- l’oscurita'
d’animi erranti -
Capitolo XIX
( Michele )
Mentre scendo le scale per uscire dall'ufficio
ripenso all'incontro con Joël di poche ore prima nell'ufficio
dell'ingenier Rossetti. Decisamente inaspettato. Dopo una settimana
mi ero illuso di poter non sentire più quella voce, quel
tono duro e arrogante che lascia trasparire un'insicurezza quasi
disarmante. Avevo sperato di non dover più sentire quella
morsa dolorosa allo stomaco, quel senso di tristezza che mi assale
ogni volta che gli sono accanto; ma soprattutto di non dover più
essere invaso dal desiderio irrefrenabile di vederlo sorridere,
di un sorriso dolce ... solo per me. Non avrei più voluto
impazzire per lui, sentirmi confuso e disorientato di fronte a una
persona che non riesco a capire tanto sono intense le sue emozioni,
tanto violente sono i suoi sentimenti e le sue azioni e altrettanto
prepotente è il suo tentativo di mascherarle dietro una facciata
fatta di freddezza e durezza.
Tanto infantile è stato il mio desiderio di non rivederlo
quanto ingenua la speranza che ciò potesse accadere.
Quando ho sentito la sua voce alle mie spalle ho sentito crollare
il mio castello di carte, sfumare quell'innaturale quanto falsa
tranquillità che mi ero creato.
Una voce, solo quella è bastata per gettarmi di nuovo nell'angoscia.
Quando mi sono voltato mi sono concesso solo un rapido sguardo ...
non volevo sapere se ero davvero in grado di reggere più
a lungo il suo sguardo.
Ora mi ritrovo qui a scendere questi scalini e
non sapere cosa fare. Non so cosa è giusto fare, ma soprattutto
non so quello che voglio davvero.
Solo quando ho raggiunto le porte scorrevoli dell'entrata sollevo
lo sguardo dal pavimento e lo vedo. Non so davvero cosa pensare.
Mi avvicino titubante, forse solo per la paura che sia un sogno.
" Ciao "
Mi saluta piano, raggiante, con il sorriso dolce
e irresistibile che è solito rivolgermi. Lo abbraccio, semplicemente.
Lui ricambia, mi avvolge con le sue braccia robuste e tutto scompare,
non vi è altro, solo il suo calore in quella sera fredda.
Solo il suo affetto che dolce lenisce le mie ferite.
Sciolgo l'abbraccio controvoglia, anche se vorrei
durasse in eterno. Mi allontano e rimango a fissarlo ... quasi ad
accarezzare con lo sguardo quei lineamenti a me così familiari.
Gli occhi così azzurri da sembrare frammenti di cielo ...
di quell'azzurro intenso che tanto contrasta con i suo capelli neri
e la barba lasciata sempre appena accennata, si posano sorridenti
su di me.
" Andiamo "
Oddio quella voce ... bassa e autoritaria ma che
è in grado di essere tanto dolce da far impazzire una persona.
Quella voce che tante volte mi ha consolato, mi ha aiutato. È
stata la mia salvezza ... lui è stato la mia salvezza ...
è stato tutto.
Mi sospinge con un braccio che mi passa dietro
la schiena. L'avrei seguito in ogni caso, ovunque, e lui lo sa ...
e sa anche quanto mi faccia piacere essere abbracciato da lui, quanto
abbia bisogno di sentirlo accanto a me ... e quel gesto è
questo ... è farmi sentire la sua presenza.
" Dove mi porti? "
" A mangiare qualcosa. Così possiamo
parlare con più calma e al caldo. Ti va una pizza? "
" Mi va benissimo "
Rimango in silenzio qualche istante poi gli chiedo
" Perché sei qui? "
" Dal tuo tono si direbbe che ti dia fastidio
... "
" No, affatto ... però ... "
Si ferma e mi stringe a se, spingendomi contro
il suo petto. Prima di parlare mi deposita un bacio sulla fronte,
caldo e affettuoso, mentre la barba mi pizzica la pelle. La sua
voce si fa più bassa e dolce
" Avevo voglia di vederti, era da tanto che
non ti facevi sentire ... ... Comunque non pensavo ci volesse un
motivo per andare a trovare il proprio fratellino ... "
Sorride riprendendo a camminare.
