Appoggio la testa su una mano e aspetto la fine di
quest’ora che mi sta uccidendo da tanto è noiosa. Guardare
l’orologio diventa la mia attività primaria, il tempo
però sembra non passare mai. Manca ancora mezz’ora. Non
credo di farcela ad arrivare al suono della campana senza crollare
sul banco addormentato. In fondo di quello che pensava Kant non m’interessa
minimamente.
Distrattamente mi volto verso il mio compagno di banco, si sta annoiando
anche lui, lo vedo sonnecchiare. Poi il mio occhio cade su Valentina,
seduta dietro di noi che gli passa un bigliettino … mah che
cosa assurda, in quinta liceo ancora scambiarsi i bigliettini come
alle medie!
Non capisco Andrea come faccia ancora a sopportare i suoi stupidi
bigliettini ogni santo giorno. Da quando ho buttato nel cestino il
bigliettino che mi ha mandato Valentina non me ne scrive più
… per fortuna, comunicare con una zitella inacidita, appiccicosa
e impicciona mi da fastidio!
Ma Andrea è diverso da me, anche se credo che non la mandi
a quel paese solo perché per lui scrivere è l’unico
modo per stare sveglio … non è mai riuscito a imporsi
sul sonno che lo prende quando mette piede in questa scuola, non che
alle medie e alle elementari fosse diverso, per quanto riguarda l’asilo
non me lo ricordo.
Ormai lo conosco troppo bene per non accorgermi che qualcosa lo ha
colpito. Ha un sopracciglio alzato e la bocca crea una curva particolarissima
che non si può definire un sorriso ma vi si avvicina molto.
La mia curiosità mi scuote e riemergo dal sonno in cui ero
caduto. Allungo il braccio e gli prendo il piccolo pezzettino di carta,
lui mi guarda e mi sorride divertito, non so se per il contenuto del
bigliettino oppure perché mi sono interessato alla loro “conversazione”,
non lo faccio mai, non voglio impicciarmi dei fatti suoi. Lo guardo
un istante poi mi metto a leggere distrattamente.
***
(Valentina) A COSA PENSI?
(Andrea) a nulla
NON è POSSIBILE, A COSA O A CHI PENSI?
Nulla, la scuola non mi da molti stimoli!
E FUORI DA SCUOLA HAI MOLTI STIMOLI?
Dipende
DA COSA? DALLE PERSONE?
Anche
E IO POTREI DARTI QUALCHE STIMOLO?
***
Trattengo a stento le risate, non sapevo di avere
vicino persone con così poco amor proprio, ma non si vergogna?
Ma in fondo non è del tutto scema se ha scelto di dire certe
cose ad Andrea, è un bel ragazzo è normale che piaccia
alle ragazze, e in oltre è anche molto gentile e educato. Se
mi avesse detto a me una cosa simile le avrei risposto molto male.Mi
sporgo verso Andrea e gli sussurro nell’orecchio:
« Dubito che ti scriverebbe queste cose se
sapesse che ti piacciono i ragazzi! »
Lui non può fare a meno di ridere a bassa
voce e io decido di prendermi la mia vendetta. Non mi allontano da
lui e gli cingo la vita con il braccio, lui sussulta per la sorpresa
e io oso ancora, lascio che la mano scivoli al di sotto della felpa
e scopra una piccola porzione di pelle bianchissima. Gliela accarezzo
leggero con la punta delle dita poi mi stufo di quel gioco e lascio
che le dita scivolino fin sotto la stoffa dei jeans. Lentamente intrufolo
la mano, non di molto perché i pantaloni sono molto stretti.
Con la coda dell’occhio vedo gli occhi spalancati di Valentina,
ho raggiunto il mio scopo anche se la voglia di spingere ancora oltre
questo gioco è tanta, ma vedo Andrea agitarsi imbarazzato nel
mio abbraccio. Si volta verso di me per dirmi qualcosa, probabilmente
di piantarla che non è il luogo più adatto, ma il mio
viso è ancora vicino al suo così quando si volta le
nostre labbra si trovano solo a qualche centimetro. Io sorrido. Oh
si, una lezione di filosofia non è mai stata così divertente.
