MI CHIEDO, MI CHIEDO … sei sicuro che
la tua anima non ha più forza per lottare?
Che valore dai hai tuoi desideri?
Fino dove sei disposto a spingerti per chi ami?
Andresti … fino al confine del mondo?
TU LO SAI COSA MI CHIEDO? *
Il tempo sembra non passare mai in questa palestra,
il parquet sempre lucido, le spade in legno sempre riposte in perfetto
ordine nella rastrelliera.
La luce tenue del sole che placido tramonta mi accarezza leggera
la pelle filtrando dalle porte scorrevoli leggermente dischiuse.
La spada da kendo fende veloce l’aria mossa istintivamente
dal mio corpo che continua i suoi esercizi dall’allenamento
mentre mi brucia ancora nel cuore l’ennesima sconfitta.
Rivedo ancora, come in un brutto sogno, i petali della mia rosa
recisa giacere sul pavimento dell’arena. Sento ancora la rabbia
montarmi nel petto vedendo l’ennesima occasione sprecata.
Ho fallito ancora. Sembra quasi destino che io non possa raggiungere
il potere di rivoluzionare il mondo. Perché? Non lo so, non
me lo merito forse quanto quella ragazzina dai capelli rosa? Il
suo desiderio non è certo meno assurdo del mio … un
principe che gli ha rubato il cuore da piccola, beh non è
poi molto diverso dal mio, anch’io mi affanno per ritrovare
il mio principe … amore? No! Certo … amicizia e questo
quello che chiedo! Ma è effimera come il suo principe …
una bolla di sapone, bella, incantevole, ma una volta scoppiata
non è più possibile ritrovarla.
Eppure …
Solo, ancora al centro della stanza in posizione
d’attacco, la spada, immobile, tesa davanti a me, i capelli
verdi raccolti con un piccolo nastro, la divisa che mi avvolge leggera,
lo sguardo fisso sulla punta della katana, non un tremito, non un
movimento, non un rumore, solo il suono regolare del mio respiro
che lentamente si fa più calmo fino a tornare normale dopo
lo sforzo fisico, il battito del cuore che rallenta anch’esso.
Le palpebre si socchiudono alla ricerca di una pace sperata ma mai
trovata mentre reclino il capo e le ciocche di capelli mi solleticano
il viso ormai completamente rilassato.
Sento il rumore della porta scorrevole che si apre
e si chiude alle spalle di qualcuno, il passo leggero, il frusciare
delicato della divisa scolastica. Non ho bisogno d’aprire
gli occhi, so benissimo chi è, posso vedere la sua divisa
bianchissima, il suo corpo alto e slanciato, i capelli rossi che
lunghi gli accarezzano le spalle, posso immaginare il sorriso che
gli incurva le labbra, quello strano ghigno, che tutt’ora
non sono riuscito a capire.
Posso benissimo immaginare perché è qui, ma aspetto
sia lui a cominciare a parlare e lo fa poco dopo con il suo fiato
che mi solletica il collo. Posso benissimo percepire il suo corpo
dietro di me, a qualche centimetro dal mio. Non mi muovo, ormai
sono abituato al suo modo di fare anche se alle sue parole mi irrigidisco
appena, benché sapessi chiaramente cosa avrebbe detto.
« mi hai molto deluso sai?! Io e Akyo ti
abbiamo offerto una grande opportunità »
Le parole escono veloci dalle mie labbra mentre
non abbandono la posizione
« non ho certo bisogno dei tuoi rimproveri
… se sei venuto qui per questo ti sarei grato se te ne andassi!
»
Sento la sua risata lieve riempire la stanza come
un tuono, mentre io immagino ogni suo movimento, ogni sua espressione,
ogni suo cenno, non ho bisogno di voltarmi e aprire gli occhi. Lo
vedo e lo vorrei cacciare dalle mia mente perché è
lui che mi ha portato via il dolce ragazzo dai capelli rossi con
cui passavo le mie giornate, è colpa sua se quel bambino
non esiste più. Lentamente la risata si fa impercettibile
e si mescola alle sue parole
« perché sei sempre così nervoso?
E comunque non sono qui per questo, ma non ho certo intenzione d’andarmene
subito, dopotutto sono appena arrivato »
« beh allora prendi una spada e combattiamo
»
Mentre lo dico abbasso la spada e mi volto verso
di lui con movimenti lenti, quasi annoiati, è sempre così,
ogni volta, cose se fosse scritto un copione, sarebbe così
semplice smettere questo gioco … è un gioco o forse
solo una tortura che io stesso accetto ogni volta.
Lo seguo con lo sguardo mentre raggiunge la rastrelliera e prende
una spada.
Ci posizioniamo al centro mentre la luce del sole si fa di minuto
in minuto più rossa.
Gli istanti passano mentre rimaniamo immobile con le spade strette
tra le mani. Il mio studio dell’avversario si limita a perdersi
nei suoi occhi così profondi.
