Titolo: il ricordo di un sorriso
Autore: ki_chan
Parte: 1/1
Pairing: ??? x ???
Raiting: nessuno
Anno: 2003

versione .zip

conclusa

 

Il ricordo di un sorriso

 

Sono seduto al tavolo di un piccolo locale dove mi sono rifugiato in cerca di tregua dal freddo pungente di una serata invernale e dal silenzio di una casa troppo vuota. Ho scelto il tavolo accanto alla vetrina. Fin da piccolo ho adorato sedermi accanto alla vetrina, ritengo abbia un fascino particolare poter osservare il mondo esterno nel suo scorrere incessante ma essere al di fuori di questo flusso, quasi protetto dal vetro. Tutto è vicino ma allo stesso tempo lontano e irraggiungibile.

Infondo rappresenta quello che sono io. Il mio rapportarmi al mondo in una continua lotta tra la disperata ricerca di distacco, quasi fossi un semplice spettatore del film che rappresenta la mia vita, e l’inevitabile forse quanto doloroso coinvolgimento. Ed è forse da questo che nasce la mia totale inettitudine nelle relazioni con gli altri testimoniata anche dal fatto che sono qui seduto a un tavolo da solo ad osservare malinconicamente un mondo che sento appartenermi ma di cui io non faccio parte, ingabbiato in un’apatia e inettitudine in cui forse mi crogiolo in un doloroso compatimento di me stesso.

Mi ritrovo così a trent’anni ad aver perso la capacità di credere nei sogni ma non essere in grado di non sognare e soffrire per la consapevolezza della loro irrealizzabilità … irrealizzabilità che è da attribuire solamente a me stesso e non ad altri fattori.

La cosa forse più buffa è che sebbene sono consapevole dei miei difetti non sono in grado di porre rimedio al corso che ha preso la mia vita, a volte penso che in realtà non vi sia stata nessuna deviazione nell’andamento della mia vita ma anzi che io sia nato per condurre questa esistenza: forse misera, forse penosa.

Se non conoscessi i miei limiti forse vivrei meglio. Mia nonna diceva che solo le persone ignoranti sono davvero felici … io sono molto più pessimista di lei nel credere che nessuno può essere felice. Visione molto triste, ne sono convinto, ma almeno mi protegge dall’invidia … ne ho già a sufficienza di difetti senza aggiungerci anche questo.

Il cameriere mi porta la crepe che avevo ordinato distraendomi dai miei pensieri e di questo gliene sono insolitamente grato poiché solo in questo modo ho potuto vedere il ragazzo seduto al tavolo in fondo alla sala.

È solo, seduto ad un piccolo tavolo posto accanto a uno specchio la cui superficie non è più perfettamente lucida regalando la sensazione di antico che riporta all’atmosfera delicata di locale di altri tempi. Le luci soffuse, mescolate alla luce tremolante delle piccole candele appoggiate su ogni tavolo, accarezzano delicate i clienti seduti a tavoli rendendoli quasi senza tempo, regalandoti una sensazione così particolare da non essere in grado di descriverla, quasi fosse irraggiungibile e incomprensibile ma che ti scivola sotto la pelle e ti fa tremare.

La sua figura sembra nascere da questo sogno ad occhi aperti, quasi fosse parte dell’arredamento.

Il suo viso è dolce, i lineamenti sono delicati, il naso leggermente a patata, le labbra sottili, i capelli castano chiaro ricadono disordinati in ciocche molto corte, qualcuna gli sfiora delicata la fronte. Non riesco a vedere i suoi occhi poiché ha il capo leggermente chinato per scrivere. La punta della stilografica accarezza con movimenti veloci e in alcuni tratti anche inquieti la superficie irregolare di un vecchio diario le cui pagine ingiallite sanno di altri tempi.

Lo fisso incantato, quasi rapito, attraverso lo specchio, in modo da porre un ostacolo tra noi.

Interrompe un istante di scrivere, dubbioso, fissa il foglio mentre porta la penna alle labbra e ne mordicchia il tappo.

È bellissimo.

È irraggiungibile.

Mi domando quanto deve essere dolce sfiorare quelle labbra e perdersi in un bacio senza fine sentendo il suo profumo che certamente sarà delicato e avvolgente, accarezzare la sua pelle che sembra seta tanto è liscia e chiara.

E sono questi pensieri che coglie il suo sguardo quando alzatosi dalla lettere di un nero intenso si posa sullo specchio incrociando il mio. È così assurdo pensarlo ma sono convinto che quegl’occhi chiarissimi e intensi abbiano scorto i miei pensieri, pensieri di cui certo dovrei vergognarmi.

Si volta guardandomi direttamente negl’occhi con intensità dolorosa ma nel suo sguardo vi è solo curiosità, infantile e dolce, ma allo stesso tempo maliziosa.

Deglutisco a fatica, il respirare mi sembra doloroso mentre non sono in grado di distogliere lo sguardo, combattuto tra il disagio e il desiderio di assaporare il sogno che è questo istante.

Mi domando che dolce suono debba essere la sua voce, che tocco delicato debba essere una sua carezza … simile al soffio delicato di un vento primaverile.

Ma ogni sogno ha la sua fine, bella o brutta che sia arriva sempre il momento di tornare alla realtà. E così distoglie lo sguardo dal mio per rivolgerlo ad una ragazza che è appena entrata. Osservo la scena, ma senza distacco.

La ragazza si ferma al suo tavolo, sorride e gli da un bacio leggero sulla bocca.

Non comprendo perché continuo a guardare anche quando si alza e indossa il cappotto ed esce dal locale che improvvisamente perde tutto il suo fascino ai miei occhi.

La fine di un sogno … il ritorno alla realtà, doloroso, come può esserlo solo il risveglio.

Mi volto verso la vetrina e lo vedo allontanarsi tenendo la mano di quella ragazza. Poi interrompe il suo passo elegante e sinuoso, si volta, mi guarda e mi regala un sorriso.

Solo qualche secondo e ricomincia a camminare.

Presto si scorderà di me ma io non potrò mai dimenticare il suo sorriso, regalo prezioso che conservo nel mio cuore e che mi rammenterà questo dolce sogno.

- fine -

 

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