La partita è andata bene: siamo arrivati
puntuali nonostante le premesse. Abbiamo vinto. Fabio ha dimostrato
per l’ennesima volta di essere un bravissimo giocatore
di pallanuoto e soprattutto un giocatore con un gran bel fisico…
le ragazze della tribuna (come sempre) erano molto attente ad
ogni suo movimento.
Io invece ho scaldato la panchina… Ma soprattutto le mie
paure si sono rivelate, come al solito, infondate. Infatti,
a nessuno interessava poi molto la mia bellissima performance
dell’ultimo allenamento e tutti si sono comportati come
se nulla fosse, forse troppo agitati per la partita che a detta
loro era una delle più difficili della stagione. Nessuno
ha fatto caso nemmeno a Fabio che finita la gara, trasportato
dall’euforia, mi ha stritolato in un energico abbraccio
correlato da una non troppo discreta palpata al sedere. E’
sottointeso che con altrettanta energia gli ho tirato un pugno,
prima di essere travolto dall’entusiasmo del resto della
squadra. Io però non riesco ad esultare, non perché
non sia felice della vittoria ma perché sono un po’
angosciato per il dopo partita. Stranamente non ho ancora desistito
dalla folle idea di dire agli altri di noi due.
Mi sono andato a cacciare in una brutta situazione: se mi tiro
indietro mi sentirei un codardo, ma se” faccio coming
out e poi si rivelano meno tolleranti di quello che sembrano
mi pentirei a vita d’averlo fatto… non è
affatto una situazione semplice!
La festa come sempre continua negli spogliatoi,
ma Fabio, per non unirsi al resto della squadra, rimane un po’
a bordo vasca a parlare con il portiere della squadra avversaria.
Ogni volta è una scusa diversa, ma ormai l’abbiamo
capito tutti che lo fa perché non vuole stare con gli
altri quando si spogliano quando sono nudi. Però, non
so se lo fa perché non vuole metterli in imbarazzo o
se c’è qualche altro motivo. Sinceramente non abbiamo
mai parlato molto di questo argomento… Quando io sono
entrato in squadra erano già tutti a conoscenza della
sua omosessualità e non so quale sia stata la loro reazione
o il modo in cui glielo abbia detto.
Sono fermo sulle scale che danno allo spogliatoio aspettando
Fabio, quando Fabrizio esce e dice:
« Dove siete finiti? »
« Fabio sta parlando con il portiere
dell’altra squadra… »
« Sempre la solita storia. Come dobbiamo
dirgli che può stare tranquillo che non gli saltiamo
addosso?! »
Mi viene da sorridere alla sua battuta ma presto
torno serio rendendomi conto di non aver ancora avuto occasione
di chiarirmi con lui:
« Mi dispiace per come ti ho trattato
l’ultima volta… »
« Invece che chiedermi scusa vai a prendere
Fabio e portalo qui che dobbiamo festeggiare… Luigi ha
addirittura portato lo spumante e non possiamo certo aprirlo
senza il nostro bomber!»
Vado così a cercare Fabio e gli riferisco
quanto detto da Fabrizio. Si limita a dire:
« D’accordo, andiamo. Se proprio
mi vogliono… »
« Perché non vai mai negli spogliatoi
dopo le partite? »
« Perché la mia presenza insieme
a un branco di ragazzi nudi è fuori luogo. »
« Ma a loro non sembra interessare…
»
« Non ti illudere… sono tutti molto
tolleranti quando si è in vasca, ma sotto le docce le
cose cambiano e io non voglio avere problemi o crearli. »
Rimango in silenzio colpito da un’amarezza
inconsueta per Fabio e penso alle sue parole, ma il dubbio che
fa capolino nella mia mente non mi piace affatto.
« Ti hanno trattato male? »
« Perchè me lo domandi? »
« Perché non mi rispondi? »
« Cosa state facendo lì impalati?!
Stiamo aspettando solo voi. Forza! »
La festa negli spogliatoi è… beh,
possiamo dire molto “euforica”: ragazzi in miseri
costumi attillati che tutti appiccicaticci di spumante si inseguono
per farsi scherzi stupidi. Io mi allontano presto da questo
delirio per raggiungere un lavandino dove potermi sciacquare
l’occhio… perché si sa, io sono “fortunato”,
e non bastava che mi fossi beccato il tappo dello spumante in
piena fronte scagliato a velocità assurda, come solo
una bottiglia agitata all’inverosimile può lanciare.
No, certo. Doveva anche finirmi nell’occhio una discreta
quantità di quella sottospecie di champagne di quarta
categoria.
Dire che mi sembra che i bulbi oculari mi vadano a fuoco è
un eufemismo… diventerò cieco!
Da buon angelo custode, è Fabio a trascinarmi verso il
lavandino e a sincerarsi delle mie condizioni (forse lo fa solo
per allontanarsi da tutti quegli omaccioni muscolosi fin troppo
esaltati?).
