- l’oscurita'
d’animi erranti -
Capitolo XX
(Michele)
Quando mi sveglio è ormai mattina inoltrata.
Non mi ricordo quand'è stata l'ultima volta che non dormivo
tanto e di un sonno riposante e tranquillo come quello di questa
notte.
Il letto è vuoto, non c'è traccia di Gabriele, come
era prevedibile data l'ora, però mi ero illuso di risvegliarmi
accanto a lui.
Mi fa uno strano effetto sentire il suo profumo sul cuscino, pensare
al calore del suo abbraccio. Mi sembra di tornare indietro di anni
e anche se so che è impossibile vorrei potermi rifugiare
in quel porto sicuro, in quell'affetto fraterno e protettivo e potermi
crogiolare nel mio amore dolce e intossicante.
Era da tanto tempo che non ci pensavo più. È sempre
così con lui, ci sentiamo una volta ogni tanto ma lui sa
sempre quando ho bisogno e viene da me. Non aspetta che gli chieda
aiuto, viene e mi dona il suo affetto incondizionato, il suo supporto
o semplicemente la sua presenza. Io mi sento rinascere e ogni cosa
sembra che sai facilmente superabile, ma il prezzo da pagare è
che diventa sempre più indispensabile per me.
Gli voglio bene come fratello e gli devo tantissimo, come persona
lo rispetto, ma l'ho anche amato come uomo e questo certo non posso
cancellarlo ... anche se per lui non era nulla, anche se mi vuole
molto bene ma solo come fratello.
Mi alzo controvoglia e vado a cercare Gabriele ma non lo trovo.
Rimango deluso. Speravo di poter passare la giornata con lui e sinceramente
mi manca la sua presenza.
Mi faccio una doccia veloce e mi preparo la colazione. Mi sono appena
messo a mangiare che sento la porta d'entrata aprirsi. Gabriele
mi raggiungi in cucina e dice:
" Ciao, ti sei svegliato finalmente ... ma
fai colazione a quest'ora? "
Annuisco stupito e felice e, porgendogli un po'
di pane e marmellata, dico:
" Vuoi? "
" No grazie, fra poco mangiamo "
" Che fine avevi fatto? Pensavo te ne fossi
andato "
" Ti avrei avvisato, non me ne vado senza
dirti niente. In ogni caso sono passato a casa a cambiarmi e sono
andato a far la spesa ... hai un frigorifero che è drammaticamente
vuoto ... mangi ogni tanto? "
" Si, ma ultimamente compro tutte cose già
pronte, non ho né tempo né voglia di cucinare "
" Cosa devi fare oggi? "
" Niente d'importante"
" Io devo comprare un po' di regali per Natele.
Ti andrebbe di accompagnarmi? "
" Sì, perché no. Infondo ho
bisogno d'uscire un po' "
" Perfetto allora prepariamo da mangiare e
poi usciamo "
" Ma io ho appena finito di far colazione!!
"
" Potevi pensarci prima! Cambiando discorso,
quando sono uscito stamattina mi è successa una cosa strana!
"
" Cosa è successo? "
" Mentre chiudevo porta un ragazzo stava scendendo
le scale. Si è fermato un attimo e mi ha guardato come fossi
il suo peggior nemico e poi se né andato "
" Probabilmente era Joël ... "
" Hai buon gusto! "
Mi stupisco per le sue parole e sorrido anche se
c'è ben poco per cui sorridere.
Il pomeriggio passa tranquillamente tra un regalo
e l'altro e quando la sera facciamo ritorno a casa sono esausto
ma stranamente meno avvilito e triste di prima.
Non entra nemmeno in casa, rimane sulla porta e mi dice:
" Beh ... è il caso che io torni a
casa "
Non mi aspettavo se ne andasse di già. È
strano, non mi era mai successo ma ho paura che se ne vada. Ho l'impressione
che se lo lasciassi andare perderei anche quel briciolo di tranquillità
che sono riuscito a crearmi e mi troverei di nuovo perso nell'angoscia
e nella solitudine mentre giro per casa senza pace.
Senza pensare gli afferro il cappotto, ma me ne pento presto e mi
allontano quasi subito. Cosa mi sta succedendo?
