La sveglia è suonata da poco ma non
ho le forze per alzarmi. È già stata un'impresa
spegnerla, figuriamo alzarmi! E poi fa troppo freddo per pensare
d'abbandonare il tepore del letto. Mi riaddormento lentamente,
rimanendo però in uno stato di dormiveglia. Non so quanto
tempo sia passato però ad un certo punto sento freddo,
un istante prima di essere nuovamente avvolto dal calore, un
calore diverso però, non saprei spiegarlo. Ho la sensazione
che il velluto avvolga il mio corpo.
Nella mia mente è il corpo di una donna nuda, bella,
con forme perfette, occhi scuri quasi neri e capelli lunghi
che ricadono morbidi sul mi petto e mi solleticano la guancia
mentre mi bacia e mordicchia il collo. Posso chiaramente sentire
le sue labbra rosse e morbide dischiudersi e succhiare piano
il mio collo. Immediatamente la lingua comincia a leccarmi il
collo, piano. Sale fino all'orecchio e comincia a mordermi piano
il lobo. La sua mano poi si fa strada sotto la stoffa dei boxer,
ma non procede verso il mio sesso per soddisfare la mia eccitazione,
come avrei desiderato, ma si ferma sul fianco, accarezzandolo
lentamente prima di scivolare verso il sedere.
Smette un istante di mordicchiarmi l'orecchio e mi sussurra:
« Andrea, svegliati! »
Si ferma a fissarmi con quegli occhi profondi
e avvolgenti, un sorriso dolce. M'incanto un istante a guardarla
rapito dalla bellezza dei suoi occhi ma presto mi rendo conto
che la sua voce è un po' troppo mascolina. Per un istante
m'illudo, dicendomi che ero troppo preso dalle sue attenzioni
per fare davvero attenzione alla sua voce. Dischiude le labbra,
spero sia per baciarmi, ma invece dice:
« Andrea, è tardi, svegliati!!
»
E che cavolo, è una voce maschile!!
Mi sveglio e metto a fuoco il viso, non molto lontano dal mio.
Gli stessi occhi bellissimi, lo stesso sorriso avvolgente, ma
un corpo decisamente diverso! Fabio, ancora cavalcioni su di
me si siede sulle mie gambe e mi dice:
« Ti sei svegliato finalmente. Stavo
cominciando a preoccuparmi. Avevo paura di doverti scopare per
svegliarti. Forse non ti sarebbe dispiaciuto. »
Il suo sorriso s'illumina ancor di più
mentre il suo sguardo scivola tra le mie gambe, per sottolineare
il turgore sotto la stoffa.
Mi metto seduto quasi di scatto e con il lenzuolo cerco di coprirmi
dalla sua vista.
Con voce bassissima e roca dice:
« Neanche a me. »
Spalanco gli occhi stupito, ma appena si mette
a ridere divertito capisco che era solo uno scherzo. Quasi offeso
dico:
« Maniaco!!! »
Lo spingo facendolo cadere sul letto e togliendolo
dalle mie gambe mi alzo e ancora avvolto nel lenzuolo mi dirigo
in bagno.
Dannato!! Gli sembra il modo di svegliarmi? E io potevo anche
accorgermene subito! Però... Beh, una figuraccia in più
o in meno certo non mi cambia la vita!
Mi appoggio alla parete con la schiena nuda, mi vengono i brividi
ma ci bado ben poco mentre mi abbasso appena i boxer e cerco
un po' di sollievo al desiderio che non sembra avere minimamente
l'intenzione di diminuire. Avvolgo il mio sesso con la mano.
Mi sembra di impazzire. Chiudo gli occhi sperando di ritrovare
nella mente il ricordo della donna del sogno ma l'unica cosa
che rimane fissa nella mia mente sono quegl'occhi scuri, profondi.
Mi sembra che mi entrino dentro, mi violino e mi facciano venire
i brividi. Non c'è traccia di quel corpo da modella.
Solo quegl'occhi che tuttavia non mi ricollegano a lei ma a
Fabio. Eppure il mio desiderio non diminuisce, non sono per
nulla infastidito... anzi, mi sembra che lui sia qui con me,
accanto a me, a guardare ogni mio movimento e sentire ogni mio
gemito. Con questo pensiero fisso nella mente raggiungo l'orgasmo.
