- l’oscurita'
d’animi erranti -
Epilogo
(Joël)
Un anno dopo...
Quando anche l’ultima nota si attenua, fino
a sparire inghiottita dal brusio intenso dei clienti, un breve e
timido applauso viene rivolto nella mia direzione da tre ragazze
sedute ad un tavolo poco lontano. Le ringrazio con un sorriso e
attacco con la melodia successiva. La serata procede tranquilla
mentre coppiette, famiglie o semplici amici si susseguono seduti
su quei piccoli tavoli rotondi imbastiti con cura.
Lavoro come pianista in questo ristorante da ormai qualche mese
grazie a Stefano, che è amico del proprietario. E’
un locale molto carino dove cucinano un ottimo branzino al forno.
Certo, suonare qualche melodia classica poco entusiasmante mentre
i clienti mangiano non è quello che ho sempre sperato dopo
anni di conservatorio, ma è molto meglio che scaldare la
morbida poltrona di pelle di mio padre. Non guadagno certo come
prima ma ora sono solo e posso permettermelo.
Dalla partenza di Maximilian la mia vita è completamente
cambiata, io sono cambiato. Un altro lavoro, un’altra casa,
un altro modo di guardare al domani… più sereno forse.
Ora sono felice. Non so se è la vita che volevo, ma mi piace
ugualmente.
Ma questi mesi non sono stati così semplici. Dopo che Maximilian
se n’è andato ho fatto molta fatica a riprendermi.
Incapace di reagire, passavo le mie giornate nel nulla più
assoluto, disinteressandomi di me e degli altri. Perfino Francesco
faceva fatica a starmi accanto. A distruggermi non è stata
la fuga di Maximilian, ma la consapevolezza che dentro di me l’ho
sempre sperato. Qualche giorno dopo la partenza di mio fratello,
Francesco mi disse: “Ora forse riuscirai ad essere felice”.
Sul momento non capii, mi sembrava assurdo anche solo poterlo pensare;
mi arrabbiai, negai. Per mesi non riuscii a comprendere le sue parole.
Non volevo farlo. Pensare di poter essere felice senza di lui mi
sembrava come un tradimento, ma avevo tanta paura di prendere in
considerazione tale eventualità perchè inconsciamente
lo sapevo.
Solo quando l’ho accettato sono stato in grado di riprendere
in mano la mia vita. Ho lasciato l’azienda di mio padre, facendo
disperare Stefano che fino all’ultimo ha sperato che io potessi
cambiare idea.
Ho venduto la casa, affliggendo nuovamente Stefano che a quella
casa era molto affezionato, ma non riuscivo più a viverci,
il ricordo di Maximilian e dei miei genitori non mi dava pace.
Ho tentato di ricominciare da capo con Michele, ho provato a farmi
perdonare, ma non sono mai stato bravo in queste cose…
A mezzanotte, quando il locale è ormai deserto
ad eccezione di un paio di tavoli, raccolgo gli spartiti con una
certa impazienza e indosso il cappotto. Sto per uscire dal locale
quando, sulla porta, incontro il gruppo di ragazze che mi hanno
applaudito. Ricambio il loro sguardo e sorrido loro con cortesia
facendo per uscire. Sembra che l’immagine di giovane pianista
inquieto riscuota successo… se non fossi già occupato
potrei anche fare una strage di cuori. Sto ancora sorridendo compiaciuto
quando la mia attenzione viene richiamata da una voce bassa e sensuale
che conosco bene:
« Pensavo non saresti più uscito.
»
Mi volto sorpreso e felice verso Michele che non
mi dà il tempo di ribattere e mi bacia una guancia con discrezione.
Gli sorrido leggermente in imbarazzo preoccupato che qualcuno per
strada possa averci visto.
E’ evidente che alla fine, dopo innumerevoli tentativi, sono
riuscito a riconquistarlo. In realtà, , gli ho imposto la
mia disperata presenza e lui ha apprezzato la mia ostinazione. In
effetti, non pensavo che avrei fatto una cosa simile per un uomo
e probabilmente non lo credeva possibile nemmeno lui, per questo
il mio gesto l’ha tanto colpito.
Inevitabilmente anche il rapporto che ci unisce è mutato.
E’ più stabile, anche se non ancora ben definito. La
nostra relazione non è fatta di “ti amo” o parole
dolci… litighiamo, a volte anche furiosamente, ma mi piace
pensare che non saremmo in grado di vivere separati troppo a lungo.
Alla fine ci ritroveremmo e dimenticando tutto il male inflittoci
ricominceremmo tutto da capo.
« Come mai sei qui? »
« Avevo voglia di fare due passi e ho pensato
di venirti a prendere ».
« Hai già mangiato? Hai voglia di
andare da qualche parte? »
« No, ho voglia di andare a casa. »
Il vibrare della sua voce appena arrochita mi fa
correre un brivido lungo la schiena e con passo spedito ci dirigiamo
verso casa. In realtà non ho lasciato lo stabile dove vivevo,
mi sono solo trasferito al piano di sotto da Michele… provvisoriamente.
Anche se ormai sono alcuni mesi che occupo la parte destra del suo
ampio letto matrimoniale; lui non sembra soffrire troppo della mia
intrusione, anzi…
Arrivati nell’appartamento non faccio in tempo a togliermi
il cappotto che Michele mi abbraccia ed inizia a baciarmi. Le labbra
intorpidite dal freddo si scaldano presto a contatto con le sue,
mentre il bacio si fa via via più intenso e passionale. Senza
staccare le labbra dalle mie, mi sospinge verso la camera da letto.
Solo quando la mia schiena tocca il materasso interrompiamo il bacio
alla ricerca d’ossigeno, e con il respiro leggermente affannato,
lo provoco:
« Come sei impaziente oggi… una volta
non eri così! »
« E’ colpa tua che non ci sei mai,
e quando torni sono sempre troppo… ».
Non gli do il tempo di finire la frase che mi avvento
nuovamente su quelle labbra morbide tentando al contempo di togliergli
i vestiti. Michele fa lo stesso e presto entrambi rimaniamo completamente
nudi, uno contro l’altro, le labbra che si cercano quasi disperate
e il desiderio che cresce annebbiando qualsiasi altro pensiero che
non sia la ricerca dell’appagamento. Nonostante tutto quando
Michele mi penetra nel primo istante vorrei solo fuggire via, incapace
di accettare questo tipo d’unione. Sebbene ci scambiamo i
ruoli con una certa regolarità ormai, non riesco ancora ad
abituarmi completamente. Ma è solo un istante, poi c’è
posto solo per un piacere soffocante, doloroso quasi, mentre il
respiro si fa affannoso e il corpo sudato.
Stanchi ma soddisfatti rimaniamo stesi immobili sul letto che sembra
sempre troppo piccolo; con piacere mi sposto verso Michele che mi
accoglie sul suo petto e avvolge entrambi nel piumone caldo.
C’ è una cosa però che in tutto
questo tempo non sono stato in grado, o forse non ho voluto cambiare:
il mio rapporto con Maximilian. Non l’ho più visto
e non ho sue notizie dal quel giorno, a parte quello che mi dice
Stefano, ma sono sicuro che stia bene senza di me. Un giorno troverò
il coraggio di chiamarlo, ma per ora mi accontento di quello che
ho. E, in effetti, è più di quanto avrei mai sperato.
- Fine -