TTitolo: Raggi di luna
Autore: ki_chan
Parte: 2
Pairing: nessuno
Raiting: pg13

in proseguimento

 

Raggi di luna

Capitolo II

Il giorno della partenza era arrivato e Nicolaj fino all’ultimo istante aveva sperato di trovare una scusa per non andare. Non accadde nulla, tuttavia, per giustificare la sua assenza. Fu così costretto a partire.
Il viaggio fu abbastanza lungo ma piacevole. Aveva insistito per fare in viaggio con la sua moto, con la scusa che aveva voglia di usarla dato che in America non aveva potuto farlo. In realtà c’era anche un secondo motivo che lo aveva spinto a quella scelta. Sarebbe dovuto andare in macchina solo con Manuele e non si sentiva ancora del tutto pronto per farlo.
Arrivò verso sera ancora eccitato per la corsa sfrenata che aveva fatto. La velocità gli era sempre piaciuta, quasi come disegnare, e nei due anni in America aveva dimenticato entrambi.
La casa era come se la ricordava. Una grande casa immersa nella foresta.
Appena arrivato il profumo familiare di quella casa lo avvolse portandolo indietro alla sua infanzia. Un misto di profumo di legno e di muschio. Un profumo così avvolgente che gli invadeva i sensi fino ad insinuarsi e sovrapporsi al volo sfrenato dei suoi pensieri che inesorabilmente terminava con il ricordo di lui e Manuele, ancora bambini, che giocavano felici suoi prati verdi che circondano la casa.
Scrollò la testa sorridendo ironicamente come a voler canzonare se stesso per la sua debolezza, poi con passo incerto si avvicinò alla porta d’entrata e busso.
La porta si aprì facendo uscire insieme ad una luce calda anche un vociare di ragazzi. La sua ombra si allungò alle sue spalle e rimase immobile per un tempo indeterminato prima che la porta si chiudesse.

Manuele gli sorrideva mentre percorrevano insieme la piccola anticamera. L’ampio spazio del salone si aprì davanti a lui. Improvvisamente il silenzio invase la stanza, appena la sua figura fece capolino davanti alla porta. Nicolaj istintivamente si immobilizzò mentre Manuele lo guardò incuriosito dal suo comportamento.
Scorse velocemente i volti dei quattro ragazzi che tacquero, guardandolo a loro volta. Non disse una parola. Sarebbe voluto solo salire in sella alla sua moto e andarsene via. Non pensava che sarebbe stato così difficile rivedere i suoi vecchi amici, se così ancora potevano essere chiamati. Un ragazzo però non lo conosceva, il suo sguardo fu subito catturato da quello del ragazzo. Due smeraldi lucenti lo fissavano incuriositi.
Fu proprio il ragazzo sconosciuto a rompere quel silenzio che stava diventando imbarazzante. Si mosse verso di lui regalandogli un sorriso dolce.

« Ciao io sono Raffaele … tu devi essere Nicolaj »

Si limitò ad annuire col capo mentre stringeva la mano diafana che il ragazzo gli porgeva.
Mentre anche gli altri ragazzi lo salutavano una voce, che gridava il suo nome, arrivò alle sue spalle e prima che si potesse rendere conto di chi fosse si ritrovò con una ragazza che lo abbracciava.
Debolmente cercò di protestare
« Valeria per favore non … »
Ma questo non fermò certo quella furia umana che, al contrario, cominciò a tirargli dolorosamente un orecchio dicendo:
« Brutto mascalzone te ne sei andato senza dire una parola e adesso che mi rivedi non mi abbracci neanche?! … sei un bruto! »
Tutti scoppiarono a ridere mentre Nicolaj, costretto dalle grida della ragazza, la abbracciò sconfitto.
Cominciarono così a parlare e a ridere delle “maniere dolci” di Valeria. Dopo poco, questa, fingendo di essere offesa trascinò fuori Nicolaj a fare una passeggiata.
In realtà era solo una scusa per fargli il terzo grado.
Passeggiarono a lungo nel bosco mentre Valeria tentava in tutti i modi di farsi dare qualche risposta dal ragazzo che invece persisteva nel suo mutismo.
Rassegnata ritornò in casa lasciandolo solo come gli aveva chiesto e tornò di corsa alla casa cercando un po’ di calore nel grande salone dove nel camino ardeva il fuoco. Si sedette sulla sedia accanto agli altri ragazzi che avevano cominciato a discutere per l’assegnazione delle camere.

