Titolo: Solo un pulcino bagnato
Autore: ki_chan
Numero capitoli: 5
Pairing: Maki x kyota
Raiting: pg13
Anno: 2002

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conclusa

 

Solo un pulcino bagnato

Capitolo I

Ormai non sento più nemmeno le gocce che mi cadono addosso, ho solo un gran freddo, i vestiti, appiccicati alla mia pelle, sono fradici e gelati, sto tremando come un pulcino … … beh è quello che sono dopotutto … … solo un piccolo pulcino desideroso di coccole e spaventato dal mondo, se non fosse per il mio carattere sempre allegro e spavaldo tutti vedrebbero chiaramente che sono solo un piccolo pulcino che ingenuamente desidera quello che non potrà mai avere e che sogna … … sogna che la sua vita sia perfetta, che il mondo sia perfetto, che le persone che lo circondano siano perfette … e viene ferito dalla sua stessa ingenuità, dal suo stesso desiderio.
Sono stanco. Se solo lui fosse qui. Se solo potessi guardarlo negl’occhi.

@@@ @@@

La pioggia cadeva incessantemente da ormai più di un ora. Maki rimase qualche istante immobile accanto alla finestra ad osservare i riflessi della luce soffusa dei lampioni sulla superficie delle pozzanghere che si erano formate sulla strada. Amava la pioggia, lo affascinava, poteva rimanere anche delle ore ad osservare le gocce di pioggia cadere a terra.
Si risvegliò come da un sogno e si accorse di essere imbambolato davanti alla finestra come uno stupido mentre in una mano teneva un bicchiere di latte e nell’altro il telecomando della televisione accesa in salotto. Guardò l’orologio, era un po’ tardi e decise che era ora d’andare a letto perché era distrutto, quel giorno le matricole lo avevano fatto dannare, in particolare Kyota. Gli venne da sorridere ripensando a quel combina guai. Spense il televisore e si diresse verso le scale quando sentì suonare il campanello della porta. Un po’ stupito per l’orario che il suo visitatore aveva scelto, si diresse, curioso, verso l’ingresso.

Quando aprì la porta si trovò di fronte Nobunaga con il viso pieno di lividi e con il corpo pieno di graffi e ferite mentre si reggeva a malapena in piedi grazie anche allo stipite della porta a cui si era aggrappato.

Maki rimase immobile. Sembrava solo un incubo. Non poteva essere reale. Chi lo aveva conciato in quel modo. La sua titubanza però fu interpretata in modo errato dalla giovane matricola del Kainan che imbarazzato, mentre cercava d’andarsene, disse:

@@@ @@@

Perché mi guarda così?? … …non devo essere un bello spettacolo … mi ha conciato proprio bene … sono proprio stato uno stupido a venire qui … cosa mi aspettavo … per lui sono solamente una matricola testarda e confusionaria che lo sfinisce ogni allenamento … non voglio sentire dalla sua voce che me ne devo andare … non voglio sentire quelle parole … non potrei rispondergli con una risata, adesso no, saprei solo piangere … quindi preferisco andarmene prima che questo succeda … … devo allontanarmi da lui.

@@@ @@@

« scusa … non sarei dovuto venire … mi dispiace, non volevo disturbarti!»

Erano lacrime quelle che gli rigavano il volto mentre sussurrava quelle parole. Maki ancora un po’ scioccato disse:
« no! … non ti preoccupare … entra! »

@@@ @@@

Che cosa sto facendo? … sto piangendo proprio come avevo previsto … però lui non mi ha cacciato … però e troppo doloroso per me stargli vicino … è troppo difficile sopportare la miriade di pensieri che si accalcano nella mia mente ogni volta che lo guardo negl’occhi … … … non so il perché ma non riesco a stagli accanto e quando non è vicino a me impazzisco … … vorrei sprofondare tra le sue braccia e allo stesso tempo correre lontano … più lontano possibile … se fosse una ragazza potrei dire d’amarlo ma lui è un ragazzo e io non … IO NON SO NIENTE … NON CAPISCO NIENTE!

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« no … non fa niente … è stata una pessima idea quella di venire qui!»

« non dire stupidaggini! Guarda come sei ridotto! Dove vorresti andare?»
Disse con tono un po’ duro mentre gli afferrava la mano e lo trascinava dentro casa.

Era stanco, sentiva freddo, gli faceva male ogni muscolo e le ferite gli bruciavano da impazzire, era almeno un ora che camminava sotto la pioggia. Non sapeva dove andare, a casa certo non poteva tornare in quelle condizioni, a sua madre sarebbe preso un infarto, poi lo aveva visto alla finestra e aveva stupidamente pensato a chiedere riparo al suo capitano, al suo idolo, al suo pensiero martellante che certe volte gli fracassava il cranio fino a farlo gridare di dolore.
Era stanco e non ce la faceva più a stare in piedi … il calore che emanava quel corpo possente che camminava pochi centimetri da lui lo soffocava. il tepore che s’irradiava dalla sua mano, lo risucchiò lentamente.

@@@ @@@

Sono tremendamente stanco e confuso … mi ha preso la mano … è la sua mano che stringe la mia con così tanta determinazione e dolcezza … è calda … è caldissima, quasi bollente e io sono gelato … il freddo mi ha intorpidito tutto il corpo … non sento più nulla tranne il suo calore … ho bisogno del suo tepore … voglio sentire solo questa sensazione … solo questo … … voglio riposarmi un po’ … mi sto addormentando?! Non riesco a tenere gli occhi aperti … mi sento pesante … sento solo la sua presenza … e il buio.

@@@ @@@

Si lasciò andare, sfinito e senza forze ricadendo contro il corpo saldo di Maki che non appena lo sentì lo sorresse circondandolo con le sue braccia forti.
Nobunaga si ridestò immediatamente a quel contatto e tentò di allontanarsi con il volto in fiamme per l’imbarazzo.

@@@ @@@

Ho paura di lui?? No! Ho paura di me stesso … delle sensazioni che ho sentito … non voglio stargli vicino ma sembra che il mio corpo cerchi il suo, quel calore soffocante … … non posso stargli vicino … forse sarebbe stato meglio se mi avesse cacciato … perché è sempre così gentile?? Mi confonde, m’inebria … mi seduce … sedurre??? Che strana parola che ho usato … perché l’ho scelta?? Adesso però non voglio saperlo … … sapere ciò che non voglio capire.
Che begl’occhi … anche se stupiti sono bellissimi … chissà se tutti pensano certe cose del proprio capitano?? … è normale rimanere incantato a guardarlo … … rimanere affascinato da un ragazzo? … non credo sia normale … no non lo è, ma io non posso fare a meno di farlo … è ammirazione la mia … nulla di più! … nulla di più?

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Il ragazzo più grande lo guardò un po’ stupito poi gli si avvicinò e lo prese in braccio salendo le scale mentre la giovane matricola dimostrava il suo dissenso con deboli proteste.

« ti prego mettimi giù! »

« non riesci a stare in piedi … figuriamoci fare le scale!!»

« ti prego …… sono pesante!»

« sei leggero come un pulcino!»

« … … »

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Perché mi torturi in questo modo?? … … sei talmente dolce che non ti accorgi nemmeno di quanto mi stai sconvolgendo … … ti preoccupi per me?! … … è così dolce il tuo sorriso mentre mi parli che mi sembra di poter toccare il cielo con un dito … perché?? Cosa mi succede?? Chissà dove mi sta portando??
È così bello starti in braccio … mentre mi cingi con le tue braccia forti che ho ammirato così tanto, mentre appoggio la testa contro il tuo petto … … cosa mi sta succedendo … sono proprio un pulcino … … che non conosce nulla della vita e che è tanto ingenuo da non capire nemmeno se stesso!!

@@@ @@@

Salite le scale lo rimise a terra e lo fece entrare nella sua stanza. Era molto grande e luminosa. Tutto era in perfetto ordine e c’era un buon profumo.

« vuoi farti una doccia? »

« … nnnn … no gr … grazie!»

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Che cosa mi sta succedendo adesso mi metto anche a balbettare … che figura pietosa che sto facendo … … è solo che lui è talmente gentile che … … che … cosa?? Non lo so?? Perché non riesco mai a capire niente??? … perché sono sempre quello stupido bambino petulante?? Beh almeno adesso non sto parlando a vanvera come il mio solito
… …
forse sarebbe stato meglio tornarmene a casa.

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« beh … comunque è meglio se ti togli quei vestiti bagnati o ti prenderai un accidente!! »

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Spogliarmi? Qui? Davanti a lui?? No! Non posso … è … è imbarazzante … però ha ragione … mi prenderò una polmonite se rimango con questi vestiti … ma … ahhhhhhh sto diventando peggio di una ragazzina … chissà quante volte mi ha visto nudo dopo un allenamento … e poi non ho mai avuto di questi problemi … perché faccio il timido proprio adesso???

@@@ @@@

« intanto che tu ti spogli io vado a prendere il necessario per disinfettare quei tagli!!»
Kyota lentamente si tolse i vestiti fradici. Doveva spogliarsi con grande attenzione perché ogni volta che la stoffa sfiorava qualche taglio o abrasione sentiva un gran male.
Quando Maki entrò in camera lo vide in piedi, al centro della stanza, con in mano i vestiti che si era tolto, coperto solamente dai boxer neri elasticizzati che indossava. La pelle era diventata quasi bianca per il freddo. I lividi violacei e i tagli risaltavano ancora di più sul chiarore di quella pelle liscia e vellutata.
Gli si strinse il cuore quando vide quello spettacolo. Un corpo così perfetto rovinato in quel modo e solo al pensiero del dolore che doveva aver provato si sentì morire.
Gli si avvicinò ancora catturato da quella pelle poi vide i vestiti e disse:

« dammeli che li lavo! »

« non … non ti preoccupare!»


« siedi sul letto! … … Così posso disinfettarti quelle brutte ferite!»
Maki aggiunse subito dopo quelle parole vedendo il volto del ragazzo un po’ turbato. Poi prese un po’ di cotone e lo imbeve con il disinfettante cominciando il suo lavoro sul piccolo Nobunaga che praticamente bordeaux per l’imbarazzo si era seduto sul grande letto del compagno.

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Speriamo che non si accorga del mio imbarazzo … ho la faccia in fiamme … chissà cosa penserebbe se lo vedesse … beh non so nemmeno io cosa pensare … se non che sono stanco morto e questo letto e talmente comodo … la sua voce è talmente dolce … il suo tocco talmente delicato … lo sento mentre strofina quel piccolo pezzettino ci cotone sul graffio che ho sul petto … si è spostato alla ferita sul braccio che mi ha fatto quel bastardo col coltello … mi sono disteso sul letto … il tessuto fresco del piumone mi risveglia un po’ … ma solo un po’ ormai ho chiuso gli occhi … mi sa che mi sto addormentando … non è bello e nemmeno gentile nei suoi confronti ma non riesco a tenere gli occhi aperti … mi sta stregando … e poi a quando sento non ha certo bisogno di me … … addio mi ha sfiorato l’interno coscia, la sua mano calda è meravigliosa sulla mia pelle … sento il cotone strofinarmi lentamente sul taglio che ho sulla coscia … è piacevole! … perché non butti via quel cotone e continui con la lingua … … che cazzo sto dicendo!!