*** ***
( Joël )
" Joël, perché non mangi niente??
"
Stefano sembra preoccupato, è da quando
abbiamo visto Michele fuori dall'ufficio che mi guarda con quello
sguardo preoccupato. Mi può far piacere che si preoccupi
per me, era da tanto che nessuno lo faceva, con tanta dolcezza e
delicatezza soprattutto, ma cosa crede? Che mi interessi qualcosa
di cosa fa Michele. È liberissimo di fare quello che vuole.
Se crede che portare la sua nuova conquista davanti a dove lavoro!
Sbaciucchiarsela, beh non proprio ma scommetto che appena me ne
sono andato l'ha fatto, sia una bella cosa, faccia pure.
" Non ho fame "
Ma chi voglio prendere in giro!? Mi ha dato fastidio
... tremendamente fastidio. Non me lo sarei mai aspettato. Non da
lui, non così ... e poi ... avevo ancora la speranza che
un po' ci tenesse a me, che non si comportasse come se avesse perso
la cosa più insignificante che aveva! Credevo non si sarebbe
buttato subito tra le braccia di un altro.
Speravo ... speravo tante cose, ma si sono rivelate tutte delle
mere illusioni.
Alla fine si è mostrato per quello che è veramente
...
In ogni caso non sono l'unico a non aver molto
appetito. Anche Maximilian ha mangiato davvero pochissimo. Lui però
è da molto che ha perso l'appetito. Spero che Stefano sappia
come fare per farlo stare un po' meglio perché io ci ho provato,
ma non sono mai stato bravo con gli altri ... sono troppo egoista
... ... però vorrei tanto rivedere il suo sorriso.
*** ***
( Michele )
Ci sediamo ad un tavolo e ordiniamo la cena. Mentre
aspettiamo che arrivino le pizze, parliamo del più e del
meno. Diciamo che parla soprattutto Gabriele! Mi racconta di come
va la sua famiglia, il lavoro, io rimango in silenzio ascoltandolo,
sperando che non mi chieda nulla, eppure ho l'impressione che la
sua visita non sia stata casuale. È vero che non ci sentiamo
da molto tempo, ad essere sinceri per colpa mia, però generalmente
mi avverte prima.
Mi dice che sua moglie e i due figli sono in montagna con i suoceri
e che lui è solo in questi giorni e che li raggiungerà
la prossima settimana. Ogni anno vanno in montagna per le vacanze
di Natale. Anch'io ci sono andato spesso in quegl'anni in cui ho
vissuto con loro. I genitori di Margherita, la moglie di Gabriele,
hanno una casa in una piccola località montana. La casa,
molto grande e accogliente è immersa nella natura, circondata
da un bosco di abeti.
" Io li raggiungo metà della prossima
settimana, mi hanno dato qualche giorno in più di vacanza.
Perché non vieni anche tu? Barbara e Luca saranno molto felici
... ti adorano "
" Devo lavorare e poi ci sono anche i tuoi
suoceri, non voglio disturbare "
" Se te lo chiedo è perché non
disturbi. Loro non ci sono devono tornare a Milano, rimangono su
fin quando non li raggiungo ... per non lasciar sola Margherita.
Per il lavoro potresti chiedere qualche giorno di ferie, non credo
ti facciano tanti problemi. "
" Posso provare a chiedere ... però
non prometto niente "
" Cerca di fare il possibile, mi farebbe molto
piacere trascorrere un po' di tempo con te "
" Mhh "
" Cambiando un po' discorso, tu cosa mi racconti?
"
" Niente di speciale "
Ora non ho proprio voglia di parlargli di Joël.
E poi cosa dovrei dirgli?!
