Il sole stava tramontando, l’aria fredda della
sera accarezzava i lineamenti di quel volto perfetto, di una bellezza
androgina, mentre pedalava velocemente in sella alla sua bicicletta.
Entrò nel cortile della scuola e lasciò la bici davanti
alla palestra.
Si tolse gli auricolari e si diresse verso le porte scorrevoli della
palestra, apparentemente deserta. Indossava una tuta nera che richiamava
il colore dei suoi capelli lucenti e morbidissimi. La sua pelle bianchissima
sembrava brillare quando la tenue luce del sole la accarezzava. La
giacca della tuta era slacciata lasciando, così, intravedere
la maglietta senza maniche nera che indossava sotto la felpa. Entrò
in palestra e senza andare nemmeno negli spogliatoi si cambiò
le scarpe. Abbandonò la borsa vicino alla porta e ci getto
sopra, distrattamente, la felpa .
Non si accontentava dei già massacranti allenamenti
giornalieri con la squadra, voleva allenarsi ancora, ma soprattutto
voleva rimanere un po’ da solo per fare ciò che gli piaceva
di più: giocare a basket. Quelli per lui erano i momenti più
belli, più rilassanti, poteva essere tutt’uno col pallone
senza doversi preoccupare dei membri della sua squadra o di quella
avversaria … solo lui, il pallone e il canestro.
Il rumore che provocava il pallone rimbalzando sul pavimento in legno
lo rilassava e allo stesso tempo lo eccitava … solo con se stesso
… contro se stesso … vincere, umiliare il suo avversario
… umiliare se stesso, la parte più debole … la
parte che solo quando è da solo fa la sua timida apparizione
… quella parte che lui odia di se stesso … la sfida, il
basket solo una metafora della sua vita, della lotta continua con
le due parti integranti che lo compongono.
Rukawa era convinto che avrebbe passato una tranquilla
nottata nella più completa solitudine e libertà.
Non era l'unico a pensarla in questo modo però. Un altro giocatore
era convinto di essere solo. Dopotutto era comprensibile pensare che
la sera la palestra fosse deserta ma non avevano fatto i conti con
la sorte o forse con una mente consapevole che organizzava i complicati
intrighi delle vite umane.
Hanamichi era negli spogliatoi a cambiarsi prima
di cominciare il suo allenamento speciale per migliorarsi dato che
inconsapevolmente sapeva di essere inferiore ai migliori giocatori
della prefettura e quindi sentiva il bisogno d'allenarsi, di provare
e riprovare i tiri a canestro fino a quando il suo corpo glielo avesse
permesso, fino a cadere a terra spossato e senza nemmeno la forza
di rialzarsi.
Finì di allacciarsi le scarpe e pieno d'entusiasmo
e voglia di giocare uscì dagli spogliatoi mentre percorreva
il piccolo corridoio che lo divideva dalla palestra gli sembrò
di sentire il rumore di una palla da basket palleggiata da mani molto
esperte.
" Sarà solo la mia impressione, chi vuoi che venga ad
allenarsi qua a quest'ora?! Mi devo dare una mossa .. il canestro
mi sta aspettando… ahah anche lui sa che sono il grande tensai!!!
E quelli che non ci credono dovranno ricredersi, durante la prossima
partita li batterò tutti e soprattutto batterò lui,
Rukawa - nel frattempo aveva raggiunto la palestra e aveva spalancato,
con la poca grazia che lo contraddistingueva, la porta ed era rimasto
immobile, scioccato e impietrito per ciò che gli si presentava
davanti agli occhi - Ru … Ru … ka … wa! …
ma che ci fa qui? Non dovrebbe essere qui! … non deve essere
qui … non può!!!!!"
Hanamichi cominciò subito dopo ad inveire
contro il compagno non appena si era voltato verso di lui con la massima
indifferenza, infastidito e rallegrato dall'apparizione di quella
strana scimmia rossa chiassosa e piena di vita.
« Cosa ci fai qui? Vattene c'ero prima io!»
non ricevendo alcuna risposta ad eccezione di uno
splendido canestro realizzato da fuori area, Hanamichi ribadì
il concetto con tono molto irritato.
« Sei sordo stupido volpino??? Vattene mi devo
allenare! »
Rukawa allora girò lentamente il volto verso
di lui per poterlo guardarlo in viso e con assoluta indifferenza e
noncuranza rispose:
« Per prima cosa: Che tu ti debba allenare
non c'è dubbio anche se non credo che tu possa realmente migliorare.
Seconda cosa: non vedo perché dovrei andarmene io se sono arrivato
prima!»
«Ti sbagli c'ero prima io!!!!!!»
