- l’oscurita'
d’animi erranti -
Capitolo XVIII
( Stefano )
Rimango in piedi alle sue spalle, quasi timoroso
di interrompere l'incanto creato dal tocco delicato delle dita di
Joël sui tasti candidi del pianoforte. Maximilian è
al mio fianco, altrettanto affascinato, mi stringe il braccio con
entrambe le mani quasi si stesse aggrappando a me. Mi volto appena
verso di lui facendogli passare il braccio attorno alle spalle e
stringendolo a me lievemente. e stringendolo a me lievemente.
Joël rimane immobile qualche istante prima
di allontanare le mani dai tasti. Si volta verso di noi e forse
stupito di vederci si asciuga rapidamente gli occhi lucidi cercando
di non darlo a vedere. Gli sorrido semplicemente mentre mi avvicino
a lui.
Si volta completamente verso di me rimanendo tuttavia seduto sul
sedile del pianoforte e non dice nulla ma mi basta vederlo in faccia
per capire che è molto più sereno della sera precedente.
Non so per quale motivo ma ne sono tuttavia felice.
La pendola nel salotto suona richiamando la mia
attenzione. Fisso l'orologio e mi accorgo che sono già le
nove del mattino. Mi rivolgo quindi a Joël dicendo:
" Devo andare al lavoro, sono già in
ritardo. Tu e Maximilian potreste uscire e fare un giro in centro
... avete bisogno di uscire un po' da questa casa! "
Joël mi fissa un po' sorpreso non aspettandosi,
forse, la mia proposta. Esita un istante poi con voce flebile mi
dice:
" E il lavoro? Anch'io dovrei andarci, non
è per quello che sei venuto ieri? "
" Puoi venire oggi pomeriggio, dopo una settimana
nessuno baderà a una mattinata in più o in meno "
Alla mia risposta segue un lungo momento di silenzio,
Joël sembra pensieroso e comprendo il suo timore, la sua esitazione.
Il terrore di fare la cosa sbagliata quando si tratta di Maximilian,
la paura quando ti è accanto di non riuscire a strapparlo
da quel mondo di buio e pensieri tanto opprimenti che avrebbero
già fatto impazzire molti altri ... se solo Joël sapesse
quello che davvero muove quei pensieri forse avrebbe paura che anche
uno sguardo potrebbe ferire un animo tanto vulnerabile.
È la voce di Maximilian a rompere questo
silenzio innaturale:
" Non credo sia una buona idea, Stefano. Joël
avrà sicuramente altro da fare "
" Invece è un'ottima idea. "
Joël gli risponde, stupendo anche me, ma Maximilian
non sembra convinto, infatti, dopo un attimo di esitazione dice:
" Non sei obbligato a farlo "
" Infatti non lo sono. Ho voglia di uscire
con mio fratello, l'ho sempre fatto senza esserne obbligato - Joël
si alza e dirigendosi verso la sua camera dice - Vai a vestirti
così usciamo con Stefano e lo accompagniamo al lavoro. "
Maximilian è nella sua camera da parecchio
tempo quando busso alla porta per vedere a che punto è e
per chiedergli se ha bisogno di una mano.
Il bussare sulla porta risuona in tutta la casa silenziosa. Mi risponde
una voce titubante:
" Si? "
" Sono Stefano, posso entrare? "
" Sì "
Apro la porta e Maximilian è seduto sul
letto che si sta mettendo le calze. Mi avvicino e gli chiedo se
ha bisogno di aiuto. Scuote la testa ringraziandomi ma mentre lo
fa noto che si sta mettendo due calze di colore diverso. Appoggio
la valigetta sul letto e piano gli dico:
" Aspetta, sono di due colori diversi "
Arrossisce e cerca qualcosa da dire ma senza trovarla.
M'inginocchio davanti a lui e posando le mani sulle sue, ancora
strette attorno alle calze, gliele sfilo e gli chiedo dove posso
trovare le altre.
Ne prendo un paio dal cassetto che mi ha indicato e gliele porgo.
" Sono peggio di un bambino che ha bisogno
anche di essere vestito "
Gli accarezzo appena la nuca rimanendo in silenzio
in quanto non ho trovato nulla di sensato da dirgli.