" Damiano mi ha chiamato ... è preoccupato
"
" E' per questo allora che sei qui?! Dovevo
immaginarlo. Comunque non era necessario "
Sono arrabbiato. Forse nemmeno con lui. Forse mi
da solo molto fastidio la situazione. Forse perché non voglio
la compassione di nessuno, tanto meno la sua.
Non so davvero. Però Gabriele non sembra affatto stupito
dalla mia reazione, anzi sembra quasi se l'aspettasse. Riprende
a parlare con calma
" Sono qui perché sono preoccupato
anch'io. Perché anche se non mi dici che stai soffrendo lo
capisco da solo, mi basta sentire il tono della tua voce o vedere
l'espressione dei tuoi occhi per capirlo. "
" Non ho voglia di parlarne. E' tanto chiedere
di passare una serata tranquilla col proprio fratello? Cercare di
non pensarci per una sera? "
" Non ti costringo a parlarmene, però
non essere scorbutico "
" Non sono scorbutico!! "
" L'importante è che ne sei convinto
tu ... "
Non riesco a trattenere un sorriso. Lui lo vede
e sorride a sua volta mentre piano mi dice
" Finalmente un sorriso su quelle labbra tanto
dolci "
" Ti ricordo che sei mio fratello ... certi
discorsi mielosi non sono permessi "
" Antipatico! "
*** ***
( Joël )
Appena finito di mangiare sono uscito e sono andato
al locale. Quando arrivo non c'è molta gente a causa dell'ora.
Mi siedo al bancone e parlo un po' con Federico che non ha molti
clienti. Il tempo passa in fretta, grazie anche alle tre birre che
mi sono bevuto. Il piccolo locale comincia ad animarsi e la musica
sempre più alta copre le poche parole che Federico riesce
a dirmi tra una consumazione e l'altra. Mi guardo un po' in giro
ma oggettivamente non c'è nulla e nessuno d'interessante.
Sono ormai a metà della quinta birra quando un ragazzo mi
si avvicina e venendomi un po' troppo vicino, mi dice
" Ciao, sei qui tutto solo? "
" Cosa te lo fa pensare, ragazzino? "
Il mio tono è duro, scocciato. Se è
una persona intelligente capisce che non è aria. Ma forse
è un po' stupido perché mi dice
" E' da quando sei arrivato che ti guardo
e in tutto questo tempo hai parlato solamente con il barista - fa
una piccola pausa - Abito qui vicino, potresti venire a casa mia
... "
Forse sono io lo stupido ...
" Non ho voglia di venire a casa tua "
" Allora seguimi "
Si, sono davvero stupido. Mi alzo dallo sgabello
e lo seguo a qualche metro di distanza. Entra nel bagno e poi in
una cabina. Aspetta che entri anch'io e poi chiude la porta alle
spalle.
Forse per l'alcool o forse per la sadica curiosità di vedere
cosa ha in mente quel ragazzino, rimango immobile senza dire o fare
niente.
In fin dei conti è solo un ragazzino, anche se è alto
più o meno come me, di poco più robusto, ha i lineamenti
di un diciottenne e l'espressione infantile.
Mi appoggio al muro quando lo vedo trafficare con
la cerniera dei jeans e inginocchiarsi.
Non c'è niente, ne piacere ne fastidio, assolutamente nulla
per la mia mente. È come se fossi uno spettatore annoiato
della scena, come se non lo stesse facendo a me. Anche se il mio
corpo reagisce, nella mia mente c'è solo disinteresse. Il
tempo sembra non passare mai. Poi i miei occhi si soffermano sulle
piastrelle piene di scritte della parete di fronte a me. Non so
perché ma solo in quel momento mi rendo conto dello squallore
di quel posto e uno strano fastidio cresce dentro di me nel momento
stesso in cui raggiungo l'orgasmo.