«Io!!»
« No io »
…
Proseguirono in questo modo per un tempo incalcolabile.
Quando smisero di discutere la luna era ormai già alta nel
cielo stellato dipinto di un blu simile ai lapislazzuli.
La discussione tuttavia non arrivò mai ad un ponto d'accordo,
forse non ci sarebbe mai arrivata conoscendo i loro bei caratterini,
ma comunque fu bruscamente interrotta da Hanamichi che esasperato
dalla situazione propose al compagno una sfida per decidere finalmente
chi aveva il diritto di rimanere ad allenarsi, ma che in realtà
aveva l'unico fine di stabilire una volta per tutte chi era il migliore
tra i due.
Rukawa rimase interdetto, non si aspettava di essere
sfidato ma non per questo si sarebbe tirato indietro e inoltre una
idea molto temeraria gli balenò nella mente.
Con tono freddo e contemporaneamente audace rispose.
« Va bene, uno contro uno! … …
però giura che accetterai le conseguenze di una probabile
( beh ... sicura) sconfitta, perché in quel caso mi prenderò
ciò che è mio! »
« No problem!! Tanto io non verrò sconfitto
o forse dimentichi che sono il tensai!?»
« Giuralo!! » lo incalzò Rukawa
imperioso e perentorio.
"Non posso certo tirarmi indietro … il
suo sguardo però è strano, diverso dal solito …
e mi preoccupa! Poi scusa cosa intende con :' mi prenderò ciò
che è mio'? … si riferirà al titolo di asso dello
Shohoku o di matricola dell'anno, lui pensa solo al basket …
si! Non c'è altra spiegazione! … e poi di cosa mi preoccupo?
Tanto io vincerò sicuramente … e cosa direbbe se mi ritirassi
dopo tutto sono io che gli ho lanciato la sfida! … non posso,
non devo e non voglio tirarmi indietro … … accettare le
conseguenze della sconfitta??? Ah al diavolo!"
« Si lo giuro! Sei contento ora stupido volpino?
»
Hanamichi cercò di assumere, pronunciando
queste parole un tono di noncuranza ma la sua agitazione fu tradita
da un leggero tremolio nella voce che certo non sfuggì a Rukawa
che, sicuramente parlava poco e dormiva sempre, ma quando si trattava
di Hanamichi non c'era nulla che potesse sfuggire al suo attento e
minuzioso esame.
« Non sto scherzando!»
« LO GIURO!!»
Hanamichi quasi gridò sopraffatto dalla rabbia
e dall’orgoglio che gli impediva di riflettere sulla pazzia
che stava commettendo.
“ Cosa cavolo vuole quello stupido arrogante? Ha anche il coraggio
di metter delle condizioni … mi fa giurare … cosa poi?
… tutto sto casino per il titolo di miglior giocatore dello
Shohoku … … ma sarà veramente per questo? …
lui non l’ha mai detto, l’ho pensato io … ma dai
quel baka kitsune non vive che per il basket … si stava sicuramente
riferendo a quello, non c’è dubbio … e allora perché
il mio cuore batte spasmodicamente fino a farmi male? Forse ha capito
qualcosa che alla mia mente sfugge? … non dovevo accettare,
cazzo! … io lo batterò, l’umilierò e lo
schiaccerò come un insetto … non devo preoccuparmi di
niente, e poi, allora, gli farò rimpiangere le sue ‘minacce’”
Appena raggiunsero l’area cominciarono la sfida. La palla spettava
a Rukawa che palleggiava lentamente studiando una tattica d’attacco.
Poi, improvvisamente aumentò il ritmo dei palleggi e scattò
verso il canestro.
Hanamichi era immobile, non si era nemmeno accorto dello scatto felino
dell’ avversario, aveva solo sentito il corpo del compagno passargli
di fianco, l’aria spostata invadergli il viso, il suo profumo
penetrargli nella pelle, l’energia del suo corpo in azione avvolgerlo
e quasi soffocarlo e poi il rumore della palla che ricadeva sul pavimento.
Seguirono numerosi canestri di Rukawa, tutti ugualmente
spettacolari. Hanamichi, da parte sua, non riuscì che a segnare
due miseri punti, sopraffatto dall’impeto e dalla bravura del
suo antagonista. Cominciava lentamente, canestro dopo canestro, a
capire il profondo divario d’esperienza che c’era tra
di loro. Si rese conto che in quel determinato momento, durante quella
sfida Rukawa gli era superiore, ma questo non sarebbe durato per sempre!!
