« Com’è andata? »
Mi chiede appena esco dall’ufficio del
direttore di questo buco. Lo fisso un istante senza rispondere
poi alzo le spalle quasi a dire che è andata male ma
che non ha molta importanza; ma devo stare attento a fare una
faccia dispiaciuta e sconsolata. Almeno questo glielo devo.
Dopo averlo trascinato fin qui per nulla.
Mogio gli dico:
« Non mi vogliono, cercano un altro tipo
di persona, con più esperienza »
Non so quando ho imparato a recitare così
bene. Infondo mica gli posso dire la verità, giustamente
si arrabbierebbe se gli dicesse che mi avrebbero anche preso
in quel manicomio, ma dopo aver fatto di tutto per fare una
pessima impressione, ho rifiutato.
In quel posto non ci volevo lavorare. È
squallido! Cosa ci si può aspettare da un posto dove
alle pareti ci sono appesi poster con scritto frasi ad effetto
per lavoratori deficienti del tipo:
“Costruisci il tuo futuro: il domani
non aspetta. Oggi è il primo giorno della tua nuova vita”
oppure:
“Dai il meglio di te sul lavoro come nella vita”
o ancora:
“I nostri clienti sono il nostro avvenire, abbiamone cura”
E palle varie per non parlare della musica
pseudo - orientale di sottofondo per rilassare. Non mi stupirei
affatto se contenesse messaggi subliminali del tipo “Lavora,
schiavo!” … ovviamente su di me queste tecniche
subdole non funzionano, la pigrizia è troppo radicata
in me.
E poi: stiamo scherzando? Dovrei indossare giacca e cravatta
tutti i giorni per far cosa poi?? Fotocopie! E questo dovrebbe
farmi sentire realizzato? A parte che io voglio solo raccattare
un po’ di soldi per le vacanze, non diventare un impiegato
assatanato e ossessionato dal lavoro … mi vengono i brividi
solamente a pensarci.
Questo a Fabio posso dirlo? No, ovviamente. Mi direbbe che sono
tutto scemo.
Gli posso dire che me ne sono andato dicendo al direttore che
non avevo nessuna voglia di farmi fare il lavaggio del cervello
da quella banda di sciroccati? Certo che non posso, direbbe
che sono maleducato oltre che scemo. Lui non capirebbe la gravità
della cosa. Insomma per lui va sempre tutto bene, sembra che
ogni cosa gli scivoli addosso senza toccarlo, lui non si agita
mai, si adatta a tutto, per lui nulla è grave. Per me
ogni cosa è una catastrofe … sono in grado di infervorarmi
anche per la cosa più insignificante, tutto è
una questione di vita o di morte. Insomma sono una persona molto
emotiva e lui questo non lo capisce allora conviene mentire
… per il quieto vivere si fa questo e altro, no?
Lui punta gli occhi fissi nei miei, rimane
immobile a scrutarmi con sguardo severo e capisco immediatamente
che non ci ha creduto così abbasso lo sguardo cercando
di sfuggirgli. Lui scuote la testa rassegnato e mentre s’incammina
dice:
« Lo sai che quando mi dici una bugia
aggrotti la fronte?! »
« Ti sbagli! »
« No, lo hai fatto anche adesso. Ma in
ogni caso ti ringrazio d’avermi mentito, preferisco non
sapere la verità. Conoscendoti potresti aver rifiutato
il posto per qualche stupidata sull’arredamento o sul
personale … l’ultima volta qual era il problema?
Ah si … la segretaria, giusto!? »
« Sei ingiusto ora! Dicendo così
si potrebbe pensare che io sia un po’ pazzo, ma cosa dovevo
fare? Quella era una maniaca … ci ha provato con me e
avrà avuto il triplo dei miei anni! »
« Sei sempre il solito esagerato, magari
voleva solo essere gentile con te … »
« Voleva palparmi il sedere! Se non fosse
entrato un impiegato … »
« Avrebbe fatto benissimo! »
« Per quello mi basti già tu!!
Sempre con quella cavolo di mano sul mio sedere… cosa
avrà di così bello? »
« Tutto. È morbidissimo ma allo
stesso tempo sodo e muscoloso. Ma vogliamo parlare della forma?
»
« No! – lo interrompo prontamente
– era una domanda così, tanto per dire, non volevo
una risposta! »
Lui sogghigna divertito e io lo mando a quel
paese.