Turbato da sensazioni troppo violente e inusuali rimango immobile
con gli occhi chiusi nel tentativo di regolarizzare il respiro.
Piano socchiudo gli occhi e vedo riflesso il mio viso arrossato
nel piccolo specchio del bagno. E poi lo vedo, lì sul
mio collo, e mi arrabbio da morire.
Esco di corsa dal bagno. Spalanco la porta. Mi dirigo in camera
mia dove Fabio si sta vestendo. Lo guardo con occhi pieni di
rabbia. Rimango in silenzio qualche istante poi, indicandomi
il collo con un dito, quasi gridando, dico:
« Cos'è questo???!!! »
« Dicesi succhiotto »
Mi risponde trattenendo un sorriso.
« Sei un deficiente!! Perché l'hai
fatto? »
« Così sanno a chi appartieni!!!
»
« Grrrr »
Non so nemmeno cosa ribattere dato che ho la
mente occupata dai piani omicidi e dalle visioni catastrofiche
del momento in cui qualcuno vedrà il suo bel regalino.
Non mi accorgo nemmeno che si sta avvicinando a me, me ne rendo
conto solo quando dice:
« Ma cos'hai sulla pancia?? Cosa sei
andato a fare in bagno?! Maialino... »
« Ti odio!! »
Grido mentre mi vado a richiudere in bagno,
praticamente bordeaux per la vergogna e per la rabbia. Ma non
riesco a raggiungere nemmeno la porta che due braccia forti
mi cingono le spalle e mi trattengono. Appoggia il petto contro
la mia schiena e piano mi dice:
« Scusa… non t'arrabbiare »
« Ti odio lo stesso »
Questa volta però lo dico con molta
meno convinzione. La sua voce si fa ancor più dolce e
seria:
« Io invece ti voglio bene »
Quante volte me l'avrà detto?? Però
non mi stanco mai. Mi scalda talmente tanto il cuore quando
lo dice che non potrei pensare di vivere senza poter sentire
quelle parole pronunciate da lui. La prima volta mi ero stupito
e anche impaurito, ma presto mi sono reso conto che quello che
ci unisce è proprio questo profondo affetto; un’amicizia
talmente perfetta e totale che non può che sfociare nell'affetto
più puro e incondizionato. Ed è bello sapere che
una persona prova un tale sentimento per te. Mi addolcisco a
mia volta e, mentre mi accoccolo maggiormente nel suo abbraccio,
dico piano
« Anch'io »
Sorride mentre allenta dolcemente la stretta
lasciandomi libero.
« Datti una sistemata che intanto preparo
la colazione »
Mi faccio una doccia veloce e indossando un
paio di jeans. Lo raggiungo in cucina da dove viene un invitante
profumo di caffè. Fabio mi dà le spalle. Sorrido
compiaciuto e m'intrufolo in cucina senza farmi sentire fino
ad essere alle sue spalle.
Un po' di sana vendetta la mattina fa bene!
Tuttavia non faccio in tempo a far nulla che Fabio si volta.
Vedo solo la sua faccia sorpresa e preoccupata a pochi centimetri
dalla mia, prima di sentire un liquido bollente bagnarmi la
pancia nuda e una tazzina infrangersi sul pavimento.
« Che cavolo ci facevi lì? …
Ti sei scottato? »
Brucia da morire, ma, stoico, nego l'evidenza
scuotendo la testa. Fabio prende uno straccio e mentre va al
lavandino per bagnarlo dice:
« Non è proprio periodo ... ieri
il gelato, oggi il caffè »
« Per essere corretti allora dovresti
pulire con la lingua »
Mi guarda negl'occhi per qualche secondo rimanendo
immobile, stupito ma anche divertito. Poi, un sorriso. Dolce,
comprensivo, come se lui avesse capito ogni cosa. Mi chiedo
se sappia il vero motivo per cui io abbia detto una cosa simile.