Lui un giorno l’avrebbe raggiunto e superato. Ma in quel momento
il problema era un altro, stava perdendo e non poteva più fare
molto per evitare la sua sconfitta se non scappare uscendo dalla porta
correndo ma certo quello non sarebbe stato un comportamento degno
di lui.
Erano uno di fronte all’altro, ansimavano e
il rumore dei loro respiri si legavano e si univano al regolare suono
dei palleggi di Rukawa, era l’ultimo punto quello che avrebbe
segnato avrebbe decretato la sua vittoria. Se avesse fatto canestro
ciò a cui ormai ambiva da tempo sarebbe stato suo, dopo molte
fatiche e sofferenze finalmente sarebbe stato suo.
Era stanco e troppo sicuro della sua vittoria. Questo lo tradì
e gli impedì di difendersi dall’improvviso attacco di
Hanamichi che impossessatosi della palla si accinse a tirare a canestro.
Un perfetto Slam Dunk. Il corpo, ogni suo movimento lasciavano trasparire
chiaramente la sua energia e la sua frustrazione. Il tabellone tremò
rumorosamente scosso dall’impeto di Sakuragi mentre la palla
rimbalzava fino ai piedi di Rukawa che era rimasto immobile ad ammirare
il gesto atletico del compagno e soprattutto ad ammirare il compagno.
Era davvero bello e aveva un talento innato peccato che mescolava
a tutto questo il suo carattere da spaccone che spesso lo irritava
perché sapeva benissimo che non era quello il vero Hanamichi
o almeno non era solo quello, aveva anche un lato più serio,
maturo, perché si ostinava a mascherarlo? Perché voleva
far credere a tutti di essere uno stupido idiota quando non lo era
affatto?
Tuttavia la schiacciata di Hanamichi non mutò
l’esito già deciso dello scontro.
La sfida era finita, Rukawa aveva vinto, lo aveva battuto ed ora si
apprestava a prendersi ciò che gli spettava di diritto …
ma cosa? Hanamichi non lo sapeva e questo lo inquietava e la sua ipotesi
o forse meglio dire certezza che quello che il compagno volesse fosse
solo il titolo di numero uno non lo convinceva più molto. Lo
sapeva bene che Rukawa non lo considerava un buon giocatore, quante
volte glielo aveva rinfacciato, e sicuramente non lo considerava un
pericolo rispetto al fatto di essere considerato il miglior giocatore
e allora perché aveva fatto tutta quella farsa di farlo giurare?
Non riusciva a ricomporre i pezzi del puzzle, qualcosa non gli tornava,
c’era sempre un pezzo mancante.
Rimase quindi immobile ad aspettare la mossa successiva
del compagno ma quell’attesa lo innervosiva e angosciava più
di quanto lui stesso potesse mai immaginare.
Rukawa era rimasto immobile nella zona sotto canestro.
Lo guardava con i suoi occhi neri contemporaneamente distanti e profondi,
irraggiungibile e avvolgenti, freddi e magnetici. Stava studiando
la sua preda, le sue reazioni e cercava di capire le sue emozioni,
o forse aveva solo timore della reazione del compagno per quello che
si stava apprestando a fare.
“ Perché mi faccio tanti problemi … io l’avevo
avvertito … lui ha accettato e non potrà rinfacciarmi
nulla … però potrà odiarmi … tanto peggio
di così!”
Cominciò lentamente a camminare andandogli
incontro. Si fermò a qualche centimetro da lui e lo guardò
con sguardo deciso.
Hanamichi era lì immobile davanti a lui con il volto leggermente
arrossato, non sapeva se per la stanchezza o per la sua vicinanza.
Quanto avrebbe voluto poter entrare nella sua mente, esplorare ogni
piccolo anfratto e nascondiglio di essa per scoprire i suoi segreti,
le sue paure, i suoi desideri, i suoi pensieri, capire finalmente
chi era quel giovane di soli quindici anni che era riuscito a turbarlo
fino nell’animo. Lui cosa ne pensava di tutto quello che stava
accadendo? Cosa avrebbe voluto fare? Scappare? Picchiarlo? Insultarlo
come il solito? Cosa? Perché non si muoveva? Perché
non gli aveva detto ancora nulla?
Poi improvvisamente il viso di Rukawa si mosse, le
sue labbra si avvicinarono fino a toccare quello morbide e calde di
Hanamichi mentre la mano andava a posarsi dietro la nuca.
Hanamichi nel frattempo non si era mosso, non aveva nemmeno tentato
d’allontanarsi, di sottrarsi al suo bacio.
Perché non stava interrompendo quel contatto? Perché
aveva lascito che approfondisse quel bacio, lasciando che la sua lingua
profanasse la sua bocca? Perché gli permetteva di rubargli
il suo agognato primo bacio?