« Le camere sono tre, due letti matrimoniali e uno singolo … io direi di lasciare il letto singolo a Valeria e noi ci dividiamo i letti matrimoniali» propose Manuele essendo il padrone di casa.

« Per me va benissimo … non voglio dormire insieme a voi buzzurri … chissà cosa mi potreste fare durante la notte … si sa che gli uomini pensano solo a quello » disse la ragazza senza riuscire a rimanere seria nemmeno lei

« Anche per me va bene … però non ho nessuna intenzione di dividere il letto con Nicolaj … non voglio dover continuamente stare attento che non mi salti addosso! »

« Non dire stronzate lo sai benissimo che non lo farebbe mai! »

« Cosa ne sai? »

« E’ un nostro amico! »

« Sì ma è pur sempre un finocchio … non so se mi spiego … »

« No! Non ti sei spiegato ma preferisco non sapere cosa volevi dire … ho un idea ma è meglio per te che non sia così … in ogni modo non ti preoccupare Nicolaj sta in camera con me! » ribatté molto seccato Manuele

« Jonathan ma non ti vergogni, parli di Nicolaj come se fosse un appestato »
intervenne Valeria con un tono che avrebbe fatto paura a chiunque.

« In un certo senso lo è … ti ricordo che è un frocio … non so se te lo ricordi … gli piace prenderselo in culo! »

« E piantala non ha senso quello che stai dicendo … te ne rendi conto? E poi come puoi parlare così di un nostro amico? »

« Proprio per questo non gli spacco la faccia! »

« Perché dovresti scusa? Non ti ha fatto nulla! »

« Come puoi difenderlo? »

« Io esco, le tue parole mi stanno facendo venire il volta stomaco! »
Disse freddo Raffaele rivolgendosi a Jonathan.

Solo quando si voltò verso la porta si accorse che sulla soglia, in piedi, vi era Nicolaj che li stava osservando senza dir nulla e con lo sguardo fisso nel vuoto, lo sguardo inespressivo come se vi fosse solo il suo corpo vuoto. Raffaele rabbrividì quando si specchio in quegli occhi grigi e lontani. Il silenzio si era fatto quasi insopportabile all’interno dalla stanza quando Raffaele si diresse verso la porta dicendo:

« Io e Nicolaj andiamo in paese a prendere la pizza per stasera! »

Poi senza aggiungere altro si diresse verso l’altro ragazzo e cingendogli le spalle con un braccio lo trascinò fuori dalla casa.

Salirono in macchina e si diressero in paese. L’unico suono proveniva dal motore della macchina e dalla radio accesa che trasmetteva gli ultimi successi dell’autunno. Entrambi i ragazzi in silenzio osservavano la strada. Raffaele aveva tentato più volte di cominciare una conversazione, ma lui stesso si sentiva a disagio.
Sentiva chiaramente che tra loro due vi erano ancora le dolorose parole dell’amico.
In fondo non conosceva Nicolaj e sentiva chiaramente il distacco del ragazzo … un distacco, però, che più che essere verso di lui era verso quello che gli stava intorno. Quello sguardo perso, a tratti addirittura freddo, lo faceva rabbrividire. Si sarebbe aspettato di vedere rabbia o tristezza ma non quella freddezza composta e scoraggiante.