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Preoccupato da quei pensieri si alzò di scatto rimettendosi seduto e guardando il ragazzo più grande dritto nei profondi occhi marroni mentre una ciocca di capelli neri gli ricadeva bagnata davanti al viso. Lo guardò per qualche istante poi si accorse di cosa gli era successo. Divenne rosso, ma il ragazzo davanti a lui non sembrava minimamente turbato.

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Sono un pervertito … mi sono eccitato! … che vergogna!! Era molto meglio se quel tipo mi avesse pestato fino a farmi perdere i sensi almeno adesso non sarei qui nel suo letto, davanti a lui eccitato come un depravato. Vorrei morire … non davanti a lui … davanti a tutti ma non a lui. Cosa penserà di me? … non posso più guardarlo in faccia … snif … no ti prego non posso anche mettermi a piangere … ti prego Nobunaga controllati … almeno per una volta!!

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Il ragazzo agitato e imbarazzato si alzò in piedi allontanandosi dal suo capitano. Rimase fermo in mezzo alla stanza dandogli le spalle mentre cercava di controllare le lacrime e i suoi istinti. Senza molto successo in entrambi i casi.
Maki allora lo raggiunse con un dolcissimo sorriso sul viso e mentre gli accarezzava la testa, sprofondando una mano nei capelli bagnati del compagno, disse:
« non ti preoccupare! … non è successo nulla!»

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Voglio morire!

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Il ragazzo più grande, allora, vedendo che Nobunaga non sembrava calmarsi pensò che fosse meglio lasciarlo qualche minuto da solo con la scusa di andare a prendere qualcosa da bere in cucina.

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Cosa mi sta succedendo … ho paura … paura di tutto … ho paura di quello che sto provando … quello che ho pensato … lui è il mio capitano … un ragazzo! … io non sono frocio! O no? Oddio perché mi succede tutto questo …

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Maki, dopo circa un quarto d’ora ritornò in camera tenendo in mano una tazza di cioccolata fumante che porse al compagno che nel frattempo si era riseduto sul letto.

« spero ti piaccia la cioccolata!»

« si … grazie … senti … io … scusa … vedi … … »

« ancora con questa storia? … ti ho detto che non è successo niente … non so perché ti preoccupi tanto!»

« grazie »
Sussurrò Nobunaga mentre continuava a guardare il pavimento da cui non aveva mai distolto lo sguardo da quando il ragazzo più grande era tornato, mentre il fumo che saliva dalla tazza di cioccolata, che teneva tra le mani tremanti, gli solleticava la pelle del viso in una dolce carezza.

La cioccolata calda era squisita e era riuscita a scaldarlo e anche tranquillizzarlo un po’ mentre Maki terminava di medicarlo fasciandogli le ferite.

« ok adesso meglio passare ai capelli … ti porto l’asciuga capelli!»
Disse mentre spariva dietro una porta da cui ricomparve poco dopo tenendolo in mano e nell’altra una spazzola.

Si sedette sul letto dietro di lui e gli asciugò i capelli proprio come una madre avrebbe fatto con suo figlio.

Mentre gli spazzolava delicatamente i lunghi capelli neri gli chiese:
« chi ti ha ridotto così? »

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Perché me lo chiedi?? Perché ti interessi di me?? Perché sei così dolce con me?? Ti prego non chiedermi più nulla … … non voglio raccontarti cos’è successo sono sicuro che ti prenderesti gioco di me … lo dici sempre che sono un bambino … ma non posso non rispondere a una tua domanda … è più forte di me … se mi chiedessi di gettarmi giù da un palazzo … credo che lo farei solo per poter vedere sul tuo volto un po’ di soddisfazione … per te farei di tutto e questo mi spaventa … non riesco a dirti di no … e anche adesso le parole mi escono da solo senza volerlo … è automatico … tu chiedi e io rispondo … non riesco a non farlo …

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« due teppisti! »

« cosa volevano da te? »

« niente! »

« non dirmi che hai reagito a qualche loro insulto o cose simili … dimmi che non è così »

« … hanno detto che la nostra squadra di basket non riuscirà ad arrivare prima al campionato interscolastico … »

« non dovevi reagire … quante volte te l’ho ripetuto? … non puoi sempre risolvere tutto con una rissa … in cui alla fine, per giunta, ti massacrano … e poi noi arriveremo primi anche se loro dicono il contrario … vero? »

« certo! »

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Mi sta trattando come un bambino … sembra mia madre!perché fa così? È capace di farmi sentire un vero schifo quando mi dice queste cose per non parlare di quando giochiamo a basket … mi corregge ogni piccolo errore … io mi ammazzo di allenamenti per migliorare e lui non mi ha mai detto niente … mai un bravo o un commento positivo … niente … e io che gioco praticamente per farmi apprezzare da lui … per lui … … ormai non sono capace nemmeno più di giocare per me stesso … ma il basket è l’unica cosa in cui valgo qualcosa, l’unica in cui posso far vedere di non essere il ragazzo spaccone che tutti credono io sia … …
perché mi interessa tanto il suo giudizio?? Per la profonda ammirazione che provo nei suoi confronti?! Certo deve essere per quello … sicuramente!

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« come mai sei così triste e pensieroso? … … un ragazzo sempre allegro come te.»

« sono solo un po’ stanco! »

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Non è vero … ben almeno in parte ma come posso spiegargli ciò che mi turba tanto? … non lo so nemmeno io perché adesso in questo preciso istante mi sento così confuso … perché ho una gran voglia di piangere e di perdermi nel tuo abbraccio … beh … credo di non volerlo sapere … è tutto così difficile … vorrei piangere … ma non posso … non devo … ma non ci riesco … sento le lacrime scivolarmi calde sulle guance … piango come un bambino … devo sembrargli penoso … forse lo sono … è già la terza volta che piango davanti a lui … sono vergognoso … ma non riesco proprio a trattenere le lacrime … ho voglia di urlare dalla disperazione!

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« ne sei sicuro? »

« si … sigh … non ti preoccupare! »

« allora ti credo.»
Gli sussurrò mentre lo stringeva affettuosamente in un abbraccio rassicurante.

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Mi sento in paradiso … è talmente caldo e accogliente … potrei rimanere qui per sempre … mi sento sicuro … tranquillo … anche i singhiozzi che mi scuotevano il corpo e le lacrime stanno diminuendo … il mio cuore ha trovato un po’ di pace.

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Quando vide che il compagno più giovane si era un po’ calmato si stacco delicatamente da lui e con lo sguardo più dolce che Nobunaga avesse mai visto gli consigliò di mettersi sotto le coperte e di riposarsi un po’.

Il ragazzo obbedì e si coricò sotto le coperte al caldo mentre con due occhini da cucciolo guardava adorante il suo capitano il quale dopo essere rimasto qualche istante ad osservarlo gli diede la buona notte e uscì.

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No aspetta … potevi almeno darmi il bacino della buona notte … … … ma come fanno a venirmi in mente certe idee?? Ah … basta mi sto comportando come se al suo posto ci fosse una bella ragazza … anzi come se fossi io una ragazza!! … la devo piantare lui è il mio capitano … un ragazzo … anche se bello, dolce e dannatamente bravo a basket è un ragazzo … un ragazzo … …
se penso alla prima volta che lo vidi … mi batte ancora il cuore …

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## un ragazzo dai capelli lunghi e nerissimi legati con un elastico e da una fascia spalancò la porta della palestra gridando … … « siete una squadra fortunata e lo sapete perché? Perché con voi gioca la matricola numero un uno … Nobunaga Kyota! »

« buffone! »

« chi a parlato?? Beh lo vedremo … ti farò vedere cosa sono capace di fare … chi è il capitano?? … voglio battermi con lui! Dov’è? »

« sono io il capitano – tuonò una voce bassa e virile alle sue spalle – e tu chi sei? »

« io sono la matricola numero uno … Nobunaga Kyota … ah ah »
Gridò spavaldamente mentre si girava per guardarlo negl’occhi. Alla vista di quel ragazzo davanti a lui perse tutta la sua baldanza rimanendo quasi incantato.

« beh allora fammi vedere di cosa sei capace … matricola numero uno!»
Disse con tono a metà tra la sfida e la presa in giro mentre gli passava un pallone da basket.

« non aspettavo altro! »

( la sua sfacciataggine mi ricorda qualcuno … vero Hana? NdK non offendere il tensai … io non ho nulla a che spartire con la nobuscimmia NdH si si certo l’importante che tu ne sia convinto! NdK idiota NdR Grrrrrr … NdH – fine parentesi demenziale^^)

Peccato che la sfida non andò come aveva previsto la giovane matricola, infatti, per far vedere la sua bravura aveva subito tentato di realizzare una schiacciata. Fu prontamente stoppato dal capitano che si frappose tra lui e il canestro. Nobunaga cadde clamorosamente addosso al suo nuovo capitano facendolo cadere a sua volta a terra. L’espressione che Maki lesse in nei suoi occhi lo lasciò qualche istante affascinato prima di scoppiare in una fragorosa risata. Sembrava proprio un cucciolo arrabbiato ma talmente dolce da non poter fare a meno di preoccuparsi per quello che aveva combinato.

Maki si rialzò massaggiandosi il sedere mentre a stento riusciva a trattenere le risa.

« per questa volta basta così … vorrei tornare tutto intero a casa stasera … ah ah »

Kyota se la sarebbe presa a morte se il capitano finita quella frase non gli avesse posato la mano sulla testa scompigliandogli i capelli in un gesto che lasciò il piccolo Nobunaga letteralmente in estasi.

« non te la cavi male comunque! » ##

Con quelle parole ancora nella mente la matricola del Kainan si addormentò dolcemente mentre il profumo inebriante del letto di Maki gli solleticava il naso.

 

Capitolo II

La luce tenue del sole appena sorto penetrava dalla finestra della stanza creando degl’affascinanti giochi di luce sul soffitto.
Maki si accostò al letto e lo chiamò dolcemente con un sussurro mentre con la mano lo scuoteva con delicatezza.
Il corpo rannicchiato sotto le coperte si mosse piano. Nobunaga aprì lentamente gli occhi ancora offuscati dal sonno e cercò di mettere a fuoco la figura in piede accanto al letto.

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Ma è già mattina?? Mamma mia che sonno! Chi è che rompe a quest’ora? Non voglio alzarmi è così comodo e accogliente questo letto!

« Nobunaga … sveglia! »

Maki? … ho troppo sonno! Sono stanco … stanotte mi sono addormentato che erano circa le quattro … io ho bisogno di dormire!

« nobunaga … »

« mhm … »

Ti prego lasciamo dormire … è così caldo questo letto, così morbido e poi questo profumo è buonissimo … è il tuo?? Beh … allora hai proprio un buon profumo!

