Sono svegliato dal suono del cellulare. Stropicciandomi
gli occhi guardo sul dispaly e vedo il numero di Fabio. Un dubbio
atroce mi assale, guardo l’orologio… sono le sei
e trenta.
Oh cavolo, sarà furioso!
Rispondi un po’ titubante:
« Pronto? »
« Che cavolo di fine hai fatto?? E’
mezzora che ti aspetto davanti al portone »
« Ehhmmm… vedi… non…
»
Come dirgli che non mi sono svegliato? Che
la sveglia è suonata un’ora fa ma con un riflesso
inconscio l’ho spenta e mi sono rimesso a dormire?
« Lascia strare, almeno fammi salire
che sto congelando »
« Okay, ma perché non hai suonato?
»
« Sono le sei di mattina, non volevo
svegliare tuo padre »
Quando gli apro ancora in mutande potrei quasi
sentire la sua voglia di mandarmi a quel paese. Cerco di assumere
un’espressione molto colpevole ma ho troppo sonno per
far venir fuori qualcosa di decente. Fabio non mi saluta nemmeno.
Solo quando siamo in camera mia mi dice:
« Spiegami perché io sono in piedi
dalle cinque per partire presto e per arrivare ad un orario
decente e tu sei ancora in mutande? »
« Non mi trattare male di prima mattina
»
Lo dico con tono piagnucoloso tanto che Fabio
sembra quasi persuaso dal non infierire troppo, ma uno sbadiglio
mi tradisce. Mi guarda con disperazione e mi dice:
« Ti do dieci minuti per prepararti,
poi io prendo e vado da solo »
« Ma mi devo fare la doccia »
« Niente doccia, una sciacquata alla
faccia e via »
« Ma mi vuoi sporco e puzzolente? »
« Si!! »
« Dai ti prego ci metto poco! »
« Cinque minuti, se ci metti di più
entro e ti trascino fuori così come sei e ti sbatto in
macchina »
« Cinque minuti?? Ma come…? »
« Da adesso »
« Non ce la farò mai in cinque
minuti »
« Più stai qui a parlare meno
tempo hai per farti la doccia »
« Sei cattivo »
Non so davvero come ho fatto a farmi la doccia
in così poco tempo ma ce l’ho fatta. Con solo l’asciugamano
intorno alla vita vado in camera mia dove mi sta aspettando
Fabio e gli dico:
« Mentre mi asciugo i capelli puoi cercarmi
un paio di mutande nella valigia? »
Fabio si avvicina alle due valigie che ho lasciato
di fianco al letto e dice:
« Non dirmi che le hai riempite tutte
e due? »
« Non cominciare… »
« Stiamo via una settimana, non c’era
bisogno di fare il trasloco »
Non ribatto e comincio ad asciugarmi i capelli.
Fabio comincia a frugare nella valigia borbottando alterato.
Ad un certo punto dice:
« Cosa te ne fai di tre paia di scarpe,
il phon, una confezione gigante di shampoo e di bagnoschiuma,
un… »
« Piantala!! Dammi quelle cavolo di mutande
e piantala di criticare le mie valigie »
Mentre lo dico smetto di phonarmi e lo raggiungo
a grandi passi per prendere il paio di boxer che ha in mano.
Fabio mi consegna i boxer e sorridendo appena mi dice:
« Sei più acido del solito! »
Lo fisso un po’ stupito rendendomi conto
del mio comportamento ingiusto.
« Scusa… sai che appena svegliato
sono intrattabile »
Sono pronto, lavato e vestito in solo dieci
minuti, un vero record. Fabio sembra meno arrabbiato.
« Sono pronto »
« Prendi le valigie che andiamo »
« Non mi dai una mano?? »
« Non ho intenzione di portare le valigie
per te … chissà che così la prossima volta
che fai le valigie ti ricordi di quanto pesano… »
« Ma… »
« Niente ma, andiamo »
Per fortuna che sembrava meno arrabbiato…
Quando arriviamo alla macchina io sono stanco
morto, le valigie pesano un quintale l’una e, diciamolo:
non ho il fisico per queste cose. La mia schiena grida vendetta
mentre medito di mollare le valigie per terra, coricarmici sopra
e dormire lì. Per tutto il tragitto fino alla macchina
di Fabio, non molto lungo per la verità, continuo a lamentarmi
sperando che Fabio, impietosito dalle mie suppliche, ceda e
mi porti almeno una della due valigie, ma niente. Quel ragazzo
è troppo cocciuto!