È il professore ad interrompermi gridando
« Damiano la vuoi piantare di molestare quel
povero ragazzo??? »
Mi allontano da quel corpo invitante e mi siedo normalmente
sulla sedia, sento tutti gli occhi puntati su di me, ma in fondo sanno
tutti delle attenzioni che ho per Andrea, c’è chi ha
capito quello che ci lega, chi prende i miei gesti come uno scherzo
e chi si ostina a far finta di nulla come Valentina di cui immagino
l’espressione anche se non la posso vedere. Sorrido al prof
e gli chiedo scusa. Le mie scuse non sembrano tuttavia molto credibili,
ma so che non se la prenderà, sono più che convinto
che abbia perso ogni speranza con me . Lui mi guarda un istante poi
quasi ridendo mi dice:
« Non voglio le tue scuse! Semplicemente non
vorrei assistere al vostro accoppiamento qui in aula! »
Il professore non fa in tempo a terminare la frase
che la campanella suona e io mi volto verso Andrea. È l’intervallo,
così lo prendo per una mano e lo trascino al bagno …
devo terminare quello che ho cominciato … non mi piace lasciare
le cose a metà!
Quando mi alzo ringrazio mentalmente me stesso per essermi messo un
maglione abbastanza lungo e largo. Quando stiamo per uscire dall’aula
Valentina ci ferma chiamando Andrea. Lui si volta, sta per dirgli
qualcosa per farla tacere, ma io sarò sicuramente più
incisivo di lui, così lo precedo e mentre mi volto verso di
lei gli dico:
« Adesso Andrea non può, deve accompagnarmi
in bagno! »
Mentre lascio scivolare languidamente le parole mi
porto una mano sul maglione e con fare distratto lo sollevo appena
lasciandogli intravedere lo stato delle mie parti intime che premono
nei jeans. Andrea seppur rosso come un peperone ride senza ritegno.
Questa volta è lui a trascinarmi fuori dicendo:
« Non vorrai mica scandalizzare quella povera
fanciulla?! »
« Ti sembra una povera fanciulla?? È
una zitella inacidita! »
Lui fa spallucce poi mi si avvicina ancora e mi dice
:
« Lo sai che il bagno non mi piace per fare
certe cose, perché non troviamo un altro posto? »
Gli sorrido e senza aggiungere altro scendiamo nel
seminterrato. I corridoi mi sembrano lunghissimi e i jeans stanno
diventando insopportabili. Ci intrufoliamo in un corridoio deserto
dove non passa mai nessuno, anche le luci sono spente e all’inizio
faccio un po’ fatica a vedere ma una volta abituatomi all’oscurità
i miei passi si fanno più sicuri e veloci fino ad una porta.
Mi volto indietro per vedere se c’è qualcuno.
Il corridoio è deserto e anche il vociare degli altri ragazzi
ci giunge lontano. Con un po’ di fatica e parecchio rumore riesco
ad aprire la porta. Entriamo nella stanza utilizzata come ripostiglio
e ci chiudiamo la porta alle spalle.
È buio pesto, ma ci siamo abituati, ogni tanto ci veniamo,
io e Andrea, intendo. Rimaniamo qualche istante immobili per orientarci
e Andrea ne approfitta per lamentarsi del freddo mentre si stringe
tra le braccia e si accarezza lentamente per cercare un po’
di calore. Io non resisto al gesto innocente della sua figura intravista
appena nell’oscurità.
Faccio qualche passo verso di lui e lo abbraccio da dietro. La mia
bocca è presto sul suo collo e sembra volerlo divorare. Andrea
reclina la testa all’indietro appoggiandola sulla mia spalla.
Improvvisamente si allontana da me e io mi sento perso mentre il freddo
mi assale. Non capendo il motivo del suo comportamento rimango immobile
lì dove mi aveva abbandonato e seguo, ora chiaramente, il suo
corpo sottile camminare per la stanza fino a fermarsi davanti a una
pila di materassini che usiamo durante l’ora di ginnastica.
Si volta verso di me mentre si mette comodo sui materassini.
Lo raggiungo e sono subito su di lui. Si impossessa della mia bocca
mentre con la mano gli accarezzo prima il ventre e poi salgo lentamente
fino a raggiungere un capezzolo, lui sussulta e rabbrividisce al contatto
con le mie mani gelate, ma presto si abitua.