È la sua lingua umida e viscida che cerca di entrare nella
mia bocca portando con se il sapore del mio piacere a riportarmi
bruscamente alla realtà. Lo allontano disgustato, mentre
conati di vomito scuotono violenti, non so se per lo schifo o per
le troppe birre.
Spaventato mi rimane a distanza mentre cerco di aprire la porta
e uscire. Raggiungo il lavandino e mi sciacquo la faccia. L'acqua
fresca mi calma un po' mentre la testa mi gira vorticosamente. Si
avvicina un po' titubante dicendomi:
" Va tutto bene?? "
" Lasciamo stare "
Lo allontano malamente continuando a sciacquarmi
il viso e la bocca sperando così di allontanare la sensazione
di essere stato violato, la sensazione di quella lingua che cerca
di farsi strada nella mia bocca alla ricerca di un bacio sbagliato
... si solo così posso definirlo. Tutto questo lo posso definire
sbagliato, il mio comportamento, il fatto di essere qui, ora, da
solo, per fortuna, e non dove vorrei essere ... ma soprattutto è
la mia vita a essere sbagliata
Quando Federico viene a cercarmi mi trova nel bagno a vomitare.
" Cosa è successo? "
Il suo tono è carico di rimprovero e rassegnazione.
Gli rispondo malamente,dicendo
" Sto male. Non lo vedi anche da solo? "
Tace, fa sempre così quando lo tratto male.
Rimane in silenzio quasi a sottolineare il fatto che con le mie
parole ho esagerato. Il mio tono si addolcisce, facendosi al contempo
più triste e stanco.
" Devo aver bevuto troppo "
" Non hai bevuto poi così tanto ...
"
" Che fai mi controlli? "
" Si, sempre "
Alzo il viso per guardarlo un po' stupito negli
occhi ma prima che possa ribattere, Federico mi prende il mento
tra le dita e mi dice:
" Cosa sono questi occhini lucidi? "
" Piantala "
" Forza, vieni a sciacquarti un po' la faccia
"
Mi sospinge fino ai lavandini dove mi bagno con
l'acqua fresca. Poi mi volto verso di lui e dico
" Guarda come mi sono ridotto ... portare
un ragazzino in un bagno squallidissimo ... "
" Prima non era molto diverso. Non ti sei
mai fatto problemi ad avere rapporti con sconosciuti "
Lo guardo un po' stupito, lo so che ha ragione
ma non mi aspettavo me lo dicesse così chiaramente. Gli rispondo
senza nemmeno pensarci
" Lo so, ma prima era diverso il modo in cui
mi ponevo. Anche se non me ne rendevo conto, sapere che c'era Michele
... ... - non so nemmeno cosa voglio dire - ... non lo so .... Mi
faceva sembrare tutto meno squallido, non so perché ma è
così ... "
" E ora? "
" Ora ... mi sembra che questo squallore sia
l'unica cosa che mi merito "
" Non è così! "
*** ***
Non è molto tardi quando esco dal locale.
Le birre che ho bevuto si fanno sentire ancor di più mentre
ritorno a casa a piedi e la testa mi gira vorticosamente tanto che
un paio di volte mi devo appoggiare al muro per non cadere. Era
da molto tempo che non mi sentivo così. Non ho mai amato
molto bere, qualche birra la sera, ma nulla di più. Forse
perché essere ubriaco mi fa sempre pensare a mio padre quando
tornava a casa in condizioni pessime e diventava intrattabile. Riuscire
ad aprire il portone diventa un'impresa disperata, ma alla fine,
non so come riesco ad entrare. Prendo le scale, forse per masochismo,
per infierire ancor di più mi fermo davanti alla porta di
Michele. Per sentire se è in casa o se è ancora con
quel tipo o peggio se è in casa con quel tipo o peggio ancora
se è in casa a far certe cose con quel tipo. Con il cuore
che batte troppo velocemente tanto da sentire il suo rimbombo fin
nelle orecchie mi avvicino alla porta. Non respiro più nemmeno
mentre cerco di sentire qualcosa e spero di non sentire nulla e
al contempo di sentire qualcosa che mi faccia capire che è
da solo. Mi illudo per un istante che non provengano rumori da quella
porta, ma poi sento le loro voci ed è come se mi si conficcassero
delle spade in tutto il corpo. Riconosco chiaramente la voce di
Michele e di un altro uomo e ... e stanno ridendo, scherzando e
chissà che altro. Gli occhi mi si offuscano per le lacrime.