Saliamo in macchina alle sette, con la bellezza di un’ora
di ritardo, e partiamo per andare in una piccola e sperduta
località montana dove i genitori di Gabriele hanno una
graziosa, così almeno l’ha definita, casa dove
passeremo una settimana io, Fabio, Gabriele, la sua ragazza
e un amica della sua ragazza, che nessuno ha mai visto, ma che
arriverà solamente a metà settimana. Il programma
è: congelarci, passare un po’ di tempo insieme,
divertirci e sciare un po’… beh io devo prima imparare
a sciare. Questa settimana si prospetta faticosa. Dopo circa
due minuti da quando Fabio ha messo in moto io sto già
ronfando sul sedile. Non mi accorgo nemmeno di quando Gabriele
e Martina, la sua ragazza, salgono sulla macchina. Mi sveglio
che siamo in un autogrill da solo in macchina con un imbarazzante
rivoletto di bava che mi cola dall’angolo della bocca.
Mi stropiccio gli occhi quando Fabio entra in macchina e porgendomi
un pacchetto dei miei biscotti preferiti mi dice:
« Ben svegliato… Ti ho preso questi
nel caso tu avessi fame »
« Grazie »
Gli sorrido radioso prima di avventarmi sui
biscotti. Ad un certo punto mi volto verso Fabio e mi accorgo
che mi sta guardando divertito. Un po’ imbarazzato gli
chiedo con ancora il biscotto in bocca:
« Che cose c’è? »
« Niente, sei… ma no lascia stare.
»
« Ridicolo?! »
« No, sei… sei carino »
Arrossisco felice. Anche Fabio è leggermente,
molto leggermente, arrossito… è così dolce!!
Scherzando gli dico:
« Solo carino??!! »
« No, sei l’essere più bello
della terra!! »
« Così va molto meglio…
Ma, scusa Gabriele e Martina dove sono? »
« Stanno bevendo un caffè »
« Tu perché non sei con loro?
»
« Non volevo lasciarti qui da solo »
Mentre lo dice sorride dolcemente. Passo il
resto del viaggio a gongolare per la gioia.
Quando arriviamo siamo tutti stanchi dal viaggio ma entusiasti.
Il posto è meraviglioso, le montagne sono stupende e
i boschi di abeti sono tutti innevati. Davvero uno spettacolo.
L’unica pecca è il freddo.
Sta di fatto che facciamo appena in tempo a metter giù
le valigie (per la cronaca me le sono dovute portare tutte e
due io perché Gabriele si era anche offerto di aiutarmi
dopo aver portato cavallerescamente quella di Martina, ma Fabio
gliel’ha severamente proibito) che già dobbiamo
andare non so dove a prendere la legna per accendere le stufe
e far diventare questa casa più vivibile. Bellissima
casa, indubbiamente, ma un po’ freddina!!
Non appena Gabriele e Fabio hanno acceso tutte
le stufe e il bellissimo camino del salotto, decidiamo di dividere
le stanze.
Gabriele deve averci già pensato perché dice:
« Noi ragazzi prendiamo la camera grande
mentre Martina starà in una delle due camerette »
L’idea non mi dispiace affatto. Così
abbastanza contento seguo Gabriele insieme a Fabio nella camera
che ci ospiterà per una settimana. Arriviamo e con mia
grande sorpresa i letti sono solo due, uno matrimoniale e un
divano letto. Io rimango un po’ dubbioso sulla porta e
dico:
« Come ci dividiamo? »
« Pensavo di lasciare a voi due il letto
grande e io mi prendo il divano »
Dice convinto Gabriele.