" Vuoi che rimanga anche stanotte? "
Annuisco con la testa senza aggiungere altro. Gabriele
entra in casa e togliendosi il cappotto mi dice:
" Cosa ti sta succedendo? "
" Non lo so! "
" E' per Joël? "
" Mi sento uno stupido ... ma sto male. Una
parte di me se l'aspettava, era preparata ma ... ... ma vedi, anche
se continuavo a dirmi che non dovevo farlo mi sono affezionato a
lui e ho cominciato a fidarmi di lui, non so perché ... insomma
lo sapevo sarebbe finita così, sapevo sarebbe finita. Mi
sono illuso che stesse cambiando, che qualcosa tra noi stesse cambiando.
E ora mi sento tremendamente solo ... anche se tra noi non c'era
nulla.
Quello che non capisco è perché ne soffro tanto, sono
abituato ad essere solo "
" Sono convinto che nessuno al mondo sia davvero
solo ... solo chi vuole esserlo. Sta attento a non creare tu stesso
la solitudine nel cuore perché allora sarai davvero solo!
"
"Stai dicendo che mi sto autocompiacendo?!
"
" No, solo che ti stai lasciando andare e
questo non è certo da te!! "
*** ***
Dopo mangiato vado nel mio studio a lavorare ad
un progetto mentre Gabriele rimane in salotto a guardare la televisione.
Cerco invano di concentrarmi su quello che sto facendo ma sembra
impossibile concentrare l'attenzione su questo programma che sto
mettendo a punto. Non mi accorgo nemmeno del tempo che passa e quando
verso mezzanotte Gabriele entra nello studio sono ancora fermo alle
prime righe di codice.
" Stai ancora lavorando? "
" Sì, ne avrò per molto ancora,
è meglio se dormi nel mio letto stanotte così non
ti disturbo, io posso dormire qui"
" E' così urgente quello che stai facendo?
Non puoi farlo domani? "
" Dovevo già consegnarlo qualche giorno
fa ma non sono proprio riuscito a lavorarci seriamente prima. Conto
di lavorare anche domani per finirlo. Se voglio chiedere i giorni
di ferie devo consegnarlo lunedì "
" Potevi dirmelo che avevi da fare, sarei
andato da solo a fare spese! "
" Non preoccuparti, mi ha fatto molto piacere
uscire con te, ne avevo bisogno "
" Allora io vado a dormire, buona notte "
E' passato qualche minuto da quando Gabriele è
uscito dalla stanza che suona il campanello. Mi domando chi sia
e mi alzo per andare ad aprire quando Gabriele mi dice di non preoccuparsi
che va lui. Sento una voce ma non riesco a capire chi sia o cosa
dica dato che la porta dello studio è chiusa. Lascio passare
un po' di tempo ma alla fine mi decido ad andare a vedere chi ha
il coraggio di venire a quest'ora.
Quando apro la porta vedo Joël in piedi al
centro del salotto con aria molto arrabbiata che dice a mio fratello:
" Cosa vuoi saperne tu, solo perché
da qualche giorno passi la notte con lui ... "
Mi avvicino a loro irritato per quell'affermazione
e prima che mio fratello possa ribattere, con voce calma ma dura
e tagliente dico:
" Mi dispiace contraddirti ma lui mi conosce
da molto più tempo di te "
Joël si zittisce immediatamente non appena
sente la mia voce. Quasi spaventato, quasi timoroso eppure nei suoi
occhi scorgo quel desiderio di sapere e di capire, quel disperato
tentativo di ribellarsi al mondo che lo circonda.
" Da quanto lo conosci? "
" E' mio fratello "
Per un istante sembra sollevato poi tutto d'un
tratto sembra preso dal panico e dall'incredulità. Tremo
mentre continuo a chiedermi perché è venuto, perché
deve torturami con la sua presenza. La sua voce è insicura
e quasi disperata come non l'avevo mai sentita:
" Voi due ... ... tu e lui ... ? "
Dovrei negare, dovrei rassicuralo. Ma non ci riesco.
Con tono freddo e stanco gli dico:
" Non credo siano cose che ti riguardano ...
ora è meglio se te ne vai "
Joël mi fissa con gli occhi spalancati e increduli
e ... tremendamente belli e tristi. Se ne va quasi di corsa e mentre
sta sbattendo la porta alle sue spalle dice:
" Va all'inferno! "
Rimango immobile a fissare la porta da dove è
uscito e mi sento davvero uno schifo. È la voce di Gabriele
a scuotermi un po':
" Così crederà che adiamo a
letto insieme ... e non solo adesso ma anche quando stavate insieme!