« io vado a scuola … tu rimani qui a dormire e riposati … »

Grazie … com’è dolce la sua voce … bassa e virile ma allo stesso tempo molto dolce … sembra una mamma che si prende cura del suo figlio malato …

« guarda che quando torno dagli allenamenti voglio ritrovarti qua! … e non provare a venire in palestra perché tanto non ti faccio giocare … e poi è meglio se non esci di casa da solo … … mi stai ascoltando?? »

Annuisco con la testa perché sono ancora troppo addormentato per formulare una qualsiasi risposta sensata e quindi mi limito a rispondergli automaticamente … a dir la verità non ho molto capito il significato delle sue parole e in questo momento non me ne frega niente … voglio solo dormire e continuare a sentirmi così bene … lontano dalla realtà … dai problemi … concedimelo ancora per qualche ora … ne ho bisogno.

@@@ @@@

« buona dormita! »
Gli sussurrò il capitano mentre si allontanava per dirigersi a scuola.

Quando Kyota si svegliò era ormai mezzogiorno. Si mise seduto e si stiracchiò come un felino, sbadigliando. Rimase immobile qualche istante con gli occhi socchiusi ad ascoltare il battito regolare del suo cuore, il sussurro dei suoi respiri che si infrangevano nel silenzio che regnava nella camera mentre pensieri disordinati gli affollavano la mente. Con una mano andò ad accarezzare la fasciatura che aveva sul braccio. La mano tremava, incerta, sfiorando la stoffa della garza. Sussultò. Il cuore cominciava a battergli più forte, quasi dolorosamente. Aveva paura … paura di affrontare ciò che aveva rinnegato per così tanto tempo.
Rimase ancora qualche minuto ad osservare un raggio di sole che accarezzava i piedi del letto con la mente vuota e il cuore che batteva veloce … troppo veloce … senza che lui volesse dare un nome a tutto quello … si limitò a ignorarlo ancora.

@@@ @@@

Forza Nobunaga alzati … quello che è accaduto, è successo solo perché ero stanco e un po’ impaurito … tutto qua … quello di ieri notte non ero io … io sono allegro spensierato … sempre felice, chiassoso, immaturo, insicuro, falso … e dannatamente stupido … devo tornare a essere quello che tutto vogliono che io sia … io sono Nobunaga Kyota … la matricola numero uno della prefettura! … solo questo … non sono quel ragazzo timido e impaurito che ieri sera si è trovato, smarrito e in lacrime, davanti alla porta del proprio capitano … NO! QUELLO NON SONO IO!! Non sono io! Non sono io?

@@@ @@@

Gli allenamenti stavano per cominciare e Nobunaga si stava cambiando da solo negli spogliatoi. Indossò una tuta che gli coprisse i lividi e uscì dagli spogliatoio pieno di energie. Spalancò la porta della palestra e disse a gran voce:

« eccomi sono arrivato … adesso non dovete più preoccuparvi … avete in squadra la miglior matricola di Kanagawa … ahahah … »

Ormai erano tutti abituati alle sue solite scenate che non ci facevano più nemmeno caso, ma quello che lasciò tutti senza parole fu la voce del capitano che era appena entrato in palestra.

« Nobunaga cosa ci fai qui? Mi sembrava di essere stato chiaro! »
Il tono severo di Maki raggiunse la piccola matricola come uno schiaffo … tutta la dolcezza, la gentilezza svaniti come una bolla di sapone.


Ancora un po’ scosso tentò di protestare
« m … ma … … »

« niente ma! Oggi non ti alleni! Torna negli spogliatoi a cambiarti! »

@@@ @@@

Perché mi stai facendo questo? Perché mi tratti così?
Mi sto dirigendo verso gli spogliatoi con la testa bassa … lo so che tutti mi stanno guardando allibiti … forse si aspettavano che dicessi ancora qualcosa ma come posso? È stato sufficientemente chiaro … il suo tono era abbastanza esplicito … rabbia … ecco cosa mi ha detto … vorrei piangere … non sa neppure quanto male mi ha fatto … non sopporto di essere trattato così da lui … dal mio capitano … dalla persona che ammiro … dalla persona che … …
Non capisco nemmeno perché si sia arrabbiato tanto … dopotutto cosa ho fatto? … sono solo venuto ad allenarmi come ogni buon giocatore … sono venuto ad allenarmi per migliorare … per diventare un ottimo giocatore … per lui … per poter sentirmi dire che valgo qualcosa … vorrei che per una volta nella vita qualcuno mi prendesse in considerazione … che qualcuno non pensasse a me solamente come un bambino ma …
Vorrei che qualcuno mi dicesse che sono bravo in qualcosa … che non sono nato solo per fare casino … vorrei che qualcuno mi vedesse … vorrei che quella persona fosse lui … perché ormai ho capito che per i miei genitori sono solo un problema … con il mio carattere non faccio altro che creare loro guai e sofferenze … non li biasimo perché pensano che sono un buon a nulla … ma ho bisogno che qualcuno per una volta mi dica che valgo qualcosa … per una volta … …
Se solo sapessero cosa c’è in realtà dietro alla mia spavalderia … se solo sapessero …
Quante volte mi sono definito la miglior matricola?! Ormai ho perso il conto … se lo fossi veramente non avrei bisogno di dirlo … se lo credessi veramente mi basterebbe dimostrarlo sul campo … ma lo so di non esserlo …
la mia autostima è pari a zero … mi basta guardare il mio capitano per capire quanto io sia piccolo e insignificante!

Credo che se non avessi tanta stima di lui, prima in palestra, l’avrei mandato a quel paese … se le sue parole non mi avessero fatto così male, fino a farmi morire le parole in bocca, gli avrei sicuramente gridato dietro … cose che certamente non pensavo ma gli avrei gridato dietro … cose tipo … come osi dare ordini a me o cose simili … e certamente la mia frase preferita … sono la matricola numero uno, Nobunaga Kyota … lo dico sempre … come a voler convincere me stesso.
Se davanti a me ci fosse stato chiunque altro lo avrei aggredito con le mie parole … ma davanti a me c’era Maki e tutto cambia … così mi ritrovo triste e arrabbiato mentre mi cambio come mi ha ordinato e mi preparo a tornarmene a casa con il morale sotto le scarpe … spero non mi veda quando me ne starò andando … non voglio incontrare il suo sguardo … ma allo stesso tempo vorrei guardarlo negl’occhi e gridargli tutta la mia rabbia … rabbia verso me stesso, non verso di lui, rabbia per quello che sono … beh un po’ di rabbia anche verso di lui … ma solo un po’!
Ho finito di cambiarmi … bene adesso viene la parte più difficile … uscire dagli spogliatoi … percorrere la palestra e poi finalmente fuori, se riuscirò a fare tutto senza incontrare il suo sguardo … sarò “salvo” … da cosa poi non lo so …
Apro lentamente la porta … nessuno sembra essersene accorto … muovo i primi passi incerti sul parquet lucido della palestra … l’uscita è lontana … troppo … sono tentato di voltarmi verso di lui per ammirarlo ma il mio sguardo è fisso sul pavimento …
La palestra in questo momento mi sembra tremendamente lunga … forse sono io che cammino più piano del solito … forse sono io che non voglio andarmene senza essere visto … forse la parte più ingenua di me spera che lui mi fermi e con voce gentile e calda mi chieda scusa per i suoi modi da dittatore … forse

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Maki si fermò al centro del campo, stoppando il gioco. Rimase in silenzio qualche istante a fissare Kyota che come un ladro se ne stava andando. Lo osservò aspettando che la matricola si degnasse di guardarlo poi quando vide che aveva raggiunto la porta lo fermò

« dove stai andando? »

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Si sta rivolgendo a me? … credo proprio di si dato che mi sta guardando con lo sguardo severo … cosa ho fatto ancora??? È possibile tutto quello che faccio non gli vada bene??? … basta!!!

« a casa! »

« non mi sembra che gli allenamenti siano finiti! »

Credo di non essere mai stato così arrabbiato con Maki come in questo momento … “cosa vuol dire … non mi sembra che gli allenamenti siano finiti … mi prendi in giro?? Lo so anch’io che non sono finiti ma … mi piacerebbe sapere cosa cavolo rimango qui dato che QUALCUNO mi ha impedito IN MALO MODO d’allenarmi! …” ovviamente tutto questo rimane sigillato nel mio cervello … lui non saprà mai la mia rabbia … la frustrazione che provo ogni volta che lui mi rimprovera … ogni volta che mi guarda con quegl’occhi accusatori … come in questo momento!
Non sopporto la mia debolezza nei suoi confronti e in quelli di tutti gli altri.

Rimango zitto … se dicessi ancora qualcosa avrebbe il coraggio di ribattere anche quello … vince sempre lui è inutile combattere …

« siediti sulla panchina e osserva i compagni giocare! Potresti imparare qualcosa! »

Mi sta trattando come una schiappa … forse è quello che sono ai suoi occhi … forse sono veramente una schiappa … di non essere un genio del basket lo sapevo anche prima … ma se me lo dice lui è insopportabile!

Beh non ha raggiunto il suo scopo … anzi ha ottenuto l’esatto contrario perché in questo preciso momento non mi interessa assolutamente niente del gioco … penso solo a lui … a me … e avrei tanta voglia di sparire … svanire ad un soffio di vento.

Gli allenamenti devono essere appena finiti … credo … si stanno dirigendo tutti verso gli spogliatoi … non mi sono nemmeno accorto del tempo che passava.
Adesso posso andarmene a casa … finalmente … davvero penso che sia meglio andarmene? Sono davvero contendo che siano finiti gli allenamenti? … non lo so! So solo che per oggi è molto meglio se mi allontano da lui … in questi due giorni mi sono reso già abbastanza ridicolo … non voglio dargli altri motivi per potermi deridere!

@@@ @@@

Appena Nobunaga tentò d’alzarsi dalla panchina una fitta di dolore alla gamba gli mozzò il fiato. Ugualmente riuscì ad alzarsi ma quando fece per andarsene Maki lo fermò:

« non riesci nemmeno ad alzarti e avresti voluto allenarti?! »

Nobunaga si voltò di scatto verso di lui e dopo un attimo di esitazione rispose con il tono più acido che riuscì a trovare

« io sto benissimo … e volevo allenarmi! »

« perché ti ostini a negare l’evidenza? »

« … »

« e comunque per gli allenamenti … se tu non sei in grado di capire quando non sei nelle condizioni per allenarti devo intervenire io, impedendotelo! »

« non mi trattare come un bambino! … non lo sono! »
La sua voce tremava ma ugualmente quelle parole erano state gridate con rabbia.

« lo so! »
La voce era calma, tranquilla, sicura. L’esatto contrario di quella della matricola che a quelle parole spalancò gli occhi stupito

@@@ @@@

è vero o mi sta prendendo in giro?? … se mi sta prendendo in giro finge molto bene … oppure sono io che voglio credere che non mi stia mentendo.
Sono buffo … ho sempre voluto che lo dicesse e ora che lo ha fatto non gli credo.
Dovrei ribattere qualcosa?! Ma cosa dire? Riesco solo a guardarlo con gli occhi spalancati.
Mi sta sorridendo … un sorriso talmente dolce da farmi sciogliere … niente derisione … niente segno di menzogna … niente … solo una grande dolcezza … se in questo momento dovessi morire … sarei contento di farlo perché il mio ultimo ricordo sarebbe il suo bellissimo sorriso.