Vorrei lasciarmi cadere per terra, qui, e piangere,piangere finché
ne ho la forza, finché ho ancora lacrime. Piangere come non
faccio da anni perché mi rendo conto di quanto sia grande
il vuoto che Michele mi ha lasciato. Vorrei piangere perché
non ho più la forza per ridere di me stesso, piangere perché
la mia vita ormai non è più nulla.
Vorrei ... ma ricomincio a camminare. Percorro quella rampa di scale
che sembra non finire mai. Entro in casa e trovo Stefano ad aspettarmi
in salotto un po' assonnato. Non vorrei, ma appena lo vedo comincio
a piangere e a singhiozzare senza freno ... come un bambino.
Non mi chiede nulla e semplicemente mi abbraccia.
( Michele )
Era da molto che non ridevo tanto. È una
sensazione stranissima, si immagina che chi ride sia felice eppure
mi sento malissimo. Rido e non ci penso ma appena smetto i brutti
pensieri e la tristezza ritornano ancora più volenti. Rido
mentre mio fratello mi ricorda le cose più assurde che abbiamo
fatto insieme eppure vorrei piangere.
La serata passa leggera, forse troppo velocemente. Tanto che quando
Gabriele guarda l'orologio e mi dice che è meglio se torna
a casa che si è fatto tardi, vengo preso dal panico. Non
voglio che se ne vada, non così in fretta e soprattutto non
voglio rimanere solo, perché tutto sarebbe più difficile.
Si è ormai alzato dal divano e sta indossando il cappotto
quando un po' titubante dico:
" Perché non rimani qui stanotte? Ho
un letto nello studio ... e poi se tua moglie non c'è saresti
anche solo "
" Per me è indifferente, non mi pesa
tornare a casa ma se vuoi che rimanga ... "
" Non ho voglia di rimanere solo ... "
" Allora rimango volentieri "
*** ***
Entrambi andiamo a dormire ma non riesco proprio
a chiudere occhio. Sembra impossibile dato che sono davvero molto
stanco. Continuo a girarmi e rigirarmi nel letto. Fisso quasi ipnotizzato
i giochi di luce che fanno i fari delle macchine, che passano sotto
casa mia, filtrare dalle tapparelle appena sgrigliate. Guardo continuamente
l'orologio che sembra fermo tanto lentamente scorre il tempo. Mi
sembra di impazzire. Vorrei solo chiudere gli occhi e smetterla
di soffrire in questo modo, solo per una notte. Vorrei poter non
pensare a lui.
È ormai molto tempo che le notti le passo insonni con un
unico pensiero fisso nella mente. Da quanto tempo vado vanti così?
Ora soffro perché è finito tutto ma prima soffrivo
allo stesso modo, se non peggio. Mi viene da ridere a ripensare
a quando ero nel letto, proprio come ora, e sentivo il portone chiudersi
e stavo attento a sentire se sentivo dei passi e dove si dirigevano,
sperando che fosse Joël o forse speravo non fosse lui ... non
lo so. Sinceramente non riesco a capre molte cose che ho fatto in
questi due anni. Mi sembra di essermi improvvisamente svegliato
da un lungo periodo in cui non ero io a decidere delle mie azioni.
Ripensandoci ora, molte cose davvero non le capisco eppure sono
sicuro che se ne avessi l'occasione rifarei esattamente tutto come
prima, e forse è questa la cosa più preoccupante.
Vorrei stargli accanto, a costo di tutto, anche se soffro, anche
se lui vuole farmi soffrire.
