Mi sveglio di cattivo umore, come ogni mattina
d'altra parte. Quando però realizzo che è il 3
Febbraio, ovvero il mio ventiduesimo compleanno, cambio improvvisamente
umore e così come sono corro gongolante in cucina dove
c'è mio padre che si sta preparando la colazione. Lui
m'ignora. Ma questo certo non basta a sedare la mia euforia
per questo giorno che corrisponde a tanti tanti tanti regali.
Sto per tentare una nuova strategia per attirare la sua attenzione
(è proprio terribile di prima mattina) quando suonano
alla porta. Scocciato si gira e mi guarda come per farmi capire
che sarebbe cosa gradita da parte mia andare ad aprire la porta
ma io faccio finta di nulla. Quando ritorna in cucina è
seguito da Fabio. Appena lo vedo gli salto al collo salutandolo.
Il compleanno mi fa proprio male.
« Come fa ad avere tanta energia di prima
mattina, ed essere per giunta così pigro? »
Dice mio padre rivolto a Fabio. Io sto cominciando
ad incavolarmi.
« Papà!!! Non credi che dovresti
dirmi qualcosa?? »
« Se ti riferisci al tuo compleanno,
beh! speravo te ne fossi dimenticato o almeno speravo di poter
evitare il solito discorso che mi fai da ventidue anni in questo
giorno nefando. Se invece ti riferivi ad altro non so cosa dovrei
dirti. »
« Dato che sei così spiritoso
oggi, taglio corto e passo subito al sodo! Dov'è il mio
regalo? »
« Quale regalo? »
« Quello bello e costoso, che avresti
dovuto comprarmi dato che oggi è il mio compleanno!!
»
« Ah. Quel regalo. Beh mi sa che per
quest'anno non ci sarà nessun regalo »
E mentre lo dice se la svigna dicendo che è
in ritardo. Io sono rimasto basito e incredulo di fronte
alla terrificante prospettiva di non ricevere un regalo. Mi
volto verso Fabio cercando nel suo sguardo una spiegazione o
almeno un po' di comprensione per questo dramma che mi affligge,
ma lui che fa? Ride. Lo guardo malissimo e mi metto a riflettere.
È impossibile che mio padre non mi abbia comprato il
regalo, sa fin troppo bene di cosa sono capace quando non mi
fa un regalo. Peggio di un bambino capriccioso. Quindi deve
averlo comprato e fa il prezioso. Deve averlo nascosto da qualche
parte. Fabio non capisce molto perché d'un tratto mi
precipito in sala a frugare nell'armadio. Mi segue per vedere
cosa combino.
« Deve pur essere da qualche parte »
Dico tra me e me.
« Non dirmi che stai cercando il regalo
di tuo padre!Ti prego dimmi che non è così! »
« E’ ovvio che è esattamente
così!! »
« Forse se non te lo vuole dare c'è
un motivo. »
« Si, che è peggio di me ( devo
pur aver preso da qualcuno ) e si diverte un mondo a farmi penare!!!
»
« Sei un caso disperato »
Mentre lo dice si va a sedere, rassegnato,
sul divano a vedere un po' di televisione in attesa che smetta.
Ma non gli lascio molto tempo che comincio anche con lui.
« A proposito tu che ci fai qui e dov'è
il mio regalo?? »
« Sono venuto per farti gli auguri ma
evidentemente non ti interessano. O meglio: non ti interessa
nemmeno che io sia qui!! Per il regalo lo avrai a tempo debito!!
»
« Non è vero che non mi interessa.
E’ che sono stato distratto da altro. Scusa »
« No!! »
« Dai non fare l'antipatico!! Ti ho chiesto
scusa! »
« Baciami e ti scuso »
« Beh, ho altro di meglio da fare che
stare qui a perder tempo con te, devo perlustrare ancora tutta
la casa in cerca del regalo! »
Me ne vado in un'altra stanza fingendo indifferenza
ma dentro di me sono felice perché tra me e Fabio è
tornato tutto come prima, o quasi. Alla fine ci siamo chiariti
e di questo non posso che esserne felice, mi mancavano le sue
proposte indecenti e i suoi doppi sensi.