La mia rabbia è svanita come neve al sole … è bastato un suo sorriso … due parole e io sono felice.
Abbozzo anch’io un sorriso … assomiglia più ad una smorfia in questo momento sono troppe le emozioni che devo sopportare.

« aspettami qui! »

Annuisco con la testa mentre socchiudo leggermente gl’occhi. Quando il riapro lo vedo entrare negli spogliatoi.
Non riesco a muovermi … devo sembrare proprio un idiota … un po’ lo sono!

@@@ @@@

Maki fu il primo a uscire dagli spogliatoi. Di corsa raggiunse Nobunaga che lo aspettava sulla porta d’uscita della palestra.
Quando arrivò da lui disse:

« andiamo! »

« d… dove? »

« ti accompagno a casa! »

« non ti preoccupare … non ce n’è bisogno! »

« non vorrei che rincontrassi quell’animale che ti ha conciato così! »
Disse indicando il livido violaceo che si intravedeva sotto la tuta più grande almeno due taglie che indossava.

Nobunaga arrossì lievemente poi disse:

« ah … mi dispiace per la tuta … ne ho presa una dal tuo armadio … i miei vestiti erano tagliati … ti da fastidio se lo presa??? … »

« no! Figurati! … ti sta un po’ grande! »

Disse prima di scoppiare in una risata. Era davvero buffo vederlo con quella tuta che si vedeva benissimo che non era sua. Ci stava dentro due volte. Lo faceva ancora più piccolo. Certe rispetto al resto della popolazione non poteva certo essere considerato piccolo data la sua altezza e la sua forma fisica impeccabile ma se lo si vedeva accanto a Maki l’unica cosa che si poteva dire era che era piccolo.

@@@ @@@

Per fortuna che non se l’è presa … anche se potrebbe evitare di ridere di me … è vero che sono buffo con questa tuta … però …
Non me la sentivo di tornare a casa a prendere dei vestiti … non volevo spaventare mia madre … nemmeno adesso vorrei tornare a casa … ma tanto prima o poi devo farlo … sperando che non si arrabbi troppo.

È bello camminare accanto a lui … poi è proprio una splendida giornata e il vento di primavera mi mette sempre di buon umore. È buffo come tutti ci guardino stupiti … a dir la verità stanno guardando lui … come sempre. Ma ha me non dispiace … sono contento … e mi ritengo fortunato ad avere un capitano come lui!

Un gruppo di ragazze ridacchiano piano, quella sorta di sbuffo imbarazzato e stridulo che denota il loro interesse verso qualcuno…. Credo che siano quel tipo di ragazze che tutti definiscono belle … io non so come definirle … sicuramente sono carine ma il mio giudizio sarebbe solamente oggettivo … definirle belle per me è come dire che anno i capelli neri … un dato di fatto ma che non ha nessunissimo valore per me … non credo di avere mai provato nulla per una ragazza … che questa sia la più bella del Giappone o la più brutta non cambia nulla. Le ragazze non mi sono mai interessate e il motivo sinceramente non lo so …

« scusa se prima sono stato un po’ duro. »

Mi volto a gradarlo un po’ stupito … era da quando siamo usciti dalla palestra che nessuno dei due parlava. Non afferro subito il significato delle sue parole … sono ancora troppo scosso dalla sua voce.
Il mio cuore capisce prima del mio cervello quelle parole e comincia a battere veloce nel mio petto … forse ho capito perché le ragazze non mi piacciono … forse è vero che non provo solo ammirazione per lui … anche se è sbagliato … tremendamente sbagliato …

« il fatto è che ti avevo detto di rimanere a casa … perché sei venuto?? »

Già perché? È la stessa domanda che mi faccio io ogni mattina prima degli allenamenti …

« per allenarmi! »

Che risposta stupida e scontata … ma è l’unica cosa che posso dirgli.
Il nostro discorso si ferma lì … forse a capito che sono troppo confuso per parlare o semplicemente si è stufato di chiacchierare con uno che dice solo cretinate … è possibile.

@@@ @@@

« aspetta qua un attimo! »
Disse il ragazzo più grande prima di attraversare la strada e entrare in un piccolo ristorante. Nobunaga, un po’ stupito, lo guardò andarsene e fece come gli aveva detto. Si sedette su una panchina che distava qualche passo e ne approfittò per rilassarsi un po’. Si appoggiò sullo schienale e, chiudendo gli occhi, lasciò cadere la testa all’indietro. Cercò di far rallentare il cuore impazzito che gli batteva dolorosamente nel petto e respirò a pieni polmoni l’aria frizzante di quel giorno di inizio primavera.
Quando aprì lentamente gli occhi vide una figura davanti a lui che lo osservava mentre si avvicinava.
Spalancò gli occhi impaurito… le ferite ripresero a pulsargli, come se avessero magicamente riconosciuto il ragazzo che si stava avvicinando a grandi passi.

Il teppista arrivato a pochi passi da lui si fermò e disse:
« ciao … che fortuna trovarti qui … avevo proprio voglia di finire ciò che ieri ho lasciato a metà … alzati e vieni con me! »

@@@ @@@

Bel modo per finire la giornata … dovevo proprio incontrarlo … ieri non mi ha pestato già abbastanza??
Adesso cosa faccio? Potrei rimanere qui e non seguirlo tanto Maki arriverebbe … però cosa penserebbe di me? Che non sono nemmeno capace di difendermi da solo … anche se cavolo questo è un bestione … sarà alto due metri e peserà circa novanta chili … anche volendo non potrei mai sperare di batterlo … e ieri mi ha dato la conferma … però non voglio che il mio capitano mi veda debole … potrei seguirlo senza fare troppe storie … Maki non ne saprebbe niente … certo mi massacrerebbe di botte. Ho deciso lo seguo e al diavolo tutto il resto.
Mi alzo ma mi tremano un po’ le gambe … chissà dove mi vuole portare?

« non pensavo m’avresti seguito così facilmente!»

Se stesse un po’ zitto sarebbe tutto meno penoso e umiliante.
Certo che poteva anche essere più originale nella scelta del luogo dove pestarmi a sangue … un vicolo … che schifo!

Si è fermato. Mi tira un pugno nello stomaco e cado sui sacchi della spazzatura dietro di me … fa un male terribile … non riesco nemmeno a respirare … e non posso fare a meno di pensare a lui mentre mi fa rialzare strappandomi un gemito di dolore.

@@@ @@@

Una figura li raggiunse e fermatasi alle spalle del ragazzo più alto disse:

« lascialo »

Il teppista lasciò ricadere il corpo del piccolo Nobunaga sui sacchi della spazzatura e si voltò seccato verso quella voce dicendo:

« chi è che ha il coraggio di darmi ordini? »

@@@ @@@

Maki? Sei tu? Oddio perché sei venuto? … perché mi devi vedere così?

@@@ @@@

Il capitano del Kainan si avvicinò ulteriormente al ragazzo e dopo avergli sussurrato qualcosa che Kyota non riuscì a udire lo colpì in pieno viso facendolo cadere a terra stordito.
Il teppista preferì andarsene piuttosto che subire la sua ira conscio che avrebbe avuto la peggio.
Quando il ragazzo fu lontano Maki si avvicinò a Nobunaga assicurandosi delle sue condizioni.

Dopo poco uno schiaffo colpì il volto della giovane matricola.

@@@ @@@

Perché? Perché?
Avrei potuto sopportare mille dei suoi pugni ma non un tuo schiaffo … quello no … mi fa troppo male. … … mi detesti così tanto?

« sei completamente impazzito? …

Perché sei così arrabbiato?? … non ti avevo mai visto così … stai gridando quasi.

… dove hai la testa? Volevi farti massacrare? »

Forse sarebbe stato meglio … almeno non avrei dovuto sentire i tuoi rimproveri … mi fanno talmente male.
Cerco di alzarmi anche se sento male ovunque e faccio per andarmene … non voglio che vada le lacrime che stanno per solcarmi il viso … non voglio che le veda ma non ho la forza per trattenerle … credo di aver pianto di più in questi due giorni che in tutta la mia vita … e la cosa peggiore che l’ho sempre fatto davanti a lui.
Devo andarmene ma mi ferma con la mano … immaginavo che lo facesse, non è così facile terminare un discorso quando lui ha deciso che si dovesse continuare, … però sinceramente speravo che mi lasciasse andare … e il braccio che mi cinge non fa altro che peggiorare la mia situazione … comincio anche a singhiozzare lievemente … spero che lui non se ne accorga.
Mi fa voltare verso di lui ma non appena vede il mio viso rigato da una lacrima la sua espressione muta. Mi mette una mano in testa e accarezzandomi delicatamente come si farebbe con un gatto, mi chiede scusa per il suo comportamento

« avevo paura per te »

Paura? Come stona questa parole sulle sue labbra … è strano pensare che anche lui possa provare paura … io ho paura … di tutto … non lui! Ma il fatto che abbia potuto provare Paura PER ME … non per se stesso o per qualcun altro … no! Per me … è una cosa che mi stordisce … mi lascia totalmente interdetto.

Ci riavviamo verso casa mia e mentre percorriamo la strada tutti ci guardano … questa volta guardano me … sono proprio conciato male e puzzo di spazzatura … però accanto a me c’è il mio capitano e sono tranquillo perché non è più arrabbiato … beh non lo era neanche prima … era PREOCCUPATO e questo mi fa impazzire!

 

 

Capitolo III

« Nobunaga svegliati! … … guarda che non ho nessuna intenzione di salire le scale per sbatterti giù dal letto quindi datti una mossa! »

Cavoli … che mamma dolce e gentile che ho … molto affettuosa. Ma dove cavolo sono finite quelle mamme premurose che preparano ogni giorno i biscotti e ti svegliano con un bacio in fronte??? Grrr …
proprio una nevrotica doveva capitarmene …

« NOBUNAGAAA ALZATIIIII!!! »

Potrebbe anche evitare di gridare a quel modo, l’hanno sentita fino a Tokyo!

« adesso mi alzo! »

Uffa non si può nemmeno dormire cinque minuti in più la mattina che ti spacca i timpani … Cavoli!

@@@ @@@

Nobunaga si alzò dal letto a malincuore abbandonando il caldo piumone sotto cui amava sonnecchiare la mattina anche a primavera inoltrata.
L’aria fresca e frizzante che lo avvolse quando spalancò la finestra, lo mise subito di buon umore facendogli dimenticare il triste risveglio.
Prima di dirigersi verso il bagno, fece un profondo respiro riempiendosi i polmoni e beandosi del profumo di primavera che aleggiava quella mattina.
Passò, però, prima di fianco al grande specchio che sua madre aveva voluto a tutti i costi mettere in camera sua. A dir la verità raramente si specchiava, ma quel giorno si fermò qualche minuto a pensare di fronte all’immagine riflessa del suo corpo seminudo sul quale si potevano ancora scorgere i segni delle ferite.