È un desiderio assurdo il mio ma l'unica spiegazione cui
sono arrivato è che sia amore. Eppure le cose tra noi non
potevano continuare oltre.
Mi alzo dal letto e faccio un giro per la casa,
almeno per passare un po' il tempo.
La porta dello studio deve dorme Gabriele è socchiusa. Sospingo
appena la porta facendo in modo di non far rumore. Vederlo mi calma
un pochino. Mi ha sempre dato un senso di sicurezza. Quando avevo
bisogno lui c'era sempre ... e anche quando non ne avevo bisogno.
Mi fido ciecamente di lui, è sempre stato così.
Mi avvicino al letto e lo guardo, sembra che dorma, ma appena sono
vicino al letto apre gli occhi e cerca di mettere a fuoco la mia
figura. Si strofina gli occhi assonnati e con voce un po' impastata
mi dice:
" Cosa è successo?? "
" Nulla. Solo non riuscivo a dormire. "
" Capisco. Vieni a sederti qui "
e spostandosi un po' da un lato mi fa segno con
la mano, che a dir la verità vedo appena nell'oscurità,
di sedermi su bordo del letto.
Mi siedo e dopo qualche secondo di silenzio dico
" Mi sento dannatamente solo "
Mi accarezza delicatamente una guancia e dolce
mi chiede cosa sia successo. Io gli rispondo, anche se non vorrei
" Un po' di giorni fa ho lasciato Joël
... si è portato a letto Damiano. Non c'ho visto più.
Sono andato da lui, abbiamo litigato e gli ho detto di non venire
più a cercarmi "
Mi interrompo qualche istante poi dico
" Forse per orgoglio o ... non o so... per
tutto il tempo ho cercato di convincermi che il modo in cui mi trattava
non mi faceva soffrire. Mi ripetevo che il suo comportamento non
mi interessava ... ma ... ma solo ora mi sono davvero reso conto
di quanto in realtà mi facesse soffrire ...
...
Sono stufo di dover convivere con la sofferenza, prima nostro padre
... adesso lui ... "
" Perché non mi hai detto nulla? ...
... una volta mi raccontavi tutto ... "
" Perché non c'è nulla da dire
... c'è solo il vuoto e quello non i può raccontare.
Ci sono già passato, basta aspettare e fra un po' sarà
meno insopportabile ... "
" Sono convinto che riuscirete a risolvere ogni cosa, forse
avete bisogno solo un po' di tempo ... "
" Non credo di volerlo ... "
" Cerca di non pensarci troppo! Hai sempre
preso tutto troppo seriamente. Fin da piccolo hai sempre riflettuto
troppo sulle cose ... a volte non fa bene ... anche perché
per certe cose la ragione non ha valore ... ... Ma stai tremando
... "
" Non preoccuparti, ho solo un po' freddo
"
Scuote la testa un po' rassegnato e alzando un
po' le coperte dice
" Vieni sotto prima di morire congelato "
Mi stendo accanto a lui un po' titubante, non sono
abituato a una simile situazione. Dobbiamo stringerci dato che il
letto è a una sola piazza e posso sentire chiaramente il
calore del suo corpo contro la mia pelle.
È strano, forse perché è mio fratello, ma ho
bisogno di qualche minuto per essere meno imbarazzato da quel contatto
e soprattutto sentirmi meno fuori posto ... anche dopo tutto quello
che è successo tra noi, dopo tutto il tempo che è
passato da allora, le mie reazioni non sono molto cambiate.
Mi avvolge la vita con un braccio tirandomi a se e dice
" Rilassati non voglio mica mangiarti. Cerca
di dormire, ne hai bisogno "
Dopo i primi momenti di imbarazzo mi rilasso e mi
abbandono completamente al suo abbraccio che si fa ancor più
protettivo e il calore del suo corpo mi invade lentamente facendomi
smettere di tremare. Chiudo gli occhi appoggiando la testa sulla
sua spalla e, come non mi succedeva da molto tempo, mi addormento
quasi subito.