Ma presto mi torna il buonumore. Beh, ad essere sinceri ogni
volta che devo comprare qualcosa sono d’ottimo umore e
si da il caso che debba prendere il costume nuovo. Beh, poi
mentre sono lì magari posso comprarmi anche qualcos’altro,
ho giusto bisogno di un maglione, sì e magari anche un
paio di jeans non andrebbero poi così male. Però
devo stare attento a non spendere molto altrimenti mio padre
questa volta si arrabbia seriamente e mi rinchiude in cantina
per giorni senza cibo, unica compagnia, una famiglia di topolini.
Ora arriva la cosa più difficile: dire a Fabio che mi
deve assolutamente accompagnare a fare spese. Non la prenderà
bene … no assolutamente, comincerà con le sue solite
storie ma tanto poi mi accompagna sempre, basta fargli gli occhi
dolci.
Infatti appena gli dico dove devo andare lui mi guarda storto
e dice:
« Ti prego vacci da solo! Sai, oggi vorrei
tornare a casa a mangiare! »
« Spiritoso! … guarda che sono
solamente le nove del mattino! »
« Appunto! Ho qualche dubbio che tu riesca
in tre ore a scegliere un costume! »
« È per questo che devi assolutamente
accompagnarmi, così decidi tu per me! »
« Ma scusa: tuo padre non ti aveva tagliato
i fondi perché spendevi troppo? Quando ti ha proibito
di usare la sua carta di credito è stato il giorno più
bello della mia vita! »
« Si, si … per me invece è
stato il più brutto! E comunque mi ha ridato la carta
di credito perché oggi parte e sta via un po’ di
giorni! »
« Pover uomo non so ancora come faccia
a badare a te! »
« Se mi disprezzi tanto perché
mi stai sempre appiccicato? »
Gli chiedo scherzosamente mentre entriamo nel
negozio. Lui sorride divertito e poi avvicinandosi maggiormente
mi sussurra nell’orecchio:
« Non lo immagini il perché? »
Tremo a quella voce bassa e sensuale che mi
toglie tutta la voglia di ribattere. Faccio finta di niente
e mi dirigo nella sezione dei costumi da bagno.
Mi sto guardando in giro un po’ spaesato
dato che mi piacciono la maggior parte dei costumi quando Fabio
mi porge un costume dicendomi che mi andrebbe benissimo. Lo
prendo in mano e lo guardo. Rimango immobile un istante poi
la voglia di mettermi a gridare mi assale ma mi trattengo tirandogli
in faccia il perizoma che mi ha dato. Sorride mentre gli do
del maiale e aggiunge:
« Ti preferirei senza costume, comunque
… »
« Non avevo dubbi a riguardo »
Dopo circa mezzora sono arrivato a scegliere
quattro costumi. Ora devo solo decidere quale comprare, ma mi
piacciono tutti. Li proverò tutti e vedrò quello
che mi sta meglio.
Cerchiamo i camerini. Entro mentre Fabio si siede sulla panca
posta di fronte al camerino. Mi spoglio velocemente e indosso
il primo costume. Mi guardo un po’ allo specchio.
Beh, in fondo non sono poi da buttare.
I capelli ricci, lunghi fino alle spalle sono di un castano
molto chiaro con delle striature più chiare. Li tengo
legati con un elastico nero ma alcune ciocche ribelli mi ricadono
sulla fronte. Gli occhi azzurro chiarissimo vengono esaltati
dalla carnagione scura grazie alla quale sembro sempre abbronzato
(ma non troppo). Non sono molto muscoloso ma le linee dei muscoli
sono ben delineate. Il petto è glabro, solo qualche pelo
biondo sotto l’ombelico fino a scomparire nel costume.
Mi accarezzo distratto il ventre con la mano su cui spiccano
un paio d’anelli e un braccialetto d’argento.
Apro la porta del camerino e mi volto verso
Fabio.
Mi fissa stupito qualche istante poi si guarda un attimo intorno
e io seguo il suo sguardo accorgendomi solo ora di essere visto
mezzo nudo da praticamente tutto il negozio. In particolare
c’è una commessa, nemmeno molto carina, che mi
sta osservando con molta attenzione.