Rukawa si stacco da lui ansimando era sconvolto non
era certo da Hanamichi permettergli di fare ciò che voleva.
Hanamichi era ancora lì immobile sconcertato
ma soprattutto dubbioso sul motivo che aveva spinto Rukawa a baciarlo.
Voleva chiedergli il perché del suo comportamento ma Rukawa
lo precedette facendo scivolare la mano che teneva ancora appoggiata
sulla nuca del compagno lungo tutta la schiena fino a raggiungere
la sottile stoffa dei pantaloni. Continuò la sua corsa al di
sotto del tessuto, accarezzandogli la pelle liscia dei fianchi.
La mano raggiunse presto la sua meta facendo sussultare vistosamente
Hanamichi che, non appena aveva sentito la mano del compagno raggiungere
il suo basso ventre, aveva cominciato seriamente a preoccuparsi. La
cosa gli stava sfuggendo di mano, non che fosse mai stata realmente
nelle sue mani comunque ...
Raccogliendo tutta la sua volontà fece un
passo indietro e contemporaneamente spinse Rukawa lontano da se facendo
pressione con le mani sul petto ampio e muscoloso del compagno.
Hanamichi, con il volto in fiamme, più per l’imbarazzo
che per la rabbia, disse con tono disgustato, o almeno era quello
che avrebbe voluto far trasparire dalla sua voce, tuttavia con poco
successo.
« Che cazzo stai facendo … pervertito!!»
Rukawa era rimasto impassibile anche dopo quell’epiteto
poco carino che gli aveva riservato. Si aspettava una simile reazione,
ma adesso non voleva e non poteva tornare indietro. Sapeva che quello
che stava facendo era una bastardata ma lui non conosceva altro modo
per interagire con Hanamichi.
Rukawa con tono indifferente e quasi annoiato esordì dicendo:
« Mi sto solo prendendo ciò che è
mio!»
Hanamichi raggelò, tutto gli fu chiaro, quasi tutto. Non sapeva
cosa dire, cosa fare. Il suo cuore batteva veloce, gli tremavano le
gambe. Quella era paura? Aveva paura di Rukawa? No, non era semplice
paura!
Non poteva rimanere lì un minuto di più. Doveva andarsene
lontano da Rukawa e da quel luogo, da tutto.
Cominciò a camminare verso l’uscita, era quasi arrivato
alla porta quando Rukawa giocò la sua ultima carta, l’orgoglio.
« Sei un codardo o solo un bugiardo? »
Hanamichi si fermò e si volò di scatto
senza però riuscire a replicare.
« L’hai giurato e adesso scappi!? »
Hanamichi allora rispose. Rukawa era riuscito a trovare
il suo punto più sensibile.
« Si! Ho giurato ma tu non mi hai detto cosa volevi da me! »
« Tu non me lo hai mai chiesto!»
Aveva ragione, tremendamente ragione, non poteva
negarlo. Era stato uno stupido ad accettare. La consapevolezza del
suo errore e la rabbia per le parole del compagno, il suo orgoglio
ferito lo fecero reagire in modo ancora più insensato.
« Vuoi il mio corpo? Prenditelo! Ho giurato
e non scapperò .. però è solo il mio corpo …
niente di più … perché mi fai schifo … mi
fa ribrezzo solo il pensiero di essere toccato da te! … cosa
aspetti? Fallo in fretta però … »
Hanamichi si sentiva ingannato e questo non lo sopportava,
tanto meno da Rukawa, avrebbe potuto benissimo andarsene e al diavolo
la scommessa, nessuno lo poteva biasimare per questo ma non voleva
essere sconfitto per la seconda volta da lui, no, quello non se lo
sarebbe mai perdonato.
« Beh non ho mai pensato di avere anche il
tuo amore e il tuo cuore e a essere sincero non lo vorrei neanche
… non mi interessa! »
“Ma/ma cosa sto dicendo?? Mi ammazzerei per
essere amato da lui … sono un illuso, neppure la mia vita basterebbe
… dopotutto la mia vita non vale nulla, tanto meno il suo cuore.”
Il tempo per le parole era finito, le loro posizioni
e le loro opinioni a riguardo erano chiare.
Rukawa non disse più nulla, si avvicinò semplicemente
ad Hanamichi e gli tolse lentamente la maglietta accarezzandogli tutto
il corpo. Gli baciò il collo, le spalle mentre con le mani
gli accarezzava la pelle liscia della schiena. Hanamichi rimaneva
immobile, inespressivo come fosse una bambola.