Lo bagno a lungo, ma mi fa ancora male. Guardo arrabbiato la
mia immagine riflessa sullo specchio quando Fabio dice:
« Va un po’ meglio? »
« Come credi che possa andare un po’
meglio?! Guarda il mio occhio! È rossissimo… »
« Stai tranquillo, fra poco passa. »
« Però intanto mi fa male! »
« Conosco un modo per farti passare il
dolore. »
Sono troppo distratto dal bruciore per accorgermi
della leggera e quasi impercettibile inclinazione dell’angolo
della sua bocca, che preannuncia sempre e inevitabilmente guai.
E così cado come una pera nel suo gioco:
« Quale? »
Il sorriso di Fabio si accentua e io capisco
che come sempre ha vinto lui, ma non mi arrendo:
« Fammi qualcosa di imbarazzante e sei
morto! Non ti è bastato il pugno di prima? »
« Pensavo che dopo stamattina ti fossi
un po’ disinibito… »
« Piantala! »
Fabio si avvicina predatore, e io ho una gran
voglia di tirargli un cazzotto. Per fortuna che i lavandini
sono in una stanza appartata.
Indietreggio preoccupato e cerco di mantenere un tono fermo
e duro ma si capisce perfettamente il mio imbarazzo.
« Potrebbe arrivare qualcuno! »
Fabio però mi ignora e avanza ancora.
Io continuo ad andare indietro fino a toccare con la schiena
contro il muro gelato di piastrelle bianche. Mi allontano bruscamente,
non tanto per il freddo ma per l’igiene quasi inesistenze…
Fabio ne approfitta e appoggiando le mani sul muro all’altezza
delle mie spalle mi impedisce la fuga. Preoccupato continuo
a volgere lo sguardo verso la porta sperando che non arrivi
nessuno. Troppo preso dall’eventualità di essere
scoperti (preoccupazione inutile dato che ho deciso di fare
outing…) mi scordo del mio aguzzino che senza aspettare
di avere la mia attenzione mi posa un leggero bacio sull’occhio
arrossato.
Si allontana con espressione soddisfatta e mi dice:
« Non stai già meglio? »
« Secondo te un bacino dovrebbe risolvere
il problema?! »
« Con i bambini funziona… »
« A volte vorrei tanto picchiarti! »
« Massimo che ti posso concedere è
la lotta con i cuscini. »
« Meglio di niente! »
Non faccio in tempo a finire la frase che la
voce bassa e autoritaria di Luigi sovrasta le voci eccitate
degli altri e chiede il silenzio. Raggiungiamo i compagni già
posizionati intorno all’allenatore e ascoltiamo quello
che ha da dirci:
« Siete stati davvero bravi oggi, complimenti.
Per fortuna non sono l’unico a pensarla così. Il
motivo per cui ho portato lo spumante che così stupidamente
vi siete versati addosso, è che abbiamo trovato uno sponsor.
Una piccola ditta di caramelle della zona ha deciso di finanziare
la nostra iscrizione al campionato dilettanti. E’ sottointeso
che questo implica che voglio da tutti voi – e crudelmente
rivolge lo sguardo proprio verso di me – il massimo impegno
nelle prossime partite. Questo è quanto. »
Tutti sembrano molto felici della notizia,
io meno! Questo vuol dire allenamenti più intensi, più
responsabilità e soprattutto Luigi sempre e costantemente
incavolato con me per la mia pigrizia…
Ma ora ho ben altro a cui pensare… forse è il momento
migliore per dire loro la verità, in fondo sono tutti
così entusiasti che magari non se la prenderanno poi
troppo a male per la mia rivelazione
« Anch’io dovrei dire una cosa
»
Faccio un respiro profondo… ormai non
posso tirarmi indietro. Luigi ridendo dice:
« Vuoi mollare spaventato dai duri allenamenti
cui ti sottoporrò per farti diventare un giocatore accettabile?
»
Terrorizzato dalla prospettiva dico:
« Cosa? Davvero dovrò allenarmi
come gli altri? »
« No, molto di più! Ma presumo
non fosse questo quello che volevi dire… »
Rimango in silenzio preoccupato per quello
che mi aspetta ma poi mi riconcentro su quello che dovevo dire:
« Io… da alcuni mesi io sto con…
con… una persona.»
Al diavolo! Ero partito così bene prima
di essere preso dal panico… Non riesco a togliermi dalla
testa le parole di Fabio. Davvero tutto cambierà nel
rapporto che ho ora con gli altri? E’ un po’ stupido
pensarci adesso!
Guardo Fabio preoccupato sperando di trovare nel suo sguardo
un po’ di sostegno ma vedo solo imbarazzo, palesato da
un colorito più rosato del solito che rende ancora più
belli i suoi lineamenti.