Dopo essersi messo anche le calze si alza e mi
dice:
" Sono presentabile? "
Si volta facendo un giro su se stesso ma quando
si ferma invece che avere il viso rivolto verso di me è rivolto
verso il muro. Io non ho cuore di dire o fare nulla anche perché
ricomincia a parlare, con voce più sommessa, rivolgendosi
a me come se gli fossi di fronte:
" Non voglio che Joël si vergogni di
me ... più di quanto non lo faccia già, almeno. "
" Joël non si vergogna affatto di te,
solo ... - cerco le parole migliori - solo fa fatica ad adattarsi
alla nuova situazione ... come tutti noi infondo, semplicemente
lui lo esprime in questo modo. In ogni modo va tutto benissimo nel
tuo abbigliamento, hai solo messo il maglione al contrario "
Mentre lo dico mi avvicino a lui e prendendolo
alla sprovvista comincio a sfilarglielo mentre gli dico:
" Faccio io "
Non riesco a sfilarglielo completamente che Maximilian
s'irrigidisce di colpo e cercando d'allontanarsi mi dice con sguardo
spaventato:
" No!!! ... No!! Non farlo ti prego "
Scosso dalla sua reazione lascio che si allontani
allentando immediatamente la presa. Maximilian indietreggia, cade
sul pavimento e si raggomitola contro il letto mentre gli occhi
gli si riempiono di lacrime e di terrore.
Mi avvicino piano, titubante. M'inginocchio di fronte a lui, una
carezza leggera sul viso mentre dico:
" Perdonami! Non voglio farti del male, lo
sai vero? Non avevo assolutamente strane intenzioni ... "
" Lo so! Però ... - un singhiozzo lo
scuote - però non ... non voglio che tu veda ... "
" Cosa non dovrei vedere, Maximilian? Cosa
c'è di così orribile che ti spaventa tanto? "
" Quello che mi faceva ... io ... "
Smette di parlare, senza concludere il suo discorso,
ma io ne capisco ugualmente il senso e mi affretto a rassicurarlo.
" Non c'è traccia di quello che ti
ha fatto tuo padre sul tuo corpo, nel tuo cuore, forse, ma non nel
tuo corpo "
" Come puoi saperlo?! "
Allora, piano gli chiedo:
" Ti fidi di me? "
" Si, ma ... "
" Lasciati guardare allora "
Sembra ancora riluttante ma allenta la stretta
delle braccia attorno alle ginocchia e incerto mi lascia fare. Non
ho certo bisogno di vedere per sapere che non ci sarà nulla,
non vi sono segni nel corpo ma sono nell'anima e quest'ultimi sono
tanto marcati che è quasi impossibile cancellarli.
Si lascia sfilare docile il maglione ma non appena gliel'ho tolto
completamente Maximilian è nuovamente preso dal panico e
cercando di coprirsi mi dice:
" Non guardarmi!! "
" Non c'è nulla da vedere, solo un
normalissimo ragazzo "
Sembra calmarsi. O meglio la paura lascia il posto
solo alla disperazione. Trema ancora, scosso da profondi singhiozzi
e il suo pianto sembra una preghiera anche se per me è solo
una pugnalata al cuore.
Non credo potrò dimenticare il suo viso. Sulla pelle bianca
quasi come il latte le guance e il naso arrossato spiccano quasi
quel rossore fosse sangue. Gli occhi sono anch'essi arrossati e
le pupille sembrano argento liquido. Profonde occhiaie solcano il
viso che tuttavia mantiene i suoi lineamenti dolci e infantili.
Davanti a tutto questo mi ritrovo a non essere in grado nemmeno
di respirare tanto dolorosa è la stretta attorno al cuore.
Ed è proprio all'altezza del cuore che Maximilian sprofonda
il viso nel mio petto, mentre piano, simile a un lamento, esce la
su voce.
" Non ce la faccio più "
Titubante gli cingo le spalle con le braccia. Mi
accorgo che le mie mani tremano mentre si posano appena sulla sua
schiena. La sua pelle è tanto fredda da sembrare ghiaccio.
Vedendo che non protesta affatto per il mio gesto anzi, sembra calmarsi,
stringo appena l'abbraccio.
