono qui! Cosa vuoi? Parla!» disse Hanamichi con tono duro ma il tremolio della voce tradì la sua agitazione sempre crescente. Freddo, impenetrabile, impassibile, calmo, distaccato e indifferente, Kaede cominciò la sua ammonizione:

« volevo parlarti riguardo a quello che è successo qualche giorno fa negli spogliatoi…» fa fu bruscamente interrotto da Hanamichi che terrorizzato e furente disse: « vuoi ricattarmi non è così?! Sei solo un vigliacco! Bastardo!»

« ehi baka non è come pensi tu!» ma Hanamichi non sentì le parole del suo nemico e si scagliò contro di lui gridando: « non te lo permetterò mai!»

« fermati stupido idiota, hai frainteso le mie intenzioni! Aspetta!» … «ahi, ma sei impazzito!?» un gancio d’inaudita potenza colpì al volto il numero 11 dello Shohoku che, però, non attese molto a restituirglielo con altrettanta forza. I due compagni di squadra cominciarono, così, ad azzuffarsi con incredibile impeto e rabbia.

Solo dopo alcuni minuti i due ragazzi, sfiniti per la lotta, si fermarono, guardandosi intensamente e ansimando. Passarono alcuni istanti di silenzio, interrotto, poi, da Rukawa che, dopo essersi passato il dorso della mano sulle labbra per asciugarsi il sudore e il sangue che fuoriusciva da un piccolo taglio sul labbro, disse:

« sei solo un idiota, non hai capito niente … ma dopotutto dovevo aspettarmelo da te».

La risposta arrivò repentina da parte di un furente Hanamichi « come ti permetti, stupida volpe, ricordati … …»

« zitto!! – lo interruppe brusco – sono venuto qua solo per dirti che sei un idiota, ma soprattutto un immaturo; dici di essere il tensai e poi per uno stupido incidente non ti presenti più agli allenamenti! Se vuoi diventare un giocatore mediocre devi amare il basket!oh.. scusa dimenticavo che tu sei entrato in squadra solo per far piacere a quella!» [ forse si capisce troppo che la odio??? ]

« come ti permetti di dirmi che sono un immaturo io sono il tensai, ricordatelo! Ma soprattutto io amo il basket, hai capito?!»

« bene allora non ci sono problemi, oggi verrai agli allenamenti!»

Certo non cera bisogno che ti scomodassi tanto! E comunque in questi giorni sono stato male, non sono venuto per questo, non certo per quello che è accaduto!».

Mentre Hanamichi stava ancora inveendo contro di lui, Kaede prese la borsa e se ne andò lasciandolo molto pensieroso e arrabbiato. “ma chi cazzo si crede di essere quella stupida volpe! … … ma perché si sarà interessato di quello che faccio, non ci siamo mai sopportati e ora mi sgrida, perfino, perché ho saltato gli allenamenti. Ma la cosa più sconvolgente e drammatica è che il suo interessamento mi fa stranamente piacere. Ohh … basta con questi strani pensieri devo piantarla!”

Rukawa non aveva certo pensieri più tranquilli e sereni, infatti, anche se non lo dava a vedere era anch’esso profondamente turbato “ accidenti a lui, mi ha fatto proprio arrabbiare! … ho detto ‘stupido incidente’ ma lo sarà davvero? … ma cosa vado a pensare. Me lo devo togliere dalla testa e al più presto, sarà meglio per tutti e due!! …si molto meglio per entrambi!”

 

 

capitolo 4

«Shohoku fight!» Un grido profondo proveniente dal capitano della squadra riecheggiò nella palestra, sancendo l’inizio degli allenamenti del club di basket della scuola.

«Domani ci sarà l’amichevole con il Kainan!dobbiamo vincere! Vi voglio carichi e pronti, quindi dopo i soliti trenta giri della palestra di corsa disputeremo una partita di preparazione. Forza pigroni! Cominciate a correre!»

poi voltandosi verso la porta che si stava aprendo disse rivolgendosi al membro della squadra che stava entrando in quel momento «sei arrivato finalmente, Hanamichi, pensavamo te ne fossi andato! … … ti dai una mossa, devi recuperare il tempo perso!»

Detto questo il gorilla raggiunse i compagni cominciando anch’egli a correre.

Dopo il rimprovero di Akagi, Sakuragi si fermò ugualmente sulla porta, cercando con lo sguardo Rukawa.

“hai visto baka kitsune sono venuto, non sono un immaturo!” almeno questo era quello che avrebbe voluto dirgli, ma l’asso della squadra non lo degnò nemmeno di uno sguardo continuando a correre.

Perché voleva il suo consenso? Aveva sempre giurato d’odiarlo, o forse era solo un modo per giustificare sentimenti molto differenti, che poco avevano con l’odio? Cercava sempre la sua attenzione, il suo consenso, voleva dimostrargli il suo valore. I loro insulti, le loro risse non erano, forse, il loro modo, un po’ rozzo, di comunicare? La sua sfida sempre aperta sul campo da gioco non era forse un tentativo di farsi notare da lui? Voleva batterlo per contare finalmente qualcosa per lui e magari ricevere anche dei complimenti.

Hanamichi era troppo infuriato per porsi queste domande o forse temeva troppo le risposte che sarebbe stato costretto a darsi.

Si avviò verso gli spogliatoi, spalancando la porta con un calcio e pensando “quella kitsune stupida e arrogante, non mi ha degnato nemmeno di uno sguardo, come se non esistessi. Eppure è stato lui a farmi la ramanzina perché nei giorni scorsi ero assente! … … Ma chissene frega!”

Gli allenamenti non andarono certo meglio di come erano cominciati. Akagi aveva formato le squadre e Hanamichi e Rukawa appartenevano a due squadre diverse.

Per l’intera durata del primo tempo la partita si svolse tranquilla, in perfetta parità, le due squadre erano allo stesso livello.

Rukawa aveva giocato splendidamente ma aveva totalmente ignorato Hanamichi che di questo ne soffriva molto, tramutando la sua sofferenza in rabbia che lo portò a giocare anche peggio del solito.

Era cominciato il secondo tempo già da cinque minuti, quando si preannunciò un duro scontro tra le due matricole più promettenti della squadra.

Il numero 11 aveva ormai raggiunto l’area di tiro e si accingeva a fare una splendida schiacciata. Ma gli si parò davanti il numero dieci deciso ad interrompere la sua corsa a canestro.

Concitato dalla partita e infuriato con Rukawa per l’indifferenza nei suoi confronti, Hanamichi commise l’ennesimo fallo della partita. Rukawa cadde dolorante al suolo perdendo i sensi.

«Ehi baka kitsune, apri gli occhi, non è divertente come scherzo!»

gli intimò imperioso Hanamichi che lo aveva subito soccorso.

Quando riprese i sensi l’unica cosa che riuscì a percepire era un tremendo dolore al ginocchio destro. A causa del fallo, infatti, era caduto a terra battendo violentemente il ginocchio sul parquet riacutizzando un antico dolore, dovuto a un vecchio incidente.

Qualche secondo dopo, ritornando alla realtà, riaprì lentamente gli occhi. La prima persona che vide era Hanamichi che continuava a chiamarlo preoccupato, con il volto segnato dalla paura e dalla preoccupazione per la salute del compagno ancora riverso sul pavimento.

Rukawa lentamente si mise a sedere, tenendosi con entrambe le mani il ginocchio dolorante e trattenendo a stento un gemito di dolore. Sulla palestra scese il silenzio, tutti erano preoccupati per le sorti del loro compagno, ma nessuno aveva il coraggio di dir nulla. Solo Hanamichi, ancora scosso e preoccupato, tentò di rivolgergli la parola. «cos’hai? Ti sei fatto male? Perché ti tieni il ginocchio?… … Allora vuoi dire qualcosa, baka kitsune?».

Con uno sguardo glaciale interruppe la valanga di domande che lo stava sommergendo. Lasciando il povero Hanamichi attonito.

“perché mi avrà guardato così? I suoi occhi erano e sono colmi di odio … come se … … mi ritenesse responsabile del suo incidente … ma chi si crede di essere, io non centro niente! … o no? Certo se io non avessi commesso quel brutto e inutile fallo lui non sarebbe caduto malamente battendo il ginocchio … uffa ha ragione lui, è stata tutta colpa mia se adesso è seduto sul parquet tenendosi il ginocchio dolorante! … però scusa, anche lui potrebbe evitare di rinfacciarmelo!

… … beh ma a me non interessa niente! Che m’incolpi pure, che mi odi, tanto lo fa già - a quella constatazione il suo cuore si fece più pesante – io la detesto quella stupida volpe arrogante, altezzosa, menefreghista, scorbutica, silenziosa, fredda … … … … e allora perché mi sento terribilmente in colpa e il mio cuore geme di dolore a vederlo soffrire? Perché tutto questo?… …”

Hanamichi, però, si sentiva troppo colpevole per potersi accorgere che Rukawa, almeno per una volta, non lo accusava di quello che era successo. Vide negli occhi del compagno solo ciò che la sua coscienza gli faceva vedere: l’odio. In realtà quegli occhi nerissimi erano velati solo dal dolore e dalla tristezza mal celati. Tristezza causata dal pensiero di non poter disputare la partita contro Maki, contro quella testa calda di Kyota e contro gli altri giocatori del Kainan che si sarebbe tenuta il giorno seguente.