"
" Creda pure quello che vuole! "
" Perché? "
" Cosa dovevo fare? Dirgli che sto soffrendo
come un cane per quello che è successo? Dirgli che mi manca?
"
" Sarebbe un buon inizio ... "
" Sì certo, così almeno sarà
ancora più contento ... è per questo che ha fatto
tutto, perché ama farmi del male. Mi ha sempre trattato da
schifo, mi ha umiliato e fatto soffrire ... "
" E tu gliel'hai lasciato fare ... Non fraintendere
le mie parole ... "
Non gli do il tempo di finire la frase che con
tono ancor più acido dico:
" L'avevo già fatto una volta tanti
anni fa ... pensavo fosse più sopportabile "
Mi fissa stupito e ferito ben sapendo che mi riferisco
lui. Sembra riflettere a lungo e mentre aspetto una sua risposta
anche la mia rabbia sbollisce e mi pento presto delle mie parole.
Alla fine mi dice:
" Non mi ero accorto di averti trattato male
e di averti umiliato e ti chiedo perdono se ti ho fatto soffrire
mio malgrado ... era l'ultima cosa che volevo. "
" Scusa ... sono stato ingiusto. Le cose tra
noi erano molto diverse "
" In ogni caso non credo che avrebbe gioito
se gli avessi detto che stai soffrendo anche tu! Hai visto come
ti guardava? Sembrava disperato "
" Ti sbagli, lui è geloso ... o meglio
possessivo. Non gliene frega niente di me però non ammette
che io abbia qualcun altro ... è stato così anche
con Damiano "
" Evidentemente ha più paura di te
di essere solo. Ha paura di perderti "
Lo guardo stupito, non avevo preso in considerazione
nemmeno lontanamente una simile eventualità. Forse non ho
mai voluto vederla perché è molto più facile
pensare che Joël non provi nulla per me; potrei allontanarmi
da lui senza soffrire, ma se solo sapessi che c'è una possibilità
... credo mi attaccherei ad essa fino allo sfinimento ... e se questo
succedesse ... soffrirei per sempre.
" Potrebbe dimostrarmi un po' più d'affetto
e ... e io non lo lascerei solo "
Lo dico, ma non ne sono convinto, voglio più
convincere me stesso dell'assurdità della cosa. Sono irritato
... molto. Perché se da una parte mi do dello stupido per
non averlo pensato da solo dall'altra mi ostino a ripetermi che
non devo illudermi perché se mi legassi a lui più
di quanto non lo sono già impazzirei per il dolore, perché
infondo, lo so bene, è l'unica cosa che Joël è
in grado di darmi.
" Non tutti sono in grado di amare nel modo
più semplice, non tutti sanno fidarsi delle persone, dovresti
saper cosa voglio dire. "
Erano forse queste le parole che aspettavo? Era
il sentirmi dire che ho sbagliato tutto fin dall'inizio? Non lo
so ma in questo momento le sue parole non mi sono mia sembrate così
veritiere. In fin dei conti non sono senza colpe come mi sono ostinato
a credere fino a poco fa, il mio comportamento che credevo impeccabile
a pensarci bene non lo era.
" Non sono molto diverso da lui, vero?! "
" Non lo sto giustificando però sono
convinto che dobbiate smetterla di essere così testardi e
chiarirvi "
" E se gli dicessi la verità e non
l'accettasse? Se lo perdessi? "
" L'hai già perso "
" Non so nemmeno cosa provo per lui ... cosa
dovrei dirgli? "
" Comincia con il trattarlo in modo più
dolce con il tempo lo accetterà! "
" ... "
*** ***
Lunedì mattina
" Siediti, ti devo parlare "
Mi accomodo sulla grande poltrona davanti alla
scrivania dell'ingegner Rossetti. Lui è in piedi accanto
alla finestra.
" Ho parlato con Joël per i giorni di
ferie, non ci sono problemi. "
Mi viene un po' da ridere, dubito che Joël
non abbia protestato. Forse l'ingegnere ha intuito i miei pensieri
perché dice:
" All'inizio non era molto d'accordo, ma poi
ha accettato. Inoltre ho guardato il programma che mi hai consegnato
questa mattina, ci sono alcune cose da risistemare ... devo dire
che non è uno dei tuoi lavori migliori. "
" Mi dispiace, ci lavorerò ancora nei
prossimi giorni "
" Non dire sciocchezze, da domani sei in vacanza
"
" Ma ... "
" Niente ma, domani parti e vedi di rilassarti.