Continua a piangere per un tempo che a me sembra infinito ma che
in realtà è solo di qualche minuto.
" L'ha fatto ancora dopo quella sera, vero?!
"
La mia domanda lo prende alla sprovvista, sembra
quasi spaventarlo. Lo so, so che così lo farò solo
soffrire ancora ma ho bisogno di saperlo, perché mi chiedo
ogni giorno se sono stato uno stupido a fidarmi di Pietro. Se davvero
la notte che l'ho sorpreso è stata anche l'ultima. Ogni giorno
mi dico che avrei dovuto essere più duro con lui o mi chiedo
se avrei dovuto denunciarlo subito. Pensavo che essere sempre a
casa sua, seguirlo in ogni luogo, controllarlo continuamente fosse
sufficiente e spero lo sia stato ... ho pregato Dio ogni sera che
non gli facesse del male ... io, che non ho mai pregato.
Maximilian aspetta prima di rispondermi e all'improvviso mi ritrovo
a sperare che quest'istante di silenzio duri in eterno perché
mi rendo conto ora di quanto la risposta sia scontata, anche se
c'è una parte di me che spera ancora.
" Sì ... Ma per lui era molto più
difficile perché eri sempre a casa nostra. ... ... Non è
colpa tua, Stefano ... hai fatto tutto quello che potevi ... "
" Sì invece, è colpa mia, ma
...
Perché tutte le volte che te l'ho chiesto mi hai mentito.
Perché? "
" E' difficile dire la verità quando
si è talmente abituati a mentire. E poi cosa avresti fatto
se ti avessi detto la verità? "
" Avrei fatto in modo che smettesse ... se
necessario l'avrei anche denunciato! "
" Avresti denunciato la persona che amavi?
Perché lo amavi vero? Per chi poi, per un bastaredello trovato
in un parco, non sono così importante "
" Sì, l'avrei fatto senza nemmeno pensarci
... quello che ti faceva è mostruoso! Non capisco come ...
"
M'interrompo bruscamente capendo che quello che
stavo per dire l'avrebbe ferito. Tuttavia Maximilian ricomincia
a parlare, quasi avesse bisogno di giustificarsi con me:
" La mia vera famiglia mi ha abbandonato in
un parco. Ricordo solo la notte passata nel parco, il freddo e la
paura ... Mi hanno dato una casa, una famiglia, tutto, poi lei è
morta ed è tutto cambiato, ma anche se mi violentava era
sempre quello che rimaneva della mia famiglia ... non volevo perdere
un altro padre! E, soprattutto, non volevo perdere Joël ...
mi avrebbero affidato ad un'altra famiglia e cosa mi sarebbe rimasto?
... All'inizio pensavo che in fin dei conti avrei potuto sopportarlo,
... che forse era anche giusto così ... ... Con il passare
del tempo però è diventato tutto così insopportabile!
"
" A quel punto perché non hai detto
tutto? "
" Per Joël, non volevo sapesse quel che
suo padre mi faceva perché l'avrebbe fatto impazzire e perché
non avrei più avuto il coraggio di guardarlo in faccia. Joël
era l'unica cosa bella che mi era rimasta. Per lui mi sforzavo di
sopportare, di avere una vita normale e di fingere una felicità
che non avevo ... e ... e ... forse semplicemente ero troppo stupido
e codardo per dire a mio padre di smetterla! - il suo viso si contorce
in una smorfia che forse voleva essere una risata beffarda - adesso
non mi è rimasto in ogni modo più nulla!! "
Non faccio in tempo a ribattere che Joël dal
corridoio dice:
" Maximilian sei pronto? "
Maximilian si allontana bruscamente dal mio petto
e con voce strozzata dice:
" Si, arrivo fra un attimo "
Sembra un po' disorientato. Cerca invano di asciugarsi
gli occhi che tuttavia sono arrossati e gonfi. Lo aiuto ad indossare
il maglione. Non aggiungo altro al discorso di prima, solo gli accarezzo
appena una guancia che improvvisamente viene solcata da una lacrima.
La catturo con le dita. Maximilian si sforza di sorridere ma sul
suo viso si vedono chiaramente i segni del pianto.