Rukawa si alzò e con l’aiuto del capitano e di Kogure raggiunse zoppicando gli spogliatoi dove il vice capitano si prese cura amorevolmente del suo ginocchio. Prese sacchetto di ghiaccio istantaneo dalla cassetta del pronto soccorso e la appoggiò sul ginocchio di Kaede dicendo: « devi tenerlo sul ginocchio per un po’ poi te lo fascerò, va bene? Io nel frattempo vado a finire la partita al tuo posto … … Come va il ginocchio? Ti fa molto male?»

«mhhh»

Ma Kogure non si offese per la risposta scortese del compagno, di cui ormai conosceva i modi poco gentili, continuando a parlargli gentilmente « il problema è un altro vero? La partita di domani o sbaglio?»

Kogure non ricevendo alcun tipo di risposta. Per nulla arrabbiato, si diresse in palestra e raggiunta la porta degli spogliatoi, prima di uscire, si girò verso di lui e con un dolcissimo sorriso gli disse: « è solo un’amichevole non ti preoccupare avremo altre occasioni per giocare contro il Kainan» poi, senza aspettare la risposta che sapeva non sarebbe mai arrivata, uscì e raggiunse i compagni lasciandolo solo negli spogliatoi.

Si coricò, allora, sul una panca. Negli spogliatoi giungevano le voci soffuse dei compagni, ma l’infortunato asso della squadra era ormai totalmente immerso nei suoi pensieri da non udire quelle voci che gli erano familiari.

Non era da tanto che era entrato a far parte della squadra ma ormai non avrebbe più potuto fare a meno della loro compagnia, in campo ovviamente, non lo voleva ammettere ma si trovava bene con loro, ormai erano una squadra e sarebbero approdati alle nazionali. Certo al di fuori del rettangolo di gioco non contavano niente, come tutto e tutti a dir la verità. L’unica cosa che contava veramente qualcosa per lui era il basket.

Il basket … … fin da quando era piccolo lo aveva amato e da lui aveva avuto molte soddisfazioni. Era l’unica cosa che realmente contasse per lui, che amasse, a cui dava tutto se stesso … … l’unica in grado di proteggerlo dagl’altri. Non c’era bisogno di parlare di comunicare, solo di correre più veloci degli altri, saltare più in altro degli altri e fare canestro, forse era per quello che l’aveva scelto, ormai non si ricordava il motivo era passato tanto tempo. Per lui il basket era questo, lui e il canestro, nient’altro. Per lui i suoi compagni di squadra non contavano niente, non aveva bisogno di loro, non aveva bisogno di nessuno, lui sarebbe diventato il numero uno del Giappone, e ci sarebbe arrivato da solo, unicamente con il suo talento e con la voglia di vincere. Aveva vissuto e giocato con questa convinzione ma ora non ne era più così certo, da quando era entrato a far parte di quella squadra di teppisti. Quei ragazzi erano riusciti a far svanire con un soffio tutte la sue convinzioni e le sue sicurezze, soprattutto il giocatore più idiota del Giappone e con una capigliatura assurda era riuscito a farlo riflettere. E ora … non poteva più fare a meno di loro e di lui. Non poter giocare con loro lo faceva star male più di quanto potesse e volesse immaginare. Certo poi c’era la voglia di battersi, di vincere il Kainan … ma, in realtà, contro chiunque sarebbe stata la medesima cosa, a lui bastava giocare perché il campo da basket è il suo mondo e lui il suo re. Ma era finito tutto! Chissà per quanto tempo non avrebbe potuto giocare giorni, settimane o addirittura mesi.

Si ricordava ancora quel dannato “incidente”. Era successo cinque anni prima durante una rissa con dei teppisti della scuola che frequentava. Il capo di questi ragazzi, arrabbiato con Kaede perché aveva rubato il cuore della sua ragazza, aveva riunito la sua banda e avevano cominciato a picchiarlo, Rukawa si era difeso molto bene, riuscendo a tener testa a quattro avversari, ma sfortunatamente non si era accorto che uno di questi aveva impugnato una spranga e si accingeva a colpirlo sul ginocchio. Il dolore fu tale da fargli perdere i sensi. I quattro ragazzi scapparono lasciandolo solo nel cortile della scuola. Quando rinvenne raggiunse a fatica l’infermeria dove gli preannunciarono una convalescenza molto lunga in cui non avrebbe dovuto giocare a basket. Furono i tre mesi più brutti della sua giovane vita, lo avevano privato di quello che lui amava, della sua stessa vita. Fortunatamente però era guarito perfettamente e non aveva più avuto problemi fino ad allora, quando Hanamichi lo aveva buttato a terra con un brutto fallo. Non era del tutto colpa di Sakuragi e lui lo sapeva ma quella situazione era talmente angosciante …

I suoi tristi pensieri furono bruscamente interrotti dall’arrivo dei suoi compagni che, terminati, gli allenamenti si erano riversati nello spogliatoio.

Kogure, appena entrato, si diresse verso Rukawa e gli fasciò il ginocchio dolorante e subito dopo andò anch’egli a cambiarsi.

 

 

capitolo 5

Hanamichi non aveva ancora avuto modo, ma soprattutto il coraggio per parlare con Kaede e magari anche scusarsi con lui. Decise ugualmente di tornare a casa lasciandolo alle amorevoli cure del vice capitano. Uscendo però dalla palestra assistette involontariamente al dialogo tra il capitano e Ayako:
« … è una vera sfortuna che Rukawa si sia infortunato, così domani non potrà disputare l’amichevole …». Il resto della conversazione Hanamichi non lo sentì neanche perché quelle parole gli continuavano a rimbombargli insistenti nel cervello. “ non avevo idea … non ho nemmeno pensato che probabilmente a causa di quell’infortunio domani non potrà giocare. Porca paletta … questa volta l’ho combinata grossa, quando imparerò?! … adesso mi odierà per questo e ha ragione, lui vive per giocare a basket. … … devo parlargli, non posso andarmene come se nulla fosse successo. Lo aspetterò qui, quando esce troverò un modo per farmi perdonare o almeno ci provo!”

Kaede era ancora negli spogliatoi, anche se tutti ormai se n’erano andati, perché il male al ginocchio gli rallentava i movimenti. Quando finalmente uscì, si diresse, zoppicano, direttamente alla sua bicicletta, senza nemmeno accorgersi della presenza del compagno che lo stava aspettando appoggiato al muretto.

Quando ebbe raggiunse, a fatica, la bicicletta udì la voce di Hanamichi che, pur avendolo visto appena uscito dalla palestra, non aveva avuto prima il coraggio di rendere nota la sua presenza.
« ma se non riesci nemmeno a camminare come pretendi di tornare a casa in bici?»
« … mhhh …»
« perché non prendi il treno, la bici la puoi lasciare qui e riprenderla domani!»
«Perché non ci sono fermate vicino a casa mia … e in ogni modo a te cosa importa, scusa?»
« mhhh…» Hanamichi stava per riempirlo di botte, serrò i pugni pronti a scagliare un violento gancio. “io mi preoccupo e sono relativamente gentile con lui e in cambio ricevo solo risposte scorbutiche da quell’idiota!”.
Riuscì però, ugualmente, a mantenere la calma e, anche se aveva tanta voglia riandarsene lasciandolo solo con i suoi problemi, fece una proposta che sconvolse anche lui. Quando le parole, uscite in fretta e senza la supervisione del cervello dalla sua bocca, raggiunsero le sue orecchie e comprese il loro vero significato si sconvolse. Sentimento condiviso pienamente da Rukawa. Mai Hanamichi avrebbe potuto immaginare di fare una simile proposta al suo peggior nemico:
«Beh … allora vieni dormire da me! Domani quando starai meglio potrai tornare a casa tua!»

“cos’ho fatto?!beh ormai non posso più tirarmi in dietro, così imparo a parlare senza riflettere! … poi non mi dispiace più di tanto ospitarlo a casa mia, potrebbe essere un’occasione per conoscerci meglio … …ma cosa m’importa … io non ho mai voluto conoscerlo meglio e certo non comincerò stasera. Comunque ormai glielo ho detto!”

Rukawa era rimasto immobile, paralizzato dallo shock, incredulo, titubante, dubbioso, sconvolto e piacevolmente colpito. Non sapeva cosa rispondergli, certo gli faceva estremamente piacere che fosse gentile e premuroso con lui ma era dubbioso sul perché lo facesse.

«Beh … lo prendo come un si! Forza andiamo, casa mia non è molto lontano! La bici la prendo io!» … … « dai forza muoviti non ho intenzione di rimanere qui ad aspettarti … … guarda che anche se non ce la fai a camminare non ti porto certo in braccio quindi datti una mossa». Hanamichi, visto il volto sconvolto e stupito del compagno cercò di minimizzare la stranezza di quella proposta facendogli intendere che non gli interessava nulla di lui e del suo dolore anche se non era completamente vero.

Durante tutto il tragitto nessuno dei due ragazzi ebbe il coraggio di aprir bocca, ma entrambi pensarono molto a quello che gli stava succedendo.

