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attenzione spoiler
PRIMA STORIA:
In un mondo senza tempo, dove tradizione e tecnologia sembrano convivere,
ci viene presentato il primo bambino ibrido attraverso un Flash
Back. “Io voglio solo Hazuki”. E’ questa la frase
chiave di tutto il racconto che si sposta subito al tempo presente
dove Kentarou è alle prese con dei compiti che non vuole
fare e Hazuki è alle prese con una padrone scansafatiche.
L’alchimia fra i due è subito evidente, anche fra le
risate e i rimproveri delle prime pagine. Hazuki, però d’improvviso
sta mae e “si spegne”. Ed è qui che incontriamo
per la prima volta Kuroda (protagonista della terza storia) che
ci viene presentato come un tipo taciturno e poco incline ai rapporti
umani. Hazuki è stato fra i primi Bambini Ibridi creati e
come tale, è difettoso e sta per morire. A questa notizia,
Kentarou è disperato, prega e scongiura Kuroda dicendogli
che farebbe qualunque cosa pur di salvare Hazuki. Kuroda è
scettico, perché il ragazzo ricco com’è, potrebbe
tranquillamente comprarsi un altro Hybrid Child.
Ma Kentarou vuole solo Hazuki. Nessun’altro. Lui è
insostituibile.
Si butta a capofitto, quindi, nella ricerca della pietra di luna,
pietra che pare possa salvare la vita della sua bambola. In realtà
la pietra non esiste ed è solo un pretesto che Kuroda s’è
inventato per prendere in giro il ragazzo. Durante l’affannosa
ricerca di questa gemma, Hazuki tenta di fare ragionare il suo padrone,
dicendogli che non è importante che lui ci sia oppure no,
ma è importante il fatto che Kentarou diventi un buon capo
famiglia anche senza di lui.
Ma Kentarou vuole solo Hazuki. Sopraffatto dall’amore per
il suo padrone, Hazuki lo bacia e, anche quando lascia Kentarou
alla sua folle ricerca, spiega a Kuroda il perché non potrà
esistere nessuno per lui, se non il suo padrone. Hazuki è
stato buttato nella spazzatura diverse volte, e solo Kentarou ha
avuto la forza prima e l’affetto dopo di prendersi cura di
lui. Gli ha insegnato a parlare e a camminare nonostante, a causa
dei traumi della sua infanzia Hazuki ci abbai messo più del
dovuto.
Quindi ora tutto il suo essere appartiene al suo padrone.
Kentarou non trova la pietra e purtroppo Hazuki si spegne perché
sta marcendo. Disperato Kentarou si chiude nel suo dolore, finchè…
(sono le ultime due pagine del racconto, mica posso svelarvele così)
SECONDA STORIA:
La seconda storia comincia con Yazu e la sua ossessione di crescere.
Perché rimane piccolo nonostante ormai sia “fermo”
da tanto? Questa sua ansia di crescere, in realtà, è
dovuta al fatto che si senta inadatto a prendersi cura del suo padrone
(Ichi-sama) con le fattezze così infantili. Più volte
chiede a quest’ultimo il perché e nonostante le rassicurazioni
dell’adulto, Yazu non sa darsi pace. Nonostante l’apparente
bontà d’animo di Ichi-sama, un passatto piuttosto oscuro
grava sulle sue spalle, passato che torna e, con un atto vendicativo
e violento lo assale. Nello scontro, Ichi-sama perde gli occhi e
la vista, ma nonostante la tragedia, sa che è ciò
che merita. Ed è qui allora che finalmente Yazu cresce, quando
vede la sofferenza del padrone e la sua capacità di accettare
quel che è passato e quel che è presente con tutto
il fardello che questo ne comporta. Finalmente Yazu, accettando
non solo il lato positivo, ma anche quello malinconico della vita,
diventa grande e da adulto, può dedicarsi anima e corpo al
padrone.
TERZA STORIA:
Protagonisti della terza storia sono Kuroda (già comparso
nella prima come inventore delle Bambine Ibride) e Tsukushima. Quest’ultimo
è il sacerdote del clan di cui fa parte Kuroda. La storia
quindi, ci porta indietro nel tempo e ci spiega l’origine
dei Bambini Ibridi.
Il legame che c’è fra i due ragazzi ha radici profonde.
Sin dalla loro infanzia, però, non sono mai stati in grado
di comunicare a parole quello che provavano l’un per l’altro.
Nonostante quindi, l’affetto e il rispetto, passano la maggior
parte del tempo ad insultarsi. Evidenza che entrambi sia ancora
incerti: è’ permesso amare così tanto? Entrambi
pensano di no. Tuttavia, Tsukushimna è obbligato, a causa
del suo ruolo a suicidarsi (suppuro) per proteggere la dignità
e la vita del loro capo clan. E’ usanza infatti che se un
clan perde la guerra, qualcuno fra i sacerdoti debba farsi carico
dell’onta e pagarla con la vita. Tutti i sacerdoti sono morti
in guerra tranne Tsukushima. Ed è proprio questa notizia
a scatenare una serie d’eventi che finalmente porterà
i due amanti a riconoscere ciò che provano l’un per
l’altro. L’intensità delle pagine che narrano
quest’incontro, l’incredulità di Kuroda e la
sua disperazione sono estremamente toccanti (da leggere, il riassunto
non rende giustizia).
Solo al mondo ora, Kuroda continua a lavorare su un progetto che
aveva iniziato anni fa e crea il primo Bambino Ibrido, negando l’evidenza
che questi altri non sia che la copia di Tsukushima. Chiuso in se
stesso e nella sua negazione, Kuroda diventa un uomo distaccato
da tutto e tutti. Quando il suo bambino Ibrido però dice
le prime parole, sono identiche a quelle pronunciate da Tsukushima
qualche giorno prima di morire. Il bambino Ibrido non è forse
lo specchio del padrone? Il bambino Ibrido non si nutre forse di
ciò che gli dà il padrone? Kuroda ha messo nella sua
creatura tutto ciò che aveva, ricreando Tsukushinma senza
neanche accorgersene, e finalmente ammette il suo amore totale per
il ragazzo scomparso.
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