Dopo l’allenamento siamo passati in farmacia
e l’ho riaccompagnato a casa e mi sono appostato lì
per assicurarmi che stesse bene. Lo sto trattando come un malato
grave di qualche strana malattia che ha bisogno di tutto, con
l’unico effetto di farlo impazzire. Volevo anche mettergli
io la crema ma Fabio proprio non voleva, allora ho tentato di
mettergliela con la forza con l’unico risultato di rischiare
di rompergli anche l’altro braccio. Ammetto di essere
un po’ esagerato ma ho delle attenuanti. La prima è
che sono esagerato in tutto, la seconda è che mi sento
molto in colpa. Alla fine Fabio mi ha minacciato che se non
la piantavo di trattarlo come un invalido mi avrebbe cacciato
fuori a calci. Non mi è rimasto altro che starmene lì
buono buono.
Sono ormai le sette quando a malincuore dico:
« E’ ora che torni a casa…
»
« Perché non rimani qui a mangiare?
Tuo padre non c’è e ti sentirai solo »
« Non voglio disturbare e poi a tua madre
non sto molto simpatico, non ne sarebbe felice! »
« Non è vero che non gli stai
simpatico è solo diffidente verso il prossimo…
»
Sarà come dice lui ma a me sembra che
mi guardi in cagnesco ogni volta che mi avvicino a Fabio.
« … e comunque possiamo mangiare
qui in camera. Mi farebbe piacere! »
« …d’accordo allora »
Non era così che mi immaginavo questa
serata, pensavo che, vestito di nero, avrei pedinato mio padre
nel freddo della notte insieme a Fabio ma non posso certo trascinarlo
in giro oggi, dopo quello che ho combinato.
La cena era davvero buonissima, una cosa devo riconoscerla,
la mamma di Fabio non sarà la donna più simpatica
dell’universo però è davvero un’ottima
cuoca, non come mio padre che mi rifila cibi surgelati e precotti.
Beh, oddio, meglio così, perché quello che cucina
è davvero immangiabile. C’è gente che non
è proprio capace di far da mangiare… mio padre
è certamente uno di quelli… e dire che si impegna
tanto!
Sarà forse per questo che ho mangiato due abbondantissime
porzioni di questo squisitissimo arrosto e purè.
Sta di fatto che quando abbiamo finito di mangiare
sono steso sulla moquette a boccheggiare. Fabio sorridendo divertito
mi dice:
« Stasera hai dato il peggio di te in
quanto a cibo! »
« Cosa vorresti insinuare? »
« Che tre persone avrebbero mangiato
meno di te… »
« Sei sleale! Ti diverti a prendermi
in giro solo perché sai che, anche volendo, non potrei
alzarmi per prenderti a sberle »
« Povero, hai pieno il pancino? »
Dicendo così mi appoggia delicatamente
la mano sulla pancia scostando appena la felpa in modo da essere
a contato con la mia pelle. Contrariamente a quanto mi aspettavo
la sua mano è piacevolmente calda. Rinuncio perfino a
ribattere alle sue parole e mi rilasso mugugnando in segno d’approvazione.
« Fai le fusa come un gattino »
Il suo tono è talmente dolce che mi
sembra d’andare a fuoco. Dischiudo leggermente le palpebre
e lo guardo attraverso le ciglia. Sta sorridendo. Non so davvero
per quale strano e malato meccanismo mentale arrossisco fin
sotto le mutande.
Chiudo di scatto gli occhi e mi volto su un fianco dandogli
le spalle. Lui mi accarezza appena i capelli prima di alzarsi
e riportare i piatti in cucina.
Quando torna in camera io sono ancora raggomitolato sul pavimento
e ho tutte le intenzioni di rimanerci per tre semplici motivi:
Primo: ho mangiato troppo e mi sembra di scoppiare, meno movimenti
faccio meglio è.
Secondo: il pavimento è un po’ duro ma in fin dei
conti ci sto comodo.
Terzo: mi vergogno troppo a guardare Fabio negli occhi dopo
la splendida figura che ho fatto … arrossire così,
senza motivo, per… per… un sorriso, innocente, casto
e … e …dolcissimo!