“ accidenti che situazione! Ma perché l’ho invitato a casa? Quella baka kitsune mi fa fare cose strane che non avrei mai pensato di fare, come ad esempio negli spogliatoi qualche giorno fa, cosa mi era saltato in mente … per fortuna che a lui non sembra importargli tanto … lo ha definito uno stupido incidente! … … beh è da quando lo conosco, anzi da quando l’ho visto sul terrazzo la prima volta, che provo qualcosa per lui non so cosa, ho sempre pensato che fosse odio ma adesso non ne sono più così certo … ma allora cosa può essere? Invidia, gelosia, rancore, rabbia o cos’altro?… …”

Lentamente arrivarono alla casa di Hanamichi, una casa modesta simile alla maggior parte delle case giapponesi. Quando furono davanti alla casa Hanamichi disse, rompendo il muro di silenzio che era sceso tra loro: « eccoci, siamo arrivati. Maglio entrare! Forza non rimanere lì impalato!». Aprì il cancello ed entrò nel giardino, ma si era accorto di non essere seguito da Rukawa. Kaede, infatti, era troppo immerso nei suoi pensieri, e forse era anche un po’ addormentato, come il suo solito, per accorgersi che Hanamichi lo stava invitando ad entrare.

Si riscosse solo quando una mano forte e calda gli si posò sulla spalla. « cosa fai dormi? Se vuoi rimanere qui fuori fai pure, io però non ti farò certo compagnia»
« A…arrivo …» quel contatto lo aveva sconvolto più di quanto potesse immaginare ed era conscio che situazioni di quel tipo avrebbero potuto ripresentarsi durante la serata dato che avrebbero dovuto ‘vivere’ insieme e questo lo inquietava e angosciava perché non era più molto sicuro di poter celare a lungo i sentimenti che lo legavano al suo do’hao.
Certo all’esterno sembrava sempre il solito Rukawa freddo, cinico, egoista, vanitoso, scontroso e altezzoso (nda perdonami Rukawa non volevo offenderti ma mi serve per la storia …scusa …), ma in realtà lui non era così, fin da piccolo aveva imparato a proteggersi dagli altri e dalla sofferenza che gli altri gli potevano provocare. Aveva trovato rifugio nel basket e nella freddezza. Inizialmente questo gli faceva male ma ben presto si abituò alla solitudine in famiglia e fuori.

 

 

capitolo 6

Rukawa ed Hanamichi entrarono in casa, si tolsero le scarpe e si diressero direttamente nella camera di Hanamichi. Rukawa lo seguiva senza dire una parola. Hanamochi aprì la porta ed entrò mentre Kaede rimase qualche istante sulla soglia e osservò attentamente la camera.

Sulle pareti non c’era nulla ad eccezione di qualche poster raffigurante i personaggi dei manga più famosi. C’era una scrivania abbastanza ampia con accatastati alla rinfusa dei fogli, dei libri scolastici e dei manga sportivi di cui alcuni numeri erano accatastati sul pavimento ai piedi della scrivania. C’erano vestiti sparsi per tutta la camera, l’ordine non era certo il suo forte. Sul pavimento c’era anche una rivista di basket aperta che probabilmente Hanamichi stava leggendo coricato per terra, a Rukawa sembrava di vederlo lì coricato sul pavimento. La sua attenzione fu poi attirata dall’ampio letto posto al centro della stanza, era molto grande ma molto in disordine. La sua immaginazione cominciò a volare libera e veloce nel cielo sereno della fantasia.

“Kaede piantala adesso stai proprio esagerando, pensare di fare certe … però … … ahhhh smettila adesso stai proprio esagerando!” Rukawa fu riscosso dai suoi pensieri dalla voce calda di Hanamichi: « appoggia la borsa dove vuoi, scusa c’è un po’ di disordine!»

Rukawa zoppicando entrò nella stanza e pose la borsa vicino al muro e raggiunse Hanamichi senza dir nulla. A parlare ci pensò Hanamichi che chiese: «bene cosa mangiamo per cena? Cosa vuoi? Vediamo le volpi mangiano in suchi?»

« si, va bene »

« beh ma allora ce l’hai la lingua! In ogni modo io vado a prendere il sushi al negozio qui all’angolo, tu fai quel cavolo che vuoi!»

« non c’è bisogno che esci per andare a prendere da mangiare, non serve…». Ma non riuscì a terminare la frase che Hanamichi lo interruppe bruscamente dicendo:

« senti stupido volpino chi ti credi di essere? Non lo faccio mica per te, di te non mene frega niente!»

« certo ». Poi, voltandosi con aria di sufficienza aggiunse « sei ancora qui? Guarda che ho fame, datti una mossa».

Hanamichi, sentite queste parole, divenne rosso di rabbia ma ugualmente non volle controbattere e uscì velocemente facendo sbattere la porta, un po’ turbato.

“ accidenti finiamo sempre per litigare noi due e questo non mi piace, ci soffro… non posso più negarlo …ci soffro perché dimostra quanto mi … mi odia. Beh devo ritenermi fortunato almeno non gli sono del tutto indifferente!”… … “finalmente sono arrivato al negozio … chissà cosa sta facendo … che domande! Starà sicuramente dormendo, non fa altro, si sveglia solo per giocare a basket! Si! … starà dormendo ma dove? Magari sul mio letto” e a quel pensiero un brivido gli corse fugace sulla schiena.

Il sole stava tramontando e lui si sentiva strano e incompleto, avrebbe tanto voluto trascorrere quel magico momento con la persona che amava … con la sua Harukina cara … o no, forse non era lei la persona che avrebbe potuto farlo sentire completo appagato e felice e lentamente se ne rendeva conto anche lui. Prese il sushi e si diresse verso casa.

Rukawa, diversamente dal solito e da come pensava Hanamichi, non stava dormendo, ma si era coricato sul pavimento a leggere la rivista di basket che Sakuragi aveva abbandonato in camera sua. Lesse numerosi articoli tra cui uno che riguardava l’NBA:

I Los Angeles Lakers fanno il bis. La squadra californiana di Shaquille O'Neal ha vinto, per il secondo anno consecutivo, il campionato Nba, la massima serie della pallacanestro statunitense, battendo i Filadelfia '76 per 108 a 96 in gara cinque delle finali per il titolo.
Gli L.A.Lakers si sono aggiudicati quattro gare di fila, dopo avere perso la prima in casa. Nella quinta decisiva gara, disputata a Filadelfia, i Sixers sono partiti bene chiudendo in testa di tre punti (27 a 24) il primo quarto. Poi i Lakers, malgrado qualche imprecisione offensiva e una percentuale bassissima dalla lunetta, hanno preso il controllo della partita e l'hanno mantenuto fino alla fine.
Solo una fiammata di Iverson nel terzo quarto (due centri consecutivi da tre punti) ha ravvivato, per pochi secondi, un incontro che appariva segnato.
L’america … era il suo sogno. Lui voleva trasferirsi negli Usa per migliorare il suo stile di gioco. Solo qualche settimana prima aveva chiesto all’allenatore Anzai il consenso per partire. Dopo il suo rifiuto ma soprattutto dopo il racconto fattogli dalla moglie, vedeva l’america e l’NBA in modo diverso, come un traguardo da raggiungere, una meta più distante. Il suo interesse per quel mondo lontano ed attraente lo interessava ancora di più e lo affascinava ma ugualmente quando pensava alla possibilità di trasferirsi in quel paese lontano una morsa di nostalgia gli stringeva dolorosamente il cuore. Il pensiero di abbandonare il Giappone e soprattutto Hanamichi lo faceva soffrire.

Era tanto impegnato nella lettura che non sentì l’arrivo di Hanamichi che, dopo essere entrato in casa, si era diretto in camera convinto di trovare il compagno addormentato sul suo letto. Aveva pensato di entrare in camera senza far rumore, avvicinarsi al letto e svegliarlo bruscamente gridandogli nell’orecchio. Quando, però, arrivò sulla porta i suoi propositi svanirono come neve al sole vedendo Rukawa.

Rimase dolcemente affascinato da quel corpo coricato sul pavimento. Il respiro gli morì in gola, il suo cuore cominciò a battere velocemente nel suo petto, le mani cominciarono a tremargli per l’agitazione. Spalancò come se in questo modo potesse osservare e catturare i lineamenti perfetti del corpo di Rukawa. Il suo sguardo corse su tutto il corpo. I nerissimi fili di seta che ricadevano delicatamente sul volto che gli nascondevano i profondi occhi neri come il carbone, seguì i tratti perfetti del suo viso, esitando qualche istante sulla sua bocca chiarissima come la sua pelle, perfetta come dipinta dalla mano abile di un pittore. Scese lentamente sul collo accarezzando con lo sguardo la pelle liscia e vellutata, candida come la neve. Proseguì lungo le forme del corpo, incantevoli e attraenti anche se velate da sottili abiti. Assaporò ogni instante e ogni centimetro di quel corpo come se dovesse svegliarsi da un momento all’altro da un sogno.

Si scoprì a contemplarlo inconsciamente, riscosso dal rumore provocato dallo sfogliare delle pagine della rivista. Decise allora di rendere nota la sua presenza a Rukawa che non si era ancora accorto di essere osservato da Hanamichi (non so come ha potuto non accorgersene. Provate a chiederlo all’autore … … ops sono io … scusate ma davanti alla bellezza soffocante del mio dolce kaede perdo la testa J). Hanamichi disse: «sono arrivato! Se vieni in cucina mangiamo!» poi si voltò e con gli occhi ancora sognanti si diresse in cucina cercando di scappare dalle proprie e emozioni e dai propri desideri, che non voleva ancora accettare e che cercava in ogni modo d’ignorare.