Con voce bassa dico:
" E' meglio se ti sciacqui la faccia con l'acqua
... hai gli occhi tutti rossi "
Annuisce semplicemente col capo e quando usciamo
dalla camera, si dirige direttamente in bagno. Mentre io raggiungo
Joël in salotto. Sembra stupito ma non dice nulla.
Quando Maximilian ci raggiunge i suoi occhi sono meno arrossati
ma non per questo non è chiaro che abbia pianto.
Joël mi guarda interrogativo ma non accenna minimamente allo
stato di Maximilian, ma dice:
" Stefano, cos'hai? Hai una faccia? "
" Sono solo un po' stanco ... "
*** ***
( Joël )
E' una splendida giornata, fa freddo ma c'è
un sole molto caldo.
È strano ... vederlo camminare al mio fianco
mentre stringe quasi spasmodico la mano attorno al mio braccio.
È strano vederlo così fragile, così indifeso.
È assurdo pensare che basterebbe così poco per fargli
capire quanto gli voglio bene ... e non ne sono capace. Non ci riesco
... non riesco nemmeno a rivolgergli una parola gentile. Mi odio
per questo.
Anche ora, camminiamo in silenzio ... sembriamo due estranei.
Sono stanco! ... Stanco di tutto questo ... stanco di me stesso
...
Dopo aver accompagnato Stefano gli chiedo:
" Ti va di far colazione al bar? "
Maximilian non sembra entusiasta, ma non mi dice
nemmeno di no quindi entriamo in un piccolo bar poco frequentato
ma anche molto carino e raffinato. L'ho scelto perché so
quanto a Maximilian piaccia questo genere di locali, però
ora, mentre ci sediamo a un tavolino, mi rendo conto che lui non
può vederlo.
Lo guardo mentre disorientato rimane in piedi accanto alla sedia
e a tentoni cerca il tavolo. Lo aiuto mentre mi chiedo perché
a lui.
Perché a una persona meravigliosa e pura come lui sia successa
una cosa tanto terribile ... perché? Non aveva, forse, già
sofferto a sufficienza?! Non mi stupisco che desideri chiudere gli
occhi e non dover più avere la sforza d'aprirli, ma questo
certo non fa diminuire il terrore che mi assale ogni volta che penso
che al fatto che potrebbe decidere di lasciarmi solo. La sera quando
torno a casa e la mattina quando mi sveglio corro in camera sua,
temendo ogni volta di non trovarlo ... mi accontento del suo sguardo
lontano, dei suoi occhi tristi che non si poseranno più su
di me. È questo che più mi spaventa, so che nulla
potrà essere come prima e in parte è colpa mia. È
forse seguendo il filo ingarbugliato dei miei pensieri che mi ritrovo
a interrompere il silenzio con un sussurro:
" Non te n'andare "
Rimane in silenzio per un tempo quasi indefinito
poi parla, ma è solo un sussurro tanto lieve che mi chiedo
se abbia davvero parlato:
" Mi sembra di soffocare ... ogni giorno è sempre peggio
... "
" E' per colpa mia?? "
Chiedo esitante sperando che mi dica di no, che
mi sorrida e scuota la testa come faceva sempre. Lo spero, ma la
mia speranza svanisce poco alla volta, istante dopo istante, vedendo
Maximilian non rispondermi e farsi, se possibile, più triste.
Io non so cosa dire ... non so cosa fare, sempre che ci sia qualcosa
da fare.
" Sono una persona orribile ... "
Le sue parole, pronunciate con voce troppo roca
nel tentativo di trattenere le lacrime, mi fanno ancora più
male. Avrei preferito che mi accusasse di averlo trattato male o
di essere io una persona orribile.
" No. Non dirlo ti prego ... non vorrei farti
soffrire, però ... però io non posso perderti. Sarò
egoista, ma ti voglio accanto a me "
" Tu vuoi la persona che non sono più
e che non potrò mai più essere "
" Voglio solo mio fratello "
" Io non sono tuo fratello "
" Non ha importanza se sei stato adottato, per me sei sempre
stato mio fratello "
Rimaniamo in silenzio per il resto della mattinata.
Camminiamo per le vie del centro di Milano entrambi disinteressati
al mondo esterno e completamente concentrati su quel grumo di pensieri
e sentimenti tanto doloroso.