Faccio finta di nulla e rivolgendomi a Fabio gli dico:
« Che ne dici? »
Lui non risponde e continua a fissarmi facendo
scorrere lo sguardo lungo tutto il mio corpo e sotto quelle
attenzioni sento caldo, un tepore rassicurante che s’irradia
in tutto il corpo. Il suo sguardo è penetrante tanto
da farmi arrossire ma non c’è malizia e di questo
ne sono più che felice. Mi lascio guardare perché
mi piace quando lo fa lui, così intendo, con nessuna
malizia o desiderio, semplicemente mi fa sentire importante
e mi tranquillizza come fosse una dolce carezza.
Sono immobile davanti a lui quando una voce femminile c’interrompe:
« Secondo me ti sta molto bene quel costume
»
Mi volto verso la ragazza riconoscendo in lei
la commessa di poco prima. Non mi ero nemmeno accorto che si
fosse avvicinata. Preso di sorpresa dalla sua intromissione
m’irrigidisco senza trovar nulla da rispondere. Mentre
penso a qualcosa d’educato e gentile da dirgli Fabio si
alza dalla panca e venendo verso di me dice:
« Ti sta da schifo »
Il suo tono non sembra scherzoso come mi sarei
aspettato ma sono convinto che non dicesse seriamente. Non faccio
in tempo a dirgli nulla però che sospingendomi per i
fianchi mi spinge nel camerino chiudendo la porta alle sue spalle.
Il camerino è molto stretto e in due ci stiamo appena.
Fabio rimane dietro di me senza tuttavia toccarmi. Mi guarda
attraverso lo specchio, rimane in silenzio qualche istante poi
mi dice:
« Hai intenzioni di farti vedere nudo
da tutto Milano? »
« Sei geloso?! »
« No … purtroppo non ne ho il diritto
»
È serio quando lo dice ma la voce lascia
trasparire una nota di tristezza che non sono abituato a sentire.
Un po’ scosso rimango in silenzio.
Fabio intanto guarda i costumi e porgendomene uno dice:
« Secondo me per te questo è perfetto,
provalo »
Mi sento stranamente in imbarazzo a spogliarmi
di fronte a lui, non che sia la prima volta che lo faccio ma
le mani mi tremano stranamente mentre afferro il costume e lo
abbasso. Forse quello che mi mette a disagio è averlo
così vicino, posso sentire il suo profumo e il suo calore
avvolgermi.
Sbatto un paio di volte il gomito contro la parete, lui sorride
ma per fortuna non fa apprezzamenti, anzi sembra non guardarmi
nemmeno. Mi appoggio a lui per non cadere mentre tento di indossare
l’altro costume. Mi sorregge gentilmente mentre io mi
sento andare a fuoco.
Aveva ragione il costume mi sta molto bene e sembra essere fatto
apposta per me, non lo sento nemmeno. È un boxer nero
attillato con due righe bianche ai lati. Sarà perfetto
per giocare a pallanuoto. Mi guardo allo specchio. Fabio tenendomi
per i fianchi si avvicina a me facendo si che la mia schiena
si appoggi al suo petto. Mi sovrasta di circa dieci centimetri
e posso sentire il calore della sua guancia sulla tempia. Studia
la mia immagine riflessa sullo specchio e dice:
« E’ perfetto! »
Mi deposita un bacio leggero sulla spalla ed
esce dal camerino dicendomi che aspetta fuori.
Mi rivesto con calma ed esco. Fabio mi aspetta appoggiato al
muro, gli occhi socchiusi. Sembra pensieroso. Non si accorge
nemmeno quando esco. Mi avvicino e mi fermo davanti a lui. Apre
gli occhi e mi fissa.
Un po’ titubante gli chiedo:
« Cos’hai? »
« Perché? »
« Beh – sorrido e divertito gli
dico – mi hai avuto nudo in un camerino piccolissimo e
non mi hai fatto nulla … »
Gli ritorna il sorriso e abbassando la voce
mi dice:
« Perché cosa volevi che ti facessi?
»
« Nu … nulla! »
Rispondo imbarazzato e preso in contropiede.
Il suo sorriso diventa ancora più radioso e dice:
« Certo, certo, poi sono io il maiale
»
Arrossisco fino alla punta dei capelli alle
sue parole ma stupidamente non riesco a ribattere nulla. Allora
Fabio avvicina il viso al mio e prima di darmi un casto bacio
sulle labbra dice:
« Sei carino quando arrossisci »
Sorrido ma non capisco perché debba
sempre scherzare.