Hanamichi, con il cuore che batteva ancora velocemente, entrò in cucina senza mai voltarsi per guardare se il suo ospite lo stava seguendo. Non aveva il coraggio di guardalo negli occhi, ugualmente percepiva la sua presenza dai lievi rumori di passi alle sue spalle.

Rukawa, infatti, dopo lo spavento iniziale per l’arrivo improvviso di Hanamichi (si è preso un mezzo infarto, con il cuore che non ha battuto per svariati secondi) si era alzato e aveva seguito, senza fiatare il compagno attirato dalla prospettiva del cibo.

Hanamichi aveva ormai raggiunto il tavolo della cucina quando sentì un insolito rumore, un grido soffocato e trattenuto a stento proveniente dal corpo alle sue spalle. Voltatosi di scatto, vide Kaede inginocchiato al suolo con un ginocchio appoggiato sul pavimento mentre si teneva con le mani l’altro infortunato e con le tracce del dolore provato ancora sul volto, nascosto in parte dalle lunghe ciocche nere che ricadevano leggere sul volto, avendo, Rukawa, il capo reclinato in avanti.

Hanamichi, vedendo il compagno dolorante accasciato al suolo, si avvicinò preoccupato posandogli, senza pensare, affettuosamente la mano sulla schiena e informandosi sulle sue condizioni:

«Rukawa cos’hai? Ti fa male il ginocchio? Forza siediti!».

Ma non fece in tempo a finire la frase che Rukawa aveva indossato nuovamente la sua maschera di porcellana bianchissima che impediva ai suoi sentimenti di manifestarsi sul suo volto. Lo scansò bruscamente con il braccio e con tono duro ma ugualmente rotto dal dolore che gli vessava il corpo ma soprattutto il cuore, disse: « sto bene … benissimo! Sono solo inciampato, capito!»

In realtà Rukawa non era inciampato ma aveva provato un dolore insopportabile, come se mille spilli fossero dolorosamente penetrati nel suo ginocchio e non riuscì più a stare in piedi accasciandosi sul pavimento. Ma quando aveva sentito il tono preoccupato di Hanamichi la paura gli pervase la mente e inconsciamente lo aveva allontanato, gli aveva mentito senza pensarci. Ormai per lui era diventata un’abitudine, allontanare da se tutti colore che tentavano d’avvicinarsi al lui, al suo cuore. Ormai lo faceva quasi senza pensarci senza rendersene pienamente conto. Era così fin da quando era piccolo o forse addirittura da quando era nato. La sua, però, era solamente paura di essere abbandonato, ferito, tradito. Credeva che se non si fosse mai affezionato a nessuno no avrebbe potuto soffrire e allora allontanava tutti da se con il suo bel caratterino arrogante e altezzoso, con la sua freddezza e insensibilità, ma tutto questo era solo una maschera che indossava quasi costantemente fin da quando era piccolo, quando veniva costantemente affidato a una governante perché i suoi genitori erano sempre in viaggio per lavoro e quando erano a casa non volevano stare con lui, da quando a scuola passava tutte le pause da solo perché non aveva amichi. Allora l’unica cosa che gli rimaneva era il basket, la sua vita, quello per cui viveva e lottava. Fino a quel momento non esisteva nulla e nessuno per lui a eccezione del basket. Ma ora … … c’era lui … però era troppo tardi … era troppo impaurito per poter accettare un’altra persona nella sua vita eppure soffriva ugualmente.

Hanamichi anche se aveva tantissima voglia di decorare quel volto già perfetto con numerosi lividi, si trattenne e non rispose poiché si era ripromesso di non litigare con lui. Così senza dire nulla si sedettero al tavolo e cominciarono a mangiare entrambi in religioso silenzio.

*** ***

Terminata la cena si trasferirono entrambi in nella camera di Hanamichi dove il padrone di casa propose a Rukawa di farsi una doccia, ma il compagno declinò l’invito spiegando che la aveva già fatta negli spogliatoi.

«fai un po’ quello che vuoi! Io ho proprio bisogno di una bella doccia rinfrescante e tonificante!»

*** ***

Hanamichi si tolse lentamente i vestiti ed entrò nella doccia aprendo il getto dell’acqua. Lasciò che l’acqua fresca accarezzasse le sue membra, stanche e febbricitanti ma soprattutto turbate per gli ultimi eventi che gli hanno movimentato la giornata. L’acqua lambiva il suo corpo tonico e muscoloso come mani carezzevoli che Hanamichi per qualche istante aveva desiderato che fossero mani vere, quelle di Rukawa. Il calore si impossesso del suo corpo e lievi brividi correvano velocemente sulla schiena facendolo tremare, mutando la velocità dei battiti del cuore che si contorceva a un ritmo incalzante battendo profondamente nella sua cassa toracica. Il torace si sollevava velocemente accompagnato dal rumore profondo del suo respiro che si univa al costante scroscio delle gocce che si infrangevano sulle piastrelle bianche e sul vetro della doccia.

Velocemente scacciò quell’inconsueta fantasia della sua mente ma non certo dal suo corpo che di quel tocco delicato aveva reagito. Quando Hanamichi si accorse della sua erezione divenne rosso per la vergogna e fu invaso dalla paura. Scosso, rimase irrigidito sotto il getto fresco dell’acqua cercando di calmare i suoi bollenti spiriti e di fare chiarezza nel groviglio dei suoi sentimenti senza però riuscire a capirci granché.

“che cosa mi sta succedendo … …mi sono eccitato per lui … ma cosa sto dicendo non è possibile lui è un ragazzo …è kitsune, il mio nemico … … …e allora sentiamo e come lo spieghi lo stato del tuo basso ventre? Piantala non lo ammetterò mai … anche se devo dire che capisco perché tutte le ragazze gli corrano dietro. Vuoi dire che il suo corpo è tanto bello che sembra solo un bellissimo miraggio perché non è possibile che esista un essere umano tanto bello? No! … non ho mai detto una cosa del genere!! Certo perché stai pensando e non puoi negare che l’ho hai pensato!! No! Non l’ho neanche pensato e non rompere! Ho solo detto che è molto bello … beh … ha un corpo attraente …una bellissima voce, per non parlare dei suoi occhi color ebano profondi come il buco dell’inferno e forse anche più pericolosi … ma ugualmente è bellissimo perdersi nella loro immensità … … quanto darei per poter conoscere cosa viene custodito così gelosamente nel loro interno … vorrei conoscerlo e … … beh non è molto diverso da quello che ho detto ti piace da impazzire!! No! No! E no! Ho solo detto che vorrei conoscerlo non che lo amo, non potrei mai provare un simile sentimento per lui! Certo tu lo odi … non hai fatto altro dalla prima volta che lo hai visto è per questo che sei agitato quando ti è vicino, ti sei preoccupato per lui e lo hai invitato a passare la notte a casa tua, ti sei eccitato e gli hai fatto un attento esame del corpo mentre era coricato sul pavimento … … perché lo odi! Si! È perché lo odio e poi scusa tu dovresti saperle tutte queste cose dato che sei una vocina fastidiosa nella mia mente! Sì ma io sono la parte intelligente! Piantala io lo odio! E allora perché lo vuoi conoscere, generalmente non si vuole conoscere il proprio nemico! Lo voglio conoscere meglio perché … … perché così potrò odiarlo ancora di più e perché in questo modo potrò umiliarlo svelando a tutti com’è in realtà! Ne saresti veramente capace? Adesso basta mi stai rompendo le palle! Non voglio più stare a sentire le tue affermazioni senza fondamento e offensive! La verità certe volte fa male se uno non la vuole accettare! Piantalaaaaaaaaaaa!!!”.

Ormai esausto e impaurito dai suoi stessi pensieri, pose lentamente la mano sul rubinetto dell’acqua e fece cessare il fresco flusso e uscì dalla doccia avvolgendosi attorno alla vita un morbido asciugamano di spugna color crema.

Si asciugò velocemente e indosso un paio di boxer, dei pantaloncini neri abbastanza attillati e una maglietta, anch’essa nera, senza maniche. Facendosi coraggio, uscì dal bagno e andò in camera dove sapeva avrebbe trovato la causa della sua inquietudine.

Nel frattempo Rukawa era rimasto in camera a riflettere seriamente a quello che era accaduto durante quella lunga giornata e in quelle precedenti, ad Hanamichi e al basket.

Quando Hanamichi lo aveva lasciato solo con se stesso per cercare sollievo alla calura estiva con una doccia fresca aveva visto chiudere la porta dietro la schiena del compagno. Non appena il corpo di Sakuragi sparì dalla sua vista accompagnato dal rumore della maniglia che si chiudeva, Kaede fu invaso dall’angoscia che lo avvinghiavano quasi a soffocarlo ogni volta che non aveva accanto il suo Do’hao. Ugualmente, però, provò molto sollievo perché era conscio del fatto che non farebbe riuscito a celare i suoi sentimenti ancora a lungo. Di solito era più facile … Hanamichi era arrogante e scorbutico con lui ma quella sere era tutto diverso … era così gentile e dolce da farlo impazzire, fargli perdere la ragione, fargli fare cose che non avrebbe voluto ed è di questo che Rukawa aveva più paura, non se lo sarebbe mai perdonato.