« Perché? »
Chiedo titubante. Non che non voglia dormire
con Fabio ma… beh, dopo quello che è successo mi
sembra un po’ azzardato… come dire… un po’
troppo intimo.
« Perché ti preoccupi tanto? Ma
soprattutto perché sei arrossito? C’è qualcosa
che dovrei sapere?»
« Io… beh… ecco »
« Hai forse paura di non riuscire a resistere
all’irrefrenabile desiderio sessuale che ti invaderà
non appena starai in posizione orizzontale vicino a Fabio? »
Lo sto per mandare a quel paese quando interviene
Fabio dicendo:
« Gabriele, dai, non infierire. Ha ragione,
è meglio se ci organizziamo in modo diverso »
Non so se lo dice perché lo desidera
veramente o solo per farmi piacere. Gabriele allora rivolgendosi
a Fabio dice:
« In modo diverso … Vediamo, le
combinazioni sono: Andrea e io nel letto matrimoniale. Ipotesi
da scartare perché non me lo permetteresti mai e soprattutto
perché non ci tengo particolarmente a dormire con lui…
»
« Grazie »
Gli rispondo sarcastico ma Gabriele continua
ignorandomi:
« L’altra ipotesi è: tu
ed io nel letto matrimoniale… oddio la cosa potrebbe anche
rivelarsi interessante »
« Cosa stai cercando di dire? »
Mi intrometto preoccupato.
« Cosa pensi che stia dicendo. Io e Fabio
a letto insieme… molto vicini. Potrei approfittare della
situazione… »
« Ma???... Ma sei gay??? »
« Se vuoi scoprirlo dormi sul divano…
»
« Non ci penso nemmeno!! »
« Allora siamo tutti d’accordo.
Non so perché avete fatto tante storie! »
Mentre lo dice se ne va sghignazzando verso
il “suo” divano. Mi volto verso Fabio che non sta
nemmeno tentando di non ridere.
« Piantala di ridere!! Cosa c’è
di così divertente? »
« Ci sei cascato in pieno. Era ovvio
che stesse scherzando »
« Sarà ma preferisco non rischiare
»
« Quello non credi dovrei dirlo io? »
Lo ignoro e comincio a sistemare le mie cose
nella camera.
Nel primo pomeriggio andiamo a piedi al piccolo paesino poco
distante. Sono poche case ma sono davvero molto graziose, tutte
in legno, e nell’aria si respira un misto di profumo di
neve e di legna bruciata.
Torniamo a casa che ormai è buio. Ad
essere sinceri sono solo le cinque del pomeriggio ma a causa
delle montagne il sole tramonta prestissimo. Fabio sembra stanco
tanto che appena arriva a casa si lascia cadere sul letto senza
nemmeno togliersi il cappotto. Il NOSTRO letto… detta
in questo modo la cosa ha dell’incredibile.
Mi tolgo il cappotto e le calze, fradice per la neve come le
scarpe che mi sono tolto sulla porta, e metto tutto vicino alla
stufa. Nel frattempo Fabio non si è mosso.
« E’ meglio se ti togli il cappotto
»
« Non ne ho la forza »
Mugugna aprendo solamente un occhio. Allora
mi metto in ginocchio accanto a lui sul letto e tento di sfilargli
il cappotto. L’operazione risulta alquanto difficoltosa
e provo ogni tecnica e ogni posizione per togliergli quel cavolo
di cappotto. Tanto che quando entra Gabriele in camera trova
Fabio coricato a pancia in giù ed io a cavalcioni su
di lui che cerco di spogliarlo tirando accidenti su accidenti.
Gabriele si ferma un attimo sulla porta e dice:
« Mi sa che avete sbagliato i ruoli »
« Cosa stai cercando di insinuare?? »
« Nulla… »
« Ecco allora dammi una mano! »
« Per chi mi hai preso? Non faccio certe
porcate! »
« Piantalaaaaaaa!!! Non lo sto mica violentando
»
« Solo perché Fabio è consenziente…
»
« Te l’ho già detto che
ti odio? »
Ridendo viene verso di noi e finalmente con
il suo aiuto riesco a spogliare Fabio che nel frattempo si è
addormentato o fa finta di esserlo. Non pensavo fosse così
stanco. In effetti io ho dormito in macchina e mi sono riposato
un pochino.