« Conosciamo questa persona? »
« Si’ … »
« Dobbiamo indovinarlo o lo dici direttamente
tu? »
« E’ Fabio… »
Deglutisco nervosamente sebbene la mia gola
sia tremendamente secca. Aspetto una qualsiasi reazione da parte
loro con il cuore che mi batte così forte che ho paura
di avere un infarto. Per primo si riscuote Luigi:
« Bene, sono felice per voi. Ma niente
effusioni negli spogliatoi o in vasca, sia chiaro! »
Il nostro allenatore è sempre così
dolce e sensibile… Il rossore di Fabio diventa più
evidente mentre io, beh… vorrei sotterrarmi, mentre cerco
di balbettare qualcosa di appropriato. E’ Gabriele a dire
scherzando:
« Credo sia un po’ tardi per dirglielo…
sembravano una coppietta ancor prima di esserlo. »
Stranamente riesce a strappare un sorriso a
Luigi che, ignorando completamente il nostro disagio o forse
proprio per sottrarci a questa tortura, dice:
« Forza pelandroni, andate a cambiarvi.
Vi voglio fuori di qui entro dieci minuti che a casa mi aspetta
una famiglia! »
Mi butto sotto la doccia calda e ci rimango
immobile con gli occhi chiusi sperando di alleviare tutta quella
tensione e soprattutto di dissuadere chiunque voglia ancora
ritornare sull’argomento. Per fortuna mi risparmiano altri
momenti imbarazzanti. Meno bene va a Fabio al quale alcuni dei
nostri compagni si avvicinano e dicono cose del tipo “alla
fine ci sei riuscito” oppure “sapevamo che sarebbe
successo”. Ma sono troppo stordito per rivolgere l’adeguata
attenzione.
Non so davvero quanto rimango sotto l’acqua, sicuramente
più dei dieci minuti intimati da Luigi. Ad un certo punto
Fabio mi viene a scrollare e mi dice:
« Andrea forza, sei lì sotto da
mezz’ora. Luigi è già furioso. »
Lo guardo qualche istante un po’ stralunato
poi chiudo l’acqua e dico:
« Sei arrabbiato per quello che ho detto?
»
« No, anzi, sono contento che tu l’abbia
fatto. Certo, se mi avessi avvisato sarebbe stato meglio ma
ti conosco da troppo tempo per non sapere che le cose importanti
le fai sempre di testa tua senza dire niente agli altri. »
« Scusa! Non ti ho detto nulla perché
mi sarei sentito ancor più in imbarazzo. »
« Sei stato coraggioso. »
« O molto stupido… »
« Adesso però cerca di fare in
fretta, ti prego. »
Non faccio in tempo ad arrivare alla mia sacca
che Luigi irrompe (nel vero senso della parola) furioso negli
spogliatoi e dice:
« Andrea, sei irrecuperabile! »
« Scusa, ora mi vesto! »
« Fabio, aspetta fuori che devo parlargli.»
Guardo Fabio con terrore supplicandolo con
gli occhi di non abbandonarmi da solo con quel mostro, ma lui
non da molto peso alla cosa ed uscendo dice:
« Non strapazzarmelo troppo però
che mi serve tutto intero. »
Traditore!
Guardo Luigi preoccupato ma mi rendo conto presto di non avere
nulla da temere. È in missione di pace…
« Se dovessi avere problemi per quello
che hai detto non esitare a dirmelo. Capito? »
Sempre molto diretto… ma non posso che
essergli grato per l’attenzione che ci rivolge.
« Grazie. »
« Datti una mossa ora. Ti do due minuti.
»
Appena Luigi esce mi siedo sulla panca un secondo
per riposarmi. E’ stata una giornata lunga e piena di
emozioni. Però mi sento il cuore più leggero ora
che lo sanno, anche se la paura non se n’è ancora
andata del tutto. Sorrido felice e decisamente più rilassato,
ma per poco perché i due minuti sono passati in un lampo
e io sono ancora con addosso il costume. Quasi posso sentire
i passi di Luigi, infuriato per non poter ancora tornare a casa
ad abbracciare sua moglie e la sua splendida figlioletta, dirigersi
verso lo spogliatoio. La porta si spalanca io vorrei essere
in qualsiasi altro posto ma non lì!
« Fuori! »
Riesco in qualche modo a vestirmi prima di
essere portato di peso fuori degli spogliatoi.
La giornata però non sembra finire mai e quando torno
a casa mio padre, raggiante ma visibilmente preoccupato da una
mia possibile reazione, mi dice che vorrebbe farmi conoscere
una sua collega, con la quale sono molto amici. Mi crede proprio
stupido!? So benissimo che vuole portare in casa mia “quella”.
Però non ho cuore e, soprattutto, scuse per dirgli che
non la voglio incontrare, così sforzandomi acconsento
e intanto penso a qualche stratagemma per non dover conoscere
quella mangiauomini.