Si era reso conto dei suoi sentimenti e li aveva accettati, non senza difficoltà certo, aveva riflettuto a lungo dopo quello che era accaduto negli spogliatoi, qualche sospetto lo aveva avuto anche prima ma aveva sempre rinnegato tutto … quella mattina nella strada, ma forse già la prima volta che lo aveva visto era rimasto affascinato da lui.Adesso era sicuro. Adesso era sicuro di amarlo, forse troppo, avrebbe voluto posare le labbra sulle sue, assaporare il sapore della sua bocca, avrebbe voluto toccare la sua pelle liscia ed invitante, avrebbe voluto sentire il calore del suo corpo, poterlo abbracciare, baciare ogni centimetro del suo corpo … “non devo fare certi pensieri … dovrei vergognarmi, sono uno stupido, lui non mi ricambierà mai, non devo illudermi soffrirò di più … lui mi odia, quante volte me lo ha detto! Beh anch’io dico di odiarlo, è vero lo odio per essersi preso il mio cuore senza nemmeno chiedermelo, ma ugualmente lo amo … … … ma chi voglio illudere lui mi detesta e basta … … come tutti d’altra parte … …” sospirò profondamente intristito da quell’ultima constatazione.

Decise allora di fare quattro passi in attesa che Hanamichi uscisse dal bagno. Una lunga passeggiata sotto i candidi raggi della luna piena che da poco aveva occupato la sommità della volta celeste, ma non appena tentò d’alzarsi dal letto dove era seduto, provò un dolore acuto al ginocchio che lo obbligò a desistere dai suoi propositi. Ricadde, allora, delicatamente sul pavimento, appoggiando la schiena sul letto alle sue spalle. Sconsolato, ricominciò a errare nel mare in tempesta dei suoi pensieri.

Hanamichi, il basket, i suoi sentimenti per lui, gli ultimi eventi, la partita, lo shohoku e tutta la sua vita lo investirono come un’onda impetuosa colpendolo dritto al centro del suo cuore.

Lasciò che il turbinio dei suoi sentimenti potesse fluire all’esterno concedendo all’angoscia di dipingersi sul suo volto freddo e inespressivo. Era convinto che nessuno potesse vedere il cambiamento della sua espressione scorgendo quel lato di lui che aveva esiliato nella parte più remota del suo cuore.

In realtà non si era accorto del sopraggiungere di Hanamichi che, dopo aver esitato qualche minuto, era uscito dal bagno e aveva raggiunto la stanza. Si trovava di fronte a lui, intenerito e incredulo nel vedere Rukawa, l’uomo di ghiaccio che al confronto il polo nord è caldo, davanti ha lui con il volto segnato dall’angoscia, dallo sconforto e dalla più profonda inquietudine.

Credette di capire la causa dei problemi del compagno, si avvicinò ancora, cercando delle parole adatte per consolarlo, ma, proprio lui che aveva sempre parole da dire per tutte le situazioni, in quel momento non riuscì a pronunciare nulla. Non sapeva cosa dire ma desiderava consolarlo, vederlo in quello stato gli faceva male al cuore.

Quasi senza pensarci getto le braccia al collo di Rukawa, inginocchiandosi di fronte a lui. Voleva in questo modo fargli sentire la sua vicinanza e il suo sostegno incondizionato e senza limiti, se fosse servito gli avrebbe donato anche il cuore.

Rukawa si accorse del compagno di squadra solo quando Hanamichi era a qualche centimetro di distanza dal suo corpo. Non ebbe il tempo di capire cosa stava succedendo che si trovò il corpo di Hanamichi avvinghiato al suo aderendo perfettamente alle sue curve anatomiche.

Inizialmente rimase impietrito per l’incredulità e lo stupore, ma ben presto, invitato dal tepore che emanava, rispose all’abbraccio, avvolgendo le sue braccia forti e diafane attorno alla vita del rossino.

Rimasero in quella posizione per molto tempo senza muoversi. Il tempo sembrava essersi fermato, non restava nulla all’infuori del corpo caldo dell’altro.Entrambi dimenticarono, per quel breve lasso di tempo, i loro dubbi e i problemi.

Quel dolce e quasi irreale abbraccio fu interrotto da Hanamichi che, dopo essersi allontanato leggermente dal corpo accogliente di Kaede, disse: « accidenti! Mi sono dimenticato una cosa, aspetta qui! ». Detto questo si diresse correndo verso la cucina.

Kaede, che da poco aveva superato lo stupore per l’abbraccio di Hanamichi, adesso era ancora più perplesso e spaesato per lo strano comportamento di Hanamichi. Fece come gli aveva imperiosamente ordinato, aspettandolo incuriosito seduto sul pavimento, volgendo lo sguardo verso la porta dove era scomparso il suo oggetto del desiderio.

Quando Hanamichi riapparve teneva in mano in barattolo rotondo e molto piccolo. Kaede non riuscì a capire cosa contenesse il barattolo e per questo si allarmò, ma fu certo rassicurato dalle parole di Hanamichi che, avvicinandosi a lui, disse: « dai forza, togliti i pantaloni!».

Rukawa rimase immobile e divenne ancora più pallido del solito e probabilmente avrebbe assunto l’espressione da pesce lesso se non fosse sempre così inespressivo. Il cuore per qualche secondo smise di battere, il sangue si raggelò. “ ho capito bene? … mi ha detto di togliermi i pantaloni?! … … no non può essere per fare quello che penso io! … cosa vado a pensare … per quale altro motivo mi avrebbe detto una cosa simile?! … … …”

Dopo qualche istante Hanamichi non capendo il comportamento di Rukawa lo esortò ancora. « allora ti dai una mossa a spogliarti, ti vergogni? … come faccio a metterti la crema sul ginocchio se indossi i pantaloni? ». Hanamichi era troppo ingenuo per poter accorgersi di quello poteva sottointendere quella proposta e quindi non capì nemmeno perché Rukawa, dopo in suo chiarimento, si sentiva più tranquillo e involontariamente aveva emesso un sospiro di liberazione.

Certamente gli sarebbe piaciuto che lo invitasse a togliersi i pantaloni per altri fini.

Hanamichi, qualche istante di perplessità, continuò a parlare: « mentre ero fuori sono passato davanti alla farmacia e ti ho preso una crema per il ginocchio!».

Rukawa era incredulo, perplesso, costernato, stupito e diffidente ma ugualmente fece quello che glia aveva detto senza fiatare. Con le lunghe e agili dita si slaccio i bottone e lentamente abbassò la zip dei jeans ancora un po’ titubante. Si tolse i pantaloni rimanendo in mutande davanti ad Hanamichi che di fronte a quella paradisiaca visione arrossì clamorosamente contro la sua volontà.

Rukawa, risedutosi sul pavimento come poco prima, si accorse dell’imbarazzo di Hanamichi ma ugualmente non si volle illudere riguardo la causa.

Hanamichi gli si inginocchi di fianco e, presa un po’ di crema col dito, la spalmò delicatamente sul ginocchio. La pelle era liscia, vellutata, morbida e calda, candida come quella di un bambino. La sua pelle profumava … … di un profumo delicato, avvolgente e invitante ma anche molto virile.

I due ragazzi sembravano trovarsi in un altro mondo dove esistevano solo loro due e dove la sabbia non scorreva nella clessidra che scandiva lo scorrere del tempo. Niente pareti, niente mobili, niente letto, niente finestre, niente assolutamente niente ad eccezione dei loro due corpo, dei loro respiri, dei loro cuori che battevano insieme, come orologi sincronizzati e di quella piacevolissima sensazione che li avvolgeva e li accarezzava.

Furono bruscamente riportati alla realtà dalla goffaggine di Hanamichi. Aveva, infatti, fatto cadere il barattolo di crema che teneva in mano, sul ventre di Kaede che sbuffando e scuotendo leggermente il capo per il brusco risveglio, disse con la sua solita freddezza « baka!».

Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Hanamichi, alquanto alterato, cominciò a inveire e a gridare contro il compagno che cercava disperatamente di pulirsi la maglietta, dicendo: « come osi, kitsune, non ti devi permettere di parlarmi così!». La risposta arrivò repentina come ogni volta che loro due litigavano.

Hanamichi fu accecato dalla rabbia e lo colpì al volto con un violento gancio.

I due cominciarono una lotta furiosa. Tra loro certe ‘discussioni’ accadevano frequentemente [ cosa ci si può aspettare da due teppisti? ]. Cominciavano a litigare per niente, poi dopo gli insulti, passavano ai pugni,poi come erano cominciate finivano, come se nulla fosse successo. Così accadde anche quella sera, dopo qualche minuto passato a tirarsi pugni, tutto tornò come prima, beh qualche livido ed escoriazione in più ma niente di grave, ne erano abituati. Quello era il loro modo di comunicare, l’unico che conoscessero.

 

 

capitolo 7

Hanamichi aveva steso due futon nella sua camera e i due ragazzi ci si erano stesi sopra indossando solamente i boxer, per cercare di alleviare il gran caldo di quei giorni.

I pallidi raggi della luna penetravano attraverso la finestra aperta della camera e la illuminava di una luce tenue e bianchissima. Accarezzava anche il corpo perfetto di Rukawa. La sua pelle, già chiarissima assumeva un colore irreale. Il suo torace era ampio e muscoloso, i capezzoli erano piccoli e rosei, i muscoli dell’addome erano ben scolpiti sotto la pelle liscia e candida, le gambe affusolate ma ugualmente molto muscolose, testimoniavano i duri allenamenti. Sembrava una splendida statua di marmo bianco raffigurante gli dei greci. Il volto era incantevole, la bocca sottile e rosea, il naso piccolo e perfetto, i capelli neri segosi e morbidissimi, gli occhi neri e profondi.