@@@ @@@

Uffa … speriamo scompaiano in fretta queste dannatissime cicatrici, ormai sono passate due settimane! Beh una cosa l’ho guadagnata da quel brutto incontro … adesso Maki mi accompagna a casa ogni giorno dopo gli allenamenti … Ho scoperto un sacco di cose su di lui … Mi piace un sacco quando parliamo … anche se certe volte mi sembra d’impazzire … talvolta mi sento talmente piccolo accanto a lui che faccio quasi fatica a respirare eppure non posso farne a meno … ohhhh devo piantarla con questi pensieri … è una splendida giornata, oggi ci sono gli allenamenti ed è vacanza …

ahh accidenti a lui perché mi deve sempre ridurre in questo stato, sembro una scolaretta al suo primo appuntamento?? …
« beh magari! … … NO, no, no … siamo solo compagni di squadra … nulla di più e non desidero nemmeno che ci sia qualcosa di più … ahhhhhh ma sono proprio un idiotaaaaaaaa perché cavolo ogni volta che mi viene in mente lui penso a … … NO! Nobunaga piantala! Mi faccio schifo da solo … lui è un RAGAZZO … ragazzo … ragazzo … ragazzo … ragazzo!!! R … A … G … A … Z … Z … O … »

« bravo! … sai anche fare lo spelling delle parole … »

« AHHH »

« scusa se ti ho spaventato ma tua madre mi ha detto di salire e la porta era aperta … »

Oddio … figuriamoci se mia madre non faceva qualche danno!
Cavoli che fuguraaaaaaaa. Sono mezzo nudo nella mia camera a dire ai quattro venti che … che … … e chi sbuca dalla porta?? Ma l’ultima persona che dovrebbe trovarsi qui in questo momento … Maki …
Che cavolo ci fa qua e soprattutto cosa ha sentito?? … Devo stare calmo!

Maki ti prego non guardarmi così! Ti prego vattene senza dire niente … ti prego … nooooo ti supplico non dire nulla … no …

« ma perché non ti vesti … stai tremando dal freddo! »

Freddo? Freddo? Non è per il freddo …
comunque mi rendo conto solo ora di essere ancora immobile davanti allo specchio con le mani che tremano come mai prima e gli occhi spalancati che fissano quel magnifico viso … ma non riesco a fare niente … nemmeno a respirare figuriamoci parlare o muovermi.

Non mi accorgo nemmeno che ha preso la coperta appoggiata sulla sedia … chissà cosa starà pensando di me in questo momento … forse niente … forse è vero quello che dice mia madre: penso troppo, il problema è che lo faccio sempre dopo aver agito …

« non so come fai a stare in boxer con questo freddo! »
Dovresti pensare un po’ di più alla tua salute … così ti prenderai sicuramente un raffreddore! »

Come è calda la sua voce mentre mi copre con la coperta … e io non posso fare altro che rilassarmi coccolato da quel dolce suono … mi sento quasi senza forze … le gambe non sembrano volermi sorreggere ancora a lungo … la tensione di poco prima si scioglie lentamente rilassando ogni mio muscolo … socchiudo gli occhi senza nemmeno accorgermene … in questo momento vorrei sprofondare nelle sue braccia e dimenticarmi di tutto … del fatto che molto probabilmente ha sentito il mio discorso e se non è scemo … e non lo è di certo … capirà facilmente che mi riferivo a lui … e per me sarà la fine … la fine della nostra amicizia e della mia presenza nel club di basket … perché sinceramente non avrei tanta faccia tosta per ripresentarmi davanti a lui.

Solo sciogliermi nel suo abbraccio … non è peccato … non è sbagliato … invece si lo è … lo so benissimo che lo è … lui è un ragazzo … e su questo non ci sono dubbi … devo piantarla con certi pensieri … ma … non posso e forse non voglio smettere di pensare a lui … perché per me lui è troppo importante.

@@@ @@@

Nobunaga aprì gli occhi quando sentì le dita fresca di Maki sfiorargli la pelle. Il Capitano con incredibile lentezza gli accarezzo con i polpastrelli la cicatrice sul petto e dopo averla percorsa per tutta la sua lunghezza spostò lo sguardo ed andò ad incontrare quello di Nobunaga. Lo fisso per qualche istante prima di ritrarre la mano e dire:

« non ti sono ancora andate via! Ha fatto proprio un bel lavoro … »


Indietreggiò qualche passo e raggiunse la finestra. Rimase a fissare il nulla senza aggiungere più niente a quelle parole dette con un misto di rabbia e tristezza, mentre Nobunaga rimase al centro della stanza in preda ai dubbi per lo strano comportamento del compagno.

Maki si voltò ancora verso di lui; il viso era di nuovo sereno.

« sono venuto per chiederti se avevi voglia d’andare insieme in palestra e magari fare due tiri prima che arrivino gli altri … stavo passando di qui per caso … … … sinceramente pensavo di trovarti ancora a letto … »

« perché? »

« primo, perché sei un dormiglione, secondo, perché tua madre mi a detto che non volevi alzarti!»

« Hai parlato con mia madre? »

« sì … una donna dolcissima … »

« dolcissima solo con gli ospiti e poi parla troppo! »

« mi ricorda qualcuno »

« cosa vorresti dire?!»


« beh allora cosa fai? »
chiese il capitano cercando di sviare il discorso

« mh? »

« vieni con me in palestra? »

« si … si … mi vesto e andiamo »

Nobunaga aveva già raggiunto la porta del bagno quando si fermò e, stringendo il metallo freddo della maniglia, con la mano tremante e con voce insicura, chiese al compagno cosa avesse sentito del suo discorso.

« niente di speciale … ho sentito che ti stavi esercitando a pronunciare la parola ragazzo … perché? Hai forse detto qualcosa che non avrei dovuto sentire? … cattiverie sul mio conto? »

« no »

@@@ @@@

come potrei dire cattiverie sul suo conto … penso molto a lui ma quello che mi viene in mente non sono certo cattiverie …
è meglio se me ne vado in bagno … ho bisogno di allontanarmi un po’ da lui!
spero sia vero quello che ha detto … beh dopotutto perché avrebbe dovuto mentire … se avesse sentito tutto però … magari ha detto così solo per non mettermi in imbarazzo … oppure perché è lui in imbarazzo …

mi sciacquo la faccia con un po’ d’acqua gelata … sollevo la testa e mi vedo … il mio volto riflesso sul piccolo specchio sopra il lavandino … le goccioline d’acqua mi scivolano dal viso … sembra quello di un bambino … un bambino triste … … Accidenti ho dei cappelli da far paura ci metterò delle ore per pettinarli … uffa un giorno o l’altro giuro che mi rapo a zero ( ahhhhhhhhhhhh!!!! Come puoi dire una cosa simile … i tuoi capelli … nooooo … non ci provare nemmeno se lo fai ti pesto!NdK … ihih ma ve lo immaginate rapato a zero??? … ohhh mi vengono i brividi al solo pensiero^^)

Mi lavo velocemente e esco dal bagno. Quando spalanco la porta lo trovo ancora appoggiato alla grande finestra con lo sguardo vacuo. Gli occhi fissi nel nulla e i capelli mossi leggermente dalla brezza e in quel momento il mio cervello formula un pensiero traditore che vanifica ogni mio sforzo in senso contrario … ‘ è la creatura più bella che io abbia mai visto ’ … dovrei smettere di negare a me stesso di provare un sentimento nei suoi confronti che non è ammirazione o semplice amicizia … ma come posso ammetterlo pur sapendo cosa comporta tutto ciò … come posso rifuggire la verità … vorrei solo, per una volta nella mia vita, comprendere me stesso e non avere mille dubbi, mille timori … vorrei solo capire!

Non posso fare a meno d’arrossire quando si volta verso di me e mi guarda … deve essersi accorto che lo stavo osservano imbambolato.
Mi vesto in fretta e usciamo.

È veramente una bella giornata, raramente se ne vedono di tali. ormai camminiamo da un po’ e nessuno dei due ha ancora detto nulla … ma mi piace questo silenzio … ascoltare i rumori attorno a me, potermi perdere nei miei pensieri fino ad estraniarmi dal mondo, cullato dal vento e riscaldato dai raggi del sole.

« È una giornata talmente bella che è un peccato sprecare il tempo in palestra ad allenarci.»

« lo sai che dobbiamo allenarci per il campionato! … … »

non pensavo d’aver parlato … i pensieri sono diventati parole senza nemmeno che me ne accorgessi.

Lo so che dobbiamo allenarci però mi piacerebbe passare una giornata diversa dalle altre … andare un po’ in giro, divertirmi …
con lui, ma sinceramente non ho il coraggio di chiederglielo … e credo che mai l’ho avrò …

« … però abbiamo il pomeriggio libero e magari potremmo andare da qualche parte … … cosa ne dici? »

e me lo chiedi? Secondo te potrei rifiutare una simile proposta … mai!

Come risposta annuisco con un semplice movimento del capo e gli sorrido … un sorriso che racchiude tutta la mia felicità e tutti i sentimenti che provo nei suoi confronti … anche se sinceramente non so quali siano con esattezza, so solo che, qualunque essi siano, sono tutti espressi da quel semplice gesto.

@@@ @@@

gli allenamenti si svolsero nella solita tranquillità, anche perché tutti i giocatori erano troppo impegnati per poter anche solo pensare di creare qualche problema … ad eccezione di un giocatore … Nobunaga, il quale aveva dato spettacolo di se per tutta la durate dell’allenamento, ma ormai nessuno ci faceva più molto caso, nemmeno il capitano sembrava preoccuparsene molto.

La partita quotidiana alla fine dell’allenamento terminò come ogni giorno: vittoria per la squadra del terzo anno e l’allontanamento dal campo della matricola più chiassosa del Kainan per comportamento troppo “esuberante” . Infatti dopo numerose proteste per un fallo assegnatogli, Kyota, aveva quasi aggredito il povero malcapitato che ricopriva il ruolo di arbitro, costringendo Maki, ormai esasperato a mandarlo a bordo campo. Com’era prevedibile Kyota non la prese molto bene, anzi, ma preferì tacere e aspettare la fine della partita in panchina.

@@@ @@@

per fortuna è finita … non ce la facevo più a stare a bordo campo … peggio di una tortura! … mi domando perché debba sempre, ogni volta, ogni santissimo giorno, mandarmi fuori … dopotutto non stavo facendo nulla di male … stavo solo discutendo con quel cretino dell’arbitro … e poi avevo anche ragione io … non ho commesso fallo … beh … un pochino … in ogni caso non doveva mandarmi fuori.

È buffo vedere come Maki sia totalmente diverso … da una persona dolce e comprensiva diventa peggio di un despota … accidenti a lui … praticamente ci schiavizza durante gli allenamenti … ma lui non si stanca mai? … beh nemmeno io sono tanto stanco … però mi annoio a fare sempre i soliti esercizi per il potenziamento muscolare … io voglio giocare … non mi interessa nient’altro … a parte vincere e mettermi in mostra davanti a lui … È normale che alla fine diventi nervoso e me la prenda con tutti … chiunque lo sarebbe dopo un allenamento tanto noioso.