« Peccato!! »
La sua risposta mi arriva un po' lontana mentre
mi dirigo in camera di mio padre cominciando a guardare sotto
il letto e in qualche armadio; ma niente. Sto per guardare in
qualche cassetto quando la voce di Fabio alle mie spalle mi
fa sussultare:
« Non credi che non sia bello frugare
tra le cose di tuo padre? »
« Tu invece non credi che non sia bello
sbucare alle spalle all'improvviso? Mi hai spaventato!! »
Ride e dice:
« Ma era proprio quello che volevo così
impari a fare l'impiccione »
« Non c'è niente di male a cercare
qualcosa che già mi appartiene!! »
Mentre lo dico mi appoggio alla scrivania di
mio padre, ma inavvertitamente faccio cadere la sua
agenda. Mi chino per raccoglierla quando mi accorgo che c'è
l'angolo di una foto che sporge dalle
pagine. Apro l'agenda per rimettere a posto la foto ma senza
volerlo mi soffermo ad osservare la foto. Nella foto sono ritratti
mio padre insieme ad una donna, entrambi sorridono verso l'obbiettivo
e sembrano felici. Non è stata scattata molto tempo fa.
Io però quella donna non la conosco. Fabio, forse preoccupatosi
nel vedere la mia espressione mi si avvicina chiedendomi:
« Che cosa hai trovato? »
Gli porgo la foto. La guarda ma non aggiunge
nulla. Allora sono io a parlare:
« Non può avere un'amante... non...
»
« Magari è solo un’amica
e poi anche se ci fosse di più tra loro, non c'è
niente di male. I tuoi si sono separati omai da molti anni »
« Non dire stupidaggini, non è
vero che non ci sarebbe nulla di male, ce ne sarebbe eccome!!!
Devo scoprire chi è questa donna!! »
« Cosa pensi di fare? »
« Beh, è ovvio, lo pedineremo!
»
« Tu non ci stai tanto con la testa,
lo sai? E poi io che c’entro? »
« Beh, che io sia un po' strano credo
se ne siano accorti tutti. E tu c’entri perché
ho bisogno di te!!
Domani ha detto che mangia fuori e torna tardi. Magari va da
lei. Allora possiamo pedinarlo domani, va bene? »
« No!! »
« Bene allora è deciso!!! »
« Guarda che ho detto di no!! »
« Oggi che facciamo di bello?? Ti va
di fare un giro per Milano? »
« Mi stai ignorando?! Ho detto che non
ci vengo!! Oggi in ogni modo non posso, mi devo trovare con
un amico a studiare »
« Ma è il mio compleanno, devi
passarlo con me!! »
« Fra due giorni ho un esame, non posso
non studiare. La prossima volta nasci un altro giorno. In ogni
modo potresti venire con me, così mangiamo insieme e
se finiamo presto facciamo un giro, ti va? »
« No. Ti voglio per tutto il giorno »
« Mi dispiace. »
« Va beh, vengo! »
*** ***
Arriviamo un po' prima dell'ora dell'appuntamento
poiché Fabio mi ha letteralmente trascinato fuori per
impedirmi di frugare ancora in casa alla ricerca sia del regalo
sia di possibili indizi che mi smentiscano l'ipotesi che mio
padre abbia un'amante, anche perché, insomma, è
un'assurdità!!
Le aule studio sono praticamente deserte, forse per l'ora o
forse perché sono solo due piccole aulette semisconosciute
dalla popolazione studentesca. Meglio così, preferisco
un po' di tranquillità. Ci sistemiamo su un tavolo per
otto persone. Praticamente lo occupiamo tutto tra borse, libri
e cappotti. I libri sono soprattutto di Fabio, io mi sono portato
un libro da studiare ( l'ho scelto a seconda di particolari
caratteristiche quali: numero ridotti di pagine, grandezza caratteri
molto grande e percentuale tra testo e immagini molto elevata)
e nell'eventualità che non abbia voglia di studiare (eventualità
molto probabile ) una bella montagna di manga. Parliamo un po'
in attesa che arrivi l'amico di Fabio. Sono curioso di vedere
com'è: me lo immagini esile e biondiccio, un po' bruttino,
con gli occhiali spessi due dita; insomma, la classica persona
tutto studio e niente vita sociale. Ad un certo punto entra
nella stanza un ragazzo, potrei dire bello e affascinante se
non fossi etero.