Erano ormai due ore che era coricato sul futon ma non era ancora riuscito a addormentarsi, gli capitava ogni notte. Amava lasciare che i suoi pensieri volassero liberi nella notte. Sua madre diceva sempre che lui era come la notte: freddo, triste, impenetrabile e malinconico. Forse era per questa somiglianza che lui amava tanto quel particolare momento della giornata. Ma per lui la notte non era composta solo dall’oscurità, esisteva anche un altro lato, come anche in lui, più bello, più vivo … la luna e le stelle. Spesso rimaneva ora ad osservare il magnifico astro notturno che si ergeva nel cielo stellato. Bianca come la sua pelle, enigmatico come il suo cuore e ammaliante come la sua persona. I suoi occhi erano l’oscurità, neri e profondi.

Sentiva al suo fianco il respiro delicato e regolare di Hanamichi che già da tempo era stato catturato da Morfeo. Kaede si voltò verso di lui per guardarlo, come attirato da una forza sovrannaturale. Fu incantato da quella splendida visione. Rimase ad ammirarlo per un tempo incalcolabile fino a che i suoi occhi non si chiusero lentamente, abbandonandosi ad un sonno tranquillo e serafico costellato da dolci e sublimi sogni (non ci vuole molto per immaginare che tipo di sogni possa fare un quindicenne che dorme vicino all’oggetto del suo desidero! Nda).

*** ***

Si svegliò presto, come ogni mattina, aprendo gli occhi, però, non vide la figura di Hanamichi accanto a lui, come si aspettava. Si mise seduto guardò intorno alla ricerca del compagno di squadra, ma nulla, la camera era deserta.

Allora, si alzò e si diresse verso il bagno. Il ginocchio non gli faceva più molto male, così, riuscì a raggiungere velocemente, senza zoppicare, il bagno dove si fece una doccia veloce e si vestì. Una domanda, però, continuava a tormentarlo: “Dove si sarà cacciato quel baka? Non è certo il tipo d’alzarsi presto la mattina!”.

Ricevette la risposta alla sua domanda quando andò cucina. Lì trovò Hanamichi che stava preparando la colazione. Non si era ancora vestito e indossava solo i boxer. Sembrava preoccupato ed era totalmente assorto nei suoi pensieri, così Rukawa poté osservare, ancora lo splendido corpo di Hanamichi nella sua intera bellezza senza farsi scoprire dal diretto interessato.

Poi raggiunse il tavolo della cucina, facendo molto rumore, per farsi sentire dal ragazzo. Hanamichi era però troppo preoccupato e angosciato per accorgersi della presenza di Kaede.

“fra meno di tre ore dovremo vedercela con quelli del Kainan, accidenti a loro!! … … ahh ma di cosa mi preoccupo, io sono il tensai, non devo temere una squadretta come quella …però, l’ultima volta abbiamo perso per colpa mia, se non avessi mai fatto quel dannato passaggio. Siamo arrivati secondi agli interscolastici solo per colpa mia, anche se quel baka kitsune afferma che è colpa sua … … a proposito chissà dov’è, starà dormendo … … stanotte ho pensato molto a lui e credo di … provare qualcosa per lui …è pazzesco, forse sono pazzo, ma non posso negarlo … …”

Hanamichi non riuscì a terminare le sue riflessioni che fu avvolto da un dolce tepore. Era troppo perso nei suoi pensieri per accorgersi degli spostamenti di Rukawa che, dopo aver raggiunto il tavolo della cucina, si era alzato, ma soprattutto, non aveva notato che Kaede si era avvicinato a lui e gli aveva messo un braccio attorno alla vita aderendo col corpo alla sua schiena nuda. Hanamichi si perse completamente nell’avvolgente tepore che emanava il corpo accanto al suo.

Il ragazzo dai capelli corvini, dopo aver depositato dei baci delicati sul collo di Hanamichi, lo fece voltare lentamente e incontrò il suo sguardo.

Hanamichi aveva ormai perso ogni briciolo di controllo sulle reazioni del suo corpo, incantato dalle seducenti movenze di Rukawa e perso nella profondità di quegl’occhi nerissimi.

Il suo corpo sembrava rifiutarsi d’opporsi a quella dolce violenza, ma la sua mente, dopo un primo momento di smarrimento, aveva ricominciato a funzionare regolarmente. “ancora questa piacevolissima sensazione, questo tepore intossicante, questo profumo inebriante …”.

Kaede avvicinò il suo volto a quello della sua preda e unì le loro labbra con un candido bacio.

Ben presto quel leggero e morbido tocco si trasformò in un bacio appassionato. Gentilmente fece penetrare la sua lingua nella morbida e accogliente bocca di Hanamichi, esplorandola puntigliosamente.

Hanamichi ricambiò il bacio travolto dall’impeto del compagno, il quale, rassicurato dal suo comportamento, pose la mano avida sul suo torace e la fece scivolare dolcemente fino al capezzolo, stuzzicandolo con le dita, facendolo, così, inturgidire.

Rukawa terminò l’esplorazione della bocca della sua vittima e si spostò a baciargli il collo, per poi scendere sul suo capezzolo, lasciando una striscia d’umidi baci sul suo cammino.

Kaede aveva, ormai, perso il controllo, avere il corpo di Hanamichi tra le sue braccia aveva fatto emergere il suo lato più audace, facendogli perdere la razionalità.

“no! Aspetta non così in fretta, non così, no! Per favore” Hanamichi cominciò a preoccuparsi, intuendo cosa sarebbe successo, e a rifiutare Rukawa. Non riuscì, tuttavia, ad opporsi energicamente alle audaci attenzioni del compagno. Riuscì solamente, con la voce rotta dall’eccitazione e dalla paura, a dire: « no …Ruk … Rukawa ti … … pre … go … no!».

L’asso dello shohoku non sembrò, però, dar molto peso alle proteste di Hanamichi e ricominciò a baciargli affannosamente il collo, mordicchiandolo delicatamente. Poi, pose la mano sul membro eccitato di Hanamichi che, però, era alquanto riluttante anche se non riusciva a opporsi con decisione.

Kaede continuò, ugualmente, fino a quando non sentì il corpo tra le sue braccia tremare come una foglia a vento.

Allora, s’immobilizzò e timoroso alzò il viso per vedere il volto di Hanamichi. ma quello che vide non gli piacque per niente e sentì il suo cuore trafitto da mille lance acuminate. Vide davanti a lui il volto di Hanamichi segnato dall’inquietudine e rigato da una lacrima cristallina che, orfana, luccicava alla debole luce dell’alba.

Si allontanò rapidamente da lui con gli occhi colmi di tristezza. Hanamichi, però, non poté vedere quell’espressione perché, per la vergogna, non osava guardarlo negli occhi, fissando un punto indeterminato sul pavimento.

Rukawa gli voltò le spalle e senza dir nulla uscì dalla stanza, assumendo il suo solito comportamento freddo e scostante.

Hanamichi poco dopo sentì la porta d’ingresso chiudersi e, solo allora, alzò lo sguardo e lasciò che la frustrazione si trasformasse in lacrime che scesero copiose, rigandogli il volto.

 

 

capitolo 8

“adesso mi odierà, non voglio che lui mi odi, non volevo neanche … beh … fare l’amore con lui … con un ragazzo. E poi lui è il mio nemico eppure … io lo … lo … amo … … amo Rukawa … amo il mio nemico! Però avevo paura d’ammetterlo, paure dei miei sentimenti. Per quanto riuscirò a negarlo? … … è ore di guardare in faccia alla realtà!”.

Fu un percorso mentale molto lungo ed estenuante che lo tenne occupato per quasi due ore. Per poco non faceva tardi alla partita. Però, adesso era felice e sollevato, lo sapeva: lui amava con tutto il suo cuore la sua kitsune.

Un pensiero funesto però gli oscurò la felicita che lo invadeva. “mi sono cacciato in un bel casino … io l’amo ma lui? … mi odierà, non vorrà più vedermi, non vorrai starmi vicino … mi considererà un vigliacco, un … … adesso devo pensare solo alla partita … devo vincere per lui. Forza andiamo!”.

Si precipitò in camera per vestirsi. Appena entrò la vide, la borsa da basket di Rukawa, era ancora lì nella sua camera. Il battito del suo cuore accelerò, sembrava che volesse uscirgli dal petto. Poi, ebbe un lampo di genio, adesso sapeva come convincerlo. Uscì allegro e speranzoso dalla casa, dirigendosi verso la palestra dove si sarebbe tenuta la partita.

Lo stato d’animo di Rukawa era totalmente diverso. Infatti, dopo aver abbandonato celermente la casa di Hanamichi si era diretto nella palestra dello Shohoku sperando che fosse deserta.

Fece scorrere la grande porta verde, la palestra era vuota e silenziosa. Il pavimento lucido di legno rifletteva perfettamente l’immagine del pallone da basket che si trovava al centro del campo rettangolare delimitato da linee bianche. Raggiunse il centro del campo agevolmente perché il ginocchio non gli doleva. Con una mano prese il pallone e lo fissò per qualche minuto, immerso in tristi pensieri. Poi, all’improvviso, con un gesto fluido e sinuoso lo lanciò a canestro imbucandolo perfettamente nel cesto. La palla sfiorò il cerchio di metallo rosso e fu delicatamente accarezzata dalla rete del canestro. Poi ricadde sul parquet rimbalzando rumorosamente.

