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The legend of the four horsemen non è propriamente
un OAV, e non è nemmeno yaoi. La definizione corretta sarebbe
“film gay d’animazione”, ma l’unicità
del genere, e il fatto che sia lasciato incompleto ne rendono impossibile
la classificazione.
Concepita come primo episodio – o prima “parte”
– di un progetto ambizioso mai realizzato (per problemi economici),
la pellicola merita l’appellativo di film per la cura con
cui la trama è sviluppata, il perfetto bilanciamento dei
tempi (del resto la sceneggiatura non è stata ridotta o adattata
da libri o manga), la bellezza delle inquadrature e della colonna
sonora.
La storia è narrata in flashback dal protagonista, Johnatan,
e alterna scene degne di un film di fantascienza spaziale a ricordi
dei personaggi (flashback nel flashback), allenamenti in caserma
a momenti di violenza, stupro ma anche tenerezza e sesso appassionato.
C’è dentro, insomma, un po’ di tutto, nella misura
giusta a coinvolgere lo spettatore fino al tragico colpo di scena
finale.
Il disegno è lontanissimo dallo stile efebico e irrealistico
dei manga. I corpi maschili sono scolpiti e muscolosi, i lineamenti
virili, gli atteggiamenti non potrebbero distanziarsi di più
dagli stereotipi di uke/seme, la cui differenza appare solo nelle
scene di sesso. Anche in queste, comunque, i personaggi “rimangono
entrambi uomini” (niente lacrime, niente frasi ad effetto).
Il realismo arriva a pervadere anche i momenti più cupi e
violenti, quelli dello stupro, che – sebbene forti –
sono fortunatamente privi di patetismo (e risultano così
più facili, anche per uno spettatore sensibile, da guardare
ed essere digeriti).
In generale, The legend of the four horsemen è un titolo
imperdibile per unicità e bellezza di realizzazione. Chi
è abituato agli anime yaoi tratti da manga e sdolcinati,
apprezzerà un prodotto più realistico e diverso; più
vicino all’etichetta di “gay”, ma con una trama
decisamente attraente anche per un pubblico femminile.
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