Ho deciso di dare una svolta alla mia relazione
con Fabio. E’ da alcuni giorni che ci penso, da quando
abbiamo litigato per l’esattezza. Le parole di Gabriele
mi hanno fatto riflettere e sono arrivato ad una decisione.
Devo solo avere il coraggio per portarla a termine… domani,
dopo la partita di pallanuoto.
Fabio è in ritardo… è un brutto segno! Lui
non è mai in ritardo! Spero non abbia cambiato idea.
Infondo lui non aveva intenzione di venire, l’ho dovuto
pregare. Lui non voleva perché domani abbiamo la partita…
o meglio “hanno la partita”. Io tanto sto sempre
in panchina, ma non voglio pensare a domani… sarà
imbarazzante! L’ultimo allenamento a cui sono andato è
finito con io che dicevo a gran voce di non essere “finocchio”…
insomma, non è stata esattamente la migliore delle mie
prestazioni.
In attesa accendo il fuoco sotto la pentola
con l’acqua per la pasta. Mio padre è fuori stasera…
probabilmente ad amoreggiare con la sua amante. Anche se ho
accantonato l’idea di pedinarlo non vuol dire che mi sono
dimenticato di quella donna!
Quando suona il campanello il primo istinto è quello
di precipitarmi ad aprire, ma non deve sembrare che lo stavo
aspettando con troppa ansia. Attendo qualche secondo e poi apro
la porta sfoggiando un sorriso radioso.
Lo invito ad entrare e chiudo la porta alle sue spalle, ma non
mi muovo aspettando che mi saluti con un bacio come si conviene.
Lui, però, non sembra intenzionato a fare nulla di simile
e si limita a un “ciao” da buon amico.
Deluso mi dirigo in cucina seguito da Fabio che vedendo le pentole
sul fuoco dice:
« Pensavo uscissimo a mangiare. »
« Devi stare leggero, domani mattina
c’è la partita. Se andiamo da qualche parte chissà
cosa ingurgiti e Luigi se la prenderebbe con me. »
Ancora deluso per il mancato bacio ricevuto
gli do le spalle e mescolo la pasta con troppa energia, tanto
che faccio uscire dalla pentola dell’acqua bollente che
per poco non mi finisce addosso.
« No, solo mi stupisce visto che adori
uscire a mangiare. »
« Si, ma dato che mio padre è
fuori ho pensato che potevamo stare a casa tranquilli…
»
Fabio quasi divertito dice:
« Quindi tuo padre non è in casa…
»
Prendendomi alla sprovvista mi abbraccia alle
spalle. Mi stringe con dolcezza facendo aderire il petto alla
mia schiena. Sorrido compiaciuto, ma decido di fare il prezioso
e continuando ad occuparmi della pasta dico:
« E’ già uscito. Ha detto
che passava la serata con dei colleghi ma sono sicuro che è
con quella! »
« “Quella”? »
« Ma sì! La donna della foto.
»
Ma quando sento le sue labbra posarsi sul mio
collo capisco che il discorso è destinato a morire sul
nascere e mi lascio andare piegando la testa in modo da facilitargli
le manovre… manovre che risultano davvero molto piacevoli.
Ho ormai preso gusto a farmi sbaciucchiare il collo quando Fabio
dice:
« Credo che il sugo si stia attaccando…
»
« Cosa? »
« Il sugo… »
« Cazzo! »
Sconsolato guardo il fondo bruciacchiato della
pentola cercando una soluzione per salvare in qualche modo la
parte non carbonizzata…
Date le premesse, la pasta non poteva che essere
un vero schifo e ovviamente Fabio non perde occasione per farlo
notare. Seduti sul divano appiccicati uno all’altro a
guardare la televisione dice:
« Sei davvero sicuro che quella pasta
fosse commestibile? »
« Piantala! »
« Mi sto solo informando per la mia salute.
»
« Beh fattene una ragione perché
se andremo a vivere insieme ti capiterà di mangiare qualcosa
cucinato da me. »
Quando vedo l’espressione stupita e un
po’ imbarazzata di Fabio mi rendo conto di aver detto
qualcosa di poco appropriato. Cosa posso dire… ho bruciato
qualche tappa di troppo! A disagio dico:
« Dimentica quello che ho detto. E’
una stupidata. »
Il silenzio che ne segue mi lascia un po’
perplesso, sarebbe carino da parte sua dire che non è
affatto una stupidata e che il suo sogno è di condividere
con me il resto della sua vita… forse questo è
un po’ esagerato, ma mi sarebbe bastato un semplice “ma
no è una cosa carina” o qualcosa di simile. Il
sonno però ha il sopravvento sulla delusione e dopo un
lungo sbadiglio dico:
« Perchè non ci mettiamo sul letto?