Rukawa si stacco da lui e con voce cupa e bassa disse:
« Voltati e appoggiati al muro»
Sentì quelle parole uscirgli dalla bocca così
fredde, inespressive e crudeli che si stupì che provenissero
proprio da lui. Cosa stava facendo? Perché si comportava in
quel modo?
Non doveva accadere così. E come doveva accadere?? Dopotutto
lo stava violentando! Certo non poteva essere dolce e gentile. Ma
era veramente quello che voleva? Era davvero disposto a rovinare definitivamente
il suo già precario rapporto con Hanamichi solo per poterlo
possedere?
Hanamichi fece ciò che gli era stato ordinato
si voltò e appoggio le mani al muro circa all’altezza
delle spalle. Il capo chino, gli occhi socchiusi, lo sguardo fisso
su un punto indefinito del pavimento, la bocca leggermente dischiusa,
le mani serrate a pugno, il corpo rigido. Non doveva cedere alla tentazione
di scappare, doveva rimanere lì e assumere l’aria più
distaccata e impassibile che poteva, doveva … perché?
Non era costretto a rimanere lì, Rukawa non gli impediva certo
con la forza di andarsene. Se avesse voluto avrebbe potuto far cessare
tutta quella assurda storia. Era stato lui ad accettare e stava facendo
tutto quello che l’altro gli diceva, perché? Per l’orgoglio
e per paura che l’altro lo considerasse un debole, perché
lui non avrebbe sopportato un giudizio negativo da parte del compagno.
Ma anche perché voleva poter toccare la sua pelle liscia, voleva
poter sfiorare il suo corpo, sentire il suo profumo, percepire il
battito del suo cuore, voleva sentire le sue mani su di lui, voleva
stare accanto a lui, stare con lui anche se era in quel modo, anche
senza amore. Ma ugualmente non lo avrebbe mai ammesso o fatto capire
all’altro. Sarebbe rimasto immobile ed impassibile, quasi indifferente.
La volpe non lo doveva sapere perché Rukawa lo faceva solo
per divertirsi con lui. Probabilmente lo faceva solo per umiliarlo
e per poterlo deridere.
---
Rukawa con una mano gli stava accarezzando il torace
mentre con l’altra mano cercava il laccio dei pantaloni di Hanamichi.
Erano lunghi e molto larghi e probabilmente erano sorretti solamente
da quell’agognata cordicina che Rukawa non riusciva proprio
a trovare.
Era finalmente riuscito a trovarla quando gli giunsero
come un violento schiaffo le parole di Hanamichi.
« Non hai neanche il coraggio di guardarmi in faccia mentre
mi… …»
come poteva definire tutto quello? Cosa gli stava per fare? Violentarlo?
No non poteva definirlo in quel modo, anche lui lo voleva anche se
l’altro non lo sapeva. E allora come lo poteva definire? Stavano
per fare l’amore? No, non si può definire nemmeno in
quel modo perché in teoria avrebbero dovuto amarsi, ma Rukawa
non lo amava. Sesso? Si era solo quello ma era talmente brutto da
dire e soprattutto era riduttivo perché non prendeva in considerazione
i suoi sentimenti, quel mare in tempesta che lo scuoteva. Così
Hanamichi preferì non terminare quella frase, lasciarla in
conclusa perché non poteva definire tutto quello che stava
accadendo con le parole.
« Come vuoi! A me non cambia nulla …
pensavo solo che non volessi vedere in faccia chi ti sta violentando!
»
“ Come puoi riuscire a capire così tante
cose di me e non accorgerti del mio amore nei tuoi confronti? …
hai ragione! Non ho il coraggio di guardarti negl’occhi. Molto
meglio non vedere la tua faccia, non vedere i tuoi occhi, non poter
scorgere nel tuo sguardo odio o paura … sono intimorito da quello
che potrei vedere perché mi ferirebbe troppo … ma come
posso dirti tutto questo, come potresti capirlo se io stesso non capisco
quello che sto facendo … e forse è meglio che tu non
lo sappia neppure!”
Lo spinse sul pavimento e in breve lo spogliò
completamente gettando gli indumenti poco distanti da loro. Rimase
qualche istante ad osservarlo, era come una calamita per lui, non
riusciva a fare ameno di guardarlo, mangiarlo letteralmente con gl’occhi,
lo faceva sempre, negli spogliatoi, in partita, sotto la doccia, a
scuola e anche in quel preciso istante, soprattutto allora perché
era conscio del fatto che dopo quella notte tutto tra loro sarebbe
cambiato, purtroppo, in peggio.
Continuava a guardarlo anche mentre si sfilava la
maglietta, i pantaloni, tutto fino a rimanere anch’egli nudo.