Canestro da centro campo, era quella la sua abilità: far canestro da ogni luogo del campo di gioco.

Il basket, la sua vita, il suo rifugio, ancora una volta. Il basket non lo aveva mai tradito e lui si fidava di lui, gli era sempre stato fedele, nel campo di gioco aveva sempre trovato un luogo sicuro dove ripararsi dai suoi problemi, ma adesso, in quel caso, non era così, questa volta aveva esagerato e lui lo sapeva bene e ci soffriva tremendamente, si sentiva trafitto da mille spilli che gli laceravano la carne e sentiva il suo sangue rosso rubino uscire dalle mille ferite del suo corpo.

“ cosa ho combinato, non avrei mai dovuto farlo. Mi detesto e lui mi odierà più di quanto non facesse già. Ma, soprattutto, avrà paura di me e questo proprio non lo sopporto. … … sono proprio strano … dal primo momento che l’ho visto, ho cercato di farmi odiare da lui, detestare, ho desiderato che avesse paura di me … … e ora che ci sono riuscito, fin troppo bene, non ne sono contento …”

A quei pensieri un sorriso amaro incurvò le sue labbra sottilissime. Continuò a pensare a quello che aveva fatto ad Hanamichi, maledendo quel dannato giorno di inizio estate e, soprattutto, se stesso.

Decise, in fine, di andare alla palestra dove, a breve, si sarebbe disputata l’amichevole. Non sapeva nemmeno lui il motivo. Generalmente non gli interessava nulla della propria squadra, tanto più era solo un’amichevole,fino a qualche mese prima sarebbe sicuramente rimasto a casa mentre i suoi compagni disputavano una partita, ma da quando era entrato nello Shohoku tutto era cambiato. Senza dimenticare che avrebbe sicuramente visto Hanamichi e in quel caso non avrebbe potuto sostenere il suo sguardo carico di disprezzo e odio.

*** ***

Si fermò qualche istante davanti alla palestra, titubante e indeciso se tornare a casa oppure entrare. Voleva andarsene ma poi si fece coraggio ed entrò. Il corridoio per raggiungere le tribune era molto lungo e monotono, tutto dipinto di bianco, sembrava un ospedale.

A giudicare dalle grida provenienti dal fondo del corridoio la partita doveva essere già cominciata. Raggiunse finalmente le tribune, affacciandosi direttamente sul campo da gioco. Si sedette, c’era molta gente ma riuscì ugualmente a trovare un posto in prima fila.

Si stupì del gran numero di gente che era accorsa per vedere la partita, per non parlare dei giocatori delle altre squadre della prefettura che occupavano buona parte delle prime file. Non c’era da stupirsi che ci fosse tanta gente perché, anche se era solo un’amichevole d’allenamento in vista delle nazionali, era uno scontro diretto tra le due squadre più forti della prefettura.

Diede un’occhiata al tabellone e fu spiacevolmente sorpreso da ciò che vide. Infatti, dopo soli cinque minuti di partita lo svantaggio dello Shohoku era di ben 15 punti. “ma cosa cavolo stanno combinando quei deficienti? Manco io e succedono i casini!”.

Cominciò così a far attenzione al gioco dei suoi compagni. Stavano giocando tutti male ma peggio di tutti era Hanamichi che di fronte all’abile gioco di Nobunaga sembrava quasi addormentato, incapace di fermare i suoi attacchi e tanto meno di realizzare punti.

Al termine del primo tempo il distacco era aumentato ulteriormente, avendo così, ben 25 punti di distacco. Si faceva quasi fatica a credere che quella fosse la squadra che aveva messo in difficoltà il Kainan alle finali.

Quando il suono dell’arbitro sancì la fine del primo tempo Rukawa, senza nemmeno pensarci, lasciò le tribune e raggiunse il corridoi che portava agli spogliatoi. Lì incontrò Hanamichi. Appena il compagno gli fu davanti cominciò ad ammonirlo con il suo solito tono freddo e scostante.

« ti sembra questo il modo di giocare – in quel momento sembrava proprio il gorilla quando lo rimproverava appena entrato in squadra – un bambino giocherebbe meglio di te! Giochi da schifo! Che ne diresti di mostrare gli attributi e combattere per vincere quella partita? Oppure hai paura di Kyota?»

Hanamichi non disse nulla, non fece nulla, non si arrabbiò, si limitò ad abbassare lo sguardo e a raggiungere i compagni nello spogliatoi, lasciando Rukawa attonito e sbalordito, immobile in mezzo al corridoio, si era aspettato un’altra reazione … più violenta.

Il discorso, in ogni modo, sortì i suoi effetti e nel secondo tempo Hanamichi sembrava rinato, sapeva di avere gli occhi di Rukawa puntati addosso e sapeva di dover vincere per lui e per se stesso. Non aveva mai giocato così bene, ma non fu abbastanza da poter vincere la partita, il distacco accumulato nel primo tempo era uno spazio incolmabile per un unico uomo. Tuttavia al termine della partita il Kainan riuscì a vincere solo con cinque punti di vantaggio grazie alla maestria del suo capitano.

Appena terminati i saluti di rito con il Kainan, Hanamichi si precipita sulle tribune dove sapeva, o sarebbe meglio dire sperava, di trovare Rukawa che, però, nel frattempo si era alzato e stava per abbandonare le tribune quando si trovò di fronte la testa rossa.

«senti baka kitsune, hai lasciato la borsa a casa mia quindi vedi di venirtela a riprendere perché io non ho nessuna intenzione di portartela!… Aspetta qui! Poi andiamo.» detto questo scomparve con la stessa velocità con cui era arrivato e raggiunse correndo gli spogliatoi, non sembrava neppure che avesse disputato una partita da tante energia aveva ancora in corpo. Si cambiò in gran fretta e uscì dagli spogliatoi dove aleggiava un’atmosfera tutt’altro che serena, tutti erano mesti per la sconfitta subita tranne Sakuragi che cercava di non pensarci aiutato anche da un altro pensiero, il suo nemico, il ragazzo che da poco aveva scoperto di amare, il suo compagno di squadra, il suo Kaede (in realtà Kaede è mio però per ragioni di copione ho dovuto cederlo momentaneamente, ma rimane mio!!! NdA).

“quel ragazzo è strano! L’ho quasi violentato, oggi l’ho trattato come un incapace, gli ho dato del bambino e non mi sono neppure scusato, eppure si comporta così … magari quella della borsa è solo una scusa, arrivati a casa comincerà a picchiarmi, beh me lo meriterei, ma se crede che mi lascerò picchiare da lui si sbaglia di grosso. Figuriamoci se quel deficiente si fa tanti scrupoli a pestarmi in pubblico, dopo tutto è quello che fa sempre … beh facciamo sempre.»

«finalmente pensavo non arrivassi più! Forza muoviamoci» disse Rukawa, non appena il compagno lo raggiunse, con tono freddo, cercando non far trasparire la sua leggera agitazione e cercando di accorciare i tempi dato che non vedeva l’ora di allontanarsi da Hanamichi che gli ispirava pensieri molto poco casti.

«senti un po’ baka kitsune vedi di non parlarmi più in questo modo, io sono il grande tensai ricordatelo!»

«comunque non sei riuscito a vincere la partita, quindi fammi il piacere di piantarla con queste cretinate.»

«… …»

“la partita … … no! non ci devo pensare adesso il problema è un altro, devo trovare il modo di dirglielo … si ma come? Quando? E come la prenderà? Ah accidenti a lui perché mi devo sempre agitare e cacciare nei casini con lui?…. potrei dirgli semplicemente che lo amo o spiegargli i mie sentimenti ne suoi confronti con un giro di parole, potrei cominciare a parlare di quello che accaduto stamattina e trovare l’occasione per confessargli tutto … ma lui cosa prova per me? Oddio! Ho dato per scontato che lui mi amasse, ma magari … … si voleva solo divertire o … … umiliarmi. Accidenti a questo non avevo ancora pensato. Adesso basta devi dirglielo non puoi continuare così ti sta riducendo peggio di uno straccio devi reagire. Si! Dovrei dirglielo adesso, qui in mezzo alla strada!»

Hanamichi tentò più volte di cominciare il suo discorso ma senza risultato, dopo aver aperto la bocca per parlare più volte la aveva subito richiusa senza far uscire da essa alcun suono all’infuori di rumorosi respiri.

 

 

capitolo 9

Raggiunsero velocemente la casa di Hanamichi senza che nessuno dei due parlasse. Entrarono.

« è in camera vero? »

Hanamichi fu colto alla sprovvista, ormai la borsa se l’era completamente dimenticata, non era certo una cosa rilevante, dopo tutto l’ha aveva utilizzata solo come scusa per passare un po’ di tempo con lui e per riuscire a parlargli.

Il piano stava, però, fallendo miseramente per sua incompetenza. Stava lasciando sfumare un'occasione dopo l’altra e non gliene rimanevano ancora molte.

Senza aspettare troppo la risposta che tardava ad arrivare, Rukawa, si diresse vero la camera che conosceva anche troppo bene dopo l’attenta analisi della sera prima. Hanamichi lo seguì come imbambolato, ipnotizzato, come una mosca che cerca la luce e la segue fino anche a morire per raggiungerla e toccarla.