»
Fabio mi guarda malizioso e dice:
« Lo sai che la sera prima di una partita
non posso fare certe cose… »
« Ma… che hai capito?! Non intendevo
quello! »
« Lo so, ma è troppo divertente
prenderti in giro. »
« In questi momenti mi ricordo perché
ti detesto… »
« Conosco un modo per farmi perdonare…
andiamo sul letto. »
« No! Stiamo qui! »
« Ma non volevi andare sul letto? »
« Prima che tu attentassi alla mia integrità…
»
Una risata leggere esce da quella bocca diabolica…
« Era un tentativo innocente, non ho
nemmeno provato a saltarti addosso… »
« Era pur sempre un tentativo! »
« Pensavo fosse nei miei diritti provarci…
»
« Vero, però è nei miei
diritti fare il difficile »
Fabio appoggia la mano sulla mia coscia e,
facendola scivolare con fin troppa audacia verso l’alto,
dice:
« Dovrai cedere prima o poi »
A quelle parole un profondo brivido mi corre
lungo la schiena, non so se per paura o per l’eccitazione
che non voglio ammettere di provare
« Non ci contare. »
Rispondo scherzando, ma sappiamo entrambi che
è solamente questione di tempo… ho solo bisogno
d’abituarmi all’idea.
Fabio mi risponde con un bacio ma la mano abbandona la mia coscia.
Anche per questa volta sono riuscito a respingere il suo attacco
ma c’è una parte di me a cui non sarebbe dispiaciuta
un po’ più di insistenza… una parte decisamente
più in basso del cervello.
La serata procede senza grandi avvenimenti, fino a quando Fabio
non decide che è ora di tornare a casa.
*** ***
Per una volta nella vita mi sveglio molto prima del necessario…
almeno non dovrò fare tutto di corsa. Quando entro in
camera dopo la doccia, trovo Fabio seduto sul mio letto che
mi aspetta stropicciando il paio di mutande che avevo lasciato
lì… Perché diavolo mio padre non la pianta
di farlo entrare senza avvisarmi, ma soprattutto, perché
Fabio tiene tra le mani le mie mutande e mi guarda con quello
sguardo da maniaco in crisi d’astinenza dal sesso?
Decisamente a disagio e in imbarazzo dico:
« Perché mi guardi così?
»
« Perché sei irresistibile con
solo l’asciugamano attorno alla vita. »
« E le mutande? »
Fabio sorride divertito anche se il suo viso
è leggermente arrossito.
« Queste? E’ per impedirti di indossarle.
»
« Stamattina hai voglia di scherzare!?
Io non ci vado in giro senza! »
Dico mentre con passo decido vado verso di
lui cercando di riprendermi l’agognato indumento. Ma Fabio
ha sempre avuto riflessi migliori dei miei e riesce a sottrarle
dalla mia presa.
« No, affatto. Sono serissimo. »
Cerco di ignorare il brivido di eccitazione
e di paura che mi si insinua nella spina dorsale e mi concentro
sul tentativo di riprendermi le mutande. Dopo vari tentativi
(suppliche, solletico, pugni…) mi ritrovo steso sul letto
con Fabio spiaccicato sotto di me, ma tra le mani ho il tessuto
semielastico dei boxer. Stringo con decisione e cerco di strapparglieli
ma l’unico risultato è vederli allungarsi all’inverosimile
fino a sformarsi. Preoccupato dall’ipotesi che possano
rovinarsi smetto di tirare ma non accenno a mollare la presa
fino a che la mano libera di Fabio si posa sulla mia coscia
e dice:
« Vediamo quanto resisti prima di mollare
la presa. »
Il suo è un leggero sussurro contro
il mio orecchio ma colgo perfettamente la vena di soddisfazione.
Capisco il motivo di tanta compiacimento quando la mano scorre
verso l’alto sotto l’asciugamano fino a raggiungere
i glutei. Con una certa frustrazione dico:
« Non t’azzardare! »
« Fammi smettere tu… »
« Tu non sei Fabio! Sei un maniaco travestito!
»
« Sto solo facendo quello che ho sempre
fatto. »
In effetti prima che ci mettessimo insieme
queste cose erano all’ordine del giorno, però oggi
sembra così serio e… e… in calore. Incapace
di dargliela vinta fino in fondo dico:
« Per favore lascia i boxer o almeno
togli la mano dal mio sedere. »
« D’accordo… »
Non faccio in tempo a gioire che abbia acconsentito
(solo alla prima supplica, sia chiaro. Per quanto riguarda la
seconda, la sua mano è ancora saldamente ancorata alla
mia natica) e ad impossessarmi definitivamente dell’oggetto
conteso che Fabio mi afferra con più decisione e mi sbatte
con la schiena sul materasso e mi sovrasta tenendomi le mani
(che stringono vittoriose il bottino di guerra) ben ferme sotto
le sue.
Mentre constato che non ho modo di uscire da quella situazione
penso al fatto che avrei fatto meglio a lasciargli le mutande
e prenderne un altro paio nel cassetto.
Schiacciato sotto quel corpo potente e teso nello sforzo non
riesco a chiedergli che diavolo ha in mente di fare, anzi. Vampate
di calore e desiderio annebbiano le continue proteste di una
mente che non si è ancora rassegnata ad accettare che
sono attratto da Fabio non solo da un punto di vista platonico.