Le sue mani lo spogliavano meccanicamente quasi non fossero neppure
le sue mentre la sua mente era concentrata sul corpo di Hanamichi,
voleva imprimesi nella mente ogni centimetro di quel corpo. I suoi
occhi ballavano soavi sulla sua pelle. Correvano veloci e attenti,
vogliosi e desiderosi. Le sue gambe muscolose erano piegate e leggermente
divaricate lasciando intravedere le sue parti intime. Il ventre piatto
e muscoloso, i fianchi lisci, gli addominali solo accennati sotto
la pelle morbida e levigata. Il petto ampio si alzava e abbassava
lentamente. I gomiti poggiavano sul pavimento sorreggendolo. Le braccia
muscolose, i bicipiti sembravano scolpiti nel marmo. Quanto adorava
guardarlo, perdersi in lui. Soprattutto adorava il suo collo, le clavicole
e poi salire fino alla mascella, le guance lievemente arrossate, la
bocca rosea e leggermente dischiusa, il naso e su fino ai suoi occhi
marroni appena dischiusi fissi in chissà quale punto, non importava
quale fosse l’oggetto della sua attenzione … non era lui
e questo bastava per farlo morire soffocato dalle sue stesse passioni.
Chissà se Hanamichi sapeva di essere così dannatamente
attraente e seducente.
---
No! Non doveva guardarlo, non poteva, sapeva benissimo
quale sarebbe stata la reazione del suo corpo e certo non coincideva
con il suo proposito di rimanere indifferente. Però lo sentiva
era lì davanti a lui, in piedi che si stava spogliando e anche
se non lo guardava poteva benissimo immaginare le sue forme.
Quante volte lo aveva osservato anche contro la sua stessa volontà,
quante volte si era scoperto a analizzare ogni centimetro di quel
corpo, quante volte si era vergognato di se stesso per approfittare
dell'ingenuità del compagno che certo non pensava di poter
essere l'oggetto delle sue attenzioni. Quante volte lo aveva studiato
e quante volte lo aveva sognato la notte risvegliandosi eccitato,
quante volte si era ritrovato a toccarsi sotto la doccia pensando
a lui.
In quell'istante avrebbe voluto alzare lo sguardo,
osservare ogni suo piccolo movimento, gustarsi il suo spogliarello,
vedere i suoi vestiti ricadere a terra scoprendo la sua pelle. Avrebbe
sempre desiderato vedere Rukawa spogliarsi davanti a lui e soprattutto
per lui ma non poteva, cosa avrebbe pensato Rukawa? Lui doveva rimanere
indifferente a tutto quello che gli accadeva intorno.
---
Rukawa si chinò leggermente su di lui e divaricò
le gambe con la mano mentre si inginocchiava tra le sue gambe. Era
talmente calda e liscia la sua pelle che quasi stava per venire al
solo contatto. Senza quasi accorgersene fece scivolare la mano lungo
la gamba fino ai fianchi. Era talmente invitante da fargli perdere
la ragione. Hanamichi rimaneva immobile, nessuna razione. Lui invece
stava impazzendo, voleva assaporare ogni centimetro del suo corpo,
sentire il suo profumo, strusciarsi sulla sua pelle, sentire il suo
corpo.
Le mani vagavano libere, senza freno, il suo corpo era elettrizzato
e l'erezione fra le sue gambe pulsava desiderosa.
Gli baciò il collo e poi scese fino al petto, in particolare
cominciò a baciare e stuzzicare il piccolo e roseo capezzolo
destro che presto divenne turgido. Finalmente una reazione, Rukawa
si stava seriamente chiedendo se stava per fare l'amore con una bambola
o con un essere umano.
---
"No! Devo calmarmi, devo rimanere impassibile,
non posso eccitarmi, devo resistere … oh dio quanto vorrei stringerlo
far le braccia, baciarlo e strusciarmi contro il suo corpo…
no!! Non posso cedere ai suoi stupidi ricatti … se sapessi che
lo fa per amore sarebbe tutto diverso ma così no, non devo
assolutamente dargli la possibilità di capire che impazzisco
solo a guardarlo … no, diventerei ancora più debole nei
suoi confronti e non potrei sopportarlo. Non devo fornirgli lo strumento
per ferirmi. Come vorrei sapere cosa gli passa nella testa, sapere
perché sta facendo tutto questo … per prendersi gioco
di me? Per divertimento? O per … … amore? Ma cosa vado
a pensare, sono solo un illuso, l’ha detto anche lui che non
gli interessa niente dei me … ahh certo che se continua così
non so quanto riuscirò a stare calmo e tenere sotto controllo
le reazioni del mio corpo … oddio che cosa sta facendo …”
Hanamichi stava impazzendo e come prevedibile non
riuscì per molto a rimanere impassibile alle carezze e ai baci
del compagno. Il suo respiro si era fatto sempre più accelerato
e il suo membro premeva ormai voglioso contro la coscia di Rukawa
che era tremendamente soddisfatto nel sentire tale reazione da parte
della sua vittima.