Fabio non è dello stesso parere sul
fatto di rimanere raggomitolato sulla moquette e mi dice:
« Cosa vuoi fare stasera? Guardiamo un
film? »
« No »
« Giochiamo a qualcosa? »
« No »
« Mi racconti la tua prima volta? »
« Non ci penso nemmeno!! »
« Allora come la vuoi passare questa
serata?? A fare sesso frenato sul pavimento? »
Allora mi volto e provocatoriamente dico:
« Non vedo la ragazza con cui farlo …
»
Fabio allora mi si avvicina e mettendosi cavalcioni
su di me dice:
« Non mi sono spiegato bene allora…
la parte della ragazza la faresti tu… »
Dopo circa due micro secondi anche Fabio è
raggomitolato sul pavimento. Ma lui per il dolore del pugno
(nemmeno troppo forte) che gli ho tirato in pieno stomaco…
giusto per ricambiarlo della gentilezza.
Alla fine ci siamo messi a giocare con la play station. Oddio,
ho dovuto faticare per riuscire a convincerlo! Beh… a
essere sincero non è ancora convinto ma ha acconsentito
come si fa con i bambini che fanno i capricci. Lui lo sa che
quando mi attacco alla play station non mi stacco più
finché i miei neuroni non collassano ed è forse
per questo che tende ad opporsi, però alla fine piace
anche a lui. Anzi ci facciamo certe sfide infinite che terminano
con me abbattuto per la sconfitta che cerca di rifarsi rompendogli
le scatole con pizzicotti e cose simili che vengono ricambiati
con il solletico. Una lotta all’ultimo sangue che termina
con noi due aggrovigliati sul pavimento esausti.
Ma Fabio questa sera non sembra voler collaborare molto al mio
divertimento. Infatti, dopo un oretta si scoccia e mi molla
lì da solo a giocare e si stende sul letto a guardare
un po’ di televisione.
Non so davvero quanto sia passato. A un certo
punto mi comincia a vibrare il cellulare. La tentazione di lasciarlo
suonare è tanta anche perché sono nel bel mezzo
di una partita in cui sto vincendo alla grande. Ma il vibrare
noioso nella tasca dei jeans alla fine ha il sopravvento. Mi
alzo dal pavimento per rispondere, così mi sgranchisco
un po’ le gambe che ne hanno bisogno, e mi volto verso
Fabio. Ha gli occhi chiusi, il respiro regolare, completamente
abbandonato sul letto. Piccole ciocche di capelli gli ricadono
sulla fronte. La pelle chiara sembra di seta. Ha la felpa appena
sollevata e gli si intravede l’ombelico e la fine degli
addominali che gli ho sempre invidiato, pronunciati ma non troppo.
Sto lì a fissarlo come un cretino mentre il cellulare
mi vibra isterico nella mano. Me ne rendo conto solo quando
quel fastidioso oggettino la smette. Mi do abbastanza del cretino
perché adesso mi toccherà richiamare io e spenderò
un sacco di soldi… già ne ho pochi.
Cerco tra l’elenco delle chiamate e risulta essere mia
madre. Non faccio in tempo a digitare il suo numero che mi richiama.
Rispondo e le chiedo se è successo qualcosa di grave
per chiamarmi a quest’ora. Lei semplicemente mi risponde
che aveva voglia di sentirmi.
E’ sempre la solita … Comincia
a parlarmi del più e del meno mentre io vago distrattamente
per la camera di Fabio. Sono vicino alla scrivania quando vedo
dei fogli scritti al computer con correzioni fatte a mano. Il
mio primo pensiero è quello di non impicciarmi dei fatti
suoi, ma la curiosità è tanta e leggo qualche
riga. Sembra un racconto… non sapevo gli piacesse scrivere.
Forse non so tante cose di lui. A questo pensiero una strana
morsa mi attanaglia lo stomaco. Preso un po’ dallo sconforto
abbandono lì quei fogli e ritorno mentalmente alle parole
di mia madre che imperterrita continua il suo resoconto su come
le va il lavoro, come sta la mia sorellastra e il suo nuovo
marito, sono sposati ormai da dieci anni ma per me è
sempre il suo “odioso, rompiscatole, gretto, cafone e
antipatico nuovo marito”. Alla fine del suo resoconto
mi chiede come sto. Liquido il discorso in due parole, poi ci
salutiamo e ci mettiamo d’accordo per pranzare insieme
uno di questi giorni. Quando finisco la telefonata controllo
che Fabio stia ancora dormendo e mi rimetto a leggere il racconto
che ho trovato. Sono tanto immerso nella lettura che non mi
accorgo di Fabio alle mie spalle e ho un mezzo infarto quando
mi dice:
« Cosa stai leggendo?? »
« L’ho trovato sulla scrivania…
io… »
Mi sento tanto come il bambino che è
stato beccato dalla madre a fare qualche marachella. Mi sento
incredibilmente in colpa.