Erano ormai sulla strada del ritorno quando Raffaele cominciò a parlare

« Non devi soffrire troppo per le parole di Jonathan … credo abbia semplicemente paura! »

« Ti sbagli … non mi interessa nulla di quello che dice lui! »

« Non ti credo! Secondo me hai anche tu paura! »

Finalmente Nicolaj distolse lo sguardo dalla strada che correva veloce sotto di loro e si voltò verso l’altro ragazzo osservandolo. Tuttavia durò solo qualche istante, quasi subito il suo sguardo tornò quello di sempre e ritornò ad immergersi nell’asfalto e ritrovata un po’ di sicurezza e controllo con tono quasi annoiato disse:

« E di cosa avrei paura? »

« Di sentire ancora in te odio e sofferenza. Di poterti affezionare ancora a qualcuno! Non è forse per questo che vuoi essere indifferente a tutto? »

« E Jonathan perché dovrebbe avere paura di me? »

« Non dico che ha paura di te, solo di quello che tu rappresenti! Ha paura che i gay possano far mettere in discussione il suo essere maschio … di cui forse lui stesso non è convinto! »

« Non credo che Jonathan si creda una donna! »

« Credo proprio di no! »

« E tu non hai paura di “quello che rappresento”? »

« Mhmm … direi di no! Ho molta più paura di te! »

Nicolaj tornò a fissarlo un po’ stupito fino a che Raffaele voltandosi verso di lui scoppio a ridere e disse:

« Dai, non fare quella faccia stavo solo scherzando! »

« Mhmm … non avresti nessun problema a dormire con me? »

« Beh veramente sì … perché se lo sa Manuele finisce che non avresti più un compagno di stanza! »

« Perché? »

« Mi massacrerebbe! »

« Perché dovrebbe scusa?? »

Fu la volta di Raffaele a voltarsi verso l’altro ragazzo e guardarlo stupito ma ugualmente divertito poi disse

« Lasciamo stare … va! »

Dopo qualche istante di silenzio Nicolaj disse

« Ma dove cavolo stai andando?? »

« Non lo so! »

« In che senso non lo so?? »

« In che senso vuoi che sia? »

« Ci siamo persi? »

Raffaele si limitò ad annuire col capo, cercando si assumere un’espressione dispiaciuta. Nicolaj lo guardò perplesso qualche istante poi un sorriso quasi impercettibile gli incurvò le labbra

« Hai sorriso?! L’ho visto non puoi negare! »

« Piantala e decidiamo cosa fare! »

« Tanto ho ragione io! »

« Piantala »

« Comunque scusa sei tu che conosci sto posto, ti ho portato dietro per questo! »

« Beh potevi dirmelo prima! »

« Avevo paura che mi sbranassi … avevi una faccia da far paura! »


I due ragazzi tornarono a casa dopo un paio d’ore con la pizza che ormai era fredda e neppure tanto buona.

Nicolaj volle andare in camera subito dopo la cena. Non avrebbe sopportato a lungo la loro compagnia. Così si ritrovò di nuovo solo, come sempre da quando era piccolo.
Lui stesso cercava la solitudine, la sua tranquillità, il suo silenzio, ma a volte faceva male, troppo male, come in quel momento ma d’altra parte anche la compagnia sarebbe stata dolorosa.
Passò tutta la serata nella stanza che avrebbe diviso con Manuele. Ne approfittò per sistemare i vestiti e le altre cose nell’armadio e per farsi una bella doccia calda.
Era ormai mezzanotte quando, accompagnato dal suono leggero delle voci provenienti dal salone sottostante, uscì sul grande balcone a cui si accedeva dalla loro camera.
Certamente Manuele aveva avuto un’ottima idea a scegliere quella stanza, era la più grande, un po’ separata dal resto della casa e soprattutto vi era una grande vetrata e il balcone solo per loro, per non parlare del bagno che oltre che essere molto grande era tutto loro e vi si accedeva direttamente dalla loro camera.
Rimase molto tempo sul terrazzo ad osservare le stelle che erano particolarmente brillanti e numerose quella notte.