Si vede che hai bisogno di un po' di riposo altrimenti non avresti
fatto una tale schifezza ... "
Ride appena, sembra divertito, io invece mi sento
davvero uno schifo. Non mi ero mai ridotto in questo stato. Sul
lavoro sono sempre stato impeccabile, preciso e pignolo come nessuno.
Non mi ero mai "guadagnato" un simile rimprovero.
Da quando mio padre mi ha cacciato di casa ho sempre cercato di
dare il massimo in tutto ciò che facevo: l'università,
il lavoro, tutto. Per far vedere che valevo qualcosa, per non dargli
la possibilità di rinfacciarmi che ero un fallito oltre che
un figlio degenere. Ma lo faccio anche per me stesso in fondo, per
potermi guardare allo specchio e dire che a dispetto di tutto e
di tutti in qualcosa valgo. Non mi interessano i soldi, la bella
casa o la macchina, mi basta sapere di essere bravo in qualcosa.
" Appena torno ci lavoro ancora sopra ...
"
" Quando torni ho un altro incarico per te,
abbiamo assunto un programmatore, è giovane e con poca esperienza,
ma ha molto talento. Vorrei che ti occupassi di lui, gli insegnassi
un po' di cose ... e poi lavorerete insieme a questo programma,
tanto non è urgente "
Lo guardo allibito, stupito e profondamente deluso.
Si è sempre occupato lui dei nuovi assunti, ha un talento
particolare per questo, lo so perché anch'io ho ricevuto
i suoi insegnamenti. Probabilmente coglie il mio turbamento perché
si appresta a rassicurarmi con tono tranquillo e calmo:
" Non è una punizione "
" E' solo che mi sembra strano come incarico.
Si è sempre occupato lei di queste cose ... "
" Non vuol dire che lo debba fare per sempre.
Se ti faccio fare una cosa simile è solo perché mi
fido di te e sono sicuro delle tue competenze. Io non posso occuparmi
di tutto e onestamente non credo che Joël sia ancora pronto
per occuparsi totalmente dell'azienda ... a stento riesce ad occuparsi
di se stesso. Ha bisogno di qualcuno che gli stia accanto sia nel
lavoro che nella vita ... e quel qualcuno non posso essere io, non
per sempre almeno ... "
" Chi dovrebbe essere? "
" Tu ... "
" Non so se sa esattamene come stanno le cose,
ma vede, Joël non accetta il mio aiuto per nulla al mondo,
a stento sopporta la mia presenza. "
" Deduco dalle tue parole che non ti darebbe
fastidio averlo accanto, aiutarlo e sostenerlo "
" Non ha importanza quello che voglio io ...
"
" Lo so che non dovrei intromettermi però
è giusto che tu lo sappia: Joël ti vuol molto bene anche
se probabilmente non lo ammette nemmeno a se stesso "
" Lui sa dove trovarmi se ha bisogno d'aiuto...
"
" Non sei meno cocciuto di lui, vedo. "
*** ***
Prima di fare le valigie per domani decido di andare a salutare
Maximilian. È ormai da alcuni giorni che non lo vado a trovare,
da quando ho litigato con Joël. Non avevo voglia di andare
a casa loro con il rischio di incontrare Joël ma ora certo
non posso non andare. Sarebbe molto ingiusto nei confronti di Maximilian.
Lui non c'entra nulla ed è già abbastanza solo.
Sono circa le dieci di sera quando suono il campanello del loro
appartamento sperando in cuor mio che non sia Joël ad aprirmi.
Mentre sento le chiavi girare nella toppa sono molto nervoso, per
un istante, mentre la porta si sta aprendo trattengo il respiro.
Mentre non riesco proprio a trattenere un sorriso quando vedo l'ingegner
Rossetti alla porta. Sembra stupito di vedermi, ma non troppo. Mi
fa entrare e mentre chiude la porta mi guardo in giro per vedere
se c'è Joël ma senza successo.
" Presumo tu sia venuto qui per Maximilian.
Lo trovi nella sua stanza "
" Si, sono venuto per salutarlo prima di partire
"
Rimango un attimo immobile, vorrei chiedergli dove
si trova Joël ma non mi sembra il caso.