Perché io non lo so. Mi era sembrato una provocazione
infantile, divertente. Ma ora, mentre mi fa appoggiare al tavolo
e, con le mani strette sui miei fianchi, si china su di me,
mi rendo conto che le mie parole erano più simili a una
richiesta o a una proposta, che ad altro.
Brividi profondi mi corrono lungo tutta la schiena appena la
lingua si posa sulla mia pelle. Il respiro mi muore in gola,
mi tendo e istintivamente mi spingo contro di lui mentre la
sua lingua, fresca e sensuale, scivola sulla pelle arrossata.
Non mi rendo nemmeno conto di allungare una mano verso di lui.
Titubante la poso sulla sua nuca e affondo le dita nei capelli
morbidissimi.
Solo un istante perché a quel contatto Fabio s'irrigidisce
e si allontana. Mi fissa e il suo sguardo sembra che mi entri
dentro. Mi guarda preoccupato. Forse ha capito quello che io
non sono ancora riuscito ad afferrare. È un’espressione
triste quella che gli si dipinge sul viso. Tristezza e dolore
mescolate insieme, tanto da farmi mancare il respiro.
Io non so che fare. Lo capisce, ne sono sicuro, perché
scuote la testa e sforzandosi di ritrovare il sorriso mi dice:
« Avesti dovuto fermarmi già da
un po'... non è che mi stai diventando gay?? »
Scherza… ma fino a che punto? Tremo preoccupato.
Non dovrei, perché so che lo farò preoccupare
e sentire in colpa, ma non riesco proprio a ridere.
« Ehi, sto scherzando, non basta così
poco per essere gay . »
Annuisco poco convinto. Fabio mi accarezza
piano la nuca mentre mi attira a se e mi avvolge in un abbraccio
rassicurante.
« E se lo fossi? »
Gli chiedo titubante e allo stesso tempo spaventato
della sua possibile risposta.
« Non cambierebbe nulla »
Me lo dice tranquillo e la sua voce profonda
e gentile sembra chetarmi con una facilità insperata.
*** ***
E’ ormai passata più di una settimana
da quella mattina e apparentemente non è cambiato nulla.
Ma non è così. A ripensarci mi sembra una cosa
così assurda! Sinceramente non so perché ho detto
una cosa simile. Forse solo perché avevo paura e avevo
bisogno che mi dicesse qualcosa. In fin dei conti non ho mai
provato nulla per un uomo, perché dovrei cominciare ora?
È assurdo pensarlo e impossibile che sia vero. Ma, mentre
io mi sono lasciato tutto alle spalle, Fabio sembra non aver
preso le mie parole con troppa leggerezza. Da quella mattina,
infatti, il suo comportamento è cambiato. È sempre
dolce e affettuoso ma solo come amico. Niente più battutine,
niente più mani in posti un po' privati. Se da una parte
gli sono grato, dall'altra sento che mi manca qualcosa. È
una sensazione strana ma mi sento triste per questo. Non so
perché si comporta così, ma non ho il coraggio
e la voglia di chiederglielo.
Nel pomeriggio mi viene a chiamare per andare agli allenamenti
di pallanuoto. Io non voglio andarci perché il succhiotto
si vede ancora, non so come sia possibile. So già cosa
direbbero tutti. Però ho già saltato l'allenamento
scorso inventandomi una scusa. Ora non so proprio cosa dirgli.
Il suono del campanello mi fa sussultare. Vado alla porta e
faccio entrare Fabio che rimanendo sulla porta mi dice:
« Sei pronto? È già tardi
»
« Senti, io non vengo... non sto tanto
bene... »
Le ultime parole le dico con un filo di voce.
Alla fine non sono riuscito a trovare una scusa adeguata. Fabio
sorride e fa qualche passo dentro casa e, dopo aver appoggiato
la sacca, mi si
avvicina dicendo:
« Ti fa male il pancino…. come
la volta scorsa? »
« Antipatico »
« Qual è il vero problema?? »
« Appena vedranno il succhiotto cominceranno
a fare gli stupidi »
« Scusa, non ho pensato potesse darti
così fastidio. »
« Il fatto è che so già
cosa diranno tutti su di noi »
« E ti da fastidio ... »
« Non lo so … però mi vergogno
»
Abbozza un sorriso ma il suo viso rimane ugualmente
triste. Non vorrei mai doverla vedere quell'espressione, perché
non so cosa fare, non so come porre rimedio anche se è
colpa mia. Mi sento inutile e indegno di stare al suo fianco.