Lo guardo un po' di sottecchi cercando di non farmi vedere.
È alto, moro, muscoloso, corpo e portamento da modello.
Lo vedo avvicinarsi verso il nostro tavolo. Spero non venga
a sedersi qui vicino. Però è strano sembra venire
proprio verso di noi. E, infatti, cammina fino a fermarsi alle
spalle di Fabio, che ha continuato a parlare senza minimamente
accorgersi del nuovo arrivato dato che da le spalle alla porta.
Ora alzo il viso e il mio sguardo dice "cosa cavolo vuoi
da noi?" ma lui sembra non badare troppo a me e si china
su Fabio e gli stringe le braccia attorno al collo in una stretta
amichevole. Fabio si gira un po' stupito, ma appena lo riconosce
sorride e lo saluta radioso. Io sono basito.
Uno: chi cavolo si crede di essere per poter avere tutta questa
confidenza con Fabio?;
Due: perché Fabio non lo manda a quel paese?
Lo sconosciuto si siede al tavolo accanto a Fabio che fa le
dovute presentazioni. Si chiama Daniele. E mentre lui mi saluta
e mi sorride io mi chiedo che fine abbiano fatto gli occhiali,
il corpo esile e smunto e i capelli biondicci. Questo non mi
piace!! Preferisco l'idea che mi ero fatto. Scherzano per un
po' e parlano del più e del meno mentre io mi escludo
mettendomi a guardare fuori dalla finestra. Quando cominciano
a studiare si fa' improvvisamene silenzio. Decido di fare qualcosa
anch'io ma di studiare non ne ho proprio voglia, così
mi metto a leggere. Ma non riesco proprio a concentrarmi su
quello che sto facendo. La tentazione di guardare cosa stanno
combinando è tanta. Alla fine cedo e sollevo lo sguardo.
Sono tutti e due intenti a scrivere formule e fare passaggi
algebrici un po' troppo complessi per le mie aspirazioni. Fabio
è tutto concentrato su quello che sta facendo. Mi soffermo
un po' ad osservarlo. È buffo, la lingua spunta appena
dalle labbra sottili che ogni tanto mordicchia per poi accarezzarle
piano con la lingua. Chissà cosa si prova a leccare quelle
labbra? Beh, perché anche se continua a molestarmi non
mi ha mai baciato, seriamente intendo. Beh, forse Daniele lo
sa. Antipatico.
Non che desideri baciarlo, per carità. Era solo una curiosità
come tante altre. Non c'è nulla di male, almeno credo.
Distolgo lo sguardo da quelle labbra e risalgo seguendo i lineamenti
delicati e
mascolini allo stesso tempo della guancia dove s'intravede un
filo di barba ( evidentemente non si è rasato questa
mattina). Non riesco a vedergli gli occhi ma li conosco fin
troppo bene, di quel colore intenso, dall'espressione seria
e tranquilla, ma soprattutto molto rassicurante. I capelli marrone
scuro, tagliati corti sono un po' ingellati per tenerli su anche
se poi sta molto bene anche quando non si mette il gel. I capelli
gli restano tutti arruffati e morbidissimi, da passarci le giornate
a giocherellarci. Mi ritrovo a pensare che è bellissimo.
Se fossi una ragazza sarebbe diverso. Mentre lo penso, Fabio
alza il viso, mi guarda un po' stupito poi mi sorride, un sorriso
dolcissimo che mi fa correre brividi lungo la schiena. Un po'
imbarazzato, non so nemmeno io per cosa, distolgo lo sguardo
e mi accorgo che anche Daniele ha smesso di scrivere e mi sta
guardando. Sinceramente non so cosa ci sia in quegl'occhi, ma
mi sembra che mi vogliano far capire che lui ha capito tutto.
Mi sento ancor più imbarazzato e scocciato mi rimetto
a leggere ma l'unica cosa che ho in mente è quello sguardo.