" Ti stai chiedendo perché sono qui
o dov'è Joël? "
" Entrambe le cose "
" Sono qui per fare un po' di compagnia a
Maximilian mentre Joël non c'è. Esce ogni sera ultimamente,
torna tardi così mi occupo di Maximilian e della casa ...
puoi fare con calma tanto generalmente non torna prima dell'una.
"
" Mi domando come faccia a sapere sempre cosa
gli altri vogliono sentirsi dire "
" Spesso si pensa di essere imperscrutabili
ma ti assicuro che non è così difficile capire i sentimenti
altrui. Semplicemente, quando si è coinvolti in prima persona
è più difficile vedere la verità "
Quando busso alla porta di Maximilian non ottengo
subito risposta tanto che per un istante penso stia già dormendo.
Faccio per andarmene quando si apre la porta. Maximilian fermo sulla
porta con il cordless in mano cerca di capire chi abbia bussato.
Lo saluto piano e immediatamente mi risponde con un sorriso e mi
invita a seguirlo in camera. La stanza è buia e scorgo appena
la sagoma di Maximilian camminare sicuro verso il letto. Sembra
essersi abituato a muoversi in casa.
Chiudo la porta alle mie spalle eliminando anche quel poco di luce
dalla stanza. È così angosciante il buio di questa
camera che mi sembra di impazzire, forse perché mi richiama
alla mente la stessa oscurità in cui Maximilian deve vivere.
Raggiungo non senza difficoltà il letto e mi siedo accanto
a Maximilian.
Parliamo a lungo, mi racconta di quanto si stia affezionando a Luca
di come Joël non veda di buon occhio la loro amicizia. Mi racconta,
un po' imbarazzato, di quanto aspetta la telefonata di Luca che
ogni sera puntuale gli telefona. Mi parla di come siano cambiate
le cose da quando l’ingegner Rossetti va da loro, di come
Joël sembra più tranquillo anche se quando è
a casa si rinchiude in camera sua e non esce per molto tempo e passa
molto tempo fuori, soprattutto la sera. Con tristezza mi dice che
non si parlano più da molti giorni, non perché abbiano
litigato, ma Joël sembra fare di tutto per evitarlo. Mi chiede
di me, gli racconto di tante cose anche se l'unica cosa di cui vorrei
parlargli è di Joël e di quello che è successo,
ma non posso. Maximilian non sa di quello che è successo
tra me e suo fratello, Joël stesso mi ha chiesto di non farne
parola con lui e l'ho fatto fino ad ora anche se non ne capisco
il motivo. Ad essere sincero però credo che Maximilian sappia
bene, o almeno
intuisce, cosa mi lega a suo fratello.
*** ***
( Joël )
Quando torno a casa è circa mezzanotte.
Sono troppo stanco, la notte non dormo e la mia mente, anche più
del mio fisico, ne risente. Aggiungiamo poi il fatto che ogni sera
al locale bevo alcolici a sufficienza per non rendermi conto dello
schifo che sono diventato e per sopportare meglio i callidi incontri
che ormai si ripetono ogni sera nel disperato tentativo di dimenticare
me stesso in quella mezz'ora di sesso.
Quando sono ormai entrato in casa e mi sto togliendo
il cappotto vedo Michele uscire dalla camera di mio fratello. Per
un istante non realizzo davvero quello che sta succedendo e lo guardo
un po' imbambolato cercando nella mia mente intorpidita dalla stanchezza
la spiegazioni per la sua presenza. Mi volto verso Stefano seduto
al tavolo del salotto intento a leggere un libro. Lo guardo interrogativo,
un po' arrabbiato perché, forse stupidamente, gli do una
parte di responsabilità. Sostiene il mio sguardo senza lasciar
trasparire emozioni particolari. Lo guardo insistente sperando mi
dia una spiegazione o forse solo perché non voglio guardare
Michele. Stefano si alza e dice che aspetta in cucina. Vorrei dirgli
di non provarci nemmeno ad andarsene ma la voce sembra essermi morta
in gola.
Michele è rimasto fermo al centro del salotto. Mi fissa e
sembra nervoso.