Sferro il primo attacco, violento ma certamente prevedibile, soprattutto
per lui.
Ci allontaniamo nuovamente quando la sua voce mi giunge leggera
« la sposa della rosa non ha accettato il
tuo diario, Utena gliel’ha impedito! »
Bugiardo! lo so che l’ha letto e ho visto
quando lo buttava nell’inceneritore ma per quel che mi interessa.
Amare quell’insulsa ragazzina senza carattere? No! La detesto
con tutto me stesso, forse ancora di più di Utena, ma mi
serve!
Non sono poi molto diverso da lui … la uso per raggiungere
il confine del mondo, è solo uno strumento, noioso, irritante,
ma necessario!
Non me ne pento, non soffro per lei perché mi serve.
Perché sostengo d’amarla? non saprei … forse
per lo stesso motivo per cui ho consegnato il mio diario a Toga
… sapevo l’avrebbe letto … volevo lo leggesse
… ma non ne so il motivo e non mi affanno nemmeno a cercarlo.
Lo vedo abbassare la spada e lasciarla cadere sul
pavimento mentre mi si avvicina lentamente. A qualche passo tende
la mano verso i me e mi accarezza lentamente la guancia mentre mi
sussurra
« smettiamola, lo sai che non mi piace combattere,
lo faccio solo quando c’è una buona ragione …
e sinceramente adesso non la vedo! »
Allontano con rabbia il viso mentre raggiungo la
rastrelliera dietro di me, dandogli così le spalle e dicendo
con rabbia
« beh allora vattene! »
Sento i suoi passi farsi sempre più vicini,
sento il suo petto sfiorare la mia schiena, un braccio cingermi
la vita e una mano calda sfiorarmi il petto nudo scostando i lembi
della divisa da kendo
« non dovresti arrabbiarti così spesso,
il tuo bel visino da bambola è molto più attraente
quando non è contratto dalla rabbia! »
Mi volto di scatto con la collera che cresce violenta
in me, la spada ancora stretta nella mano si muove veloce verso
di lui, sibila e poi arresta la sua corsa.
Blocca con la mano la spada a qualche centimetro dal suo viso mentre
uno strano sorriso appare sulle labbra sottili.
Mi strappa la spada dalla mano e la lascia cadere
poco lontano. Mi si avvicina e mi spinge contro la rastrelliera.
Il suo corpo preme violento contro il mio. La sua gamba tra le mie,
il suo petto contro il mio, le mani che mi stringono i polsi. Immobile
non reagisco, non ho paura, forse solo rabbia.
« adesso basta giocare Kyoichi** …
mi sto stufando! »
Mi dice prima di impossessarmi della mia bocca
con violenza, poi lentamente il bacio diventa più dolce,
più lento mentre leggo nei suoi occhi solo passione. Allontana
le labbra e inizia a baciarmi il collo, costringendomi sempre contro
la parete, allentando solo di poco la pressione.
Appena si allontana dalle mie labbra gli dico
« cosa ti fa pensare che io ti permetta di
farlo? »
lui smette di mordermi il collo e alza il viso per guardarmi negli
occhi poi dice serio
« perché l’hai sempre fatto,
fin da quando eravamo bambini … non capisco cosa ti sia preso!
»
Io non rispondo, cosa potrei dirgli? Infondo è
la verità … ogni volta lui arriva e lascio che faccia
quello che vuole, perché? Quando eravamo piccoli lo sapevo,
ora no! Forse ho paura di perdere anche questo.
Sento le sue mani vagarmi sul corpo sotto la stoffa,
leggere come farfalle e dolci come il miele, a volte mi chiedo come
sia possibile, come possa esistere la dolcezza in lui, dove albergano
solo indifferenza e opportunismo.
Mi sfila la giacca, scoprendomi lentamente la pelle
del torace dove deposita innumerevoli baci fino a raggiungere il
capezzolo. Al contatto con quelle labbra fresche mi inarco verso
di lui, senza nemmeno rendermene conto, facendo aderire ulteriormente
in nostri corpi e spingo indietro la testa.
Mi spinge sul pavimento sovrastandomi con il corpo
e continuando a spogliarmi lentamente.
Sento il mio corpo diventare bollente e la stoffa della sua divisa
sfregarmi fastidiosamente contro la pelle morbida mentre cerco una
spiegazione per tutto questo. Mi chiedo ogni volta perché
venga da me? Potrebbe avere mille donne e anche uomini se solo lo
volesse eppure ogni volta viene qui, in palestra, per me. Mi chiedo
cosa lo spinga a farlo, solo per farmi soffrire?
Probabile.
Sento la mano sul polpaccio salire accarezzandomi
l’interno coscia fino a sfiorarmi il linguine per poi ricominciare
a scendere e fermarsi sul ginocchio costringendomi a divaricare
le gambe.