Prese la borsa e uscì dalla stanza, dirigendosi all’ingresso per abbandonare definitivamente quella casa e per non ritornarci più.

Hanamichi fu letteralmente preso dal panico, sentiva gli ultimi granelli del suo tempo scivolare nella clessidra.

“no! Non puoi andartene via così, non sono ancora riuscito a dirti quanto ho bisogno di te. Aspetta ti prego, non solcare quella porta non negarmi la felicità, non mi gettare nel baratro della solitudine. Se oltrepasserai quella soglia non avremo più possibilità, io perderò già quel piccolo frammento di coraggio che mi rimane, non farlo, rimani qui per me, per noi ……”

Gli ultimi secondi che gli rimanevano stavano volando via leggeri, contrassegnati dai lenti ma inesorabili passi di Rukawa che ormai aveva raggiunto la porta. Con la mano sfiorò il metallo freddo della maniglia. Ritrasse la mano come se scottasse. Il problema era un altro, non voleva andarsene, non così, non in quel modo, non voleva dire addio ad Hanamichi, ai suoi sentimenti, in quel modo freddo e inespressivo, voleva riuscire a cambiare almeno una volta per poterlo salutare. Lo sentiva, era dietro di lui, immobile e muto, quanto avrebbe voluto girarsi e baciarlo, stringerlo fra le sue braccia e non lasciarlo più. Sapeva che non era possibile, lui gli aveva già dimostrato i suoi sentimenti e anche in modo molto palese e la risposta era stata altrettanto chiara, un rifiuto.

Afferrò con forza la maniglia e cominciò a girarla. Quella sarebbe stata la fine di tutto.

S'immobilizzò, sentiva il calore irradiarsi dal suo braccio, il suo calore, il calore tanto sperato e cercato. Bastava così poco per farlo impazzire? Una semplice mano che gli stringeva il braccio?

Hanamichi con forza lo obbligò a voltarsi verso di lui.

« che cosa vuoi, ho preso la borsa e me ne vado! Non sei contento?»

« no! »

Un sussurro che si perse contro le labbra sottili di Rukawa.

Kaede, inizialmente, si lasciò travolgere da quel bacio appassionato, soffocato dal calore che lo avvolgeva, che gli entrava nel corpo fino al cuore e oltre, nel suo essere, nella sua anima. Il tepore si face strada in lui sbaragliando le sue difese, travolgendo tutto ciò che incontrava sul suo passaggio, lasciando scie di fuoco.

Ben presto però riprese il controllo di se. Lo allontanò violentemente. La magia era spezzata. Il gelo lo stava riconquistando. La paura lo aveva assalito e la stima per se stesso era troppo fragile per resistere alla pressione.

« piantala di prenderti gioco di me! Non ti permetto di deridere i miei sentimenti!»

« cosa? Mi credi così vile? … non ti sto prendendo in giro, non potrei. Ho capito quanto io ti … ti …»

“ perché non riesco a dirlo? È così semplice. Ti amo ……ti amo e non posso fare a meno di te”

« … …. Sei sicuro?»

Chiese Rukawa mosso dalla speranza, dalla paura, dall’amore e dall’odio che scalpitavano nel suo cuore.

« si sono sicuro, ti voglio e ti desidero come nessun altro al mondo»

Le ultime parole furono pronunciate con un filo di voce, forse voleva essere solo un pensiero che si era trasformato in parole contro la sua volontà o forse si vergognava solo di ciò che quelle parole significassero.

Ugualmente Rukawa riuscì a sentirle. Quella timida proposta aveva il tono di una supplica che proveniva direttamente dal cuore. Un sussurro che aveva la potenza e l’intensità di un grido perché non era solo la voce ma era tutto il suo cuore, tutto il suo essere a chiederglielo e a volerlo.

Rukawa si avvicinò lentamente e gli avvolse la vita con le sue braccia stringendolo a sé. Affondò il volto nell’incavo delle spalle del compagno, lasciandosi cullare teneramente dalla dolcezza di quell’abbraccio. In quel momento esistevano solo loro due. Lui voleva assicurarsi che non fosse uno dei tanti sogni che costellavano le sue notti travagliate, lo stringeva forte per la paura che svanisse lasciandolo ancora solo, orfano del suo stesso essere. Non era un sogno, il corpo che stringeva era reale e soprattutto era suo. Aveva finalmente raggiunto la sua chimera e certo se non fosse stato per il suo auto controllo qualche lacrima avrebbe solcato quel pallido viso.

Fece un respiro profondo per ricacciare giù le lacrime di gioia e sollevò il volto, guardandolo fisso negli occhi con sguardo interrogativo. Ottenne un cenno d’assenso col capo mentre il viso di fronte a lui assumeva una tonalità rosso fuoco.

“ si! Sono sicuro, voglio farlo! ”

Rukawa ruppe l’abbraccio e gli afferrò con decisione la mano trascinandolo in camera. Si fermò solo davanti al letto, dove si voltò ricominciando a baciarlo appassionatamente mentre le mani s'intrufolavano sotto la maglietta accarezzando la pelle liscia e setosa si Hanamichi.

Gliela tolse lentamente baciando ogni centimetro di pelle che scopriva. Lo spinse delicatamente sul letto mettendosi a cav’alcioni su di lui.

Cominciò a depositargli dei lievi baci sul collo per poi scendere verso il capezzolo. Glielo morse leggermente provocando dei brividi di puro piacere nel corpo di Hanamichi che ormai era in sua balia e incapace di fare altro se non mugolare di piacere a quel caldo tocco.

Le mani di Kaede raggiunse i pantaloni neri della tuta che Hanamichi indossava e, smettendo di baciarlo, glieli sfilò e, contemporaneamente, gli accarezzò i fianchi, le cosce scendendo fino ai piedi. Stessa sorte tocco ai boxer che caddero poco distanti dal letto vicino ai pantaloni.

Kaede rimase qualche istante ad ammirare il corpo nudo del compagno che aveva tante volte osservato e sognato e che in quel momento si trovava sotto di lui eccitato per le sue attenzioni.

Sembrava totalmente assorto e rapito da quella visione.

Inaspettatamente, Hanamichi cominciò a spogliarlo a sua volta. Gli sfilò la T-shirt per poi concentrarsi sulla zip dei jeans, togliendoglieli con il suo aiuto insieme ai boxer. Era bellissimo, lo sapeva, tutte le ragazze lo dicevano e spesso lo osservava mentre si faceva la doccia negli spogliatoi, ma in quel momento era diverso, poteva ammirare la sua bellezza senza vergognarsi, senza negare a se stesso che quel corpo fosse dannatamente attraente.

Rukawa ricominciò a baciarlo aderendo con il suo corpo a quello sotto di lui, sfiorando la sua pelle e sentendo il suo calore. Avvertire l’eccitazione dell’amico premergli sulla coscia, mentre questo spingeva il ventre verso di lui per trovare un po’ di sollievo al desiderio, lo fece eccitare ulteriormente e impazzire di soddisfazione.

Decise che era ora di dargli sollievo. Scese con la bocca fino all'inguine lasciando sul suo percorso una lunga scia di baci umidi. Raggiunta la sua destinazione, avvolse con la bocca calda e umida il membro di Hanamichi che per lo stupore e la passione si mise di scatto a sedere. Era una stranissima sensazione, nuova per lui, ma avere la bocca di Rukawa, il suo calore e la sua lingua che lo stuzzicava nella zona più sensibile del suo corpo lo faceva impazzire dal piacere. Dopo un attimo di incertezza appoggiò delicatamente la mano sul capo di Kaede intrecciando le dita ai suoi finissimi capelli corvini e divaricò ulteriormente le gambe per permettergli maggior libertà.

I gemiti divennero sempre più profondi fino a trasformarsi in un grido quando, ricadendo spossato sul materasso, si liberò nella sua bocca, avida di assaporare il suo sapore.

Rukawa ricominciò subito dopo a baciarlo e a stuzzicarlo con le mani, avide, che gli accarezzavano tutto il corpo. Hanamichi era di nuovo eccitato. Sdraiato sul letto, assecondava con il corpo ogni singolo movimento delle mani del compagno. La pelle era imperlata di sudore e il volto era voltato da un lato con gli occhi chiusi quando disse con voce tremante:

« Kaede … ti prego!»

Non era certo il momento per pensare al fatto che per la prima volta lo aveva chiamato per nome, non era poi così strano che il suo amante lo chiamasse per nome, ma il suo amante era Hanamichi e tutto cambiava. Sentire il suo nome uscire sinuoso dalle labbra di Hanamichi gli faceva uno strano, se pur molto piacevole, effetto. Erano pochi quelli che lo chiamavano per nome, solo i suoi genitori che non c'erano mai, e a dir la verità erano pochi quelli che lo chiamavano in genere.

« cosa c'è? Hai forse cambiato idea?»

« niente …»

Cosa gli poteva dire? Che per lui sentir pronunciare il suo nome era inconsueto, non avrebbe certo capito. Lui non aveva certo di questi problemi, sempre così vitale, espansivo, aveva tanti amici che lo chiamavano per nome.

« … ne sei sicuro? Ti farò male? »

« baka, ricordati che io non ho paura di niente, non per niente mi chiamano il tensai, quindi muoviti.»

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