Lo sono anch'io, troppo forse. Quando parlo la voce mi trema ma
il tono è ugualmente duro:
" Cosa sei venuto a fare? "
" Sono passato per salutare Maximilian "
" Ah, giusto ... domani parti con il tuo "fratellone"
... divertiti! "
Michele coglie perfettamente la mia allusione tanto
che le sue parole si fanno più dure e taglienti:
" Hai intenzione di portarti a letto anche
lui??! Come hai fatto con Damiano ... "
" Non è esattamente il mio tipo ...
"
" Certo, perché non è passivo
vero?! "
" Non lo eri nemmeno tu ... "
" Infatti è un ruolo che ho sempre
odiato, ma non era certo la prima volta ... …vedo che tu invece
continui a mietere conquiste - mentre lo dice allunga la mano fino
a scostarmi il colletto della camicia per scoprirmi il collo dove
spicca un vistoso morso - sei passato al genere violento? "
" ... "
" ... hai ancora il suo odore addosso!! Sempre
che fosse uno solo ... "
Non ribatto alle sue provocazioni, anzi decido
di cambiare completamente argomento:
" Maximilian deve essere stato molto felice
di vederti, lo ricopri sempre di tante gentilezze ... "
" Cosa stai cercando di insinuare? "
" Con gli altri sei sempre così gentile,
sempre pronto a una parola gentile a un sorriso, a un gesto d'affetto
... ... tranne che con me!!! "
Cosa mi viene in mente di dirgli certe cose?
" Perché con te è impossibile!
Ogni volta che ho tentato di essere dolce con te cosa ho ottenuto?
... solo disprezzo e cattiveria "
" Non si sta parlando di me "
" Hai ragione si sta parlando di noi! "
" Non c'è nessun noi "
" Sai qual è il tuo problema?! Non
sei capace di amare e di innamorarti, esisti solamente tu! "
" Per te invece è fin troppo semplice
farlo! "
" Hai ragione ... infatti mi sono innamorato
perfino di te! Anche se sei solo un egoista!! Sei capace di vedere
solo il tuo stupido orgoglio, non vedi quanto fai soffrire colore
che ti stanno accanto!! Anche con Maximilian ... "
" Cosa? Cosa volevi dire? "
" Non ti accorgi di quanto soffre?! Di quanto
abbia bisogno di te, di una tua parola gentile, del tuo sostegno
... "
" Come ti permetti di dirmi questo? Cosa ne
vuoi sapere tu di noi, di quello che vuol dire guardare tuo fratello
e ricordarti ogni giorno quello schifo che è la tua vita?
Credi di sapere cosa vuol dire guardare tuo fratello e vedere quanto
soffre, come si sta lasciando morire, guardarlo e sapere che è
l'unica cosa che ti è rimasta e sapere che la stai perdendo
...? Credi di sapere cosa si prova quanto tuo fratello ti dice che
è la tua presenza a ridurlo in quel modo? Credi davvero di
saperlo??? "
Mi fissa senza dire nulla, sembra addolorato e
triste. Non voglio la sua pietà, non voglio che mi guardi
più in questo modo.
" Che spettacolo miserabile che sono!! "
Mentre lo dico faccio per andare in camera mia,
a nascondermi forse, a celare ancora quella sofferenza che tanto
mi lacera ... Nasconderla a lui che non deve vedermi così,
non deve sapere quanto sono debole. Faccio solo qualche passo quando
Michele mi ferma afferrandomi un polso:
" Aspetta ... perdonami, non avrei mai dovuto
parlarti in quel modo "
La sua mano è così calda mentre mi
stringe con delicatezza il polso. Da quando un suo tocco mi è
così gradito? Da quando desidero solo che le sue braccia
mi cingano e mi infondano un po' di tranquillità?
Rimango immobile, quasi soffocato da quel gesto. La rabbia sembra
svanire e rimane solo quel desiderio, assurdo e incontrollabile,
di lasciarmi andare e cercare il suo affetto, di chiedergli di non
andarsene ... di non lasciarmi solo.
Ma ora, che vorrei la sua vicinanza, non ho più alcuna scusa
per chiederglielo. Lui non è più mio ... o forse non
lo è mai stato ...
" Lasciami! "
Mi sciolgo con rabbia dalla sua stretta e mi chiudo
in camera mia. Aspetto, non so nemmeno io cosa, immobile appoggiato
con la schiena alla porta. Sento dei passi e infine la porta d'entrata
chiudersi.
È così doloroso sentirlo andar via.