Lo vedo slacciarsi i pantaloni e abbassarseli il tanto che basta
prima di inginocchiarsi tra le mie gambe e con le mani salde sui
miei fianchi spingersi dentro il mio corpo. Mi tendo, mi mordo il
labbro nel tentativo di soffocare un grido di dolore che mi invade
violento come la sua spinta.
Mi bacia dolcemente leccando via il sangue che mi imporporava il
labbro mentre comincia la sua danza dentro di me. Chiudo gli occhi
girando la testa di lato mentre il dolore si attenua lentamente.
I suoi capelli, morbidi più della seta, mi solleticano il
viso quando esausto e senza più forze si abbandona sul mio
petto. Sento il suo respiro regolarizzarsi, il suo cuore battere
più lentamente a contatto col mio, il suo corpo sopra e ancora
dentro di me.
Quando riacquista le forze si alza dal mio petto, uscendo lentamente
da me ed osservando le goccioline di sangue che macchiano il parquet.
Alza il viso per incontrare il mio sguardo giusto per vedere una
lacrima solitaria scorrermi lungo la guancia.
Senza aggiungere altro si alza in piedi e si risistema i pantaloni.
Io invece non ho la forza per fare nulla, come se me l’avesse
rubata lui, così rimango immobile disteso sul pavimento,
proprio come mi ha lasciato lui, come fossi una bambola gettata
sul pavimento dal bambino che si è stufato di giocarci.
Muove qualche passo verso la porta quando lo fermo
con le mie parole. So che non si aspettava una simile domanda ma
devo sapere, forse per soffrire ancora di più.
« perché? Perché mi fai tutto
questo? »
« per tenerti legato a me »
Non mi aspettavo una simile risposta, perché
so che non sta mentendo e questo forse mi fa arrabbiare ancora di
più. Tuttavia la mia voce esce stanca e per nulla arrabbiata
… forse era solo un pensiero che è diventato voce senza
nemmeno rendermene conto
« per questo basterebbe la tua amicizia »
Lo vedo irrigidirsi prima che il suo sguardo diventi
fuoco. È di nuovo sopra di me senza che me ne potessi rendere
conto. Mi prende le spalle con forza mentre vedo solo tristezza
nei suoi occhi e rabbia nella sua voce. Non lo avevo mai visto in
questo stato e questo mi turba quanto le parole che mi rivolge
« perché ti ostini tanto a cercare
la mia amicizia?? Sai bene quanto non mi interessi nulla di te e
del mondo intero, di quanto sono falso e insensibile! »
« mi dimostrasti la tua amicizia anni fa!
»
« menzogne anche allora! »
« ne dubito! »
« beh allora sei uno stupido! Ancora più
stupido perché combatti per una cosa mai esistita! È
inutile che lotti per il potere di Dios per questo … non potrai
mai ritrovare quell’amicizia! »
« il potere di rivoluzionare il mondo …
i miracoli … tu stesso me lo dissi! »
« questo è diverso. Desisti perché
soffrirai solamente »
« perché ti interessi tanto a me?
… è il mio desiderio, tu non centri! »
« centro eccome! »
« ora vattene! Qui hai fatto abbastanza!
»
Non aggiunge altro e io lo ringrazio per questo.
Poi si alza e si dirige verso la porta dicendo
« vestiti che comincia a fare freddo, altrimenti
ti ammalerai »
Il suo tono è tornato quello di sempre anche
se più dolce.
Apre la porta scorrevole lasciando che il vento fresco della sera
invada la palestra. Lo sento fare un respiro più profondo
degli altri e fermo sulla porta mi chiede in un sussurro
« perché cerchi con così tanto
affanno la mia amicizia se io sono solo capace di farti soffrire?
»
Non credo d’aver capito molto il senso di
quelle parole, e dubito perfino di averle udite, forse è
solo frutto della mia immaginazione, o forse semplicemente è
la voce del vento.
Semplicemente sento il rumore della porta che si chiude alle sue
spalle confondendosi con il rumore delle cicale.
Mi stringo tra le braccia in cerca di calore.
Senza di lui sento il freddo cingermi in un triste abbraccio fino
a quando non tornerà da me.
Se il guscio dell’uovo non si spezza, il pulcino morirà
senza essere nato.
Il mondo è l’uovo di cui noi siamo i pulcino.
Se non spezziamo il guscio del mondo, moriremo senza essere nati.
Spezziamo il guscio del mondo! ***
- fine -
* questa frase viene riportata dalla copertina
dell’ottava cassetta e io l’ho presa in prestito perché
era perfetta per la fic
** è il vero nome di Saionji, non viene
mai chiamato per nome al contrario di tutti gli altri personaggi
che vengono chiamati per nome
*** beh questo lo sapete cos’è …
cosa centra?? Credo nulla però mi piace troppo e infondo
credo sintetizzi perfettamente il carattere di Toga … frase
che è stata presa e rimaneggiata dal romanzo ‘Demian’
di Herman Hesse