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Per definire lo stile grafico e le storie di Kunieda
Saika possiamo seguire tre termini “chiave”: realismo,
ricordo e quotidianità.
Il realismo è evidente nella caratterizzazione grafica dei
personaggi, che presentano peculiarità davvero uniche. Il
seme ha sempre i capelli neri o scuri, fisico robusto, grandi mani
e un profilo quasi “scimmiesco” (cioè labbra
sporgenti e mandibola molto pronunciata). L’uke – di
solito biondo – ha gli occhi a mandorla, labbra ben disegnate
e lineamenti “dolci”, comunque non paragonabili a quelli
di molti uke fragili e femminei. Nessuno dei due componenti della
coppia è mai troppo efebico od effeminato, anzi non mancano
dettagli che molte fan del genere potrebbero trovare raccapriccianti
(ad esempio i peli sulle gambe o sul petto).
In personaggi secondari non mancano baffi, rughe pronunciate (se
si tratta di anziani), o al contrario, nelle donne, un’estrema
femminilità che le rende ben diverse e distinguibili da qualsiasi
uomo.
Il ricordo è un elemento ricorrente nell’intreccio.
Quasi tutte le storie firmate Kunieda si giocano su piani temporali
diversi, il passato e il presente, o il presente e il futuro, oppure
il ricordo e la speranza mescolati insieme.
Le vicende sono di forte impatto emotivo, perché fortissimi
sono i sentimenti; spesso si narra di relazioni violente, incestuose,
o impossibili da realizzarsi. Il lieto fine non è infrequente,
ma giunge solo dopo una serie di sofferenze, più o meno marcate,
da parte di entrambi i protagonisti.
In tutto questo è essenziale la presenza del quotidiano.
Nonostante la drammaticità e la cupezza (o, altrove, il surrealismo)
di molte storie, non manca mai una buona dose di vita vera, il corrispettivo
nell’intreccio del realismo grafico. Gli uomini della Kunieda
mangiano, dormono, si vestono, hanno a che fare con problemi comuni
legati alla vita di tutti i giorni. Ed è proprio questa apparente
normalità, che nasconde l’imprevedibile, a garantire
lo shock del lettore nei momenti clou della narrazione.
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