Il tempo passa, fin troppo lentamente. Io comincio ad annoiarmi
e ad essere nervoso e scocciato. Vedere quei due andare d'amore
e d'accordo mentre si spiegano a vicenda le cose o correggono
gli esercizi mi da fin troppo fastidio. È quasi mezzogiorno
quando disperatamente cerco di convincerli a fermarsi ed andare
a mangiare. L'unica risposta è stata un “Finiamo
di correggere quest'esercizio e andiamo”. Un po' scocciato
comincio a mettere via le mie cose ma la mia attenzione viene
subito catturata dalla scena di fronte a me. Fabio si sporge
un po' verso Daniele. Si appoggia con una mano allo schienale
della sedia di Daniele e gli si avvicina (troppo!) per indicargli
una cosa scritta sul foglio. Le loro mani sono così vicine
che potrebbero quasi toccarsi. Fabio è quasi completamente
addossato a quell'antipatico e soprattutto ha il viso accanto
a quello di Daniele che si volta appena e sorridendo dice:
« Per essere un uomo hai un buon profumo
»
Fabio arrossisce appena scuotendo la testa
e io non ci vedo più!! Insomma, non è certo un
comportamento consono al luogo e alla situazione!! Diciamo che
non è proprio un comportamento consono in generale. Da
quando Fabio si prende tutte queste libertà con gli altri?
È con me che fa certe cose!! Non ci penso su molto e
gli tiro un calcio sotto il tavolo. Lo prendo sul ginocchio
e credo di avergli fatto anche molto male poiché sono
arrabbiato nero. Lui rischia anche di cadere, avendo dovuto
mettere la sedia in bilico per amoreggiare con quell'antipatico.
Mi guarda con due occhini smarriti e lamentandosi per il dolore
mi dice:
« Che ti è preso? Fra un po' mi
spaccavi il ginocchio. »
Io non rispondo e facendo finta di niente mi
alzo e ricomincio a raccattare la mia roba. Fabio si volta verso
Daniele che fra un po' scoppia a ridere e poi di nuovo verso
di me.
« Perché l'hai fatto? »
« Fatto cosa?? »
Rispondo con noncuranza continuando quello
che stavo facendo.
« Mi hai tirato un calcio senza nessun
motivo!! »
Continuo a non rispondere e mi preparo per
uscire. Fabio allora un po' scocciato si alza e mi trascina
fuori dalla stanza. Zoppica. Devo avergli fatto proprio male.
« Mi vuoi dire che cosa ti prende?? È
da quando è arrivato Daniele che sei strano? »
« Non mi prende proprio niente!! Solo
non eri obbligato a chiedermi di venire. Non mi piace essere
di troppo! »
« Di troppo? Ma che stai dicendo? »
« Sto dicendo che se volevi flirtare
con il tuo "amico" potevi non farlo davanti ai miei
occhi!! »
« Non stavo flirtando proprio con nessuno! »
Fabio ha alzato un po' la voce, sembra arrabbiato.
Lui? Dovrei essere io quello arrabbiato!! Provo a ribattere
quando Daniele, avendo forse sentito la nostra discussione farsi
un po' accesa, ci raggiunge e prova a dire:
« Andrea, ti sei fatto un’idea...
»
« Tu che cavolo vuoi?? Non c’entri
nulla e non devi intrometterti! E soprattutto non parlarmi come
se fossimo amici, anche perché io ti detesto!! »
Daniele non sembra minimamente scosso dalle
mie parole. Fabio però, ancora più arrabbiato
di prima, mi dice:
« Ora smettila!! »
Vorrei tanto ribattere, qualcosa d'acido o
cattivo ma non riesce a venirmi in mente nulla. Mi odio quando
faccio così! Fabio mi fissa ancora un istante poi abbassando
lo sguardo mi dice:
« Forse è meglio se torni a casa
»
Mi volto e me ne vado, arrabbiato, frustrato,
ferito e dannatamente triste. Esco da quello schifo di posto
e giro un po' per il centro di Milano. Cammino senza una meta
ben precisa; anche la fame mi è improvvisamente passata.