Quando tento di sfilargli la felpa, abbandona le mie labbra e con
una voce roca, dannatamente sensuale, mi dice:
« Non provare nemmeno a togliermi la felpa
se non vuoi che mi congeli! »
« Non mi piace fare l’amore vestito …
sai quanto adoro sentirti nudo sotto di me »
« Non mi interessa, ho freddo! »
Io lo accontento a malincuore, vederlo nudo mi fa
impazzire, ma infondo ha ragione lui, qui dentro fa davvero freddo.
Mi concentro allora sui pantaloni, glieli slaccio e li abbasso insieme
ai boxer quel tanto da scoprirgli il fondoschiena. Si mette su un
fianco e io gli sono subito dietro, velocemente mi slaccio i pantaloni
e comincio ad accarezzargli la pelle liscia e caldissima quando voltando
la testa verso di me mi dice:
« Ce l’hai il preservativo? »
Io mi porto la mano nella tasca anteriore dei jeans
alla ricerca del portafoglio.
La tasca è vuota.
Panico.
Lui deve aver capito che non ce l’ho dalla mia faccia, così
mi dice:
« Ne ho uno nel portafoglio … fai in
fretta però! »
Gira la testa nuovamente verso di me e mi bacia mentre
io cerco di raggiungere il suo portafoglio. Impresa molto ardua, considerando
che il desiderio di farlo mio è tale da farmi perdere anche
la cognizione della realtà.
Alla fine riesco a mettermi il preservativo e mentre con le mani gli
dischiudo appena i glutei mi spingo dentro di lui con un'unica spinta.
Soffoca un grido di dolore nel maglione. So di avergli fatto male
ma lo desidero troppo.
Gli lascio qualche secondo per riprendersi mentre gli deposito qualche
bacetto sul collo. Comincio a muovermi e dalla sua bocca escono dei
dolcissimi gemiti sommessi simili ai miei. Le mani abbandonano i suoi
fianchi e una raggiunge il suo membro, l’altra risale fino al
ventre e si perde sotto la felpa.
Dopo poco siamo abbandonati sui materassini esausti
ma ancora intimamente legati. Ma alla fine sono costretto ad abbandonare
il suo corpo e lo faccio voltare per baciarlo. Un bacio lento ed intenso,
con una parola, dolcissimo. Lo sto ancora stringendo tra le braccia
quando Andrea mi domanda che ore siano e alla mia risposta dice che
le lezioni sono già cominciate da parecchio e che dobbiamo
sbrigarci. Io faccio spallucce ma alla fine mi alzo e mi risistemo
e lo guardo fare lo stesso.
Stiamo percorrendo i lunghi corridoi verso la nostra classe quando
gli chiedo:
« Hai fatto la versione? Me la fai copiare?
»
« A volte penso che se ti facessi pagare ogni
volta che mi chiedi i compiti da copiare ora sarei ricco! »
Mi dice ridendo.
« Ma io ti pago già! »
« Ah si?? Io non ho visto nemmeno l’ombra
di un soldo! Come mi pagheresti? »
« In natura »
Lui ride, sapeva la mia risposta o forse l’ha
volutamente cercata. Ormai ci conosciamo da così tanto tempo
che sappiamo tutto dell’altro, possiamo prevedere le reazioni
dell’altro, i suoi pensieri e le sue parole, ogni cosa. In fondo
è dall’asilo che siamo inseparabili ed è da quando
avevamo tredici anni che stiamo insieme e facciamo l’amore,
senza mai stancarci un attimo l’uno dell’altro.
Le sue parole interrompono i miei pensieri:
« Stasera i miei escono, vieni da me? Però
tornano presto! »
« Vorrà dire che non mangiamo e andiamo
subito a letto! »
Gli dico malizioso.
« Non credo proprio … il mio fondoschiena
per oggi ha dato abbastanza! »
« Mi vuoi mandare in bianco?! »
« Potremmo per una volta invertire i ruoli
… »
« No! »
Gli rispondo categorico:
« Non fare così … mi piacerebbe
tanto sverginare il tuo bel culetto! »
« Non se ne parla nemmeno! »
« Mhmmm »
Non aggiunge altro ma il suo sorriso non mi rassicura
affatto. Ho il terrore che stasera riuscirà a convincermi a
farlo. Beh forse non sarà poi così male …
- fine -