« Senti datti una mossa non ho nessuna intenzione
di rimanere qui a lungo! Prima fai, prima posso andarmene via lontano
da te!» disse Hanamichi.
Solo apparenza! … uniti nella menzogna e nel
timore della realtà!
Manifestare solo ciò che deve essere e non quello che è!
Nascondersi dietro le apparenze per non dover sfidare la realtà
delle cose! Preferire la menzogna alla realtà perché
la falsità è più facile da accettare. Osteggiare
indifferenza per non mostrare l’amore … per il semplice
fatto che l’intera umanità ha stabilito che tra loro
doveva esserci solo odio, perché così vogliono tutti.
Loro dovevano semplicemente attenersi al copione scritto dalla stoltezza
umana … recitare le loro battute, fare tutto ciò che
era stato deciso per loro come attori che recitano sul palco. Commedianti
che indossano una maschera per evitare che il loro volto venga scorto
dagli spettatori e dagli stessi attori. Maschera che oscura la realtà
.
Solo apparenza … bella ma solo apparenza. Nulla di più
… solo quello che deve essere scorto.
Gli attori vengono cancellati in favore dello spettacolo. Gli attori
si uniscono e si dissolvono combaciando con l’eroe rappresentato.
I loro sentimenti, i loro desideri, i loro sogni, le loro azioni sono
quelle dei personaggi rappresentati. Loro sono ciò che l’autore
dell’opera vuole che siano e nulla di più.
Troppo impauriti dalla realtà per riuscire
a togliersi la maschera, troppo stolti per capire che anche il volto
del compagno è velato e troppo insicuri per tentare di vedere
oltre l’apparenza.
Continuano a recitare, soffrendo, ma senza dimostrarlo
perché in questo mondo l’importante è l’apparire
e non l’essere … l’importate non è amare
ma riuscire a far vedere agli altri ciò che vogliono vedere.
Non possono amarsi … il pubblico raccolto nel teatro che è
la vita non vuole assistere a una simile opera teatrale … allora
si odiano perché è il sentimento più vicino all’amore
che possa esistere … due ragazzi possono odiarsi senza che nessuno
trovi qualcosa di sbagliato o perverso in questo. Perché questo
mondo accetta l’odio ma non l’amore? Cosa c’è
di sbagliato in questa umanità che preferisce un sentimento
negativo alla cosa più bella e naturale che possa esistere?
Rukawa per la prima volta da quando si conoscevano
accettò la richiesta di Hanamichi attuandola nel modo più
duro. Sentiva che tutto gli stava inesorabilmente sfuggendo di mano,
sentiva il bisogno di dimostrare ad Hanamichi e soprattutto a se stesso
di saper recitare la sua parte alla perfezione, di essere in grado
di dimostrare tutto l’odio che avrebbe dovuto provare e quale
modo migliore di farlo se non prendendo ciò che gli spettava
nel modo più crudele e doloroso??
Hanamichi non doveva avere dubbi sul suo odio e sul suo disprezzo.
Lo penetrò improvvisamente affondando in lui con un'unica spinta.
Sentì il corpo attorno al lui serrarsi e contrarsi per il dolore.
--- ---
Un grido squarciò l’aria. La voce uscì
dalle sue labbra senza che se ne rendesse conto. Non avrebbe voluto
gridare ma il dolore era insopportabile. Gli occhi cominciarono a
pizzicargli e si annebbiarono leggermente per le lacrime.
Non piangeva certo per il dolore fisico, per quello non si piange,
solo i bambini lo fanno, bensì per tutto quello che quel gesto
portava con se … per un attimo aveva anche creduto che Rukawa
non desiderasse farlo soffrire a quel modo … invece c’era
solo odio in quel gesto, aveva fatto di tutto per farlo soffrire e
c’era riuscito.
La lacrime cessarono quando cominciò a muoversi
in lui, non voleva e non doveva più dare la possibilità
a Rukawa di vedere quanto fosse debole, non doveva più permettersi
errori, soprattutto allora quando i sentimenti di Rukawa erano stati
chiaramente dimostrati. Lui doveva essere indifferente a tutto questo.
Non poteva permettere all’odio di Rukawa di ferirlo ancora,
di invaderlo.
Soffriva già abbastanza così per potersi curare anche
del suo corpo che soccombeva sotto le violente spinte del compagno.