Si avvicina e lentamente mi sfiora il collo con le dita fresche.
Quando i polpastrelli si posano sulla mie pelle sento brividi
corrermi lungo la schiena. Un tocco così delicato, così
dolce e così casto riesce a farmi tremare in questo modo?
La sua mano scivola lungo il collo fino al bordo del dolce vita
e abbassando la stoffa
dice:
« Non si vede più molto... »
*** ***
Alla fine vado agli allenamenti, non ho avuto
il coraggio di ribattere a lungo. Mi siedo su un blocco a bordo
vasca mentre aspettiamo che arrivi l'allenatore. Nessuno ha
ancora notato il livido sul mio collo. Forse perché sono
rimasto tutto il tempo con una mano sul collo. Sono un po' buffo,
lo ammetto, ma non ho il coraggio di togliere la mano.
L'allenatore si fa attendere così Gabriele, il capitano,
prende il suo posto:
« Forza cominciamo il riscaldamento »
Io non mi muovo, anzi mi rannicchio sul blocco.
Allora Gabriele dice:
« Piccolo, … Datti una mossa »
« No »
Preso dallo sconforto decide di usare la forza.
Cerca di farmi alzare ma senza troppa convinzione. Mi aggrappo
con le mani al blocco. Se davvero lo volesse potrebbe benissimo
staccarmi da quel blocco dato che è praticamente il doppio
di me. È molto più alto e muscoloso. È
per questo che mi chiama 'piccolo'. Mi guarda divertito e arrabbiato
allo stesso tempo mentre gli faccio la linguaccia e dice:
« E’ possibile che ogni volta che
non c'è l'allenatore deve sempre essere la stessa storia?
Ti prego, non mi rendere la vita un inferno! »
Mentre parla vedo che il suo sguardo scivola
sul mio collo e lì si sofferma. Sembra stupito. So che
ha visto il succhiotto ma non dice nulla e di questo lo ringrazio.
Aspetta una mia qualsiasi reazione ma io stoico rimango incollato
e aggrappato al blocco.
Falsamente disperato dice:
« Staccati da quel maledettissimo blocco!
»
Io non mi muovo anzi mi aggrappo con più
forza.
« Perché fai così? »
« Mi diverto a torturarti »
A quel punto si intromette Fabio, l'unico a
non essersi ancora tuffato, dicendo:
« Ci penso io, non preoccuparti »
Mi si avvicina e io non capisco cosa vuole
farmi. Mi passa un braccio sotto le ginocchia e l'altro dietro
la schiena. Preso alla sprovvista allento la stretta. In questo
modo Fabio riesce facilmente a prendermi in braccio. Facilmente
fino a un certo punto perché anche se sono
abbastanza minuto non sono certo una piuma.
Si avvicina al bordo della vasca. Mi aggrappo al suo collo dicendo:
« Se mi lasci, tiro giù anche
te »
Fabio sorride e si butta in acqua. Quando riemergiamo
mi tiene ancora stretto tra le braccia.
È una sensazione strana. Il freddo dell'acqua mescolata
al calore soffocante del suo corpo.
Prendo aria a pieni polmoni aprendo la bocca che è così
vicino alla sua spalla che le mie labbra potrebbero quasi sfiorargli
la pelle.
La sua stretta si allenta dolcemente ma le mie braccia rimangono
strette attorno al suo collo. Restio mi allontano appena. Ogni
volta che mi allontano da lui sembra che mi sia strappata una
parte di me. Come se il mio posto fosse lì tra quelle
braccia.
È assurdo, lo so, ma ogni volta mi assale questo sentimento
di nostalgia e di mancanza come fossi rimasto orfano di una
parte di me.
Per questo ho paura. Per quello che è in grado di farmi
perché se mai dovessimo separarci, io non riuscirei a
vivere senza, non sarei più io senza di lui.