Oggi speravo che Maki fosse un po’ più buono del solito dato che l’allenatore è andato in vacanza con la sua mogliettina … invece no! anzi forse era peggio del solito. Con il fatto che fra poco ci saranno i campionati, gli allenamenti sono diventati più faticosi … forse è preoccupato … ma tanto il Kainan vincerà perché ci sono io in squadra … come si dice di solito? “l’importante è crederci” … peccato che io non ci creda … lo so benissimo di non essere indispensabile … ma dato che nessuno mi dice che valgo qualcosa allora me lo dico da solo.
Gli altri devono credere che io lo pensi veramente però … non voglio che le persone sappiano come sono veramente … non voglio sembrare debole, insicuro … no! Nessuno deve sapere quanto io sia insignificante ed inutile.
Allora mostro quello che non sono … il mio opposto … perché così è più facile … nessuno potrà mai criticare il mio vero me stesso perché non lo conosce … possono disprezzare solo quello che non sono ma quelle critiche non mi fanno male. Sono un codardo e non ho la forza d’affrontare me stesso e la realtà che mi circonda … lo so e lo ammetto … ne ho la conferma ogni santo giorno … ogni notte passata insonne a pensare a quello che sono … Lo so ma non ho la forza per cambiare e questo mi fa ancora più male … preferirei non sapere i miei limiti dato che non sono comunque in grado di migliorarmi … Vorrei essere veramente quello che fingo di essere … perché in quel caso vivrei nella mia ignoranza … troppo preoccupato a lodarmi per capire veramente chi io sia.

Meglio se mi sbrigo a farmi la doccia e ha cambiarmi altrimenti Maki prende e se ne va senza di me … Maki … un altro problema che va ad aggiungersi alla lista … lunga … troppo lunga … non sono nemmeno in grado di vederne la fine … Ogni volta che traccio una linea per cancellarne una voce, mi accorgo che nel frattempo se ne sono aggiunte altre … e allora mi affretto … mi affanno per poter tracciare un’altra linea rossa solo che i problemi aumentano a ritmo esponenziale e io mi perdo … Come se fossi nelle sabbie mobili, più cerco di uscire più affondo … inesorabile … fino a soffocare … a rompermi in mille piccolissimi frammenti … ma c’è sempre qualcuno che, spietato, rimette insieme ogni piccolo pezzettino fino a farmi tornare una persona, per poi abbandonarmi di nuovo da solo in balia di me stesso.


Credo di non essere mai riuscito a farmi la doccia in così poco tempo. Mi avvolgo attorno alla vita un asciugamano e mi dirigo di corsa verso la mia borsa … Mentre esco dalle docce incontro Jin e gli altri che con calma vanno anche loro a lavarsi. Mi sorride. All’inizio non capisco il perché. Poi mi è tutto più chiaro. Raggiungo la panca dove avevo lasciato la mia borsa e la trovo vuota, come tutto lo spogliatoio … sento il vociare provenire dalle docce … Mi guardo un po’ in torno alla ricerca della mia sacca. So benissimo che l’artefice di questo scherzo è Jin, però poteva anche scegliere un giorno più adatto.
Sto per mettermi a gridare imprecazioni poco carine nei suoi confronti, ma poi la vedo … sopra gli armadietti. Se avessi più tempo andrei di là e gli darei una bella lezione, ma Maki mi aspetta.
Prendo una panca e la avvicino agli armadietti per cercare di raggiungere la mia borsa … peccato che non ci arrivi … mi sto anche sporcando tutto … c’è un quintale di polvere … ma ogni tanto puliscono?
Riesco appena a sfiorarla con due dita.

@@@ @@@

la matricola stava cercando in tutti i modi di raggiungere la sua borsa allungandosi più possibile, quando il capitano entrò negli spogliatoi e un po’ stupito per quello che stava vedendo, chiese, avvicinandosi al compagno.

« Nobunaga che cosa stai combinando? »

Nobunaga un po’ per la sorpresa e lo spavento e un po’ per la sua naturale goffaggine perse il già precario equilibrio … per qualche attimo dondolò avanti e indietro, tuttavia riuscì a rimanere in piedi.
Poco dopo però sentendo l’asciugamano avvolto alla vita allentarsi, istintivamente allungò una mano per trattenerlo. Il risultato fu pessimo dato che il telo di spugna cadde per terra mentre lui perdeva definitivamente l’equilibrio finendo addosso al capitano.
Maki, travolto dal compagno finì lungo e disteso sul pavimento.
Nobunaga, illeso, si ritrovò, nudo, praticamente seduto sul bacino del compagno. Quando se ne rese conto era ormai troppo tardi dato che la gran parte della squadra si era riversata negli spogliatoi.

« potreste anche andare in un luogo appartato a fare certe cose»

tutti cominciarono a ridere, anche Maki si lasciò sfuggire un sorriso divertito, l’unico a non essere per niente divertito dalla situazione era Nobunaga che era arrossito fino alla punta dei piedi.

« piantatela! »
disse con la voce che lasciava trasparire il suo imbarazzo mentre tutti continuavano a ridere, primo fra tutti Jin che si stava piegando in due dalle risate.

Un po’ impacciato Nobunaga si alzò in piedi aiutato da Maki che dopo essersi alzato a sua volta, raccolse l’asciugamano e lo avvolse attorno alla vita di Nobunaga che a quel gesto, se possibile, divenne ancora più imbarazzato sentendo le mani del capitano sfiorargli la pelle dei fianchi. Il capitano non disse nulla per tutto il tempo limitandosi a guardarlo fisso negl’occhi.
Subito dopo salì sulla panca e prese, senza troppa fatica, la borsa e gliela porse.

« ti aspetto fuori! »
sussurrò poi.

Nobunaga rimase praticamente imbambolato e immobile nello stesso punto anche dopo uscita dagli spogliatoi di Maki.
Jin, ripreso un po’ di controllo, si avvicinò al ragazzo e per svegliarlo gli tirò una pacca sul fondoschiena la povera matricola sussultò e di scatto, massaggiandosi la parte lesa, si voltò verso il compagno.
Lo guardò per qualche istante con lo stesso sguardo che avrebbe avuto un cucciolo arrabbiato e poi disse:

« con te faccio i conti domani! »

« certo adesso devi correre dal tuo amore! »

« piantala di dire stupidaggini! »

« si … si certo! »
ma poi non riuscì più a trattenersi e gli rise praticamente in faccia, facendo irritare ancora di più il povero Nobunaga. Che ormai disperato si vestì in fretta e uscì.

 

Capitolo IV

 

« eccomi … scusa per il ritardo! »

« non ti preoccupare … andiamo? »

« ok … ma dove? »

« … »

« DOVE? »

« alla stazione! »

« perché, vuoi passare il pomeriggio alla stazione? »

« no! »

« e allora cosa ci andiamo a fare? »

« a prendere il treno?! »

« ah! … per dove? »

« ti ricordi quel paesino sul mare dove siamo andati in ritiro qualche tempo fa? »

« no! »

« dove per poco non ti sei rotto una gamba cadendo dalla finestra dell’albergo! … per fortuna che eri solo al primo piano … l’allenatore ha perso dieci anni di vita quella volta! »

« oh, adesso mi ricordo! »

@@@ @@@

non mi piace viaggiare in treno … è noioso e non sai mai cosa fare e poi, se sei fortunato, ti trovi sempre un rompiscatole seduto di fronte che comincia a parlottare di te a quello vicino o addirittura cerca di instaurare una conversazione sul tempo o qualsiasi altra cosa … se invece ti va male non trovi nemmeno posto per sederti e devi stare in piedi tutto il viaggio, magari appiccicato a qualche uomo di mezz’età tutto sudaticcio che non fa altro che venirti addosso …
per fortuna che oggi c’è anche Maki, così posso parlare un po’ con lui e poi il vagone è praticamente vuoto.

Dopo circa un ora scendiamo dal treno e usciamo dalla stazione. Ci fermiamo appena fuori, per decidere cosa fare. Ho una fame terribile e il mio stomaco continua a brontolare.

« beh forse è meglio se andiamo a mangiare qualcosa, prima di farti morire di fame! »

deve aver sentito le lamentele del mio stomaco … beh dopotutto era un po’ difficile non accorgersene. Così almeno posso mettere qualcosa sotto i denti.

Entriamo in un fast food dove prendo un Hamburger gigante e circa una tonnellata di patatine fritte … per non parlare della quantità di coca-cola.
Ci sediamo ad un tavolino e mi accorgo che un po’ scioccato guarda il mio vassoi traboccante di cibo e poi dice:

« ma hai intenzione di mangiare tutta quella roba? »

annuisco semplicemente, mentre mangio una patatina … io adoro le patatine fritte … oddio, adoro tutto quello fatto con le patate … potrei vivere solo di quelle.

« mi chiedo come fai ad avere un corpo simile con tutto quello che mangi! »

non so nemmeno perché arrossisco.
scuote leggermente la testa e comincia anche lui a mangiare.
Ho praticamente divorato le patatine a tempo di record e mi appresto a fare lo stesso col panino, peccato che al primo morso tutta la maionese che c’era dentro schizza fuori e mi sporco tutte le mani e per fortuna sotto il panino ho il vassoio altrimenti mi sarei macchiato tutti i vestiti … questa volta sono stato fortunato … rispetto al solito.

Maki mi guarda con uno sguardo a metà tra il disappunto e il divertimento poi parla e io mi sento morire.

« sei proprio un disastro … è possibile che tu faccia sempre danni?! »

evidentemente si è accorto che ci sono rimasto male, perché subito dopo mi chiede scusa.

« non ti preoccupare … me lo dicono tutti che sono imbranato e faccio casino! Ma sti cavolo di hamburger proprio non li riesco a mangiare senza macchiarmi »

non riesco a evitare di sorridere quando lo vedo scuotere la testa divertito e allungare la mano verso di me. Con la punta del dito raccoglie una goccia di salsa che si è depositata sulla mia guancia. A quel gesto mi sento avvampare senza, però, che il mio sorriso scompaia. Mi ritrova a desiderare ardentemente di leccare via dalla sua pelle calda quella gocciolina di ketchup. Lo sto per fare quando, fortunatamente, il mio cervello ricomincia a funzionare e mi fermo. Non riesco a distogliere lo sguardo dal suo dito e da quella macchiettino rossa che qualche istante dopo scompare leccata via dalla sua lingua. Credo non si sia nemmeno reso conto di quanto fosse sexy in quel momento.

Il mio vassoio è ormai vuoto al contrario del suo, devo dire mangia più piano di una lumaca … beh forse io mangio anche troppo velocemente però …

« posso rubarti una patatina? »

« certo »

la sto giusto prendendo quando arriva una ragazza al nostro tavolo. È un’inserviente del locale che ci chiede se desideriamo ancora qualcosa … beh veramente l’ha chiesto a Maki, dato che non mi ha degnato nemmeno di uno sguardo, mentre praticamente si è seduta in braccio a lui … come si permette. Solo perché ha delle curve che potrebbero far resuscitare un morto, crede di poter venire qui e fare quello che vuole con lui … se lo può anche scordare.
Un po’ seccato ritraggo il braccio, tenendo in mano la patatina. Senza accorgermene, però, rovescio il mio bicchiere e la coca-cola cade tutta addosso a quella ragazza che si volta verso di me e mi incenerisce con lo sguardo … ma io non sono da meno. Seccata prende e se ne va … per fortuna. Non l’ho fatto apposta ma devo dire che non mi è per niente dispiaciuto, anzi.
Si direbbe che sto avendo una crisi di gelosia per lui, che idea assurda!! idea assurda? … forse non è così impossibile …

Finito di mangiare usciamo.
L’aria aperta mi infonde una grande energia e vivacità e voglio correre e gridare … sentirmi vivo … al resto del mondo può sembrare il mio normale comportamento, ma adesso è diverso … in questo momento è diverso … mi sento veramente vivo … accanto a lui.
Lo sfido … voglio correre fino a non avere più fiato per respirare, fino a sentire le mie gambe cedere per la stanchezza e voglio farlo adesso … una gara di corsa … non mi interessa il risultato.
Lui mi guarda un po’ stupito e poi accetta con un lieve sorriso.