Lo sentì ricadere esausto sul suo petto dopo
averlo invaso con il suo caldo nettare. Hanamichi aveva ancora la
mente annebbiata per quello che era appena successo per poter fare,
dire o pensare qualsiasi cosa. Rimase lì immobile sotto il
peso del corpo che fino a poco prima era dentro di lui.
--- ---
Lentamente Rukawa riprese coscienza di quello che
era accaduto.
“ Co … cosa ho fatto?”
Come una violenta ondata che si infrange sugli scogli, la sua mente
fu invasa dalla consapevolezza e dai sensi di colpa. Tutto quello
che era, quello che aveva fatto e quello che aveva pensato lo sommersero
impetuosamente.
Era sconvolto, solo in quel momento capì quello che aveva fatto.
Comprese quanto fosse stata azzardata quella scommessa e quanto fosse
stato stupido e irrazionale portarla a termine. Sentiva il corpo sotto
di lui immobile ma rilassato, sentì il suo profumo e il rumore
del suo respiro.
Come un naufrago che sta affogando si dimena inutilmente tra i flutti
prima di lasciarsi travolgere inesorabilmente da un onda, accettando
il suo destino, rassegnandosi. Così Rukawa si abbandonò
agli eventi lasciandosi sommergere dai suoi pensieri.
Gli ritornò alla mente l’urlo che poco prima aveva riempito
la palestra e cominciò a tremare a singhiozzare come un bambino
che vede il latte sparso sul pavimento e si rende conto di non poterlo
più far tornare nella bottiglia da dove era caduto.
Lacrime silenziose cominciarono a scorrergli sul viso. Disperato e
sconvolto era ormai totalmente in balia di se stesso. Smarrito e insicuro
perché sul canovaccio della sua vita non c’erano più
le sue battute.
Doveva andarsene, la sua maschera giaceva ormai a terra, rotta in
mille piccolissimi pezzetti. Il suo compagno ora poteva scorgere realmente
chi era e quale sentimento lo legasse a lui. Il quel momento era completamente
nudo e vulnerabile. Nulla avrebbe potuto proteggerlo dalle parole
e dal sentimento di disprezzo di Hanamichi in quel momento quando
lui dimostrava di non essere il ragazzo di ghiaccio.
Ma non ci riusciva. Non poteva scappare da Hanamichi perché
lui voleva solo scappare da se stesso non dalla persona che amava.
Si sentiva vuoto e stanco come l’attore che
ha tenuto il ruolo principale in una commedia di successo: per sere
e sere lo stesso personaggio, giorno dopo giorno le stesse battute,
la stessa maschera.
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Erano singhiozzi quelli che sentiva? Possibile che
Rukawa stesse piangendo? Stesse soffrendo? Non voleva vederlo così
… poteva fargli di tutto … insultarlo, picchiarlo,violentarlo
lo avrebbe sopportato … tutto ma non quello … quello no
… non piangere davanti a lui … no, a quello non era preparato,
a quello non riusciva a resistere … quelle lacrime gli bruciavano
la pelle … lui non doveva soffrire.
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« Scusami »
Lo aveva detto o solo pensato? Era ancora capace
di chiedere scusa per il suo comportamento … dopo anni che recitava
la parte della persona insensibile e distaccata era riuscito a chiedere
scusa a una persona … pensava di non sapere neppure come si
facesse.
Hanamichi cosa avrebbe pensato di lui? Era riuscito
a farsi odiare e sicuramente anche a disgustarlo.
A quel pensiero le lacrime scesero ancora più copiose. Sentì
il corpo sotto di lui muoversi leggermente mentre un braccio si posava
sulla sua schiena stringendolo a se in un abbraccio timido ma ricco
di significato. E poi quella voce tanto desiderata che finalmente
non lo feriva con i suoi insulti e non lo derideva, era dolce e calda.
Era proprio come aveva per tanto tempo desiderato che fosse.
« Adesso calmati!! … »
Rukawa a quelle parole non resistette a sollevare
il viso per guardarlo negl’occhi. Era ancora incredulo …
come poteva preoccuparsi per lui dopo tutto quello che era successo?
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Hanamichi non aveva resistito e lo aveva abbracciato.
Sentirlo piangere, sentire il suo turbamento lo aveva fatto impazzire
dal dolore. Non voleva vederlo soffrire. Era ingiusto. Le persone
non dovrebbero mai soffrire. Non era sicuro della causa del suo turbamento
ma quando vide i lucidi occhi nerissimi che lo fissavano dubbiosi
e turbati non poté fare a meno d’accarezzargli le labbra
con le proprie e di stringerlo a se.
- fine -