Quando Gabriele se ne è andato lo rigiro
a pancia in su e mi siedo a gambe incrociate sul letto facendo
in modo che appoggi la testa sul mio grembo.
Non so cosa mi spinga a rimanere qui a guardarlo dormire mentre
gioco distrattamente con una ciocca dei sui capelli e tengo
una mano appoggiata sul suo petto che si alza e si abbassa con
calma. Mi rendo conto che è passato tanto tempo solo
quando Gabriele sale in camera per dirci che è pronto
da mangiare. Io lo guardo un po’ spaesato senza sapere
cosa fare. Svegliare Fabio mi dispiace ma l’idea di lasciarlo
mi da fastidio. Stupidamente mentre Gabriele mi guarda interrogativo
stringo la presa attorno alla lana del maglione di Fabio. E’
stato un gesto istintivo che non sono riuscito a trattenere.
Gabriele capisce e mi sussurra di scendere a mangiare quando
Fabio si sveglia.
Gabriele se ne va senza aggiungere altro. Io rimango immobile
mentre mi chiedo cosa mi stia succedendo. Se dicessi di volergli
bene solo come amico mentirei, ma dire di amarlo… è
forse troppo … o forse no, forse l’unico vero problema
è che non voglio che cambi nulla tra noi. A me sta più
che bene se le cose rimangono come sono… ma Fabio credo
che desideri un cambiamento. Il fatto è che se dovessi
decidere, non so cosa sceglierei, se essere il suo compagno
o un semplice e insignificante amico.
Compagno… per esserlo bisogna avere anche una certa intimità.
E’ questo ciò che più mi preoccupa…
mi fa paura ma non mi fa schifo l’idea.
E’ con il cuore che batte all’impazzata
e le mani che mi tremano stupidamente che gli sfioro piano le
labbra. Sono morbide e calde… sono tanto belle che mi
sembra di non capire più niente. O meglio: l’unica
cosa che mi viene in mente è che avere quelle labbra
sulle mie deve essere bellissimo. Chiudo gli occhi per cercare
di scacciare quella piacevole sensazione che solo l’idea
di un bacio di Fabio mi fa provare. Faccio scivolare la mano
sulla guancia morbida ma leggermente ruvida per la barba che
evidentemente stamattina non si è fatto. La accarezzo
piano dicendomi che non dovrei farlo ma senza essere in grado
di allontanare quella mano. A ogni carezza mi ripeto che la
prossima sarà l’ultima, che così potrei
svegliarlo. Faccio un respiro profondo e trovo la forza di smettere.
Ma quando riapro gli occhi vedo i suoi occhi che mi guardano
ancora velati dal sonno. Ritraggo la mano quasi scottato mentre
ho il viso in fiamme, ma lui mi sorride e mettendosi a sedere
mi prende la mano tra le sue e piano mi dice:
« E’ la prima volta che mi coccoli…
è piacevole! »
Io non so cosa rispondergli. Credo non ci sia
nulla da rispondere ma anche quel silenzio mi sembra così
stupido, così imbarazzante. Fabio allora mi si avvicina
e mi posa un bacio sulla fronte e posso chiaramente sentire
la morbidezza di quelle labbra e il desiderio, quasi fosse una
necessità, di sentire quella morbidezza sulle labbra.
Allontana le labbra ma rimane con il viso vicino al mio. Mi
basterebbe solo avvicinarmi un pochino… basterebbe così
poco… troppo poco. E’ un’idea così
assurda. In quel momento però Gabriele apre la porta.
Gabriele non dice nulla e va a controllare che il fuoco nella
stufa sia ancora acceso.
Cerco di trovare un minimo di controllo e senza nemmeno riuscire
a guardare Fabio in faccia gli dico:
« E’ meglio se andiamo a mangiare
»
Lui si alza e si dirige in cucina. Lo seguo
senza fiatare. Mi domando se lui abbia capito cosa per un attimo
ho seriamente pensato di fare.