« fino alla spiaggia? »

è un sacco di strada … bene, proprio quello di cui avevo bisogno.
Corriamo … corro … sento ogni mio muscolo tendersi … il mio cuore battere veloce … sento ogni mia preoccupazione svanire, perdersi nel vento … ogni pensiero razionale dissolversi … solo correre veloce … più veloce. Alla gente dobbiamo sembrare due matti … beh un po’ forse lo sono, ma credo che tutti abbiano un po’ di follia dentro di loro.
Quando raggiungiamo la spiaggia non ho più fiato e ho perso … Non mi importa nulla … sono felice … forse sono un stupido … essere felice per una semplice corsa? … si, io lo sono … ho le gambe che fremono per lo sforzo, il respiro affannato … anche se respiro mi sembra di soffocare … sono sudato e molto probabilmente puzzo, ma sono contento.

Accidenti a me … non dovevo correre appena mangiato, considerando il fatto che quel panino non è il massimo della digeribilità. Ci mancava solo il mal di pancia … sono proprio un disastro!

« cos’hai?? Hai un’espressione orribile »

« niente, comunque grazie per il complimento! »

« prego. … … ma cos’è successo? »

com’è insistente! Se gli dico che sto male, comincerà sicuramente a rimproverarmi dicendo che sono un incosciente e cose simili … meglio non dirgli nulla

« non te lo dico!»

« perché?? »

«perché di no! »

« e se io ti costringessi? »

« e sentiamo come hai intenzione di fare? »

« con il solletico, ovvio, lo so quanto lo soffri! Non resisterai due minuti! »

cavolo! Ha ragione lui. Devo evitarlo assolutamente. Mi devo alzare, così posso sfuggirgli. Si certo farò così, non ci sono problemi!
Troppo tardi, è già a cavalcioni su di me. Pronto a farmi il solletico.
No ti prego!

« allora? Me lo dici? »

meglio il solletico o la sua ramanzina?? Meglio cento volte il solletico, così almeno starà, ancora un po’, così vicino a me … ma che cavolo di pensieri faccio?

« no! »

ahahahahahah no ti pregooo smettila.
Mi sto contorcendo peggio di un anguilla sotto di lui … ma non cederò! Forse …
Appena smette con il solletico mi chiede ancora se glielo dico e so benissimo che appena gli dirò di no, ricomincerà a torturarmi … ma dopotutto non si può nemmeno definire una tortura.
E poi è diventata più una sfida tra di noi per vedere chi cede prima … so benissimo che non gli interessa, veramente, così tanto quello che avevo e a me non importa più di tanto quello che potrebbe dire. È una sfida e io non voglio perdere!


« NO! Non te lo dirò mai! Ed è inutile che continui a guardarmi così cercando di scorgerlo nei miei occhi … sono impenetrabile! »

mi guarda con un sorriso malizioso e avvicinando la bocca al mio orecchio mi sussurra

« ne sei sicuro? se vuoi posso provarci io! »

solo ora mi accorgo del doppio senso delle mie parole e senza nemmeno rendermene conto, la mia immaginazione vola veloce … troppo veloce e in un punto ben preciso.
Arrossisco, un po’ per i miei pensieri e un po’ per le parole sfacciate di Maki. Mi volto e mi rannicchio in posizione fetale sotto di lui cercando di celare il rossore del mio viso.
Ancora una voce, la sua, delle parole, rivolte a me

« dai non dirmi che ti sei arrabbiato?? Oppure lo verresti veramente? »

vai al diavolo! Non prenderti gioco di me! Anche se, si! Hai perfettamente ragione, per un istante, avrei voluto che mi sbattessi, qui, in spiaggia. E questo pensiero mi confonde così tanto che preferisco scacciarlo nell’angolo più remoto del mio cervello … ma è stato solo un istante, nulla di più, solo una mia debolezza momentanea.

Mi volto verso di lui e gli faccio una linguaccia. direi che è l’unico modo per uscire decorosamente da questa situazione. Un gesto che fa pensare che mi sia scherzosamente arrabbiato … per celare ancora una volta quello che provo realmente.
In ogni caso il mio gesto, seguito subito dopo da una broncio volutamente molto infantile, sortisce il suo effetto. Lui ride … una risata allegra e profonda, ma soprattutto contagiosa … il mio broncio si trasforma velocemente in un sorriso accennato, per poi diventare una risata liberatoria … mi chiedo cosa ci sia da ridere dato che la mia situazione è pressoché drammatica, ma rido ugualmente fino a farmi venire le lacrime … che strano essere sono.

Si sdraia sulla sabbia accanto a me mentre sul volto ha ancora le ultime tracce del riso. Allungo le braccia e incontro, involontariamente, la sua mano, gliela sfioro con le dita, un contatto appena accennato ma che basta per farmi venire i brividi. Lui risponde al mio tocco e la punta delle nostre dita continua a sfiorarsi per poi lasciarsi e riavvicinarsi di nuovo, con movimenti lenti. Rimaniamo così per non so nemmeno quanto tempo, contemplando il cielo azzurro, ascoltando il rumore calmo e incessante delle onde, sfiorandoci appena.
Il sole ha cominciato il suo declino verso l’orizzonte quando decidiamo di lasciare la spiaggia … peccato stavo proprio bene, me la sarei fatta volentieri una dormitina sulla spiaggia.

Camminiamo un po’ per le strade del paesino, chiacchierando come vecchia amici, ridendo, scherzando e facendo talmente tanto casino che tutti si girano al nostro passaggio … beh in realtà sono io a fare molto rumore. lui si limita a interrompere, di tanto in tanto, con la sua voce bassa e profonda, il fiume incessante delle mie parole.

Quando raggiungiamo la stazione è ormai il tramonto. Aspettiamo l’arrivo del treno seduti su una panchina, sono un po’ stanco, sembra strano a dirsi ma è vero, comunque di parlare non sono affatto stanco, anzi, non ho mai avuto così tanta voglia di esprimere i miei pensieri come con lui.

Il treno finalmente arriva e riusciamo a trovare due posti per miracolo, anche se abbiamo litigato per mezzora su chi dovesse sedersi vicino al finestrino, ha vinto lui, come sempre, uffa io adoro il sedile accanto al finestrino perché posso perdermi nei miei pensieri, guardando il paesaggio che passa via veloce.

Il treno tuttavia si svuota fermata dopo fermata, per fortuna. Io sono distrutto, così, dopo un po’ mi addormento.

@@@ @@@

una signora piuttosto anziana, accompagnata da un ragazzo, si sedette di fronte ai due giocatori del Kainan. Dopo averli osservati a lungo disse, rivolgendosi al più grande

« ha proprio una bella ragazza … è fortunato! »

Maki all’inizio non comprese quelle parole ma ben presto capì che si stava riferendo a Nobunaga che dormiva beatamente appoggiato alla sua spalla. Evidentemente lo aveva scambiato per una ragazza vedendo il lunghi capelli neri che gli nascondevano il viso. Il giocatore non ebbe il tempo per ribattere nulla che il giovane insieme alla donna disse

« nonna guarda che è un ragazzo! »

la donna lo guardò con più attenzione e poi, sorridendogli, disse

« beh allora ha proprio un bel ragazzo! »

Maki, un po’ stupito per le larghe vedute della signora, sorrise e rispose affermativamente. Girò il capo verso Nobunaga per guardarlo. Con quel gesto gli sfiorò, involontariamente, la fronte dove depositò un leggero bacio, nascosto dalla massa di capelli neri.

Erano arrivati alla loro fermata. Il capitano lo svegliò e gli disse che dovevano scendere. Ancora un po’ assonnato, lo guardò, confuso, ma ugualmente gli regalò un sorriso prima d’alzarsi per dirigersi al uscita.

Davanti alla stazione si salutarono, anche se Maki aveva insistito per accompagnarlo a casa anche quella volta.

« beh ci vediamo domani agli allenamenti allora … »
disse un po’ titubante Nobunaga, anche se, in realtà, erano altre le parole che voleva dirgli.
Quando ormai stava per andarsene trovò, però, il coraggio

« Capitano … grazie! … è stato uno splendido pomeriggio! »

« mi sono divertito anch’io e poi finalmente sono riuscito a farti sorridere e a vederti felice! »

« perché? sorrido spesso »
.bugia.

« tu ridi e fai casino … ma non sorridi mai! »

« beh comunque non vuol dire che io non sia felice … »
.bugia.
« … lo dimostra li fatto che rido sempre »

« non sempre chi ride è felice … può farlo solo per nascondere la sofferenza … »
.verità.

« se la risata è sincera può essere segnale di felicità! »

« ma tu sei sincero? »

si
.bugia.

no
.verità.

« … »

 

Capitolo V

 

Come potrei definire questa giornata?? Penosa? Orrenda?? Atroce?? Spaventosa?? E tutto per colpa di chi? Per colpa sua … beh a dir la verità è colpa mia ma è per il suo comportamento che stanotte non ho chiuso occhio e si sa cosa succede quando io non dormo … tutte le cose più terribili, perché sono nervoso e mi viene voglia di tirare testate a tutti quelli che vedo!
Sono esagerato?
Forse un pochino ma certamente l’avrei presa un po’ meglio se stamattina, dopo aver miracolosamente preso sonno alle cinque di mattina quella gallina starnazzante della mia vicina non avesse cominciato a litigare con il marito svegliando alle sei di mattina tutto il quartiere, me compreso.

Vogliamo parlare della colazione? Inutile dato che non l’ho fatta perché mia madre è uscita prestissimo e io non avevo tempo di prepararmela. Ah già dimenticavo di dire che per poco non m’investivano mentre venivo a scuola, è stata colpa mia perché non ho guardato se il semaforo fosse verde, e, infatti, non lo era.
Arrivo a scuola e dico mi faccio una bella dormitina sul banco come quasi tutti i giorni e invece quel vecchio decrepito del prof di matematica mi ha rotto le scatole tutta la mattina impedendomi di dormire, ma dico io proprio oggi doveva diventare un insegnante bacchettone? Ciliegina sulla torta mi sono anche dimenticato il pranzo a casa e sinceramente di sgomitare e magari anche litigare per riuscire ad accaparrarmi l’ultimo panino al bar mi sembra solo una perdita d’energie.
E tutto questo perché?? O meglio per chi!
Beh mi consolo fra poco ci saranno gli allenamenti … oddio però così rivedrò anche Maki … ah ho troppo sonno anche per agitarmi.