A metà pomeriggio sono stanchissimo e deciso di tornarmene
a casa per prepararmi per la festa che ho organizzato con i
miei più cari amici per il mio compleanno. Ci sarà
buona parte della squadra di pallanuoto, qualche amico d'infanzia
e qualche amico dell'università e ovviamente ci sarà
Fabio. Spero di riuscire a chiarire con lui, perché in
fondo mi sento anche un po' in colpa. Me la sono presa per una
cosa che non doveva nemmeno riguardarmi.
Mi addormento sul divano, stranamente stanco. Dormo qualche
ora e quando mio padre mi sveglia sono nello stato di questo
pomeriggio con in più uno strano magone che non riesco
a far passare. Mi faccio velocemente la doccia e mi preparo.
Aspetto che Fabio passi a prendermi, come fa ogni volta, ma
dopo un po' che vedo che non arriva mi scoccio e vado da solo.
Mi sento davvero uno schifo e il fatto che Fabio non sia passato
mi mette addosso una strana irrequietezza e angoscia. Arrivo
al locale che ci sono già tutti tranne Fabio. Saluto
in po' in giro (non che siamo tantissimo, alla fine ci metto
poco) poi chiedo a Gabriele, il capitano della squadra, se sa
perché Fabio non è arrivato. Lui dice di no, ma
mentre lo dice solleva lo sguardo verso la porta d'ingresso
e mi fa segno che è arrivato. Io mi giro contento ma
quando mi volto vedo che è in compagni di Daniele. In
questo momento non so se urlare o mettermi a piangere. Fabio
viene verso di me ma quando è a pochi metri mi volto
e mi allontano. Non voglio nemmeno salutarlo.
Perché se l'è portato dietro?
Ci sediamo tutti al tavolo. È un posto molto carino.
Ci sono dei tavoli bassi molto grandi con intorno divani, sedie
o poltrone ma tutto in stile differente. A me capita uno sgabello
stile locali americani di qualche tempo fa. Ordiniamo da bere
e cominciamo a ridere e scherzare. O meglio loro perché
io proprio non ce la faccio. Dopo aver evitato Fabio per tutto
il tempo ho voglia solo di tornarmene a casa. Io comincio a
bere il mio Angelo Azzurro ma finisce fin troppo presto. Mi
gira già un po' la testa. Non l'ho mai retto molto l'alcool.
Di fianco a me c'è Stefania, la sorella di Gabriele,
anche lei sembra un po' esclusa dal vociare e dalle risate degli
altri. Provo a cominciare una conversazione con lei. È
molto simpatica e molto dolce. Mi piace parlare con lei, riesce
a tirarmi un po' su, o forse è il terzo cocktail che
mi bevo. Ad un certo punto ci accorgiamo che intorno a noi si
è fatto il silenzio. Ci guardano un po' tutti incuriositi,
io non capisco molto dato che ho la testa confusa. Gabriele
rivolgendosi a sua sorella dice:
« Lascia stare, lui è già
occupato. È proprietà privata di Fabio »
Lei arrossisce mentre tutti si mettono a ridere
tranne lei, Fabio ed io. Il mio sguardo, stupidamente, va subito
a cercare il suo. Ma lui continua a fissare il bicchiere che
ha in mano e non accenna nessuna reazione. La sera procede e
io ho la testa che mi scoppia sempre più. Non capisco
più molto bene cosa faccio. Lo dimostra il fatto che
ad un certo punto mi alzo e vado verso Daniele che guarda caso
si è seduto di fianco a Fabio. Mi fermo davanti a Fabio
e guardandolo in faccia dico:
« Siete ridicoli!!! Due checche in calore.