Quando Manuele tornò in camera lo trovò deserta, un po’ stupito scorse la porta del terrazzo aperta e decise di uscire anche lui.
Quando lo vide era appoggiato sul parapetto con il naso rivolto verso il cielo.
Lentamente si mosse verso di lui con passi leggeri e impercettibili. Arrivato accanto a lui rimase immobile a guardarlo con gli occhi che si colmavano di dolcezza.
Con lo sguardo sfiorò come una lieve carezza ogni particolare del corpo accanto al suo. I lineamenti delicati, le iridi grigie così simili all’argento, le ciocche di capelli ribelli che brillavano alla luce chiara delle stelle ricadendo disordinate sul viso e si confondevano con il nero della notte, la pelle quasi argentea per il bacio della luna.
Indossava solamente un paio di boxer neri attillati che lasciavano scoperte le cosce muscolose fasciando i glutei sodi e una maglietta in cotone leggero a maniche lunghe di alcune taglie più grande tanto che le maniche gli coprivano completamente le mani e si gonfiava ad ogni soffio di vento.
Era così carino, sembrava così piccolo e indifeso che gli venne da sorridere vedendolo stringersi tra le braccia e tremare per il freddo, le labbra sottili arrossate per il freddo come la punta del naso leggermente a patata.
Resistette all’istinto di accarezzare quella pelle così simile alla luna e stringerlo tra le braccia per far cessare i tremiti donandogli un po’ del suo calore.

« Se stai qui fuori così, finirai per ammalarti »

Nicolaj al suono di quella voce si volto incontrando la figura del ragazzo accanto a lui il cui arrivo non era riuscito a percepire poi con un sussurro disse:

« Mhh … è una serata magnifica! »

« Ma è anche molto fredda! Se vuoi ti porto una coperta »

« No grazie! Ora vengo a dormire »

I due ragazzi erano ormai distesi sul letto avvolti dall’oscurità quando Manuele disse:

« Sei proprio carino con quel pigiama … sembri un cucciolo! »

Ma l’unica reazione del ragazzo fu un lieve rossore che gli invase il viso ma che Manuele non poté scorgere nel buio.

Quando il respiro del ragazzo più grande si fece via via più tranquillo e impercettibile Nicolaj si rilassò leggermente. Tuttavia continuava a ripetersi che quelle situazione era assurda, loro due nello stesso letto, i loro corpi ancora vicini, così vicini da sfiorarsi, da poter sentire il calore dell’altro, il suo profumo.
Era tutto così strano e si sentiva agitato e irrequieto o forse semplicemente combattuto tra il desiderio di alzarsi e scappare via e quello di avvicinarsi a Manuele e addormentarsi stretto nel suo abbraccio come facevano quando erano piccoli.
Tuttavia si limitò a voltarsi verso di lui mettendosi sul fianco e cercando di scorgere nell’oscurità spezzata solo dalla luce della luna i lineamenti del viso fino a chiudere gli occhi a poche ore dal sorgere del sole.
L’alba li sorprese quando entrambi dormivano tranquillamente voltati sul fianco faccia a faccia e avvolti dalla grande trapunta. Lentamente Nicolaj aprì gli occhi, svegliato da un raggio di sole che filtrava dalle imposte, era ancora molto stanco e con gli occhi ancora velati dal sonno vide il viso dell’amico ancora beatamente addormentato. Il tepore della trapunta gli lambiva il corpo coccolandolo dolcemente quando si accorse che il calore che gli avvolgeva la mano non era la trapunta ma la mano di Manuele intrecciata alla sua. Turbato da quel contatto, seppur piacevole, allontanò velocemente la mano facendo così svegliare il compagno che aprendo lentamente gli occhi si trovò a perdersi in due iridi chiarissime.
Manuele gli regalò un lieve sorriso prima di chiudere gli occhi e addormentarsi nuovamente.
Nicolaj al contrario non riuscì a riprendere sonno capendo che forse non sarebbe riuscito a essere indifferente ancora a lungo, il legame che lo legava a lui era ancora troppo forte.

 

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