« Non credi che avresti dovuto chiedermi
il permesso? »
« Sapevo che non me l’avresti mai
lasciata leggere… »
Ribatto con un filo di voce.
« E avevi ragione! »
« Perché? »
« Perché è una cosa che
ho scritto, senza valore »
« Allora perché non vuoi farmela
leggere? Già non mi parli mai di quello che ti riguarda,
almeno darmi la possibilità di leggere qualcosa che hai
fatto tu…»
« Spiegami perché ti sei fissato
con questa storia… perché adesso ti interessa tanto
conoscermi a fondo? Non te n’è mai importato nulla,
bastava che ti fossi vicino quando avevi bisogno … »
Mi stupiscono profondamente le sue parole.
Mi sembra la cosa più cattiva che potesse dirmi.
« Non è vero! »
« Sì che è vero, se no
questa discussione sarebbe avvenuta molto tempo fa! »
Non so davvero come definire questa sensazione.
Un misto di rabbia e tristezza, delusione e anche un po’
di sensi di colpa perché c’è una parte di
me che gli da ragione. Ma se le sue parole fossero veritiere
perché non mi ha mai detto nulla? Perché non mi
permette di rimediare?
« E tu, invece, perché hai tanta
paura di permettermi di conoscerti più a fondo? »
« Perché… perché
ho paura che sia uno dei tuoi soliti capricci!! »
Mi sembra di non avere più il terreno
sotto i piedi. Mi sento come se mi avesse tirato un pugno nello
stomaco… quello forse sarebbe stato meno doloroso.
« Pensi questo? Davvero lo pensi?? Per
me sei la cosa più importante che ho, come puoi pensare
di essere un capriccio? »
Lo guardo negli occhi, ma lui sostiene il mio
sguardo solo qualche istante poi lo abbassa e mi sussurra:
« Non è così semplice…
»
« Non mi credi? Parlando di te, allora
… cosa sono per te se non ti fidi nemmeno!? »
« … »
« Rispondimi cazzo!! Per te sono solo
un bel ragazzo da portare a letto? Da palpare e toccare quando
non sai con chi altro farlo? »
Vorrei prenderlo a pugni dalla rabbia e dalla
frustrazione ma riesco solo a tremare come una foglia. Due braccia
forti mi stringono le spalle e la rabbia sembra scivolare via.
Rimane solo una gran voglia di piangere. Appoggio a fronte alla
sua spalla e aspetto. Non so nemmeno cosa. Forse le sue risposte.
Quando comincia a parlare la sua voce è
solo un sussurro:
« Per me sei come un bellissimo e profumatissimo
fiore che posso solo guardare e sfiorare con la paura di rovinarlo
ma che non potrà mai essere mio… Perdonami se ti
faccio soffrire ma ho paura… paura di te »
« Perché paura di me? »
« Ho paura di non riuscire a fermarmi,
di non controllarmi più, facendoti soffrire. Ho paura
che tu possa diventare troppo importante per me e non riuscire
più a non desiderarti solo per me. »
« Ma io… io… »
« Tu non puoi darmi tutto quello che
vorrei… »
« Io… mi dispiace… »
« Non è colpa tua! Tu devi pensare
a trovarti una ragazza, ed essere felice con lei. Non devi pensare
a me! »
« Vuoi… vuoi allontanarmi? È
questo che stai cercando di dirmi? »
« No, no, certo che no! »
« Allora non nasconderti da me! »
Dopo quella discussione nessuno dei due aveva
più voglia di dire altro così ci siamo stesi entrambi
sul suo letto a guardare un po’ di televisione.
E’ sul letto che mi risveglio.
Apro appena gli occhi e mi rendo conto di come ci siamo addormentati.
Ho la testa appoggiata sul suo braccio e sono letteralmente
rannicchiato contro il corpo di Fabio che sembra accogliermi
e proteggermi avvolgendomi con un braccio all’altezza
della vita. Deve avermi coperto ieri sera perché siamo
sotto una coperta. Guardo distrattamente l’ora e quando
leggo che sono le cinque del mattino mi viene un colpo! Mio
padre sarà sicuramente molto preoccupato! Cerco di mettermi
a sedere senza svegliare Fabio e di raggiungere il cellulare
nella tasca dei jeans.
Lo chiamo e quando mi risponde mio padre è furioso e
preoccupato. Forse non mi sgrida solo perché non ne ha
la forza. Ma quel “ne riparliamo domani sera” ha
molto del minaccioso.
Mentre parlo con mio padre sento la mano di
Fabio accarezzarmi appena la schiena quasi a volermi rassicurare.