»
Non so con che tono di voce l'ho detto. Non
credo troppo ad alta voce… in ogni caso tutti si zittiscono
di colpo. Non ci bado troppo. Mi rivolgo questa volta verso
Daniele e cerco di articolare le parole anche se è molto
difficile dato che ho la bocca impastata dall'alcool e la mia
mente non sembra molto collaborativa. Alla fine però
dico:
« Guarda che non c'è solo Fabio
ad avere un cazzo tra le gambe e per quel che mi riguarda puoi
anche usare… »
Non faccio in tempo a finire la frase che Fabio,
alzandosi in piedi, mi dice con tono duro:
« Ora basta! Stai diventando ridicolo
e patetico »
« Io? Io?? E tu, allora, che ti sei portato
la tua puttana? »
Fabio non mi risponde ma vedo che è
furioso. Mi prende per un braccio e mi trascina in giardino
dove l'aria gelata mi fa tornare un po' in me. Mi siedo sul
muricciolo perché non riesco a stare in piedi dato che
mi gira davvero troppo la testa. Fabio rimane immobile e in
silenzio fissandomi con sguardo severo, quasi volesse da me
una spiegazione. Infine parlo ma per chiedergli una cosa:
« Perché l'hai portato? »
« Voleva parlarti, ma non gliene hai
dato modo! »
« Voleva provarci con te! Di me non gliene
frega nulla »
« Primo: Daniele non è una "checca".
Secondo: credo sia un mio diritto avere delle relazioni oppure
solo tu devi avere una ragazza?? Non mi sembra di essermi mai
permesso di farti certe scenate. Non voglio dover aggiungere
altro e mi auguro tu abbia la decenza di chiedergli scusa »
Fabio se ne va arrabbiato come non lo vedevo
da molto tempo e a me viene da piangere. Sono proprio come un
bambino ma non so che fare per fermare le lacrime e i singhiozzi.
Sembra che le lacrime non vogliano più smettere di scendere
ma alla fine smetto di piangere. Vado in bagno a sistemarmi
un po' e quando rientro in sala Daniele se n'è andato
e dico la verità non mi dispiace affatto.
Prima di tornare sul divano mi fermo al bancone a prendere un
altro cocktail. I posti sono tutti occupati, non so come sia
possibile dato che prima ci stavamo, stretti, ma ci stavamo.
Fabio mi rimprovera per aver preso un altro alcolico e mi dice
di piantarla di bere. Senza nemmeno pensarci molto vado verso
Fabio e mi siedo di traverso sulle sue ginocchia passandogli
un braccio dietro il collo. Fabio è preso alla sprovvista
ma non mi manda via. Sento tutti gli occhi puntati su di noi
e un po' mi vergogno. Sto per bere un sorso di vodka alla pesca
quando Fabio mi ferma la mano con la sua. Scocciato allora dico:
« Ormai l'ho comprato non vorrai mica
che lo lasci!? »
« Piuttosto lo bevo io! »
Mi sfila il bicchiere dalla mano e lo beve
(lui lo regge molto meglio l'alcool). Tutti continuano a fissarci
in silenzio, nessuno ha il coraggio di dire nulla. Fabio appoggia
il bicchiere sul tavolino davanti a noi e poi torna a fissarmi.
Non so davvero cosa mi prende, ma con la scusa di voler sentire
il sapore della vodka che mi ha sottratto mi avvicino con la
bocca alla sua e piano ci appoggio le labbra e con la lingua
comincio a leccare appena le sue labbra che sanno di pesca e
di lui, che ha un sapore buonissimo già di suo. Continuo
a leccare anche se il sapore della vodka ormai non c'è
più. Non so perché ma infilo la lingua tra le
sue labbra appena dischiuse e piano comincio a cercare la sua
lingua. Mi sento andare a fuoco mentre la testa mi gira vorticosamente.
Lui non risponde al bacio o quello che è. Mi ritraggo
deluso e contento allo stesso tempo. Fabio è un po' sorpreso
e imbarazzato ma tranquillo. L'importante è che non sia
arrabbiato. Sorrido. Fabio si alza costringendo a far alzare
anche me e dice:
« E' meglio se lo riporto a casa »
Mentre lo dice mi trascina verso l'uscita.
Ma qualcuno, deve essere Filippo, ad alta voce dice:
« Fabio, dacci dentro stanotte »
Fabio lo ignora e va a pagare. Mi fa indossare
il cappotto. Beh, in realtà me lo mette lui perché
io non sono molto collaborativo. Ci dirigiamo alla macchina
e dopo qualche storia salgo. Mentre torniamo a casa ripenso
alle sue labbra e al suo sapore. È l'ultimo ricordo,
perché poi… beh… non ricordo più molto...