@@@ @@@

Nobunaga si diresse in palestra dove sapeva non avrebbe trovato nessuno. Entrò alla ricerca di un po’ di calma e di quell’atmosfera che regnava in quel luogo. Per lui era magico. Fece qualche passo fino a raggiungerne il centro. Voleva fare qualche tiro era sicuro che in quel modo il nervosismo di quella giornata sarebbe scivolato via da lui velocemente. Si guardò in giro sperando che qualcuno avesse dimenticato in palestra un pallone quando si accorse dei grandi materassini accatastati in un angolo della palestra. Si avvicinò.

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Mhm sembrano morbidi, anzi morbidissimi, oddio adesso come adesso dormirei anche sul pavimento … ma i materassini sono molto meglio. Non succede nulla se mi corico e mi riposo un po’ e poi mi sveglieranno prima degli allenamenti.

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Non fece in tempo a terminare i pensieri che già dormiva beatamente coccolato dalla morbidezza dei materassini.
Quando la squadra entrò la matricola dormiva ancora. Tutti si fermarono ad osservarlo dormire, non sembrava nemmeno lui tanto era tranquillo e angelico.
Jin dopo un po’ non riuscì più a trattenersi e scoppiò a ridere, senza però che la risata, seppur fragorosa, interrompesse il sonno nel ragazzo.
Jin non riusciva più a smettere, vedere quella furia umana beatamente addormentata rannicchiata in posizione fetale con un volto tanto angelico era un miraggio.
Fu il capitano ad intervenire, arrivato in quell’istante, dicendo a Jin di piantarla.
« se qualcuno ti vedesse e ti sentisse direbbe che sei geloso della nostra matricola d’oro … »
disse ancora ridendo Jin
« se quel qualcuno fosse intelligente starebbe zitto! »
ribatté sarcastico il capitano
« ricevuto »
non appena finì di terminare queste parole, tornò con lo sguardo sull’angioletto addormentato che si stava lentamente voltando e per poco non cadde per terra per la sorpresa. Dopo un primo momento, cominciò di nuovo a ridere osservando il rigonfiamento che cresceva voglioso sotto la tuta di Nobunaga
« hai capito il piccoletto … fa sogni vietati ai minori … ci manca solo che adesso cominci a tocc … a … r … si … »
le ultime parole le pronunciò con la mandibola che toccava terra poiché la mano della matricola si era spostata lentamente dall’addome, terminando la sua corsa tra le gambe.
Tutti erano rimasti impietriti a guardare l’evolversi della situazione quando Maki, ripresosi dalla sorpresa disse
« forza andiamo a cambiarci e lasciamolo dormire in pace »
tutti seguirono le parole del capitano tranne Jin che si trattenne per qualche istante poi rivolgendosi a Maki che stava entrando negli spogliatoi disse:
« devo svegliarlo? »
« no! lascialo dormire »
« ok! Ma … »
« non aggiungere altro se ci tieni alla salute »
disse con un tono falsamente autoritario, chiudendosi alle spalle la porta degli spogliatoi.
« uffa com’è suscettibile, tanto lo sa benissimo anche lui che Nobunaga in questo momento sta pensando a lui … ih ih … potrò sfotterlo per settimane »
disse tra se e se mentre a sua volta si dirigeva verso gli spogliatoi.

Gli allenamenti stavano procedendo tranquillamente anche grazie all’assenza di Nobunaga, non c’erano state liti, discussioni, urla o cose simili, un perfetto allenamento tranquillo, di quelli che tutti i capitani desiderano e che ovviamente desiderava anche Maki tanto che stava seriamente pensando di legare e imbavagliare Nobunaga per i prossimi allenamenti.
I giocatori esausti si fermarono un istante per riprendere fiato. Il silenzio calò in palestra dato che i giocatori erano troppo occupati a respirare per dire qualsiasi cosa, questo permise loro di sentire il rumoroso russare proveniente dall’angolo della palestra
« ma vi rendete conto? Sta russando! Abbiamo fatto un baccano inaudito e non si è neppure svegliato »
« ti stupisci ancora? Ricordati che da quel flagello della natura ci si può aspettare di tutto! »
« si hai ragione, non è un ragazzo normale »
« beh certo se fosse un ragazzo normale Maki non si sarebbe certo … »
Jin non fece in tempo a terminare la frase che involontariamente gli era scivolata dalle labbra che una sberla lo raggiunse in piena nuca. Quando alzò lo sguardo vide uno sguardo assassino che gli intimava di tacere, e così fece.
Gli allenamenti terminarono senza ulteriori incidenti.
Una volta terminato di cambiarsi un po’ di ragazzi si fermarono accanto a Nobunaga che continuava a dormire tranquillamente.
« dovremo svegliarlo … non possiamo lasciarlo qui! »
« si magari con una bella secchiata d’acqua, anche perché credo sia l’unico modo per farlo tornare nel mondo dei vivi! Tu che ne dici Maki! »
« fate ciò che volete, basta che una volta sveglio gli dite che lo aspetto fuori! »
« vuoi dire che posso farci tutto ciò che voglio? »
disse ridendo Jin
« stai attento! »
fu l’unica risposta che ottenne Jin, che a quelle parole rispose con uno sguardo di sfida rivolto al suo capitano mentre mentalmente diceva
« riuscirò a farti ammettere che sei tremendamente geloso di Nobunaga! »

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esco dalla palestra che ho ancora i capelli e la maglietta bagnata ma sono soddisfatto, molto soddisfatto, Jin è conciato molto peggio di me, non c’è centimetro del suo corpo che non sia bagnato. Così impara a svegliarmi con le secchiate d’acqua.

Lo raggiungo. Maki è appoggiato al cancello della scuola che ormai è quasi deserta. La luce calda del sole che comincia a tramontare gli accarezza il viso mentre il vento fresco gli scompiglia i capelli castani e mi fa rabbrividire quando sfiora la maglietta bagnata a contatto con la mio corpo. Ha gli occhi persi in chissà quali pensieri lontani e i miei persi in lui … completamente … senza possibilità di fuggire, come se non esistesse che lui.
Quando la mia ombra si allunga davanti a lui sulle pietre rese quasi vive dalla luce poco più che arancione, si accorge di me e alza lo sguardo regalandomi il sorriso più dolce che abbia mai fatto e con gli occhi ancora un po’ velati da quei pensieri mi saluta e ci incamminiamo lentamente verso casa.

Vorrei che il tempo si fermasse, vorrei poter imprimere nella mia mente queste sensazioni e poterle rivivere ogni istante.

I nostri passi sono lenti e silenziosi come due persone che non sanno dove andare perché semplicemente vogliono rimanere fermi, ma continuano a muoversi perché sanno che non possono fermarsi. Così faccio io, cammino lentamente sperando che questo possa rallentare lo scorrere inesorabile del tempo e possa rallentare la fine di questo momento. Vorrei che le sensazioni potessero essere fotografate perché allora lo farei, incornicerei quest’immagine e ogni mattina mi sveglierei e rivivrei questo momento magico, mi beerei della sua vicinanza, assaporerei il suo profumo, impazzirei ancora alla carezza involontaria delle nostre mani mentre camminiamo, mi crogiolerei nell’udire il suo respiro regolare … semplicemente lo amerei intensamente ogni istante.

E così assaporo ogni attimo, ogni passo, ogni respiro, ogni sguardo, ogni parola non detta perché spezzerebbe l’incantesimo. Ogni cosa accanto a me scorre insignificante, passa veloce senza distogliermi da lui.
Abbiamo camminato per circa un’ora, sembra che nessuno dei due avesse voglia di tornare a casa, ma alla fine eccoci di fronte al piccolo cancello di casa mia.
Mi fermo e mi volto verso di lui. Immobili uno di fronte all’altro con lo sguardo che cerca un appiglio saldo dove posarsi per non guardare l’altro. Guardo il cielo, tinto di un azzurro intenso, e scorgo la prima stella della sera che brilla serafica e solitaria.
Poi mi accorgo d’essere ancora lì in mezzo alla strada, tacito e con lo sguardo perso. Cerco qualcosa da dire come scusa per trattenerlo ancora vicino a me. Ma non le trovo nella mente colma solo di splendide sensazioni ma di nessuna parola.
Lo fisso, i nostri sguardi si incontrano in una delicata carezza e poi dopo un istante che mi sembra un’eternità dischiudo le labbra per dire qualcosa, ma l’unica cosa che esce è un saluto sussurrato. Maledico me stesso per la mia stupidità mentre percorro il vialetto e raggiungo la porta di casa.
Sto inserendo le chiavi quando sento il suo petto contro la mia schiena e un braccio che mi stringe la vita stringendomi contro di lui.
Le chiavi mi cadono dalle mani producendo un suono metallico di cui io non mi curo minimamente mentre lentamente mi giro nel suo abbraccio. Mi guarda intensamente negl’occhi forse per cercare di scrutare quelli che sono i miei pensieri.
Vedo il suo volto avvicinarsi lentamente fino a sentire le sue labbra fresche sfiorare le mie in una dolce e intensa carezza.

@@@ @@@

« Nobunaga? »
disse la madre mentre si avvicinava alla porta richiamata del rumore delle chiavi.

Il capitano gli accarezzo lentamente il labbro inferiore con la lingua quando Nobunaga lo allontanò bruscamente da se spingendo con le mani sul petto del compagno il quale rimase immobile a qualche passo. Quando dischiuse le labbra per dire qualcosa la porta davanti a lui si aprì impedendogli così di dire qualsiasi cosa.
« scusate … Nobunaga avevo proprio bisogno di te, io devo assolutamente uscire, non ci metterò molto, però sto aspettando una telefonata importante avrei bisogno che rispondessi tu al telefono mentre sono via. Mi fai questo piacere? »
Nobunaga continuò a guardare Maki con gli occhi spalancati senza rispondere
« Nobu-chan per favore! … Maki potresti fargli compagnia nel frattempo, poi mangi con noi, ti va? »
« grazie mille per l’invito ma devo proprio tornare a casa »
« sarà per un'altra volta! Ciao ragazzi »
la donna se ne andò velocemente lasciando i due ragazzi a fissarsi senza però dirsi nulla fino a che Maki non fece per andarsene.
Nobunaga voleva fermarlo, ma cosa dirgli? Rimase immobile cercando affannosamente nella sua testa la cosa migliore da fare.
Lo vide percorrere il vialetto e con lo sguardo seguì la sua figura allontanarsi inesorabilmente da lui. Lo guardò finché non scomparve dietro l’angolo di una casa. Rimase lunghissimi minuti a fissare il punto dove la strada girava. Lo fissava forse sperando di poterlo scorgere nuovamente.
Poi entrò in casa. Con violenza chiuse la porta alle sue spalle mentre pieno di disperazione e di rabbia verso se stesso si disse
« sono un idiota … uno stupidissimo idiota!»

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non mi devo disperare … non è così tragico! Si cavolo è più che tragico, non credo nemmeno ci sia il termine per definire tutto questo!

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La mattina successiva Nobunaga si alzò molto presto e andò a scuola, arrivando insolitamente in anticipo, tanto che tutti quelli che lo conoscevano, ovvero tutto