Il primo pomeriggio arriva fin troppo in fretta. Vorrei continuare
a camminare senza meta e sena pensieri ma con Maximilian al mio
fianco perché ho la tremenda sensazione che se lascerà
il mio braccio non lo riprenderà più. Questa mattina
tra noi si è rotto qualcosa, lo sento. Un senso ti colpa
tanto forte da essere opprimente, entrambi lo proviamo per motivi
differenti.
Quasi lo trascino fino alla ditta di nostro padre. Sebbene io debba
tornare al lavoro non sono pronto ad abbandonarlo a casa ed andarmene
nuovamente. La cosa che però mi spaventa e m'inorridisce
di più è che ho paura, ma non per lui, per me.
Ho paura di restare solo.
Forse per lui sarebbe la cosa migliore non vedermi mai più,
trovare altrove la serenità che io non so dargli. Ma io non
posso lasciarlo andare. Dovrei guadare solo la sua felicità,
ma sono troppo egoista.
Mi dirigo direttamente all'ufficio di Stefano,
senza nemmeno guardarmi in giro. Stranamente quando sto per aprire
la porta del suo ufficio la mia mano trema. Rimango immobile sulla
porta.
C'è anche Michele. Il suo sguardo è rivolto a Maximilian.
Mi sconvolge quanto i suoi lineamenti si siano fatto più
dolci e sereni non appena ha visto mio fratello. Continua a guardare
ostinatamente mio fratello senza curarsi minimamente di me. Solo
quando Stefano m'invita ad entrare i suo occhi scorrono su di me,
ma non appena incrocia il mio sguardo, il suo diventa improvvisamente
più duro e severo. Mi muore il respiro in gola. Sapevo sarebbe
stato difficile rivederlo ma non così lacerante. Essere felice
e sentirsi morire allo stesso tempo solo per averlo visto.
Fa qualche passo verso di noi, non è per
venire da me, ma per Maximilian. Lo abbraccia e lo saluta. Non ho
il coraggio di guardarli, continuo a fissare Stefano senza tuttavia
vederlo davvero.
Non so cosa mi prende ma a un certo punto un po' spazientito dal
loro abbraccio dico:
" Portatelo via che io devo parlare con Stefano
... da solo "
Quando Michele e Maximilian escono mi sento improvvisamente
meglio. Stefano sorridendo mi dice:
" Cosa c'è di così urgente per
essere così scorbutico?? "
" Di urgente nulla ... "
Lui ride scuotendo la testa capendo immediatamente
il mio comportamento e dice:
" Come è andata stamattina? "
Scuoto sconsolato la testa ma capisco che vuole
una spiegazione
" Mi ha detto che si sente soffocare e che
è colpa mia ... "
" Gli hai chiesto il motivo?? "
" Non ce n'è bisogno. L'ho trattato
talmente male in questo periodo ... "
" Non dare nulla per scontato "
" Glielo chiederò. Ho bisogno un favore
da te. Stasera vorrei uscire e non vorrei lasciare Maximilian da
solo ... "
" Certo, posso venire a casa vostra a fargli
compagnia "
" Grazie "
*** ***
Sto uscendo dalla ditta con Maximilian e Stefano
quando mio fratello mi dice:
" Michele mi ha detto che non verrà
a Natale, cosa è successo? "
" Perché? Lui cosa ti ha detto?? "
" Che passava il Natale con i suoi genitori
"
" Beh cosa c'è di strano? "
" Che ha sempre passato il Natale con noi
e dei suoi non ne parla mai. Non credo siano in ottimi rapporti
"
Non so cosa rispondere poiché non avevo
visto le cose sotto quell'aspetto. Per me è sempre stato
normale che lui passasse il Natale con noi e non con la sua famiglia.
Ma ora mi rendo conto che deve essere successo qualcosa con la sua
famiglia. Però non posso certo dirgli perché quest'anno
non passa il Natale con noi e soprattutto non posso dirgli che sono
felice di non dover fingere per un intero giorno che tutto sia normale
tra noi.
Solo quando sto uscendo dal portone, lo vedo, sul
marciapiede poco lontano da noi insieme a un uomo, si stanno abbracciando
e ... e sono felici.