« Gabriele, dovresti far anche tu così,
quando fa i capricci »
Dice un ragazzo della squadra che nel frattempo
ha guardato la scena divertito.
« Non credo si lascerebbe prendere in
braccio così docilmente da me »
L'allenamento passa tranquillamente anche se
mi mancano i ripetuti attacchi di Fabio alla mia verginità.
L'allenatore non si è fatto vedere per tutto l'allenamento
così finiamo un po' prima.
Tutti vanno negli spogliatoi tranne Gabriele, che si mette a
parlare con una ragazza sulle tribune, ed io e Fabio che rimaniamo
in vasca.
Ma appena vede che non ho minimamente intenzione di muovermi
dice:
« Io sto qui ancora un po' a fare qualche
vasca, tu vai pure a cambiarti »
« Ti aspetto, come sempre »
« Non ce n'è bisogno. Vai, che
se no prendi freddo »
Il suo intento di mandarmi via è chiaro
ma non ne capisco il motivo. Siamo sempre rimasti in vasca di
più insieme, lui per fare qualche allenamento in più,
io per aspettare lui o, come spesso accade, perché l'allenatore-schiavista
mi obbliga a “esercizio supplementare per sopperire alle
mie mancanze dovute alla mia pigrizia”, come lo definisce
lui. In realtà Fabio rimane di più per evitare
di cambiarsi con gli altri, crede che potrebbe metterli in imbarazzo.
Io però l'ho sempre aspettato e ci siamo sempre cambiati
insieme, e soprattutto lui non mi ha mai chiesto d'andarmene.
La risposta però la ottengo quando, arrabbiato, decido
di tornare da Fabio e aspettarlo anche contro la sua volontà.
Quando esco dagli spogliatoi Fabio è seduto sul bordo
della piscina con i piedi in acqua e parla con Gabriele. Entrambi
mi danno le spalle. Mi avvicino senza essere visto e sento il
loro discorso. Inizialmente non era mia intenzione origliare
ma poi la curiosità …
Gabriele dice:
« Che cosa succede?? Mi sembri un po'
… 'freddino' »
« A cosa ti riferisci?? »
« A chi vuoi che mi riferisca?! »
Fabio tace qualche istante poi riprende, ma
sembra fare uno sforzo immane ad articolare anche solo poche
parole:
« Ho esagerato ... sono andato troppo
oltre e questo non va bene, né per me né per lui
»
« Cosa è successo?? »
« Niente di particolare, se è
quello che pensi … però è confuso e …
non posso fargli questo ... non sarebbe giusto »
Decido che ho sentito abbastanza. Mi dirigo
verso di loro facendo finta di non aver sentito nulla. Quando
sono a qualche passo da loro Gabriele si accorge di me, anche
Fabio si volta e mi guarda forse preoccupato che io abbia potuto
sentire qualcosa, ma lo rassicuro con un sorriso e mi vado a
sedere a bordo vasca accanto a Fabio. Appoggio la testa sulla
sua spalla e dico:
« Sono arrabbiato con te! »
« Perché? »
« Perché mi hai cacciato via »
« Non ti ho cacciato »
« Sì invece, volevi che me ne
andassi »
« Non sei obbligato ad aspettarmi ogni
volta »
« Se mi desse fastidio o avessi paura
a fare la doccia con te, non ti aspetterei … »
« D'accordo ... »
Non dico più nulla, ma appoggio la mano
nel suo palmo e mi faccio un po' più vicino. Non mi interessa
se Gabriele ci sta guardando, tanto so che non dirà nulla…
rimarrà in quel silenzio dolce e solidale che tanto lo
caratterizza.
Fabio stringe la mia mano e mi passa il braccio dietro la schiena
dicendomi:
« Oggi sei più coccolone del solito
»
Non so quante persone sono così fortunate
da avere accanto un angelo, sempre pronto ad aiutarti, a regalarti
un sorriso e un abbraccio anche quando sono tristi, anche quando
avrebbero bisogno loro un po' di dolcezza. Io ce l'ho e sono
fortunato. Forse proprio perché ne sono consapevole ho
tanta paura di perderlo.