« Credo sia ora di dare una svolta alla
nostra relazione. »
Ehi! Anch’io volevo dare una svolta alla
nostra relazione, ma non questo tipo di svolta! Volevo semplicemente
dire di noi agli altri della squadra, non certo finire sul letto
sodomizzato da Fabio. Certo l’esperienza potrebbe anche
risultare piacevole ma è ancora troppo presto! Decisamente
troppo presto!
Non ricevendo alcuna risposta decide di infierire:
« Andrea, ti fidi di me vero? »
« Sì, ma… »
« Credi che ti potrei costringere a fare
qualcosa di cui poi ti pentiresti? »
« Sembri tanto il protagonista di certi
romanzetti rosa: pronto a rassicurare la giovane fanciulla indifesa.
»
« Da quando leggi romanzi rosa?! »
« Io non leggo romanzi rosa!! Beh una
volta ne lessi un pezzo. Ero piccolo. Ne rubai uno a mia zia…
rimasi un po’ sconvolto ad essere sincero, soprattutto
nel pezzo in cui facevano sesso… »
« Andrea, me lo racconti un’altra
volta… stai rovinando l’atmosfera! »
« Sai che quando sono nervoso parlo a
vanvera, non è colpa mia. Credo sia una cosa di famiglia.
Succede sempre anche a mia madre. A mia nonna non credo…
lei è una donna così autoritaria. Forse mio nonno.
Non l’ho conosciuto perché è morto quando
io non ero ancora nato, però dato che ha sposato mia
nonna doveva per forza di cose essere un uomo molto mite e remissivo
perché… »
Vengo letteralmente zittito dalle labbra di
Fabio che si posano quasi fameliche sulle mie. Mi bacia con
un una passione che non avevo mai sentito… forse dovrei
parlare a vanvera più spesso.
Credo, però, di aver sprecato qualsiasi occasione di
replica perché Fabio, continuando a baciarmi inizia a
trafficare con l’asciugamano.
Inizio a preoccuparmi quando sulle parti intime sento l’aria
fresca della stanza. Preso dal panico mi stacco, seppur controvoglia,
dalle sue labbra e coprendomi il sesso con le mani dico:
« Aspetta! Sei davvero sicuro di volerlo
fare? »
« Io sì! »
« Io non tanto! »
« Stai tranquillo. Non voglio arrivare
fino in fondo. »
« Davvero? »
« Davvero. »
Le mie mani rimangono però ancorate
a protezione delle mie parti intime che, a dispetto della situazione,
iniziano a dare segni di vita… che sfacciate!
Fabio non aspetta oltre e appoggiando una mano sulle mie le
scosta con decisione, ma anche dolcezza.
Quella vocina dentro di me che non ha smesso un momento di dire
“scappa intanto che sei in tempo” si ammutolisce
di colpo non appena le dita fresche di Fabio sfiorano la pelle
sensibile dello scroto e poi salgono a stuzzicare la punta arrossata
del pene. Sinceramente non ho idea di quanto tempo passi prima
che delle gocce di seme caldo colino su quelle stesse dita accompagnate
dall’espressione di pura soddisfazione che si dipinge
sul mio viso. Ho coscienza solamente delle sue labbra su tutto
il mio petto e del mio disperato tentativo di prendere aria
mentre muovo il bacino per andare incontro ai movimenti di Fabio.
Superato l’orgasmo mi lascio semplicemente ricadere sul
materasso rilassando i muscoli tesi e godendomi quella sensazione
di spossatezza e appagamento. Riapro gli occhi solo dopo qualche
minuto, quando sento il materasso muoversi. Vedendo Fabio alzarsi,
chiedo dove stia andando. Nella mia voce si può facilmente
scorgere una nota di preoccupazione e ansia, quasi temessi quel
distacco. Fabio abbozza un sorriso, anche se non dei più
solari, e mostrandomi la mano ancora sporca del mio sperma dice:
« Vado a lavarmi. »
Mentre sono solo in camera mi rendo conto di
essere stato un vero egoista e di non essermi minimamente preoccupato
di lui e delle sue eventuali esigenze.
Quando torna dal bagno si accorge subito che ho indossato le
mutande tanto contese e scherzandoci sopra dice:
« Non dovevi mettertele… così
ho faticato tanto per niente! »
« Niente??!! Sbattermi su un letto e…
e… masturbarmi lo chiami niente? »
« Beh, quello più soddisfatto
dei due dovresti essere tu… »
« Lo so, hai ragione. Mi dispiace! …
Avrei dovuto pensare meno a me stesso, ma… ma quando hai
iniziato a toccarmi non… non ho capito più nulla.
»
Fabio sembra stranamente divertito dalle mie
parole e sto per mandarlo a quel paese quando, ritornando serio
dice:
« Mi basta sapere che ti è piaciuto
e che non ce l’hai con me per aver insistito. »
Credo che il mio viso sia diventato di questa
tonalità solo in rarissime occasioni. Paonazzo dico:
« Certo che non ce l’ho con te
e se mi è piaciuto puoi valutarlo anche da solo. »
« Cazzo! Hai visto che ore sono? »
Luigi questa volta ci uccide!