Però finita la telefonata non mi dice nulla e io nemmeno,
mi limito a rimettermi esattamente nella stessa posizione in
cui mi trovavo e cerco di riaddormentarmi. Fabio, dopo un primo
momento di stupore (forse si aspettava scegliessi una posizione
meno compromettente e più consona a due amici) mi riavvolge
nella coperta e nel suo abbraccio di cui sento averne bisogno
in questo momento.
Più tardi, quando mi sveglio, sento
Fabio mugugnare per il dolore alla spalla che gli ho distrutto
ieri, sia per il braccio di cui gli ho fermato la circolazione
più o meno per tutta la notte e ora non sente più
la mano.
« Mi dispiace… »
« Non vorrei mai essere in tua moglie…
»
« Perché? »
« Dormire con te è una delle cose
più dolorose al mondo… almeno avessimo fatto qualcosa
di più interessante su questo letto… »
« Ohhh piantala!! Quante storie per una
mano informicolita! »
« Ti sei dimenticato i calci che mi hai
tirato e la bava che mi hai lasciato sulla maglietta!! »
« Io non sbavo di notte!! »
« Sì che sbavi!! Dormi con la
bocca aperta e russi!! »
« Queste sono solo calunnie!! Antipatico!!!
»
Faccio per alzarmi quando Fabio mi costringe
a rimanere seduto sul bordo del letto e inginocchiandosi sul
letto mi abbraccia da dietro. E mi sussurra:
« Devi farti perdonare per tutto il male
che mi hai fatto stanotte!! »
« Non devo farmi perdonare proprio nulla!!
Era la punizione per le cose brutte che mi hai detto ieri sera!!
»
« …Scusa »
Rimaniamo così senza che nessuno dei
due abbia voglia di muoversi. Mi sto godendo quel familiare
calore quando vedo la porta di fronte a me aprirsi. Mi sento
gelare. Mi vedo già sbattuto sul pianerottolo dalla madre
di Fabio con un bel “non rimettere più piede in
casa mia e sta lontano da mio figlio”, ma fortunatamente
le mie visioni catastrofiche non vengono attuate e per mia immensa
fortuna davanti alla porta c’è Luca, il fratello
maggiore (solo di due anni) di Fabio.
Luca sorridendo dice:
« La mamma mi ha mandato a svegliarvi.
Ha detto che era meglio se lei non vedeva… »
« Non c’è nulla da vedere!
»
Ribatte Fabio divertito.
« No, no ti sbagli! C’è
molto da vedere! »
Io mi chiedo per quale misterioso motivo tutti
debbano sparlare sulla relazione fantasma che c’è
tra me e Fabio. Voglio dire, se ci fosse davvero parlerebbero
della posizione in cui l’abbiamo fatto?!
Un po’ scocciato mi alzo e vado a darmi una rinfrescata
in bagno. Li sento borbottare attraverso il muro e questo non
fa altro che innervosirmi ancora di più. Alla fine, spazientito,
esco dal bagno come una furia e mi dirigo in camera di Fabio
dicendo:
« Volete piantarla di sparlare di quello
che farei o non farei a letto con… »
Il gelo cala nella stanza e io vorrei tanto
morire. Una morte rapidissima, indolore che mi possa sottrarre
a questo momento. La madre di Fabio mi fissa sbalordita e un
po’ indignata. Io non ho il coraggio di guardarla e con
un colorito che sfiora il rosso acceso provo a giustificarmi
ma non mi viene in mente nulla e apro e chiudo la bocca un paio
di volte come un pesce.
Voglio morire!!!
La madre di Fabio allora dice:
« Vi aspetto di là che vi preparo
la colazione »
Il suo sguardo mentre mi passa accanto per
uscire dalla stanza è qualcosa di indescrivibile. Io
rimango immobile quasi impietrito. Come ho potuto fare una sciocchezza
simile?? Luca è praticamente piegato in due sul pavimento
per il troppo ridere e quando riesce a prendere fiato mi dice:
« Hai finito di vivere!! »
Fabio si limita a scuotere la testa in un contenuto
rossore. Con un filo di voce dico:
« Posso andarmene a casa??? »
La risposta repentina di Luca fa morire ogni
mia speranza di salvezza:
« Devi fare colazione con noi!! E poi
sarà uno spettacolo bellissimo »
Senza più vie d’uscita, mi dirigo
al patibolo seguendo i due fratelli con la testa bassa. Fortunatamente
però la madre non dice nulla, non mi degna nemmeno di
uno sguardo, ma forse è meglio così. D’ora
in poi mi sa che non metterò più piede in questa
casa.